Cambiare il mondo (anche) piantando fiori, Missione Girasole

Cambiare il mondo - Missione GirasoleCambiare il mondo.

Nel transito fluido tra una eterna adolescenza e una maturità discussa, si presentano facilmente concetti ripetuti, generazionalmente, in tutta l’umanità.

Luoghi comuni vogliono giovani avventurosi ed entusiasti, adulti posati e dinamici, anziani statici e saggi. E giù di mezze stagioni che (ahimè) non ci sono più e di ragazzi maleducati che non hanno voglia di lavorare.

No, stavolta no. [inlinetweet prefix=”#cambiamondo ” tweeter=”@fabiocascia ” suffix=””]Cambiare il mondo non può essere lo scopo di un gruppo, una parte, una fascia, una fetta, una porzione di popolazione.[/inlinetweet]

Mentre si discute con fervore sulle implicazioni etiche legate all’approvazione della legge Cirinnà, appare sempre più evidente che la dimensione personale vada rivalorizzata, ponendo al centro delle dinamiche  sociali, economiche e politiche l’essere umano maschio e femmina con le diversissime spigolature che nascono dalla complessità di altri individui.

Cambiare il mondo partendo dai quartieri

Riportare l’attenzione sulla dimensione locale dell’individuo appare tanto importante quanto le innovazioni tecnologiche aumentano il raggio di indagine a disposizione dell’avida fame di conoscenza degli umani (ancora) terrestri: l’universo diventa più piccolo, man mano che riusciamo a scalare, un gradino alla volta, la lunghissima e impervia strada della conoscenza e dell’autoconsapevolezza, una sorta di nirvana empirico che conterrà tutte le risposte concedendo, finalmente, la quiete all’animo umano, spaventato dalla paura dello sconosciuto.

Cambiare il mondo non è, dunque, un obiettivo o un risultato, ma un passaggio fondamentale e obbligato. Abbiamo ormai colonizzato Marte: sebbene nessun essere umano abbia ancora posato piede sulla superficie del pianeta rosso, i nostri giocattoli viaggiano da anni tra rocce e canyon inesplorati.

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Indipendentemente dall’eventualità in cui l’uomo, in migliaia di anni, trasformi a tal punto la sua forma fisica, grazie alla collaborazione con i sistemi di intelligenza artificiale, da poter viaggiare (e superare)  la velocità della luce, la vita sulla terra può essere vista solo come la zona comfort dell’umanità (Puoi approfondire questo concetto nell’interessante libro di David Orban, Singularity, con che velocità arriverà il futuro).

Come un cucciolo di essere umano ha bisogno di cura e attenzione per molti anni della sua giovane vita, così l’umanità intera vive cullata in uno stupendo Eden (che pare) creato a posta per le esigenze biologiche dell’essere umano.

Abbandonare il giardino di cieli azzurri e profondissimi oceani significa avventurarsi in sfide più ambiziose, in spazi più grandi spostando le colonne d’Ercole, una generazione alla volta, esponenzialmente in avanti, fino a distruggere il concetto stesso di limite.

Io non so assolutamente se l’umanità raggiungerà una pax cosmica ma ritengo del tutto necessario arrivare prima ad una pace umana, universale.

Cambiamo il mondo, sì. Ma che vuol dire?

Cambiare il mondo passa da sterile concetto a imprescindibile passo per la riconversione dell’intera umanità a esploratore cosmico: una umanità consapevole della sua forza, delle informazioni condivise di miliardi di cervelli vibranti di geniali scariche elettriche, di memorie archiviate nei secoli e immaginate nelle incalcolabili menti future.

Cambiare il mondo non sarà però una operazione concordata e condivisa: a piccoli pezzi l’uomo camminerà su sentieri più docili, abbandonando l’ascia per riprendere in mano la clessidra e, finalmente, ritornare a misurare il tempo, gli spazi, i valori.

White77 / Pixabay

Cambiare il mondo è semplice: esistono comportamenti perfettamente speculari che producono risultati (prevedibilmente) diametralmente opposti. Gettare una cartaccia per strada, quanto è diverso da seminare? Nella gestualità, non lo è in alcun modo. Nella pratica, gli effetti sono oggettivamente diversi ed è inutile soffermarsi a spiegarli.

Si tratta solo di reindirizzare lo sforzo verso un canale preferibile.

Però, fermiamoci a ragionare un attimo: se, invece di gettare rifiuti dove capita, andassi in giro spargendo semi, cosa potrebbe mai crescere sul freddo, maleodorante, nero asfalto?

