Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato

Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato
Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato

Guardando cieli stellati sogniamo, guardando cieli stellati amiamo, guardando cieli stellati ci interroghiamo sull’esistenza e ammiriamo il creato.

Nulla in natura ha un potere evocativo maggiore di un cielo notturno e lo dimostrano le infinite creazioni del genio umano legate a questo spettacolo naturale.

Cieli stellati hanno ispirato grandi artisti, ma cieli stellati sono diventati anche il simbolo di golosissime leccornie.

Scopriamo insieme le connessioni tra cucina, arte, letteratura e musica nella nostra consueta rubrica KEEP C.A.L.M.!

Musica a cinque stelle con i Coldplay

Cause you’re a sky, ‘cause you’re a sky full of stars
I’m gonna give you my heart
‘Cause you’re a sky, ‘cause you’re a sky full of stars
‘Cause you light up the path…

Il brano A sky full of stars del 2014 dei Coldplay continua a scaldare ed emozionare i fans della celebre band britannica che sta registrando il sold out negli stadi di mezza Europa con il loro tour estivo.

La melodia sognante delle note iniziali lascia il posto ad un piglio più deciso e scatenato nel resto del brano che, anche a livello scenografico, risulta essere coinvolgente e magico proprio come un cielo pieno di stelle durante i loro concerti.

Il gruppo, composto da Chris Martin (voce, pianoforte, chitarra), Jonny Buckland (chitarra), Guy Berryman (basso) e Will Champion (batteria), si è formato a Londra nel 1997 e ha raggiunto la fama mondiale solo tre anni più tardi col singolo Yellow, contenuto nel loro primo album Parachutes.

Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato

Nei primi anni inevitabile non notare la grande influenza dei Radiohead e degli U2, sapientemente rivisitata e miscelata con un rock alternativo. Più tardi con i successivi lavori come Viva la vida or Death and All His Friends, decidono di adottare uno stile meno individualista e più legato al pop e al rock di quegli anni (2008).

Sempre alla ricerca di nuove ed interessanti sonorità, nel 2011, a detta dello stesso Chris Martin, la band scrive e compone il suo miglior lavoro con un album dal titolo insolito e misterioso Mylo Xyloto, nel quale trovano spazio interessanti spunti elettronici, atmosfere oniriche e sonorità più vicine al mondo della discoteca.

Nel 2014 si avverte tutta la malinconia attraverso melodie essenzialmente acustiche, risultato di vicende personali che inevitabilmente influenzano i brani dai suoni rarefatti e da parole quasi recitate.

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Nell’ ultimo album infine, la cui uscita risale al dicembre 2015, la tristezza fa nuovamente posto al pop un po’ meno rock in favore di note più folk e divertenti.

Giotto e il capolavoro dell’arte medievale, tra stelle dorate e blu lapislazzulo

Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato

La Cappella degli Scrovegni è una piccola chiesa affrescata da Giotto a Padova, tra il 1303 e il 1305 su commissione di Enrico Scrovegni, illustre personaggio padovano di quegli anni.

Ad un’unica navata, coperta da una volta a botte, con una piccola abside coperta da una volta a crociera, nella cappella Giotto realizzò un programma iconografico basato sulle storie tratte dalle vite della Vergine e di Cristo.

Sulla controfacciata (la parete interna del muro nel quale si apre il portale d’ingresso) è rappresentato invece il Giudizio Universale. Le Storie, suddivise in 39 scene, sono affrescate su tre fasce sovrapposte, mentre la quarta, posta un po’ più in basso, contiene le rappresentazioni allegoriche dei Vizi e delle Virtù.

Indiscutibili sono le analogie stilistiche tra la Cappella degli Scrovegni e gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi, ma a Padova, l’artista fiorentino realizza con maggior peso i corpi, i volumi sono molto più rotondi, ben lontani dalla rigidità bizantina anche grazie ad un sapiente utilizzo del chiaroscuro e dell’accostamento dei colori.

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Tuttavia se nella rappresentazione della figura umana mostra una grande padronanza, non altrettanto fa nella costruzione dello spazio.

Infatti tra i due cicli di affreschi cambia in maniera evidente il rapporto tra spazio e figure: in quelli di Assisi lo spazio è scandito con precisione soprattutto nella definizione dei piani d’appoggio delle figure, persino gli elementi architettonici entrano nelle rappresentazioni definendo lo spazio in modo preciso ed ordinato; in pratica ogni personaggio trova il suo spazio ed una giusta collocazione.

A Padova il rapporto tra figure e spazio non è sempre risolto in modo pertinente. Ed è qui che si nota l’incertezza di Giotto che sembra quasi avere una sorta di involuzione rispetto a quanto affrescato ad Assisi.

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Ma al di là di ciò che è stato dipinto, dei personaggi, delle storie, della loro realizzazione e collocazione nello spazio, ciò che rapisce inevitabilmente lo spettatore, sono queste immense volte di un blu oltremare con stelle dorate che sovrastano lo sguardo incredulo e rapito del visitatore.

