Nato con la camicia e modi di dire: perché diciamo nato con la camicia?

Cominciamo col dire che camicia e modi di dire in italiano sembrano andare davvero d’accordo.

Sono certa che ti saranno subito venuti in mente i più comuni, ma ti sei mai chiesto cosa significhi davvero essere nati con la camicia?

E perché sono proprio sette le camicie che dobbiamo sudare? Ma soprattutto, il plurale di camicia è camicie o camice?

Facciamo subito chiarezza su quest’ultimo punto e come sempre per risolvere i nostri quesiti grammaticali ricorriamo all’Accademia della Crusca. Non temere, il dubbio è lecito, tanto che la Crusca lo cataloga nella sezione “Plurali difficili”, proprio come ciliegia – ciliegie!

Alcune “parole sembrano fatte apposta per procurarci dei guai quando dobbiamo farne il plurale”, ci dice il redattore della nota linguistica, prima di procedere all’elenco delle parole che, pur terminando in -cia e -gia, non perdono la i al plurale.

Singolare Plurale
l’acacia le acacie
l’audacia le audacie
la camicia le camicie
la ciliegia le ciliegie
la fiducia le fiducie
grigia grigie
malvagia malvagie
la socia le socie
sudicia sudicie
la valigia le valigie

Una volta chiarito che il plurale di camicia è camicie e non camice (che lasceremo invece ad un altro genere di indumento, tipico di medici, scienziati o artisti alle prese con colori e pennelli), possiamo passare alla rassegna di camicie e modi di dire nella lingua italiana.

Camicia e modi di dire: cosa significa essere nato con la camicia?

Camicia e modi di dire cosa significa nato con la camicia
Nati con la camicia

L’espressione essere nato con la camicia in realtà non è legata alla camicia in quanto indumento, ma più al processo naturale della nascita.

I bambini che nascevano con i residui del sacco amniotico addosso, a mo’ di camicia appunto, erano considerati più fortunati o destinati a un rapporto privilegiato con il divino, tanto da essere predestinati spesso ad una vita da maghi o da sciamani.

Dopo il Concilio di Trento (1545-1563), che condannò duramente tutte le manifestazioni della sessualità, soprattutto femminile, non si poté più parlare di tutto ciò che era attinente a questa sfera e dunque anche all’atto della nascita. Per questo motivo il significato originario di essere nati con la camicia si è andato perdendo, e ha assunto più semplicemente quello di persona particolarmente fortunata o in grado di superare con facilità le difficoltà della vita.

Camicia e modi di dire cosa significa nato con la camicia
Camicia e modi di dire italiani: che vuol dire nati con la camicia?

Questo modo di dire, definito idiomatismo dai linguisti , perché tipico della nostra lingua, in Francia diventa “nascere con la cuffia”, forse più aderente alla realtà del momento del parto.

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Camicia e modi di dire: perché diciamo sudare sette camicie?

Camicia e modi di dire cosa significa nato con la camicia

Anche in questo caso ciò che collega camicia e modi dire è la sfera del magico. Il sette infatti è uno dei numeri magici e proverbiali, che indicava in passato una lunga ripetizione, in senso più ampio. In questo significato è usato anche dal Vangelo, ma troviamo spesso anche le espressioni “sudare quattro camicie” o “sudare nove camicie”.

Il sette, in questo caso, insomma, indica un valore indeterminato, più convenzionale che reale, esattamente come quando diciamo che “Facciamo due chiacchiere” o “Scambiamo due parole”, o ancora “Facciamo quattro passi”. Con due o con quattro intendiamo convenzionalmente pochi o poche, mentre con sette sottintendiamo molte. Basti pensare ad un altro esempio a riguardo, divenuto per antonomasia un esempio di durata molto lunga nel tempo, la Guerra dei Sette anni, entrata poi come sinonimo di durata anche nelle fiabe e nell’uso popolare.

In senso metaforico, dunque, sudare sette camicie sta a significare una fatica tale per cui è necessario addirittura cambiarsi sette volte la camicia per quanto si è sudato prima di portare a termine il lavoro.

Modi di dire e camicie: restare in maniche di camicia

Camicia e modi di dire cosa significa nato con la camicia
Che vuol dire restare in maniche di camicia?

In senso figurato l’espressione restare in maniche di camicia significa cadere in miseria, non possedere più niente, proprio come se si fosse rimasti soltanto con la camicia come unico indumento e come sola proprietà. Dopo di questo non resta altro che “rimanere in mutande”!

