Blackbox, la vera innovazione dell’auto

Blackbox, la vera innovazione dell'auto

Quale sarebbe la vera innovazione dell’auto, a costo modestissimo e ad alto impatto? La risposta probabilmente è meno ovvia del previsto. Per me, sarebbe l’introduzione generalizzata della blackbox o scatola nera.

L’oggetto esiste (lo montano molte assicurazioni e molte società di noleggio), non costa tanto e portato su grandissima scala costerebbe ancora meno: qualche centinaio di euro.

Perchè la blackbox sarebbe una grandissima innovazione?

La sicurezza prima di tutto: deve essere sviluppata la funzione che associ targa, blackbox, bollo e assicurazione, revisione. Così un controllo istantaneo permetterebbe di sapere chi passa da un punto fisso, di quale auto si tratta, se è in regola con bollo e assicurazione, revisione e, stante la certezza della targa, di addebitare eventuali pedaggi o accessi ai centri storici, o di pagare i parcheggi convenzionati.

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In autostrada, oltre a sostituire il telepass, integrerebbe tutor e autovelox caricando e scaricando dati al casello. Un controllo di polizia avverrebbe in pochi secondi, rivelando per esempio la velocità massima e l’accelerazione massima raggiunta (e dove) negli ultimi giorni.

Cosa serve per realizzare questa applicazione ad ogni auto?

Certamente serve una blackbox che integri le connessioni al cambus (la rete dell’auto), un GPS, un sistema di connessione wifi e/o gprs/umt e un po’ di memoria.

Ho sperimentato in un progetto europeo qualcosa di simile e le utility accessorie, ovvero integrate e a costo zero sono  eccellenti:

  • allarme integrato in caso di incidente con accelerometro o altri apparati, integrato per attivare i soccorsi e per comunicare con tutte le auto che seguono per qualche centinaio di metri un possibile incidente
  • memorizzazione e segnalazione continua di allarmi  (spie rosse, supero velocità limite, poco olio) che aiuterebbero nelle manutenzioni
  • dati sull’uso dell’auto (temperatura, fas, freni, frizione, consumi) che scaricate insegnerebbero molto sugli stili di guida
  • velocità media su un tratto stradale per dare info in tempo reale di viabilità con pochi sensori che raccolgano i dati
  • info sui consumi e magari sulle emissioni, per acvere l’impronta ecologica dell’auto
  • facilità di pagare senza contante i servizi

Obiezioni e vantaggi dietro la blackbox

Accetto l’obiezione che assomigli tanto al “grande fratello”, ma è già così. Infatti chi di noi non volesse essere tracciabile non dovrebbe usare internet, telefoni cellulari, rilevatori di presenze al lavoro, carte di credito e bancomat, non effettuare acquisti con carte fedeltà o simili, non usare sistemi a radiofrequenza rfid o nfc per riconoscimento e pagamenti.

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Tutti teniamo alla nostra privacy ma spesso usiamo Facebook, cellulari e pagamenti elettronici per i quali siamo tracciati.

Avere la certezza che in caso di incidente i soccorsi arrivino subito, non vale un po’ di riduzione della privacy?

Ci potrebbero essere frodi e falsificazioni ma non è banale e un po’ di controlli sul campo illuminerebbero i “furbi”: se cambiare o modificare una targa oggi è semplice, domani sarebbe più complesso da falsificare un blocco. Anche i guidatori più sregolati sentendosi controllati forse metterebbero la testa a posto. Se i dati sono acquisiti spesso, ci si accorge prima delle variazioni “sospette”, come cancellazioni e truffe.

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Inoltre in una auto usata si saprebbero tagliandi, chilometri percorsi, vetri e stile di guida, oltre a tutti i parametri monitorizzati dal cambus.

Anche le assicurazioni costerebbero meno in breve tempo avendo traccia costante e verificabile di come è successo e dove un incidente (e quali veicoli ha coinvolto).

Se si crede che appllicato a persone normali questo sistema scopra chissà quali misteri, vi deludo. Nei 50 casi controllati non si rilevavano anomalie, se non in pochi casi, sempre gli stessi che guidavano sopra le righe, per inciso con consumi abnormi. Sul guidatore normale risultano dati normali, code casa-ufficio e moderata velocità in città.

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Io credo sarebbe una occasione importante per definire un componente con software standard, non invasivo dell’elettronica dell’auto, essendo in sola lettura, e che se sviluppato darebbe un ottimo impulso al mercato. Poi massima libertà, chi volesse installarlo pagherebbe (nel mondo ideale) più di bollo, assicurazione, autostrada e sarebbe (di norma) controllato più spesso non essendo attivabili controlli automatici.

E nessuno di certo sarebbe da multare per un piccolo eccesso della velocità massima, come adesso accade col tutor in autostrada. Si toglierebbero, poi, gli “assurdi” controlli istantanei, che sono legittimi ma magari colgono un piccolo eccesso e lasciano passare chi vive di ultra velocità. L’integrazione finale ottimale sarebbe integrare l’avviamento all’esito dell’alcool test e del test sulle droghe, possibile e testato in qualche paese.

Temo che quella della blackbox sia una idea così brillante da rimanere per sempre un sogno, anche se su aerei e navi qualcosa di simile c’è da anni. Anzi, credo che non ci avviciniamo nemmeno allo stato dell’arte del controllo elettronico di uno scenario di guerra, che è ben più approfondito, e invece di fare morti sono certo che in pochi anni si salverebbero migliaia di vite sulle strade.

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