Il più noto ma soprattutto il più pregiato tra i pigmenti utilizzati dagli artisti medievali era proprio il blu oltremare, ottenuto dalla polverizzazione di un minerale: il lapislazzulo. Già utilizzata come ornamento dagli Egizi, questa pietra si trova soprattutto in Oriente, con esattezza in Afghanistan, dove è stato individuato un grezzo e poco curato oltremare in pitture murali del VI e VII secolo, mentre il suo uso non si diffuse in Occidente sino al XIV secolo.

Nel 1464 Filarete scrisse nel suo Trattato di architettura:

Il blu più bello è ricavato da una pietra e proviene da terre al di là dei mari.

E sono proprio la distanza e il difficoltoso procedimento preparatorio che lo resero un minerale molto costoso e, quindi, anche molto pregiato e ricercato, tanto che i pittori lo usavano con dovuta parsimonia sostituendolo spesso con un altro pigmento più economico, l’azzurrite.

Nella cappella degli Scrovegni il blu oltremare venne impiegato solo a secco – perché scoloriva con gli acidi ma resisteva bene alla luce – e venne applicato con dei leganti sull’intonaco asciutto.

I pigmenti blu erano quindi essenzialmente due: l’oltremare, il più prezioso ottenuto dai lapislazzuli ridotti in polvere, e l’azzurrite. Nelle pitture murali, il blu veniva usato di solito per gli sfondi, con lo stesso valore simbolico che aveva l’oro nelle tavole tipicamente bizantine (polittici).

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Perfino Cennino Cennini nei primi del Quattrocento, nel suo Libro dell’arte sottolineava quale fosse la sua stima e considerazione per il blu oltremare abbinato per l’appunto all’oro:

Azzurro oltramarino si è un colore nobile, bello, perfettissimo oltre a tutti i colori; del quale non se potrebbe né dire né fare quello che non ne sia più. (…) E di quel colore, con l’oro insieme (il quale fiorisce tutti i lavori di nostr’arte), o vuoi in muro, o vuoi in tavola, ogni cosa risplende

Sorella luna e le stelle nel Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi

…Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle…

Il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi (1181-1226) è una tra le testimonianze più importanti della nostra letteratura. Il Cantico è concepito come una lode a Dio per la bellezza del suo creato e alterna elementi della tradizione dell’Antico Testamento con espressioni linguistiche tipiche della lingua volgare (da vulgus, cioè lingua del popolo) del tempo.

Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato

Stando all’agiografia, il testo, dettato da Francesco ad un frate, è il risultato di una visione di pace e serenità dopo una lunga notte di sofferenze a causa di un’infermità agli occhi; la data di composizione dovrebbe essere il 1224.

L’andamento del testo denota uno stile semplice, diretto e comunicativo, secondo le finalità del Cantico, ma ciò non sottrae al componimento l’uso sapiente di alcuni accorgimenti retorici che conferiscono efficacia al messaggio di lode e alla sua stesura di natura letteraria.

Religiosità, spiritualità, devozione e ammirazione sono i sentimenti che san Francesco comunica nell’opera, avvalorati da una fede indiscutibilmente semplice e sentita, fondata sulla preghiera e la predicazione. La bellezza e l’armonia della Natura diventano così, per Francesco, il mezzo attraverso il quale scrivere e dedicare un inno di lode al Dio creatore dettato appunto dalla contemplazione e dall’estasi dinanzi alla realtà che lo circonda.

Ciò giustifica l’utilizzo tutt’altro che parsimonioso di aggettivi a gruppi di due, tre o addirittura quattro (“bellu e radiante”, v. 8; “clarite et preziose et belle”, v. 11; “multo utile et humile et pretiosa et casta”, v. 16), che comunicano tra le righe l’entusiasmo sincero del frate francescano.

La Natura è insomma la reale protagonista del canto, attraverso i suoi quattro elementi (Aria, Acqua, Terra, Fuoco) e Francesco si sente talmente vicino ad essa da chiamare il sole fratello e la luna e le stelle sorelle.

Cieli stellati e dolcezza: i Pan di stelle, una golosità stellare!

Cieli stellati, tra musica, arte, poesia e biscotti al cioccolato
Cieli stellati hanno ispirato grandi artisti, ma cieli stellati sono diventati anche il simbolo di golosissime leccornie.

Prodotti e confezionati dalla Mulino Bianco, i Pan di stelle sono i golosissimi frollini al cacao dall’intenso ed inebriante profumo, che dal 1984 donano agli italiani un dolce risveglio.

Piccoli ma ricchi di gusto sono così famosi non solo per il loro sapore ma per le inconfondibili stelle glassate che arricchiscono ancor di più un biscotto già di per sé riuscitissimo.

Talmente buoni che la casa madre ha pensato bene di estendere la produzione realizzando altre deliziose ricette che hanno come comune denominatore gli ingredienti base.

Da qui nascono le barrette ai cereali, il morbido Mooncake dal cuore di cioccolato, la Torta, anch’essa farcita con crema al cioccolato, la Merendina con l’innovativa crema al latte ma dal tenero pan di spagna, i cereali e infine, per deliziare i nostri palati anche durante la stagione estiva, il Gelato al biscotto.

La ricetta? Difficile saperla. Le imitazioni non si sono certo fatte attendere ma nessuno finora è riuscito nell’impresa e forse mai ci riuscirà. Nel frattempo non ci rimane che mangiarli in tutte le varianti sognando davanti ad un cielo stellato e chissà che non cada una stella!

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