Auto ed inquinamento, c’è davvero speranza?

Auto ed inquinamento, c'è davvero speranza

Quasi tutti pensano che l’inquinamento sia generato dalle auto, ma in genere questo non rappresenta che il 20% del totale delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e ha un trend stimato in valore assoluto in crescita del 60% fino al 2050, mantenendo o riducendo la percentuale totale delle emissioni al 20% del totale.

In gran parte del mondo industrializzato, infatti, crescerà poco o nulla il numero di auto da qui al 2030, mentre in India si moltiplicherà per sei, così come in Cina.

Sono proprio questi Paesi ad avere un trend drammaticamente crescente di CO2 a causa soprattutto di industria, elettricità e calore.

Dall’altra parte, nei paesi industrializzati cala l’inquinamento dovuto alle auto, grazie alle normative, e cresce di poco il numero dei veicoli e il trend potrebbe essere in decremento, con percentuale di CO2 emessa sul totale in calo.

Se nei paesi emergenti il traffico e l’inquinamento cresceranno in fretta, saranno forse altre fonti di inquinamento quelle che causeranno i maggiori problemi.

E tuttavia, neanche per l’inquinamento generato dalle auto è possibile stare  tranquilli.

Inquinamento e progressi nella tecnologia automobilistica

Sino ad oggi l’industria automobilistica ha fornito veicoli sempre meno inquinanti, ma ci si avvicina ormai ai limiti teorici noti oggi, per cui il trend di miglioramento si affievolirà, salvo nuove invenzioni. E qui ci fermiamo a parlare solo di CO2, anche se questo non è l’unico inquinante.

Se da un lato si è ridotto il piombo, dall’altro si sono incrementati il benzene e gli idrocarburi aromatici.

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Nell’aria ci sono sempre più ossidi da azoto, ma le vere protagoniste dell’inquinamento sono le polveri con i famigerati PM10, il particolato di diametro inferiore a 10 milionesimi di metro, e ancora di più i PM2,5 e PM1, definiti in genere nanoparticelle.

Più il particolato è sottile, più entra velocemente nel torace e negli alveoli polmonari. E forse spingere i motori a combustione a emettere meno NOx e meno CO2, a fronte di un incremento delle nanoparticelle, non è un affare. Purtroppo i moderni motori tendono sempre più a produrre queste particelle, che hanno la particolarità di non essere facili da studiare e monitorare e che si riveleranno certamente critiche, così come si è rivelato il PM10 non appena si è riusciti a studiarlo con cognizione di causa.

Se perfino il rotolamento dei pneumatici, che è evidentemente poco riducibile, produce inquinamento, solo la combustione completa del metano produce teoricamente solo acqua e anidride carbonica e sarebbe forse questa una soluzione ovvia e disponibile: passare al metano per la trazione (come è stato fatto peraltro per il riscaldamento).

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Se davvero si vuole puntare sulla mobilità per ridurre l’inquinamento (senza dimenticare che è necessario comunque ridurre le quote di altre attività), sarebbe necessario cominciare da subito a incentivare ibridi metano più elettrico e a disincentivare altre soluzioni, perché se il diesel è il più economico nei consumi ed emette meno CO2, dà luogo a più particolato e NOx. Abbattere il particolato con filtri e marmitte potrebbe non essere possibile, passando a valutare PM2,5 o PM1, mentre la benzina emette ancora più CO2.

C’è ancora speranza contro l’inquinamento?

Certamente si! Ma servirà il lato migliore e creativo dell’umanità, perché necessario gestire al meglio fotovoltaico, eolico, geotermico e rinnovabili in genere, intervenire sui grandi punti di inquinamento, incentivare, motivare e regolamentare il traffico con criteri già noti di penalizzazione dei veicoli più inquinanti.

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Sperando di non arrivare troppo tardi, dato che da molto tempo il pianeta ci dà segnali che ignoriamo e prende direzioni con tale inerzia che ben difficilmente sapremo invertire.

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