Come dovrebbe essere una Smart City?

Come dovrebbe essere una Smart City

Smart City: app e autocertificazioni

Una smart city è una città che è “amica” dei cittadini.

Amica in tutti i casi, sia quando deve dare servizi, che quando deve incassare, ma soprattutto quando si tiene in contatto utilmente con i cittadini stessi.

Il sistema sarebbe perfetto se questa città fosse così “smart”, cioè intelligente, da prevenire le esigenze invece di inseguirle.

Non sono definizioni impossibili da realizzare, gli strumenti ci sono tutti. E forse ce ne sono anche troppi, perché l’ideale è un sistema aperto a tutti i contributi.

I servizi che può erogare una città sono molteplici e normalmente ci si accede attraverso canali diversi, in genere scomodi o che obbligano a visitare uffici anche quando non è necessario.

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Ovviamente se serve una firma dovrò andare per forza al comune, ma nel 2014 spesso potrei (o meglio dovrei poter) autocertificare i dati, spedirli per email, fax o posta, ricevere informazioni sulla pratica magari via SMS, per gli avvisi più semplici, e tramite PEC, per le comunicazioni ufficiali.

Magari potrei anche accedere a servizi di mobilità o di refezione scolastica con modalità telematica in tempo reale, senza carta e file.

Se devo pagare un servizio mi si dovrebbe rendere possibile un ventaglio di soluzioni quali carta di credito, bonifici e pagamenti online in banca e posta, o per i pagamenti ricorrenti dovrei avere l’opportunità di domiciliare il servizio una volta per tutte.

Magari utilizzando app per smartphone e con un sistema che mi ricordi le scadenze e poi mi proponga le modalità di pagamento.

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Via mail ricevere informazioni su richiesta è facile. È meno frequente ricevere informazioni georeferenziate sugli eventi: dove sono, come accedervi con i mezzi pubblici, in auto, in moto e le eventuali limitazioni o le possibili agevolazioni.

Solo in caso di ingorghi e collassi del traffico ricevere via SMS strade alternative o usare i pannelli a messaggio variabile che tante città hanno e non usano o sottoutilizzano, segnalare eventuali ritardi dei sistemi di trasporto pubblico.

Inoltre perché non avere sempre disponibili a richiesta  i dati sul traffico, sugli accessi al centro storico, sull’inquinamento, sulle previsioni meteo, sui livelli dei fiumi, sulle allerte meteo?

Sono tutti dati già esistenti, ma si potrebbe avere di più. Informazioni sui pagamenti ricorrenti con alert in caso si sia in prossimità della data ultima, ad esempio, o addirittura essere informati in tempo reale se si viene multati.

Tutto questo non richiede nulla di nuovo, ma con qualche sviluppo si potrebbe avere ben di più da una città che si definisca realmente smart.

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I vantaggi della Smart City

Pagamenti di sosta online o tramite apposite app, magari a prezzi non deliberati dalla giunta ma legati alla reale disponibilità, in un range di prezzi prefissato, con l’opzione di poter confrontare con i prezzi dei parcheggi in struttura, anche essi resi dinamici. Il tutto completato dalla possibilità di poterli prenotare direttamente da mobile.

Perché pagare 1,50 euro sia il giorno in cui c’è un concerto o un evento sportivo, sia il giorno in cui l’area di sosta è semivuota? Perché pagare prenotando, come chi arriva all’ultimo secondo?

Perchè per accedere al centro dovrei pagare sempre 5 euro, sia che il traffico sia ridotto e le condizioni di inquinamento ottimali che nel periodo di massimo traffico e massimo inquinamento?

Questo sarebbe un modello realmente green perché ridurrebbe, e non di poco, il traffico, dematerializzando le pratiche e introducendo tariffe non fisse per mobilità, accesso e sosta, riducendo le ore spese agli sportelli e l’inquinamento per la mobilità correlata.

Se il tutto fosse coadiuvato da mobilità sostenibile, con un valido servizio pubblico di trasporto, supporto alla mobilità ciclabile e alla mobilità elettrica, facilitazioni per chi fa car pooling e incentivi per il bike e il car sharing si può realizzare un vero circolo virtuoso.

La mobilità alternativa esiste e la parte più attiva della cittadinanza potrebbe usarla, riducendo il traffico e l’inquinamento, mentre per chi volesse accedere anche in casi critici ci sarebbero tariffe adeguate.

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Smart City e l’impronta ecologica

La ciliegina sulla torta sarebbe l’impronta ecologica del cittadino che potrebbe essere desunta da tutte queste pratiche una volta monitorate. Lungi dal voler penalizzare chi è meno ecologico, a chi usa servizi ecologici potrebbero essere offerte attività o bonus culturali (ingresso gratuito o agevolato a fiere, musei, mostre) o bonus anche di mobilità per occasionali accessi.

 

Si tratta di applicare il principio dei certificati verdi che le aziende virtuose potrebbero rivendere alle aziende inquinanti. In questo caso il bonus per attività ecocompatibili ritornerebbe al cittadino stesso, che magari sarebbe incentivato a essere sempre più ecocompatibile perché oltre ad essere virtuoso moralmente, sarebbe anche conveniente nella vita reale.

Questa smart city non esiste ancora, ma tante città sono già attive su una o più aree dell’elenco che abbiamo stilato. Se si volesse realmente, con l’integrazione dell’esistente saremmo solo a pochi passi dal risultato atteso, sebbene una città si potrebbe definire smart e green se anche solo facesse la metà di quanto ipotizzato.

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