Digital Freelance 2.0, a Lecce si parla dei lavori del futuro [EVENTO]

Digital Freelance 2.0, a Lecce si parla dei lavori del futuro
Digital Freelance 2.0, a Lecce si parla dei lavori del futuro
Digital Freelance 2.0, a Lecce si parla dei lavori del futuro

Il mondo si muove sempre più nella direzione della tecnologia e dell’innovazione e anche il lavoro non può fare a meno di seguire questo trend. In un mercato occupazionale completamente modificato, non solo dalle leggi, ma anche e soprattutto dalle nuove urgenze sociali e dai nuovi ritmi delle nostre vite, essere un digital freelance diventa una scelta consapevole, determinata dal desiderio di realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni, dall’incessante voglia di confronto con le novità e con i colleghi, da una spasmodica voglia di aggiornamento continuo.

Digital Freelance 2.0 è l’evento pugliese che ci porterà alla scoperta di tutti gli aspetti delle nuove professioni del digitale, con consigli e workshop dei professionisti.

Abbiamo rivolto qualche domanda a organizzatori e protagonisti per scoprire tutti i validi motivi per partecipare, il 7 e l’8 maggio a Lecce.

Un evento dedicato ai freelance del digitale. Un computer e una partita IVA non sono sufficienti?

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Valeria Stano: Diciamo che un pc ed una partita IVA sono gli strumenti necessari per un freelance. Ma in realtà dietro il lavoro autonomo c’è tanto altro. Lo abbiamo scritto in uno degli articoli presenti sul nostro sito, una delle cose più importanti nella vita di un freelance è sicuramente l’aggiornamento. Non basta mai studiare, non basta dire: “ho studiato, sono un laureato, sono pronto per poter lavorare e competere con i miei colleghi”. Soprattutto quando si parla del mondo digitale, un mondo costantemente in evoluzione.

Nasce da qui appunto il nostro evento, il Digital freelance è nato per avere una continuità in questo meraviglioso mondo digitale. Cerchiamo di inserire in questi due giorni tutti gli aggiornamenti possibili, tutti gli strumenti che possano servire. Cerchiamo di fare del nostro meglio!

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Come è nata l’idea di organizzare a Lecce un evento dedicato ai futuri Digital Freelance?

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Marianna Mangiatordi: Fondamentale per un freelance è l’aggiornamento e vista la mancanza di eventi di questo genere nella nostra regione si è pensato di organizzare un workshop formativo che permetta ai freelance di acquisire competenze per la propria crescita professionale e dar la possibilità di confrontarsi con i professionisti del proprio settore facendo nascere magari delle collaborazioni. La scelta è ricaduta sul capoluogo salentino perché Lecce è una città culturalmente vivace anche grazie alla presenza della sua Università.

Quanto conta il team nell’organizzazione di un evento? E nel lavoro di un freelance?

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Stefania Minelli: Lavorare in un team è molto importante, permette di sviluppare rapporti umani e professionali di fiducia profondi e una forma di coesione. Il lavoro di squadra moltiplica le tue potenzialità permettendoti di realizzare tutto ciò che immagini, ti permette di occuparti ed avere sotto controllo una pluralità di cose, di informazioni. È la forma di multitasking per eccellenza.

Inoltre lavorare in team fornisce la straordinaria opportunità di confronto, scambio di idee, progetti, competenze; è un arricchimento continuo sia umano che professionale. E nel lavoro freelance tutto questo si moltiplica all’ennesima potenza, perché si è consapevoli dell’importanza del contributo di tutti i componenti del team per la crescita professionale e creativa dell’intero gruppo.

Web Design significa anche usabilità e accessibilità. Ci spieghi in modo semplice la differenza tra questi due aspetti?

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Arcangelo Saracino: Cercherò di spiegare brevemente quello che secondo me è uno degli argomenti più importanti e allo stesso tempo più sottovalutati del web design. Ho sempre pensato all’usabilità come un indicatore di qualità capace di misurare quanto semplice e comodo sia usare una determinata cosa. Prendo come esempio una sedia d’autore (cosa c’entri mai una sedia vi chiederete!).

Bruno Munari, designer e artista Italiano creò questa sedia – Sedia per visite brevissime – con la seduta inclinata a 45° che aveva come obbiettivo quello di far rimanere seduto l’ospite il più breve tempo possibile. Un’esperienza non certo gradevole. Bene, nel progettare le nostre interfacce web dobbiamo evitare proprio questo, cioè rendere l’esperienza utente scomoda e negativa. Al contrario mettere l’utente a proprio agio, renderlo capace di adattarsi facilmente all’ambiente di utilizzo e porlo nelle condizioni di muoversi agevolmente invogliandolo così ad utilizzare con frequenza i nostri servizi.

Allo stesso modo parliamo di accessibilità o di sito accessibile quando questo garantisce la fruibilità a qualunque utente, in differenti contesti, dalla presenza di disabilità (fisiche, sensoriali, cognitive) alle dotazioni hardware e software di cui dispone l’utente. Si tratta più che altro del rispetto di determinate linee guida stabilite dal W3C, che rendono oltretutto un sito molto appetibile per i motori di ricerca in quanto leggero e ben strutturato in tutti i suoi aspetti. Insomma, se vogliamo rendere efficace l’esperienza utente dei nostri progetti web non bisogna assolutamente tralasciare questi due aspetti fondamentali, alla base del web design.

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Community, networking, co-working. Quale ruolo ha la collaborazione nel lavoro di un freelance?

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Luca Grillo: Il networking è il primo vero lavoro del digital freelance : è attraverso la propria rete di contatti che cresce, acquisisce nuovi clienti e competenze, si confronta con colleghi, scopre nuove dimensioni.

