Auto elettrica, mito o realtà? [PARTE 1]

Premetto che da mesi guido per esigenze di servizio un’auto elettrica a Bologna e che la trovo eccellente per il lavoro per cui è impiegata, ovvero spostamenti urbani in una piccola città.

Autonomia e comodità

Con 80 – 100 km di autonomia si fa quasi una settimana di uso occasionale, con un veicolo rapido in accelerazione, silenzioso e molto agile.

Il limite emerge quando si pretende di fare un po’ di strada in più: già andare a 40 km di distanza potrebbe essere da brivido se si deve ritornare senza caricare. Stessa ansia anche quando fa molto caldo o molto freddo e farebbe tanto piacere usare l’aria condizionata o il riscaldamento, che però sono elettrici, quindi vanno a discapito dell’autonomia.

La comodità è accettabile (non è una berlina di lusso), la velocità ben oltre il codice della strada.

Comprare o non comprare un’auto elettrica?

Se vi state chiedendo perché non ne sia così entusiasta da comprarne una, vi spiego le mie motivazioni.

Come la gran parte degli utilizzatori di auto elettriche non ho a disposizione una stazione di ricarica e la ricarico in maniera “semiclandestina” da una comune presa dell’ufficio, in attesa che arrivi la presa dedicata, che ormai attendo da mesi.

Con questo approccio molte auto elettriche vengono gradatamente dimenticate, specie negli uffici.

Non c’è un garage o quantomeno una tettoia con la presa professionale e quindi se piove o c’è nebbiolina non ricarichi. E non ricarichi neanche se non sei presente e non c’è un collega che la possa staccare e recuperare in ufficio il cavo. Perché il cavo per la ricarica non da esterno (che dovrebbe essere sicuro, anche contro i furti grazie a dei blocchi magnetici) costa molte centinaia di euro.

E per fortuna non abbiamo limitazioni di capacità di carico elettrico in ufficio.

In casa la metterei a caricare di notte, ma un assorbimento di 3 kW vorrebbe dire non usare in quelle ore praticamente nessun altro apparato elettrico e quindi, nel caso reale, passare a una linea elettrica da 6 kW con costi paragonabili a quelli della ricarica.

Inoltre dovrei dar via il mio veicolo attuale perché, come il 90% degli italiani che hanno un garage, il mio può ospitare solo una auto, più magari una bicicletta, e sono tra i fortunati.

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Il costo di un veicolo elettrico non è irrilevante, si parla di 30.000 euro a fronte di un veicolo simile a benzina sui 10.000.

Facendo accurati conti, considerando anche che non si paga per cinque anni il “bollo” e che l’assicurazione costa molto meno delle altre vetture sembrerebbe un affare, ma non lo è.

Il costo di acquisto e il suo ammortamento la rendono conveniente solo per percorrenze sotto i 10-15.000 km perché il costo di percorrenza è innegabilmente molto vantaggioso ma l’investimento iniziale costa ancora troppo e rende preponderante il costo rispetto all’economicità di uso.

Resta poi poco chiaro se vi sia o meno un risparmio sulla manutenzione, essendo vetture “nuove” non c’è troppa storia ed essere costretti a un cambio di batterie potrebbe annullare tutti i vantaggi sui tagliandi di un motore termico, visto che un motore elettrico di norma ha minore manutenzione.

Se invece si facesse il processo inverso, ovvero di parlare di vetture a parità di costo, l’economicità sarebbe lampante a favore della vettura elettrica. Ma con 30.000 euro si acquistano vetture ben diverse.

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