Accordo di libero scambio Europa-USA, l’inchiesta di Report [PARTE 2]

La giornalista Milena Gabanelli durante la trasmissione Report
La giornalista Milena Gabanelli durante la trasmissione Report

 

Il Transatlantic Trade and Investment Partnership, ossia l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa, è uno dei partenariati meno noti ai cittadini europei.

Nella puntata di Report del 19 Ottobre 2014 si raccolgono testimonianze di utenti comuni e di agricoltori e allevatori, politici e industriali.
Giuliano Marchesin, direttore della UNICARVE, intervistato per l’occasione, dichiara che

la nostra è super controllata perché i veterinari vanno negli allevamenti a fare i controlli: fanno il prelievo delle urine, del sangue. Nel macello fanno il controllo degli organi bersaglio. Ma quella che arriva dall’estero? Che, tra l’altro, sappiamo che il sottovuoto italiano dura circa 30 giorni, come scadenza, e quella che arriva dall’estero dura 120 giorni. Perché? Trattate con i raggi gamma. I raggi gamma fanno bene? È giusto che ci sia questo tipo di concorrenza? Le regole valgono per tutti? E questi sono gli interrogativi che ci fan capire che le trattative che si stanno portando avanti a livello internazionale o tengono conto delle regole, altrimenti siamo spacciati.

 

Il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, invece, ha dichiarato che “il TTIP non è semplicemente un accordo di libero scambio come altri. È una scelta strategica, mi piace dire culturale“.
In altre interviste, alcuni allevatori e venditori di carne fanno notare come, in America, gli animali vengano nutriti con mangimi con aggiunta di antibiotici e gli vengano somministrati ormoni che li fanno crescere in poco tempo, per portarli alla macellazione nel giro di un anno e mezzo, mentre chi li nutre in modo naturale, ovvero all’aperto, deve aspettare almeno due anni e mezzo. Concludono che “se i consumatori fossero informati sulle varie modalità di allevamento, sarebbero disposti a pagare di più per avere prodotti più sani”.

Allevamento di Bovini allo stato brado
Allevamento di Bovini allo stato brado

 

La filiera delle carni in America

Ma come funziona esattamente la filiera in America? Durante la trasmissione, un inviato prova a fare la spesa in una grande catena di supermercati, Wallmart.
Ci fanno notare che sulle confezioni non viene indicato l’allevamento di provenienza, né tanto meno se hanno usato antibiotici e ormoni. Sul provolone, al contrario, c’è indicata la presenza di latte al 2% di grassi. Tra gli otto ingredienti, troviamo coltura di formaggio, aroma di fumo naturale e la natamicina, ossia un antibiotico inibitore naturale della muffaNel servizio mostrano una confezione di pane italiano che al tatto si presenta molto soffice, ma una volta toccato si impacca. La pancetta di tacchino è fatta, invece, con macinato mescolato a lattato di potassio, diacetato e fosfato di sodio, aroma di fumo e nitrito di sodio.

Jeff Moyer – ex direttore del National Organic Standars Board, intervistato da Roberto Pozzan, alla domanda se i prodotti OGM hanno incontrato resistenza nei consumatori americani, risponde che

ai consumatori americani non è mai stato chiesto se li volevano. Se qui negli Stati Uniti fermi qualcuno per strada e gli chiedi se sarebbe disposto a mangiare alimenti geneticamente modificati, probabilmente non sa neppure di cosa stai parlando. Se lo sapesse, ti risponderebbe di no. Ma la realtà è che già lo fa perché questi prodotti sono parte della sua dieta e delle sue abitudini alimentari. Se gli chiedessi: “Vorresti più antibiotici nella carne?”, ti risponderebbe di no, senza sapere che ce li mettono già. Non abbiamo la stessa libertà di scelta di cui finora hanno potuto godere gli europei. Forse, le future politiche commerciali non lasceranno libertà di scelta nemmeno a voi. Chi sa?

I vantaggi dell’accordo di libero scambio per l’Italia, come valutarli?

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]Quali sarebbero i vantaggi per l’Italia se andasse in porto il TTIP? [/inlinetweet]Oggi, per esportare in America i nostri prodotti, gli italiani pagano il 10% per ogni scarpa esportata. Se la suola è in gomma si arriva a pagare il 20%; nel settore tessile la media è del 5%; per le bevande non alcoliche si paga il 17% dei dazi; nell’agroalimentare la media è del 4%, ma sui pomodori si paga il 12%, sui formaggi l’11%. Col trattato tutti questi dazi verranno azzerati ma l’ambasciatore americano a Bruxelles dichiara che verrà ratificato solo a condizione che ci si metta d’accordo proprio sull’agroalimentare, in quanto con la crisi si potrebbe anche decidere di non comprare un automobile, ma non si può certo digiunare. Quindi si vuole uniformare regolamenti e requisiti di sicurezza.

Quindi è forte e acceso il dibattito tra chi accetterebbe OGM e carne agli ormoni e chi invece è categoricamente contrario a tutte queste “novità”. E, al di sopra di ogni dibattito, [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]la regola principe dovrà essere che i cittadini dovranno essere informati su tutto ciò che accade.[/inlinetweet]

La cosa più deprimente di questa faccenda è che i nostri politici non sanno neanche cosa sia il TTIP. Infatti, nella trasmissione di Report, l’inviato Lucio Malan intervista Lucio Barani (Senatore di Forza Italia), Francesco Nitto Palma (Senatore di Forza Italia), Lucio Barani (Senatore di Forza Italia), Gugliemo Vaccaro (Deputato PD), Daniela Santanchè (Deputata Forza Italia), Domenico Scilipoti (Senatore Forza Italia) e nessuno di loro risponde alla domanda; anzi, rimangono piuttosto disorientati e scappano via.

LEGGI ANCHE: TTIP, l’accordo delle multinazionali[PARTE 1]

TTIP, storia e conseguenze dell’accordo di libero scambio [PARTE 3]

Pro e contro dell’accordo di libero scambio tra USA e UE [PARTE 4]

Commenta su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *