Le cause della Xylella fastidiosa: esperimento batteriologico o tragica fatalità?

cause della xylella fastidiosa
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Ulivi contaminati dalla Xylella – Foto da leccezionale

 

Da più di un anno un batterio tiene sotto scacco centinaio di agricoltori salentini. Le cause della Xylella fastidiosa, che sta decimando tantissime piante d’ulivo e sta mettendo in ginocchio un’intera filiera di produzione, sono ancora poco chiare e molto discusse. Ma sugli effetti le idee sono molto chiare: [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]oltre all’impatto ambientale, si è potuta registrare un’impennata nel costo dell’olio d’oliva[/inlinetweet].

Cerchiamo di capire meglio cosa sia questo batterio e quali siano le numerose teorie circa le cause della Xylella fastidiosa e la sua diffusione nel Salento, partendo dalle più semplici a quelle che, per ora, sono state etichettate come “teorie del complotto“.

Cos’è la Xylella

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Immagine da GreenPlanner.it

 

La Xylella fastidiosa è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria. Questo microrganismo è tristemente famoso per i danni ingenti che provoca alle coltivazioni agricole, provocando la Malattia di Pierce nella vite, la clorosi variegata negli agrumi e il disseccamento negli ulivi. Inoltre provoca il cancro degli agrumi negli agrumi e la bruciatura delle foglie nell’oleandro.

Una volta infettata la pianta, i batteri portano alla formazione di un gel nello Xilema, ovvero nel legno della pianta, ostruendo l’irradiamento dell’acqua attraverso i vasi linfatici, e quindi bloccando la sua nutrizione. Tutto ciò comporta il disseccamento della pianta, partendo prima dal singolo ramo per poi estendersi in intere branche o su tutta la pianta.

La Xylella nel Salento

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Taglio di ulivi malati – Immagine da Quotidiano di Puglia

 

Nel 2010 si svolse a Bari un convegno internazionale organizzato dal Cost 873, rete europea di scienziati che annovera al suo interno studiosi di fama mondiale. In quella occasione il batterio fu deliberatamente importato in Italia e ne fu regolarmente consentito l’accesso per motivi di studio.

Questa notizia sarebbe passata inosservata se non fosse che, in breve tempo, il batterio della Xylella fastidiosa si sarebbe diffuso in tutto il Salento raggiungendo, nel giro di un anno, una dimensione catastrofica.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]A seguito di ben tre esposti da parte degli ambientalisti, nel 2014 la Procura di Lecce ha voluto vederci chiaro[/inlinetweet], tanto da aprire un fascicolo a carico di ignoti con l’obiettivo di capire chi ha importato tale batterio e se le strategie messe a punto dalla Regione Puglia siano state efficaci.

Infatti, l’Ente Regione Puglia ha messo in atto una serie di azioni di contenimento mirate, guidate dal pressing dell’Unione Europea che ha più volte minacciato di mettere in quarantena l’intero Salento. I provvedimenti hanno visto l’eradicazione degli alberi, la distruzione della legna e il blocco dei vivai.

Alcuni agricoltori lamentarono, però, la scarsa informazione da parte della Regione Puglia sull’imminente taglio degli alberi e denunciarono l’eliminazione di piante sane.

Le cause della Xylella fastidiosa: un “regalo” dalla Costarica?

Ulivi malati nel Salento - http://loradelsalento.diocesilecce.org/wp-content/uploads/2014/12/olivi.jpg
Ulivi malati nel Salento – Immagine da diocesilecce

 

Alla teoria della diffusione a seguito dell’introduzione, irresponsabile, del batterio a seguito del convegno citato in precedenza, si è affiancata un’altra delle cause della Xylella fastidiosa che oggi gli inquirenti ritengono più probabile.

Nonostante abbiano più volte lamentato l’impossibilità di indagare, a causa dell’immunità giudiziaria di cui gode l’Istituto Agronomico Mediterraneo. Non potendo di fatto eseguire perquisizioni ed effettuare sequestri, si è potuto verificare che il tipo di Xylella importato in quella occasione non corrisponde al ceppo che ha infettato gli ulivi del Salento.

Successivamente, infatti, è stato individuato il ceppo che sta infestando gli Ulivi del Salento, ovvero la Xylella fastidiosa subspecie pauca ceppo codiro, che corrisponde al ceppo individuato negli oleandri in Costarica. Si è quindi ipotizzato che tale batterio sia stato accidentalmente importato per il tramite di alcune piante ornamentali provenienti dal Costarica. A ulteriore conferma di tale ipotesi giunge la notizia che in Francia e Olanda sono state intercettate piantine da caffè provenienti dal Costarica infettate dallo stesso ceppo della Xylella. Poiché tale batterio si adatta facilmente a vari tipi di piante, è facile dedurre che sia passato dalle piantine ornamentali agli ulivi con estrema facilità.

C’è da considerare anche l’abitudine di impiantare piante esotiche, sia nelle masserie che nei giardini di abitazioni private, che possono aver contribuito alla diffusione del batterio.

L’ipotesi della guerra batteriologica

Immagine da http://www.sapereeundovere.it/wp-content/uploads/2015/03/1239.jpg
Immagine da saperedovere

 

Sul giornale Il Fatto Quotidiano viene esposta un altra teoria, secondo la quale questa epidemia è il risultato di sperimentazione, purtroppo, finita male.

Ma andiamo con ordine. Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo di Torino e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, afferma che la presenza del batterio della Xylella presenta alcuni aspetti che vanno oltre la fatalità. Caselli ha coordinato il terzo rapporto sulle agromafie, nel quale il primo capitolo è dedicato in toto alla vicenda salentina, che è stato promosso da Coldiretti e realizzato insieme all’Eurispes. Il Presidente Gian Maria Fara afferma che

 

è una vicenda unica. Per i suoi contorni e implicazioni, non ha eguali. Che Xylella sia stata importata è un fatto, come pure che in questa storia paiono esserci tutti i presupposti di una guerra chimica o batteriologica”.

 

Viene facile tacciarla come “teoria del complotto“. Ma non è proprio così. Gli studi fatti nel 2008 dalla rete europea dei batteriologi concludono che “di tutte le specie batteriche elencate, solo Ca. Liberibacter spp. e Xylella fastidiosa, entrambi patogeni per gli agrumi, potrebbero essere considerate tali da soddisfare i criteri proposti per le armi biologiche. La coltura di agrumi è la base delle industrie di succhi e frutta, aziende che sono così grandi che gravi danni per loro potrebbero avere significative conseguenze per queste economie negli Stati Uniti e nell’Europa, dove l’agente patogeno non è ancora presente“.

Ed ora che ha puntato e colpito la monocultura dell’ulivo nel Salento, Gian Carlo Caselli conclude che “ci sono, però, concomitanze anomale, strane, tanto da far ipotizzare – e ad oggi solo ipotizzare – che potrebbero esserci profili ed aspetti non casuali“.

A rendere ancor più ingarbugliata la vicenda ci pensano le relazioni consegnate dalla Forestale, pochi giorni fa, nella quale concludono che non si può affermare che il ceppo della Xylella fastidiosa isolato negli agri di Gallipoli siano gli stessi di quelli isolati in Costa Rica, come invece dichiarato dagli studiosi che a Bari stanno analizzando il fenomeno.

Quindi rimane aperta un’ulteriore teoria, che porta direttamente in Brasile dove è presente la Alellyx, società che per prima ha sequenziato il DNA della Xylella e che lavora a piante resistenti a questo batterio. Questa società, inoltre, è stata acquisita nel 2008 dalla Monsanto, nota multinazionale specializzata in organismi OGM.

Tutto ciò rappresenta solo una ipotesi tra quelle sulle cause della Xylella fastidiosa che, però, non è stata tralasciata dalla magistratura, che vuole vederci chiaro.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Sabina Guzzanti si è dichiarata favorevole a tali ipotesi, pubblicando su Facebook una intervista al cantante dei Sud Sound System[/inlinetweet], di cui riportiamo il post.

ScreenShot dalla pagina facebook di Sabina Guzzanti
ScreenShot dalla pagina facebook di Sabina Guzzanti

 

Questa teoria è stata duramente attaccata dal giornale “Il Foglio“, a firma di Giordano Masini, nel quale, con un tono fortemente ironico cerca di smontare la tesi canzonando, oltre a Sabina Guzzanti, i Sud Sound System, Al Bano e i Negramaro.

La UE e il taglio degli alberi

Taglio ulivi malati - Immagine da http://www.quotidianodipuglia.it/FotoGallery_IMG/HIGH/20140728_75356_xylella.jpg
Taglio degli ulivi malati – Immagine da Quotidiano di Puglia

 

E quindi giunge il triste epilogo di questa vicenda. Ovvero l’UE ha ordinato il taglio degli ulivi infetti e lo smaltimento del legno contaminato. Il commissario Ue alla salute e sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha ribadito l’urgenza di “tagliare subito tutti gli olivi contagiati da Xylella fastidiosa“.

Tale decisione ha trovato forte opposizione di note personalità italiane, come la già citata Sabina Guzzanti, i Sud Sound System e Al Bano. Molti agricoltori asseriscono che gli ulivi possono essere curati e, quindi, ritornare alla vita, mostrando e pubblicando le foto delle loro piante.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]La UE ha assicurato che non ci saranno tagli indiscriminati ma solo un taglio selettivo delle piante ammalate.[/inlinetweet]

Questa vicenda è in continua evoluzione e tocca una eccellenza italiana nel mondo come l’olio d’oliva, che concentra nel Salento la maggior quantità di produzione. A prescindere dalla vera causa di questa epidemia, augurandoci che la magistratura sciolga presto il bandolo della matassa, non possiamo non considerare che l’introduzione di specie aliene in un ecosistema diverso e lontano dal loro luogo d’origine possa creare gravissimi danni, spesso incontrollabili.

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