Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

Quanto è difficile fare musica oggi? Cosa sente di dover veramente esprimere un cantautore? Cosa significa essere giovane (a trent’anni possiamo ancora considerarci giovani?) e voler vivere di musica lo abbiamo domandato a Michele Maraglino, cantautore tarantino classe 1984, al suo secondo album con Canzoni Contro la Comodità, uscito il 25 Febbraio scorso per La Fame Dischi.

Vincitore del premio speciale “I Postumi di Fred” al Premio Buscaglione 2013 e finalista del Premio DEMO D’AUTORE 2013 Demo Radiouno, Michele ha portato in questo nuovo lavoro

“le storie di una generazione bipolare, divisa tra chi è alla continua ricerca di comodità e chi si attiva per lanciarsi in avventure lontane dal divano”.

Classe 1984, fai parte di quella generazione di trentenni che non riescono a trovare collocazione nella società di oggi. Perchè Canzoni Contro la Comodità? Siamo davvero bamboccioni?

Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

Non lo so se siamo bamboccioni, ma non credo sia il tema centrale della questione. Il problema secondo me è che [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]non sappiamo più correre nessun rischio. Ci terrorizzano le difficoltà, i problemi[/inlinetweet]. È come se non fossimo più abituati a vivere sotto pressione.

Tutti cercano di evitare questo genere di cose. Tutti vogliono stare tranquilli. Qualsiasi cosa facciamo dobbiamo avere una via di uscita. Nessuno si butta in qualcosa se non ha fatto tutti i suoi calcoli, se non ha la sicurezza. Nessuno deve farsi male.

E la gente preferisce questo eterno galleggiare, dove le emozioni non sono piene perché sospese e tenute a freno, solo per la paura di perdere quel poco che si ha. È questa la comodità di cui parlo nel mio nuovo disco.

Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]La maggior parte della gente non crede in niente così fortemente da correre il rischio di perdere tutto, di fallire[/inlinetweet]. E invece io credo che toccare il fondo ogni tanto sia necessario, sia liberatorio. Perchè ti mette a nudo di fronte agli altri.

Ed è solo quando ti sei liberato dalla paura del giudizio degli altri che comincia veramente la vita. La tua vita. Quella vera. Quella veramente tua.

Autore di libri, vincitore di molti premi e protagonista anche di alcune comparse in tv. Ci racconti chi è Michele?

Citando la mia canzone Se non saremo forti abbastanza, sono uno che ha provato “la bellezza della fatica”. Sono uno che si è conquistato con fatica tutto quello che ha. Uno che ha fortemente voluto la vita che fa.

Quanto è difficile essere un cantautore in un mondo musicale in cui le etichette indipendenti faticano sempre un po’?

Vuoi sapere quanto è difficile? Prova a pensare di avere un’azienda che produce un prodotto che poi però non vende ma praticamente regala. Prova a pensare come può questa azienda essere il tuo lavoro principale.

È questo il paradosso che vivono etichette indipendenti e artisti annessi. Noi stiamo qui a scrivere canzoni e a stampare dischi che poi nessuno compra. Siamo mossi dalla passione ma poi la passione finisce.

Canzoni Contro la Comodità, la musica non è solo un rimedio [INTERVISTA]

È una partita che perdiamo tutti. È una partita che perde soprattutto la musica la cui qualità si è abbassata notevolmente.

“Contro la comodità” bisogna sempre lanciarsi in nuove avventure. Qual è la tua prossima avventura?

Be’ ovviamente continuare il “Canzoni Contro la Comodità Tour” (CCC Tour). Poi dovrò fare una cosa che il solo pensiero già mi stuzzica: il terzo disco.

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