Nello specifico questo modo di dire è legato all’ambiente del gioco d’azzardo e all’immagine del giocatore che, dopo aver perso tutto il denaro, comincia a puntare anche i propri effetti personali, da quelli di maggiore valore come l’orologio o gli anelli, fino a quelli di minore consistenza economica, per lasciare poi il tavolo da gioco proprietario soltanto della camicia che indossa.

Si usa dire anche “vendersi la camicia”, nel significato di vendere tutto quello che si possiede, compresa la camicia, perché si è andati in rovina.

C’è anche chi lega l’espressione a citazioni letterali come quella che è possibile trovare nel capolavoro di Collodi, Pinocchio, quando nel capitolo 9 il burattino di legno descrive i sacrifici di Geppetto:

“E quel pover’uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia… a questi freddi! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!”

Dunque rimanere in maniche di camicia sarebbe l’equivalente di “restare al verde”.

Questo modo di dire ha una sottile differenza rispetto a “essere in maniche di camicia” o “stare in maniche di camicia”, derivante proprio dall’uso del verbo restare.

Quando diciamo “essere in maniche di camicia”, infatti, il significato dell’espressione cambia radicalmente, dato che ci riferiamo al rimanere senza giacca, dunque ad una situazione in cui evitiamo di utilizzare formalismi e ci presentiamo senza complimenti ed etichette.

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Camicia e modi di dire : essere culo e camicia

Camicia e modi di dire italiani cosa significa nato con la camicia (9)
Perché diciamo che qualcuno è nato con la camicia?

Qui il significato metaforico del modo di dire italiano sembra evidente, dato che quando infiliamo l’indumento nei pantaloni, la camicia è a strettissimo contatto col nostro di-dietro!

Culo e camicia è una locuzione italiana usata in senso figurato per alludere all’esistenza di un rapporto di estrema familiarità tra due persone. L’origine dell’espressione risale ad epoche in cui non era diffuso l’uso di indumenti intimi come le mutande, e la camicia, più lunga di quelle che utilizziamo oggi (“per lo più lunga insino al ginocchio” la descriveva il Vocabolario della Crusca), era a diretto contatto con le parti intime.

Tracce dell’uso si rilevano anche in letteratura e naturalmente è inevitabile citare come esempio il Decameron di Boccaccio:

“Ed ella rimase, facendo sì gran galloría, che non le toccava il culo la camicia“.

Il distacco tra i due elementi del binomio linguistico è descritto per indicare il comportamento discinto e l’estrema scompostezza di una persona.

Camicia e modi di dire. L’espressione italiana, in questo caso, corrisponde perfettamente a quella francese cul et chemise, in cui piuttosto diffusa è anche l’espressione deux culs dans une chemise (“due culi in una camicia”), con un significato analogo.

Camicia e modi di dire: essere la camicia di Nesso

Camicia e modi di dire italiani cosa significa nato con la camicia
Nati con la camicia e altri modi di dire italiani

Nel suo significato metaforico questa espressione vuol dire tormento insopportabile, dal quale non è possibile liberarsi.

Secondo la mitologia greca, infatti, il Centauro Nesso tentò di sedurre Deianira, moglie di Eracle, che per questo l’uccise con una freccia intinta nel sangue velenoso dell’Idra di Lerna.

Il Centauro morente volle vendicarsi e, fingendosi pentito, raccomandò a Deianira di serbare la tunica insanguinata che portava in quel momento, poiché se un giorno il marito l’avesse tradita, le sarebbe bastato fargliela indossare per ricondurlo a sé.

Quando Eracle l’abbandonò per amore di Jole, Deianira decise di far indossare la “camicia” ad Eracle e, appena l’ebbe indossata, la tunica del Centauro si attaccò alla sua pelle procurandogli sofferenze talmente atroci che lo indussero a gettarsi nelle fiamme di un rogo. Deianira, infine, impazzita per il rimorso, si impiccò.

Una storia non piacevole, insomma, che rende perfettamente l’idea che vuole comunicare questo modo di dire, forse poco utilizzato, ma molto intenso nel suo significato.

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Nati con la camicia: storia della camicia nella moda

Nato con la camicia e modi di dire italiani
Nato con la camicia e modi di dire

Per definizione, la camicia è un capo d’abbigliamento di stoffa che copre il busto, e di solito ha un colletto, maniche, un taschino (a volte due taschini con o senza bottone), ed è abbottonata sul davanti.

