Auto elettrica, ecco cosa ci riserva il 2015

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Secondo uno studio statunitense sull’auto elettrica, se tutte le auto fossero elettriche si potrebbero ridurre del 70% le morti per inquinamento.

L’auto elettrica riduce l’inquinamento?

Che la scelta dell’elettrico fosse conveniente per bollo e assicurazione era ovvio, che il consumo fosse nullo o quasi era noto. Ma per le considerazioni sulla salute, il calcolo non è così semplice. Il conto del 70% di vite salvate viene fatto contando l’inquinamento dei carburanti e l’effetto sul cambiamento climatico. Ma i conti non si fanno senza l’oste e se poi per produrre energia elettrica si usasse il carbone, o peggio carburanti come il bioetanolo, si potrebbe arrivare a un peggioramento dei decessi dell’80%, con un saldo netto negativo.

A questo punto scatta una ovvietà: ci vorrebbero fonti rinnovabili.

Se poi si calcola il ciclo di produzione dei carburanti, si ottengono risultati stravaganti passando a quasi dieci volte il tasso di mortalità.

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Novità dal CES 2015

Anche al CES 2015 si è parlato di sviluppo delle auto elettriche, con proposte davvero avveniristiche.

Tra l’altro i primi cruscotti (su auto da 100.000 euro) somiglieranno sempre più a supercomputer, con buona pace della semplicità. La strada, la posizione, la connessione continua (ma non in Italia dove spesso non c’è segnale) confluirà in uno schermo da 8 pollici per chi guida e da 12 pollici per i passeggeri, facendo somigliare la vettura a un jet. Un po più utile il cruscotto di una Cadillac, che prova ad accorgersi se non guardate la strada. Fino a riconoscere chi guida per aggiustargli il sedile, ovviamente con sistemi operativi proprietari. In Volkswagen, invece, stanno sperimentando una Golf con comandi vocali e gestuali.

Tutti questi sistemi connettono anche i sistemi dei passeggeri.

Tralascio sulle prospettive delle auto senza pilota di cui abbiamo già trattato in altri articoli, poiché personalmente temo non la vedrà nessuno in azione.

Ford, Tesla, Toyota e i progetti sull’elettrico

La Ford annuncia, da parte sua, 25 esperimenti, in considerazione del fatto che il 56% dei cittadini europei valuta l’utilizzo di sistemi di car sharing e che ogni auto condivisa ne può sostituirne ben 13.

Se secondo i dati della Commissione Europea, i costi sociali del traffico superano ogni anno i 100 miliardi di euro,  i 25 esperimenti di smart mobility, di cui nove in Europa e Africa, otto in Nord America, sette in Asia e uno in Sud America, sono divisi in quattro macro-aree: incremento della popolazione, espansione della classe media, qualità dell’aria e salute pubblica.

Undici di questi progetti, poi, sono portati avanti nell’ambito dell’iniziativa Innovate Mobility Challenge lanciata nel 2014, in cui gli sviluppatori di app possono creare soluzioni hi tech ai problemi della mobilità urbana.

Foto di Hermann / Pixabay

 

Londra sarà la sede di diversi progetti pilota, come le modalità flessibili di proprietà e condivisione dell’auto e i sistemi di localizzazione dei parcheggi tramite smartphone.

I principali  progetti londinesi saranno:

  • City Driving On-Demand (guidare on-demand in città), per individuare le caratteristiche di un sistema di car-sharing più efficiente, flessibile e adatto agli scenari urbani;
  • Data Driven Insurance (assicurazione in base all’utilizzo effettivo dell’auto), per creare un modello di assicurazione calibrata sulle effettive abitudini di guida e ridurre le spese;
  • Dynamic Social Shuttle (servizio dinamico di navetta condivisa), sistema di mobilità on-demand per gli spostamenti di gruppo (per esempio quelli per andare in aeroporto);
  • Painless Parking, che prevede la creazione di un’app per trovare parcheggio in base alle proprie necessità e alla disponibilità degli spazi, verificata in tempo reale.

In Germania è già stato lanciato un programma sperimentale di car sharing che coinvolge più di 50 città e della rete di concessionarie. L’anomalia è che una casa automobilistica possa progettare qualcosa di simile a un progetto europeo.

Tesla prima e Toyota poi rinunciano a certi brevetti e li mettono in comune, rendendoli open source.

Tesla per l’elettrico e Toyota per le celle di combustibile mettono a disposizione le tecnologie, un po’ per buona volontà e un po’ per poter fare fronte comune sui legislatori e gli accademici, per prendere il meglio del mercato e sviluppare meglio e prima.

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]Per il mondo dell’auto elettrica si prospetta un 2015 ricco di novità[/inlinetweet], vedremo che cosa arriverà al mercato reale.

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