Archita e il primo drone della storia

Archita e il primo drone della storia (5)

Ipotizziamo che la storia umana sia fatta di continue accelerazioni e di continue frenate nel suo processo di evoluzione e progresso. E immaginiamo che già prima dell’elettricità e dei computer, l’uomo avesse avuto uno slancio di ingegno tale da fargli concepire macchine volanti e robot meccanici semoventi. Starai già pensando a Leonardo Da Vinci, certamente, ma per trovare il primo “drone” della storia è necessario andare ancora più indietro nel tempo.

Nel 350 a.C., infatti, il matematico e padre fondatore della meccanica Archita di Taranto inventò una colomba meccanica di legno. “L’invenzione di Archita è spesso citata come il primo robot della storia e alla luce dei recenti progressi tecnologici, forse potremmo addirittura considerarlo il primo drone, la prima macchina in grado di volo autonomo”, scrive Jimmy Stamp in un articolo sullo Smithsonian.

Archita e il primo drone della storia
Gli uccelli pneumatici di Erone di Alessandria

 

Secondo quanto narrato da Aulo Gellio, scrittore e giurista romano noto principalmente come autore delle Noctes Atticae (Le Notti Attiche), la macchina di Archita sarebbe stata un automa con propulsione a vapore, ma pochi altri dettagli vengono descritti dalle sue parole.

Moltissimi autorevoli scrittori greci, tra cui il filosofo Favorino, raccoglitore diligentissimo delle memorie antiche, hanno scritto, affermando come cosa sicurissima, che un modello di colomba in legno, costruito da Archita secondo certi principii di meccanica, riuscì a volare. Senza dubbio essa si sosteneva per mezzo di contrappesi e si muoveva mediante la pressione di aria rinchiusa e nascosta al suo interno. Ma in verità la cosa è tanto poco credibile, che voglio riportare le parole di Favorino stesso: “Archita di Taranto, esperto, fra le altre cose, anche di meccanica, costruì una colomba di legno che volava; ma una volta che si fosse posata, non si rialzava più”. Come per la raganella o il sonaglio si tratta in pratica di un gioco, di un congegno per stupire e divertire in questo caso gli adulti.

Archita e il primo drone della storia (3)

Secondo i materiali didattici sviluppati dalla NASA, la macchina di Archita sarebbe “uno dei primi dispositivi ad impiegare con successo i principi essenziali di volo del razzo”. Mentre il vapore spingeva l’uccello meccanico, il movimento veniva guidato da fili.

 

Stando alla Stanford Encyclopedia of Philosophy, si tratterebbe più semplicemente di una catapulta:  “Fin dall’antichità i dispositivi d’assedio erano chiamati con i nomi degli animali (ad esempio,tartaruga o corvo), così la colomba di Archita avrebbe potuto essere una catapulta, o un proiettile scagliato da una catapulta con una tale forza da volare e da essere in seguito passata per una colomba meccanica”.

Archita e il primo drone della storia

L’ancestrale desiderio del volo per l’uomo, ha portato per secoli inventori e ingegneri a prendere spunto da uccelli, piccioni e canarini per sperimentare i sistemi meccanici e robotici.
Circa trecento anni dopo che Archita costruì la sua macchina volante, l’inventore greco Erone di Alessandria realizzò l’eolipila (dalla parola greca Αἴολος e la parola latina pila e traducibile come “sfera di Eolo”), anche conosciuta come “motore di Erone”. In pratica l’antenato del motore a getto e della macchina a vapore.

 

Nel suo trattato sulla pneumatica, Erone illustrò anche i suoi progetti per diversi tipi di uccelli artificiali in grado di muoversi e cantare attraverso l’acqua, spingendo l’aria attraverso piccoli tubi e fischietti nascosti all’interno delle sue macchine.

Museo leonardiano
Museo leonardiano

 

Anche Leonardo da Vinci era affascinato dall’idea del volo umano. Osservava ossessivamente il movimento degli uccelli in volo e creò decine di disegni per macchine di tutte le forme e dimensioni, dai famosi “alianti dalle ali di pipistrello”, agli elicotteri funzionanti attraverso l’ingegnoso sistema della sua vita aerea. Leonardo, nel suo insaziabile desiderio di conoscenza, sezionò e disegnò tantissime ali di uccello nel tentativo di svelare i segreti del volo, registrando tutto in uno dei suoi codici.

 

Giunse perfino a creare un uccello meccanico per una produzione teatrale: la macchina sbatteva le ali attraverso un meccanismo attivato durante la discesa verso il basso. Questo tipo di congegno è ancora utilizzato durante la tradizionale manifestazione dello “Scoppio del Carro” a Firenze. In questa occasione una colomba meccanica, la famosa Colombina, è usata per accendere un carro di fuochi d’artificio e dare inizio alle vacanze di Pasqua.

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