Bitume lavorato, impastato, estratto e sottratto alle profondità della terra dove per convenienza geologica era perfettamente allocato, per esporlo alle rotondità dei nostri morbidi talloni. [inlinetweet prefix=”#cambiamondo” tweeter=”” suffix=””]In pratica, per strada, siamo decisamente fuori strada.[/inlinetweet]

Questo per dire che i comportamenti virtuosi, per essere efficaci, devono essere ben contestualizzati: l’autodenuncia di un liberale in un regime oppressivo può sterilmente tramutarsi in martirio.

Missione Girasole

Decisamente un concetto superato grazie ala connessione planetaria che lega il mondo: oggi gli attivisti non hanno nessun interesse a immolarsi per una causa. Si nascondono tra maschere e indirizzi IP per continuare, giorno dopo giorno, una piccola battaglia di una grande guerra, invincibile.

Il sacrificio, dunque, non è più ammesso: l’esposizione dei diritti a mero feticcio legislativo ha abbassato la nostra pretesa di una felicità non necessariamente legata ai meccanismi burocratici di uno stato. Impossibile soffocare la voglia di autodeterminazione barattandola col diritto di lavorare ogni giorno per pagare le tasse.

E no, così stupidi non lo siamo. Vero?

La campagna #cambiamondo

 

Questi sono i pensieri che hanno scritto l’idea di #cambiamondo: cambiamolo, questo mondo, trampolino dell’universo, raccogliendo la cacca del cane. Sì, raccogliendo la cacca e facendo accomodare le signore sull’autobus.

Se vorremo colonizzare l’universo abbiamo bisogno che il progresso tecnologico, inarrestabile, furioso sia accompagnato da una adeguata apertura mentale che permetta, sulla base degli errori passati, di condurre armoniosamente il contatto fra le diverse facce dell’umanità, poco dissimili a dirla tutta.

Abbiamo bisogno di dedicare più spazio ai deboli, ammaestrare i nostri neuroni specchio alla bontà, la condivisione, la comprensione. E questi neuroni così importanti nello sviluppo della storia umana possono essere istruiti solo attraverso l’osservazione delle dinamiche. Banale ? No, esplorare le galassie passa attraverso il rispetto del disabile, del povero, dell’uomo tutto intero.

Attraverso l’imitazione impariamo a parlare, a camminare, a comportarci con gli altri. E questo serve a segnare quei punti di riferimenti che utilizziamo per guardare a noi stessi, darci una posizione all’interno dei contesti sociali e impegnarci a trasmettere i comportamenti che apprezziamo.

Abbiamo necessità di trasmettere il concetto universale della misurabilità: a misura d’uomo non esiste quando ogni uomo si crea geneticamente unico e crea un universo di percezioni strettamente legato alla sua specifica esistenza.

Per dirla in parole più semplici: chi è sotto il metro e settanta di statura, probabilmente guarderà con invidia il gigante di 1.90 che, dal suo lato, incontrerà quotidianamente difficoltà legate alla sua specifica esistenza; letti troppo corti, taglie introvabili. una donna molto alta è costretta a rinunciare alle scarpe col tacco, sinuose e affascinanti.

Se sei già alto, non hai bisogno di altezza, in teoria. L’omologazione, come sempre, non funziona: la specifica individualità di ognuno porta ad una reale democrazia di pensiero. Non siamo tutti uguali, ma siamo tutti ugualmente importanti proprio perché scientificamente diversi.

Questi sono i consigli di Missione Girasole per tutti noi, per cambiare il mondo.

 

La campagna #greenfuture

Se il salto dell’uomo verso il cosmo infinito potrà avvenire solo quando una coscienza universale e progredita si trasmetterà, come con i ponti radio, da cervello a cervello in un testa a testa spasmodico tra intelligenza artificiale forte e cervello umano nella sua interezza, un riavvicinamento alle bellezze naturali che, spontanee, colorano il mondo, lo innaffiano di acque dolci e salati, lo animano di ossigeno e gas e ghiacci e calore, è indispensabile, inevitabile e auspicabile.

La campagna di Missione Girasole #buonisempre

I piccoli gesti, non mi stancherò mai di ripeterlo. Se, come molti credono, la vita è un dono, anche il nostro tempo può essere donato a chi ci sta intorno e indirizzato per aiutare chi è in difficoltà.

Per questo vogliamo essere Buoni Sempre, tutti i giorni. Perché non costa nulla e produce tanto!

 

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