Brexit, come sta andando? Il punto di vista di un italiano in Gran Bretagna

La Brexit ha provocato uno sconvolgimento senza precedenti negli equilibri europei, uno stravolgimento di cui probabilmente non abbiamo ancora pienamente cognizione, perché gli effetti di nuovi accordi tra Gran Bretagna e Unione europea riguardano ancora il futuro.

Ci siamo chiesti, però, come cambierà la vita degli inglesi, se ci sarà ancora posto per i lavoratori italiani nel Regno Unito e se gli abitanti degli UK sono pentiti della scelta fatta con il referendum dello scorso giugno.

Abbiamo contattato Domenico Cinquegrana, sommelier italiano con un percorso formativo giuridico, da tempo trasferitosi in Gran Bretagna, e gli abbiamo chiesto: “Brexit, come sta andando?”.

Sei arrivato in UK in tempi non sospetti, per un lavoro però tipicamente italiano. Come è stato il tuo primo approccio col Paese e con il lavoro?

effetti della Brexit in Inghilterra
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Attualmente ho due lavori. Il primo è in qualità di chef presso un noto ristorante indiano, il secondo presso un wine bar in qualità di cameriere-sommelier.

Il mio primo lavoro è stato come kitchen porter, un sorta di tuttofare delle cucine (pulizia, messa in ordine, piccole preparazione per gli chef).

Ho trovato lavoro semplicemente lasciando curriculum presso diversi ristoranti. Fui immediatamente richiamato. Per le grandi compagnie invece compilai alcune application online.

In UK sono di grande aiuto anche i siti di ricerca lavoro (Indeed e Gumtree su tutti). Funzionano in modo molto più efficienti se comparati con quelli italiani.

Non avevo alcun contatto a Brighton ma solo alcune indicazioni fornite da un amico che aveva vissuto un’esperienza di otto mesi l’anno precedente. Mi parlò molto bene della città e della facilità con la quale trovare lavoro. Così è stato. Qui risulta più complessa la ricerca di una stanza o una casa che quella di un’occupazione.

Domanda indiscreta: quanto guadagna in media un italiano che lavora nel tuo settore nel Regno Unito?

La paga dipende da diversi fattori, tra tutti conoscenza della lingua ed esperienza. Non avendo nessuna delle due all’inizio ho dovuto accontentarmi del minimo salariale (minimum wage).

Da quando sono qui il minimo salariale, obbligatorio per legge e imposto dal Governo, è passato da 6,50£ a 7,20£ l’ora.

Elemento per me rivoluzionario è stato calcolare il mio salario su base oraria (monte ore svolto per paga oraria) e non più su cifra fissa mensile.

Brexit come sta andando
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Sono rimasto anche piacevolmente colpito dal pagamento della mia giornata di prova presso il ristorante che successivamente mi ha assunto.

Dopo circa un anno la mia paga è stata aumentata. Altro elemento da non sottovalutare nel settore ristorativo inglese sono le tips, ovvero le mance lasciate dai clienti, che vengono suddivise tra lo staff. Per un ruolo come il mio con un impiego full-time si può guadagnare all’incirca 1200-1300£, più circa 250-300£ di tips.

Come dicevo prima, attualmente svolgo due lavori, entrambi part-time.

Il tuo lavoro è tra quelli piuttosto specializzati, dopo la Brexit non ci sarà più bisogno di figure come la tua in Gran Bretagna o si provvederà a “importare” comunque professionalità dall’estero?

La mia attuale specializzazione deriva da un percorso di apprendimento che quasi tutte le aziende qui usano fare. È questo l’aspetto che mi ha più entusiasmato del Regno Unito.

Qui si può ancora apprendere un mestiere senza alcun limite di età (il mio capo mi chiese quanti anni avessi dopo circa 6 mesi dall’assunzione).

come sta andando dopo la Brexit

Nel settore ristorativo la percentuale di stranieri è altissima. Gli inglesi non amano questo genere di lavori mentre adorano mangiare fuori. Ergo, molti ristoranti e molta richiesta di personale.

Dubito sinceramente che gli inglesi vogliano fare a meno delle nostre professionalità. Il tutto ovviamente sarà condizionato dall’andamento dell’economia.

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Visto dall’interno, come è stato vissuto dagli inglesi questo referendum? Davvero gli stranieri sono così mal sopportati?

Ricordo bene il giorno del referendum e il giorno successivo. Sensazioni difficili da dimenticare.

[inlinetweet prefix=”#Brexit” tweeter=”” suffix=””]Gran parte degli inglesi hanno sottovalutato il voto.[/inlinetweet] Molti, favorevoli al remain, non sono andati a votare certi del risultato pro Ue.

Il giorno dopo la parola più in voga era “panic”: davvero strano per un popolo che ama definirsi razionale ed equilibrato.

Difatti la crisi politica immediatamente successiva (dimissioni di Cameron e Farange) ha manifestato la pochezza delle ragioni del leave.

Allo stato attuale nessuno sa bene cosa accadrà e a cosa condurrà questa situazione.

Brexit i risultati in UK
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Brighton è famosa per le sue scuole e università, basta farsi una passeggiata per vedere la quantità di stranieri presenti qui. Il clima è amichevole e forte l’integrazione. Non credo sia simile la situazione nelle zone interne del Paese.

Il voto del referendum ne è una conferma, gran parte di quelle aree ha votato per il leave.

Secondo te, gli inglesi sono pentiti della loro scelta?

Molti sono pentiti. Il primo effetto è stato un crollo della Sterlina. Per me europeo vuol dire molto visto che spesso, tornando a casa, cambio valuta.

Lo stesso per la classe media inglese abituata, grazie ad una valuta forte, a viaggiare per l’Europa.

Sino ad ora però l’abbondanza di lavoro e il tenore di vita non sono stati intaccati.

Credo che da marzo, mese dal quale inizieranno ufficialmente le trattative con l’Ue, gli effetti del referendum diventeranno concreti.

Brexit, come sta andando in Inghilterra
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Pre-Brexit, post-Brexit. Tu cosa pensi di fare quando la scelta diverrà effettiva? Tornerai in Italia o ormai il tuo futuro è lì?

Il mio desiderio è quello di tornare in Italia, senza alcun dubbio. Mi spaventano molto alcune cose, in primis non riuscire a trovare un luogo di lavoro positivo ed adeguatamente remunerato.

Non sono particolarmente legato all’Inghilterra, non mi spaventa ricominciare presso un altro Paese. In Europa, vista anche la comunanza di lingua, mi affascina l’Irlanda.

C’è un elemento fondamentale che va valutato ed attiene all’aspetto psicologico. [inlinetweet prefix=”#Brexit ” tweeter=”” suffix=””]Vivere all’estero non è facile e spesso un buon lavoro non basta per rimanerci[/inlinetweet].

In Inghilterra, a causa di diversi fattori (ritmi di lavoro e scarsa propensione degli inglesi a fare amicizia), bisogna spesso fare i conti con la solitudine. È qualcosa che alla lunga risulta molto formativo ma l’idea di uscire la sera e fare amicizia con un simpatico irlandese in un pub di Dublino non mi dispiace affatto!

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