Autunno, poesia di pensieri, colori e sapori

Autunno, poesia di pensieri, colori e sapori
Autunno poesia di pensieri, colori e sapori

Così Thomas Wolfe definisce l’Autunno, poesia e stagione di ricordi e di malinconia dove tutto sembra finire e affievolirsi come la luce che lascia spazio ai colori più caldi, ai sapori e agli odori più intensi, ma dove tutto forse riparte per un nuovo inizio.

Leggiamo insieme le connessioni tra musica, letteratura, arte e cucina nella nostra rubrica KEEP C.A.L.M.!

Autunno poesia di note suadenti: Autumn Leaves cantata da Nat King e Natalie Cole

Autunno, poesia di pensieri, colori e sapori

Autumn Leaves è un brano composto nel 1945 da Joseph Kosma su versi di Jacques Prevert e diventato col tempo un caposaldo del jazz. Il testo della versione inglese fu scritto da Johnny Mercer.

La versione originale francese comprende lunghe parti recitate di cui la versione inglese ne è priva; anche il significato del testo cambia tra le due versioni: in quella francese è più triste e drammatico, mentre nella versione inglese, dove si racconta il ricordo di un amore finito, la malinconia è decisamente più smorzata.

Della canzone esistono svariate versioni da parte di artisti internazionali come Barbra Streisand, Bill Evans, Eva Cassidy, il grande Frank Sinatra e persino Bob Dylan ma senza dubbio quelle più conosciute e che concedono al brano quel fascino indiscusso tipico del jazz sono quelle cantate da Nat King Cole e sua figlia Natalie.

The autumn leaves of red and gold
I see your lips, the summer kisses
The sun-burned hands I used to hold

Since you went away the days grow long
And soon I’ll hear old winter’s song
But I miss you most of all my darling
When autumn leaves start to fall.

Le note scorrono lente ed inesorabili e sembrano accompagnare con dolce mestizia le foglie rosse e dorate che cadono dagli alberi che poi posano leggere per terra; tutto scorre, come i ricordi di un amore che non tornerà, ma di cui se ne conserva comunque il profumo. Tutto scorre in un Autunno, poesia.

Al di là della melodia malinconica e struggente sottolineata dalla sezione d’archi nella parte strumentale quello che più colpisce è la voce calda, intima e suadente del cantante e pianista statunitense morto prematuramente all’età di 46 anni.

Sarà poi sua figlia Natalie a bissare il successo di Autumn leaves attraverso la grazia, la leggerezza e l’impeccabile sound di una voce che ha fatto la storia del jazz.

Poesie d’Autunno: San Martino di Giosuè Carducci

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La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

San Martino è la celebre poesia del poeta toscano datata 8 dicembre 1883, che fa parte della raccolta Rime Nuove, che raccoglie liriche scritte dal 1861 al 1887.  Due sono le immagini che si fanno largo tra i versi: una di malinconia e l’altra di allegria.

Nella prima quartina vi è il ritratto dell’inconfondibile paesaggio autunnale e sembra quasi che lo si possa vedere con tutti gli elementi tipici della stagione: la nebbia rarefatta, gli alberi semi spogli che ricoprono i colli ed il mare in tempesta che rumoreggia un po’ come fanno i ricordi nella mente di ognuno di noi.

La seconda quartina libera un senso di gioia e allegria che capovolge la tristezza iniziale; la percezione del freddo e del paesaggio solitario lasciano il posto ad un’atmosfera molto più calda e vivace, che prende vita in un piccolo borgo, subito dopo la vendemmia: il mosto fermenta nelle botti e sprigiona nell’aria il suo profumo pungente.

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Nella terza strofa l’immagine si fa più intima e riservata come quella di un focolare domestico dove il fuoco è stato acceso per cucinare. Infine, nell’ultima quartina, osserviamo un uomo che medita, appoggiato all’uscio della sua casa davanti allo spettacolare tramonto fatto di nuvole rosseggianti che si fanno sempre più buie e cupe come i pensieri malinconici che sembrano appartenere più al poeta che al personaggio.

È Autunno, poesia.

Forme della natura nelle tele di Giuseppe Arcimboldo

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Giuseppe Arcimboldo o Arcimboldi, eclettico pittore italiano del ‘500, è noto soprattutto per le Teste Composte, ritratti bizzarri eseguiti con oggetti o elementi della natura, in particolar modo prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, collegati e combinati tra loro in modo tale da riprodurre una figura simile ad un ritratto.

