Cantautori italiani, è l’era del disimpegno

Cantautori italiani, è l'era del disimpegno

Correvano gli anni Settanta e la musica, perfettamente in linea con lo scenario sociale, si mostrava al pubblico impegnata. A dominare la scena erano i cantautori italiani, sebbene in quegli anni rappresentassero croce e delizia del panorama musicale, visto che il pubblico si divideva tra una gran parte di sostenitori e una ristretta (ma influente) cerchia di contestatori, che avevano ingaggiato una lotta senza quartiere contro di alcuni di loro.

Oggi invece la musica sembra essere cambiata. Vecchi e nuovi esponenti del cantautorato italiano, sembrano aver abbandonato l’impegno politico di quegli anni, per lasciare il posto ad una sorta di disimpegno politico, che si manifesta con una maggiore vicinanza alla gente comune e alle ansie quotidiane.

Anni Settanta, le canzoni “impegnate” dei cantautori italiani

Cantautori italiani, è l'era del disimpegno

Francesco Guccini e Francesco De Gregori avevano dichiarato apertamente il loro impegno politico. De Gregori, all’epoca rappresentante della sinistra giovanile, e Guccini, emiliano e comunista quasi per dna, nelle loro canzoni utilizzavano parole che trasudavano ideali di libertà e impegno di una generazione.

Non sempre un viatico positivo per gli interpreti, dato che proprio Francesco De Gregori pagò cara la sua appartenenza politica, protagonista della cronaca, suo malgrado.

I fatti risalgono al 1976, quando durante un suo concerto al Palalido di Milano De Gregori fu contestato da un gruppo di giovani appartenenti ai collettivi politici studenteschi, che dopo aver rumoreggiato per quasi tutta la durata del concerto, costrinsero il cantautore romano a chiudere i anticipo l’esibizione. Lo sottoposero poi ad un vero e proprio processo pubblico, poiché a loro dire l’artista era venuto meno al proprio impegno politico e sociale per il solo fatto di trarre guadagno dai propri spettacoli.

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Non ebbe sorte dissimile anche il buon Guccini, le cui canzoni erano certamente più intrise di una vena politica rispetto a quelle di De Gregori.

Guccini di fronte alle accuse provenienti un po’ da tutta la critica nazionale, intese rispondere a suo modo in musica e in quello stesso anno pubblicò una delle sue canzoni più intense, L’avvelenata, nel cui testo con la sua consueta schiettezza disse la sua a chiunque lo avesse fino a quel momento accusato di essere tutto e il contrario di tutto.

 

 

E come non citare alcuni gruppi che sulla dichiarata appartenenza politica hanno di fatto basato una carriera, come i 99 Posse, il cui leader storico, Luca Persino, meglio conosciuto come O’ Zulù, si è recentemente scagliato contro chi, ad inizio carriera, gli ha cucito addosso una sorta di aurea cheguevaresca, architettata ad hoc per far vendere più dischi.

Per non parlare dei CCCP, guidati da Giovanni Lindo Ferretti, i quali dopo essere stati per anni “Fedeli alla linea”, sembrano aver intrapreso un percorso diverso.

Il cambiamento nei temi e nei testi

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Col tempo le cose sono decisamente cambiate, è cambiata la politica, ci sono ideali diversi e negli anni, nel lavoro dei cantautori, è andato via via scemando l’impegno politico. In tempi recenti c’è chi ha in qualche modo preso le distanze dalla politica, rea di essere sempre meno vicina agli interessi del popolo e più attenta ai propri.

Il primo della lista è stato proprio Francesco De Gregori. Nei suoi testi, oggi, temi che l’attualità pone all’attenzione di tutti: immigrazione, tutela dell’ambiente, precarietà nel mondo del lavoro.

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Più vicini al sociale, ecco la protesta dei cantautori italiani di oggi

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Diversi sono anche i canali attraverso cui si manifesta il dissenso, ecco quindi che cantanti come Fiorella Mannoia, affidano la propria “protesta” ai social network, oppure un rocker di razza come Ligabue esprime nel suo recente brano “Non ho che te”, usando il linguaggio del rock, il disagio provato da un uomo (nel quale ci si può facilmente rispecchiare) che si ritrova improvvisamente senza un posto di lavoro, e con tanti “vorrei ma non posso”.

 

 

Un altro esempio è quello offerto dal trio Fabi, Gazzè e Silvestri, che nel loro recente lavoro Il padrone della festa, nella title track dell’album, scrivono testualmente:

«Ciò che ti riguarda mi riguarda come ciò che lo riguarda ti riguarda, se siamo ammanettati tutti insieme alla stessa bomba» e ancora continuano i tre artisti «Il tetto delle nostre aspettative è così basso che si potrebbe anche toccare… e la vita media di una prospettiva è una campagna elettorale».

 

 

Il cambiamento ha portato musicisti anche di generi diversi a rivolgere sempre più l’attenzione al sociale, mettendosi a disposizione di iniziative diverse. Accade che anche artisti del mondo jazz – genere solitamente alieno dall’avere una benché minima connotazione politico-sociale – come Paolo Fresu, , abbiano unito le forze rendendosi protagonisti, lo scorso 6 settembre a L’Aquila, di una serata per raccogliere fondi e sensibilizzare alla ricostruzione del centro storico della cittadina abruzzese, colpita nel 2009 da un disastroso terremoto.

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