La camicia è un indumento davvero molto antico, tanto che una veste leggera, di lino o di bisso, da portare rigorosamente sotto la tunica, era nota fino dai tempi della tarda romanità. Tra le sue caratteristiche vi erano quella di essere molto lunga e soprattutto nascosta.

Anche il termine lessicale è antico: già alla fine dell’VIII secolo nel testamento del Patriarca Fortunato ai suoi chierici, si parla di camisas et bragas.

I crociati importano dall’Oriente il camis, in uso presso i Persiani, che suggerirà la struttura definitiva della camicia con le maniche tagliate separatamente, cucite al corpo lungo i fianchi e con scollatura tonda aperta fino al petto.

L’evoluzione della camicia e la differenziazione tra quella per l’uomo e quella per la donna, dipenderanno a partire dal XII secolo dai mutamenti delle fogge degli abiti che la metteranno più o meno in evidenza. Dagli inventari delle famiglie altolocate toscane del 1400, sappiamo che le camicie da donna risultano valutate più fiorini rispetto a quelle da uomo, in quanto più preziose e ricercate.

Fino al Cinquecento la camicia era mostrata solo attraverso i tagli delle maniche della veste vera e propria e aveva diversi scopi, che si sono andati modificando nel corso del tempo:

  1. poteva essere indossata durante il bagno comune tra un uomo e una donna, quando, fino al primo Rinascimento, uomini e donne si lavavano assieme in una tinozza di legno;
  2. poteva servire a separare il corpo nudo dagli indumenti di tessuto pesante, in modo da formare una barriera contro epidermidi poco pulite;
  3. era il tipico dono e pegno d’amore nel Medioevo;
  4. a partire dalla fine del Seicento fu ornata di pizzi, diventando un vero e proprio status symbol, che permetteva di distinguere l’aristocrazia dalla plebe, che a sua volta spesso la indossava come unico abito;
  5. c’era poi la camicia da notte, non sempre indossata;
  6. in epoche molto più recenti la camicia è diventata simbolo identificativo e portatore di valori riconosciuti, per indicare l’appartenenza a un’idea politica: basti pensare alle camicie rosse dei Garibaldini, a quelle nere dei fascisti e a quelle brune dei nazisti.
Camicia e modi di dire cosa significa nato con la camicia
Nato con la camicia e modi di dire

L’importanza della camicia crebbe nell’abbigliamento maschile nel periodo barocco, quando fu inventata la cravatta. All’inizio quest’ultima era costituita da una semplice striscia di lino bianco che girava attorno al collo e cadeva in modo non ordinato sul torace.

I polsi della camicia, invece, erano mezze maniche di lino terminanti in cascate di merletti e fino al 1900 la camicia fu rigorosamente staccata dai polsini e dal colletto, mentre il collo della camicia vera e propria era corto e verticale (la cosiddetta pistagna, oggi conosciuta anche come colletto alla coreana). Con l’avvento del costume borghese del 1800, poi, il colletto doveva essere rigorosamente bianco e racchiuso in una cravatta dal nodo impeccabile. Questo stile stile era stato, infatti, dettato da Lord Brummell, che riteneva la pulizia personale fosse un carattere distintivo del vero dandy. I polsini, sempre inamidati, andavano chiusi da gemelli e per accentuare la rigidezza della camicia si inventarono anche i davanti in celluloide.

Camicia e modi di dire italiani

Fu attorno al 1860 che cominciarono a comparire le prime camicie colorate. All’inizio erano indossate solo per gli abiti da giorno, mentre per quelli da sera il bianco restava d’obbligo.

Lo sport, diffusosi dalla seconda metà dell’Ottocento, introdusse poi alcune utili novità: con il colletto floscio e attaccato, la camicia sportiva veniva portata anche senza la giacca ed era in flanella o in jeans. Quest’ultima faceva parte all’inizio di una divisa da lavoro, ma venne presto adottata dai giovani come segno di contestazione. Durante gli anni venti fu molto di moda la cosiddetta camicia button down, col collo fermato da due bottoncini sul davanti, oggi diventata un classico della moda.

Dal 1900 ad oggi tra le camicie più prestigiose al mondo vi sono quelle della scuola Napoletana, che si differenziano dalle altre per l’elevato numero di cuciture e ricami eseguiti a mano. L’attaccatura delle maniche, inoltre, avviene quando il busto è già stato chiuso e cucito. Questa tecnica usata in genere per le giacche sartoriali diventa una complicazione nella creazione per la camicia, necessaria per ottenere le caratteristiche pieghe all’altezza della spalla che donano morbidezza ed adattabilità alle diverse forme.

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