Dopo Brisbane: cambiamento climatico e stato degli oceani

Barack Obama
Barack Obama a Brisbane, foto di Pete Souza dal sito della Casa Bianca

 

Sarà un Natale senza neve? Difficile a dirsi, ma di sicuro non sarà il principale dei nostri problemi climatici e ambientali, per quest’anno. A detta dei dati riportati dalla NASA, infatti, a settembre abbiamo vissuto i sei mesi più caldi sul pianeta da quando si registrano i dati globali relativi.

Qualcosa però comincia a muoversi, come dimostrato dagli ultimi accordi presi dai governi per affrontare il cambiamento climatico e del fenomeno poco noto dell’acidificazione degli oceani.

Cambiamento climatico: intervengono ancora i Governi

Barack Obama Xi Jinping
Barack Obama e il Presidente cinese Xi Jinping, foto di Pete Souza dal sito della Casa Bianca

Si è da poche ore concluso il summit del G20 a Brisbane, in Australia: il comunicato finale contiene un passaggio molto dibattuto sul cambiamento climatico (al punto 19). I leader del G20 sostengono un’azione forte ed efficace per combattere il fenomeno. Non si tratta però solo di parole di circostanza, perché sono stati stanziati fondi ingenti, e si invita a raggiungere in anticipo gli obiettivi previsti per il 2020, e riguardanti le emissioni.

A spingere perché si andasse in questa direzione è stato soprattutto Barack Obama, che ha fatto molta pressione nei confronti di Tony Abbott: nonostante l’importanza del comunicato finale, il Primo Ministro australiano non ne risulta obbligato in alcun modo e anzi, ha affermato che continuerà a sostenere l’industria carbonifera. Un altro punto molto importante della discussione ha infatti riguardato l’efficienza energetica (al punto 18 del comunicato): incrementarla è un modo economicamente valido per rispondere alle domande di sviluppo sostenibile. Nel mirino sarebbero appunto gli inefficienti combustibili fossili.

L’incontro di Brisbane segue l’importante accordo siglato mercoledì a Pechino tra Cina e Stati Uniti: da una parte il colosso asiatico si impegna a raggiungere il massimo delle proprie emissioni entro e possibilmente prima del 2030, dall’altra gli americani si impegnano a diminuire del 26-28% le proprie emissioni, entro il 2025. L’Unione Europea si era precedentemente impegnata a ridurre i gas serra di un 40% almeno, entro il 2030. Si parlerà di nuovo di ambiente a Parigi, l’anno prossimo, durante il COP21 (Conference of the Parties on Climate Change).

Mari sempre più caldi, sempre più acidi e con meno vita

Appena un mese fa si è rilevato che il riscaldamento degli oceani, in particolare nell’emisfero meridionale, sarebbe stato di parecchio sottovalutato. Questo influenzerebbe direttamente il riscaldamento dell’atmosfera e l’innalzamento del livello dei mari. Non è però questo l’unico problema che affligge le acque del nostro pianeta.

Secondo uno sondaggio pubblicato pochi giorni fa dall’Università di Cardiff, ci sarebbe una consapevolezza assai ridotta nel Regno Unito sul problema dell’acidificazione degli oceani. Ma di cosa si tratta, esattamente? Non tutte le emissioni di CO2 permangono in atmosfera, una parte rilevante viene assorbita dagli oceani: si tratterebbe del 25% almeno, con stime tra il 30% e il 40%. Da una parte, se questo non avvenisse l’incremento di CO2 nell’atmosfera sarebbe assai maggiore, dall’altra con l’immissione nelle acque questa si trasforma in acido carbonico, diminuendo il pH degli oceani. Le conseguenze sulla vita marina sarebbero notevoli e molto serie, e riguarderebbero ad esempio lo sbiancamento del corallo e la difficoltà nel creare conchiglie ed esoscheletri. Ad essere colpite sarebbero soprattutto le acque meno profonde, che però sono anche le più rilevanti per l’economia, oltre ad essere caratterizzate da una maggiore biodiversità. L’unica nota positiva in tutto questo sarebbe data dal fatto che, una volta informati del problema, i cittadini del Regno Unito si sarebbero detti preoccupati, richiedendo un intervento da parte del Governo.

 

 

Fonte del video: NOAA, via Wikipedia.

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