Cassette a Sonagli, 8 anni di cammino di Luca Faggella [INTERVISTA]

Cassette a Sonagli, 8 anni di cammino di Luca Faggella

Il cantautore e compositore livornese Luca Faggella può vantare una storia pluridecennale che lo ha portato sulle strade più disparate.

Grazie a Pirames International viene resa ora disponibile online la raccolta Cassette a Sonagli, che contiene i risultati di una selezione effettuata sui brani di centinaia di cassette audio datate tra il 1983 e il 1991.

La raccolta fu per la prima volta pubblicata in modo non ufficiale nel 2005: al suo interno troviamo folk, new wave, post punk, psichedelia, sperimentazioni e digressioni.

Si tratta di un album di grande varietà, che interesserà sicuramente tutti coloro che amano la musica tra gli anni ’80 e ’90. Luca Faggella ha poi regalato al Pinguino un prezioso spaccato di quel periodo, vissuto tra Livorno, Manchester e Bruxelles.

La prima cosa che colpisce, dopo un ascolto completo di Cassette a sonagli, è la grande varietà dei brani, che non è da poco anche se si considera che tra il brano più vecchio e il più recente sono passati otto anni.

Sì, ci sono brani di assoluta sperimentazione sonora, che prescindono per esempio da melodie e senza nessun tipo di costruzione armonica, come Tram Giallo.

Poi ci sono canzoni semplicissime, quasi primitive e ispirate da wave e post punk del periodo (Away o My vicious brain), accanto a episodi di hardcore folk come Colazione per tre o Denti di cane, che è fatta come una canzone folk ma concepita come certe cose di Brecht Weill o addirittura del Baal di Brecht, appunto.

Le differenti ambientazioni si spiegano negli 8 anni di “cammino” musicale che l’album propone. Ho fatto una scelta che rappresentasse cosa sono diventato attraverso le varie tappe del percorso che mi sembravano più interessanti.

C’è qualcosa che ricordi con particolare piacere, di quegli anni?

Quasi tutto. Dei primi anni ’80 il fatto che chi suonava e faceva questo genere di cose (post punk e wave) era una specie di pioniere: ogni cosa era una scoperta.

Nell’86 iniziai a proporre delle mie canzoni voce e chitarra acustica, ma erano in pratica le stesse cose punk che facevo prima con altri suoni. Era poi divertente registrare con mezzi assolutamente di fortuna, come due registratori Teac a cassette e un mixerino (non avevo neanche il 4 piste). Usavo strumenti giocattolo: una batteria a pad Mattell, il VL-1 Casio, il Bontempi…

Era veramente giocare, scoprire e divertirsi, tantissimo. Va da sé che la qualità tecnica è sotto il livello del mare. Ma c’è tanto divertimento e amore che suppliscono bene alla cosa.

Cassette a Sonagli, 8 anni di cammino di Luca Faggella (3)

Da questo, come da altri tuoi lavori, si capisce che non hai particolari difficoltà a cantare in Italiano come in altre lingue.

Sai, i cantanti lo fanno sempre. Le lingue sono suoni, la voce uno strumento. Si impara e si cerca di cantare nella propria lingua e in altre se serve allo scopo. Io mi trovo abbastanza bene con l’Inglese e il Francese.

Ho cantato anche in Yiddish e Ladino, ma ovviamente sono massimamente a mio agio nella mia lingua.

Per un giovane cantautore era più facile emergere allora oppure è più semplice oggi?

Credo oggi senza dubbio, anche se adesso c’è il fatto che sono davvero in tantissimi a suonare. Ma si sono moltiplicati gli spazi. Alla fine anni ’70 e nei primi ’80 a Livorno non c’era nessuno spazio per suonare, nessun locale o altro.

I nostri live si svolgevano davanti a un pubblico sbigottito e divertito a qualche rara Festa de l’Unità che ci accogliesse, o in occasioni promosse da enti locali o autorganizzate. Non esistevano strutture organizzate, management, uffici promozione, erano poche le etichette indipendenti e spesso in qualche modo legate al mainstream.

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]Noi musicisti alle prime armi allora eravamo marziani. Con poche speranze di uscire allo scoperto davvero[/inlinetweet].

Cassette a Sonagli, 8 anni di cammino di Luca Faggella (2)
Luca Faggella, foto di Lucarelli da Wikipedia

 

Quanto c’è di Livorno in questa raccolta?

Abbastanza ma ci sono anche i viaggi che allora facevo in Europa a volte con lunghe permanenze. C’è tanta Manchester, che allora viveva Joy Division, Durruti Column, ecc. Era un faro. C’è anche Bruxelles, dove ho registrato i brani più “recenti” nella casa dove abitavo.

Quando arrivai, la scena musicale bruxellése significava Colin Newman, Tuxedomoon, Minimal Compact: era una scena molto più ardimentosa e sperimentale di quella italiana, per certi versi. E stimolava a liberarsi anche della forma canzone, di cercare e ricercare suoni e ambienti sonori diversi da quelli già percorsi.

Con una carriera così lunga, c’è qualcosa che non hai ancora fatto e che ti piacerebbe fare?

Mille cose, davvero: ho scritto anche musica strumentale e mi piacerebbe prima o poi poterla suonare in concerto, e anche cose per archi, ottoni e percussioni… Adesso per esempio ho pensato di proporre il Concerto a Sonagli, che debutta a Campi Bisenzio dove presenterò anche il disco di Carlo Monni & Banda alle Ciance, che ho appena prodotto per Goodfellas insieme a Marco Fagioli.

Mi piacerebbe produrre altri musicisti e cantanti, e infatti sto affrontando la produzione del poeta e scrittore Aldo Galeazzi, che ha scritto alcune belle canzoni. Abbiamo finito la pre-produzione e entriamo in studio la prossima settimana: mi piacerebbe scrivere un romanzo che ho lì incompiuto, o meglio, confuso. Mi piacerebbe ordinarlo e finirlo. [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]Poi che si pubblichi o no mi importa meno, ma finire le cose mi piace. Compierle[/inlinetweet].

E sto provando lo spettacolo del prossimo album, che uscirà in Novembre: sì, ci sono tante cose che vorrei fare ancora. D’altra parte “Suonare” in certe lingue (Francese, Inglese, Tedesco) è la stessa parola con cui si dice “Giocare”. C’è una base di divertimento e gioco che non appassisce mai. In fondo siamo bambini: un po’, un bel po’ più grandi.

Ma non siamo “altre” persone rispetto al bambino che eravamo e quindi, il gioco è sempre bello e si ha sempre voglia di sperimentare.

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