Quando divenne pittore di corte sotto l’erede al trono e futuro imperatore Massimiliano II nel 1562, Arcimboldo realizzò la celebre serie delle Quattro stagioni; la loro disposizione venne concepita in modo tale che ognuna delle stagioni fosse rivolta verso un elemento del cosmo; attualmente l’interpretazione più accreditata è quella di opere che hanno lo scopo di celebrare il reame viennese attraverso l’utilizzo dell’allegoria con fare burlesco.

In particolare L’Autunno è raffigurato come un uomo dai lineamenti grossolani e per nulla aggraziati; come la Primavera, egli è rivolto verso sinistra. Il collo, formato da due pere e da alcuni ortaggi, spunta da un tino parzialmente distrutto mentre le doghe di legno che lo formano, sono tenute legate tramite dei rami di salice.

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La faccia è formata da mele e pere, visibili con estrema chiarezza sulla guancia e il naso; il mento è una melagrana, mentre l’orecchio, un fungo, regge un pendente a forma di fico. Le labbra e la bocca sono formate dal riccio della castagna mentre la peluria del viso è realizzata col grano. La capigliatura è stata ottenuta con l’ausilio di altri elementi naturali come uve e viti, alla cui sommità troviamo una zucca.

Accanto alle forme che senza dubbio evocano elementi autunnali anche i colori la fanno da padrone; la figura infatti emerge da un fondo totalmente scuro dove possono emergere le calde e dorate tonalità della stagione con i suoi frutti, ortaggi e infine le doghe lignee del tinello che evocano, come del resto non potrebbe essere altrimenti, una delle attività principali della stagione autunnale: la vendemmia.

Profumi e sapori d’autunno: la crostata di fichi

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In origine la torta di fichi, baluardo di Albarola, nasce in un convento di Gesuiti;  i padri missionari al ritorno dai loro viaggi portavano con sé sempre qualcosa di tipico da quelle terre in cui avevano praticato la loro opera di evangelizzazione. Una volta portarono le piante di fichi, che ad Albarola trovarono poi il clima ideale per crescere.

La produzione di fichi divenne poi così esorbitante che si pensò bene di far seccare o cuocere al forno i fichi per conservarli per l’inverno; nacque così la torta di fichi, realizzata in due versioni: una crostata con i fichi contenuti su un fondo di frolla al limone, l’altra ripiena con i fichi che fanno direttamente da farcitura.

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Gli ingredienti che occorrono per questa delizia autunnale sono:

  • -500 g di farina di frumento 00;
  • -150 g di burro;
  • -150 g di zucchero;
  • -due uova intere;
  • -una dose di lievito;
  • -un pizzico di sale;
  • -il succo di due limoni;
  • -almeno 20 fichi freschi di varietà bianca, verde e rossa;
  • -tre fichi fioroni;
  • -mandorle amare.

Secondo la ricetta originale, si amalgamano gli ingredienti per realizzare la pasta frolla sino ad ottenere una massa morbida e omogenea. Dopo circa un’ora di riposo in luogo fresco, si stende in modo uniforme la pasta con un matterello. Sul fondo di una teglia circolare si sbriciolano le mandorle amare. Poi si stende sopra la pasta, così da foderare la teglia.

Su questo strato di pasta si stendono i fichi delle diverse varietà tagliati a rondelle e disposti in modo circolare. A seguire si tagliano, si strizzano e si stendono i fichi fioroni. La teglia va infornata quando il forno ha raggiunto la temperatura di 200° C. e va sfornata non appena il colore dei fichi è ambrato tendente al rossastro e i frutti si sono rinsecchiti (circa 40 minuti).  In questa versione la torta si presenta come una crostata dove i fichi sono stesi su una frolla al limone. Esiste infine un’altra variante dove la torta è farcita con la marmellata di fichi.

Ascoltando le note di Autumn leaves o leggendo Giosuè Carducci, magari dinanzi alla tela di Arcimboldi, o semplicemente accomodati nel tepore domestico, non vi rimane che gustare una deliziosa fetta di crostata ai fichi e l’autunno sarà più dolce!

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