Co-working e networking hanno in comune molto più del nome: i co-working non sono (solamente) ambienti con sedie e scrivanie ma veri e propri “incubatori sociali”. Gli ambienti di co-working rappresentano l’ambiente e lo stimolo ideale per ogni freelance: si possono avere innanzitutto relazioni sociali mantenendo comunque la propria identità (e libertà) di freelance, trovare professionisti e colleghi con cui collaborare (e fatturare), formarsi attraverso il confronto, staccare la spina e andarsi a prendere il caffè con il collega di scrivania.

Noi che lavoriamo sul web, dovremmo poter facilmente sviluppare community online (il mio cliente più importante, ad esempio, lo trovai su Facebook) ma anche community locali dove potersi conoscere face to face.

La figura del freelance come lupo solitario, a volte pienamente incarnata da alcuni miei colleghi, mi sento di poter dire che a lungo termine porta ad una strategia fallimentare; io stesso, da quando ho iniziato a stare più a contatto con le persone e meno con il mio notebook, ho visto aumentare clienti e fatturato ma soprattutto sono più felice: ho la possibilità di partecipare a più iniziative, dar forma ai miei progetti e collaborare a quelli altrui, senza cadere mai nella monotonia e fare ogni giorno cose uguali ai precedenti (d’altronde, noi freelance siamo creativi, giusto?).

Quello che posso dirvi è questo: alternate il lavoro tecnico a quello sociale, uscite dall’ufficio (o prendetene uno in uno spazio condiviso o addirittura condividete il vostro), fate networking, create gruppi che possano diventare team, parlate delle vostre idee in maniera informale davanti ad una birra prima di passare al brainstorming in ufficio.

Mobile, IoT e dispositivi touch ci stanno portando verso una nuova dimensione del visual?

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Massimo Nava: Quando si parla di Visual, oggi, inevitabilmente ci si riferisce ad un insieme di concetti chiave che fanno ormai parte della quotidianità di tutti gli utenti e ne orientano le dinamiche comportamentali, subendone a loro volta gli effetti. Tutto ciò che è visual è parte del nostro mondo quanto gli oggetti a noi più familiari e, grazie a quelli “più tecnologici”, diventa parte in causa del processo selettivo che delinea il nuovo mercato.

Ogni elemento (oppure oggetto) preso in considerazione può diventare protagonista di una storia e stabilire un’affinità elettiva con l’utente: dalla forma e colore delle icone, alle interfacce interattive disegnate per l’home entertainment, fino alle nuove rappresentazioni elaborate su infografiche qualitativamente valide.

Tutto è visual, sempre di più. Il momento successivo è definito dall’accettazione/abitudine all’uso di strumenti che inevitabilmente diventano il canale di ingresso e di uscita di ogni aspetto della nostra vita. Il risultato è un ciclo perpetuo di induzione, fruizione e richiesta al quale i comunicatori devono rapportarsi per emergere dal flusso ininterrotto di informazioni con l’obiettivo di essere comprensibili, persuasivi e, quindi, efficaci.

Il processo selettivo citato interviene dunque stabilendo il successo di quelle suggestioni visive che convergono attraversando pubblicità, entertainment, media tradizionali e outdoor.

Segue quindi il bisogno umano di andare oltre; testando, proponendo e disegnando scenari alternativi che considerino e valorizzino vicendevolmente dispositivi, gesti e usabilità. Una sintassi multi-sensoriale che privilegia il Visual (ergo il Design) quale fonte del primo impatto emozionale.

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In estrema sintesi, però, è importante chiarire che non si tratta di semplice gusto estetico ma della volontà di raffinare il richiamo/collante tra lo spettatore e l’evento quale rappresentazione di una vasta gamma di prodotti e servizi che convertono (idealmente) quello spettatore nel centro gravitazionale di preferenze e scelte comuni che fluiscono poi nel nuovo mercato.

Facciamo un passo indietro. Osserviamo meglio. Alla base di tutto esiste un presupposto che ci spinge oltre l’immaginazione e che, in poco tempo, da fiction è diventato realtà, ovvero: tecnologia, connessione (tra le parti) e relazione (tra due soggetti, indipendentemente dalla loro natura). Una triade che rappresenta la direzione ma anche il vettore attraverso il quale misurare l’evoluzione di un mercato denso di potenzialità. La somma delle tre forze che agiscono su tale mercato genera un secondo tris di termini, che è anche stratificazione di una tendenza non priva di rischi: espressione, interazione e coinvolgimento.

Una triangolazione stimolante, colta soprattutto dai Millennials (ma decisamente ben estesa e in crescita) che congiunge settori diversi e si offre trasversale a nuove applicazioni, virtuali o reali che siano, semplificando gesti ed emulando comportamenti che modificano la natura stessa delle nostre percezioni, riproponendo il ciclo perpetuo citato in precedenza.

Che differenza c’è tra saper usare Photoshop ed essere un professionista della grafica digitale?

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Marco Lombardo: Spero di non risultare saccente nel dire che è la stessa differenza che passa nella capacità nel saper tenere in mano una matita e quella di essere in grado di saper disegnare L’Uomo vitruviano o un qualsiasi altro disegno anatomico di Leonardo.

La differenza essenziale passa dal tempo, dalla costanza e dedizione che si ha verso la digital art.

Lo ammetto la creazione di contenuti digitali per riviste, videogiochi, tv o addirittura film è scandalosamente divertente, o almeno cosi appare all’esterno. La verità è che anche le nostre giornate sono concitate, piene di deadline e duro lavoro.

Ovviamente non ci lamentiamo: se ci mettiamo tutta questa passione è perché adoriamo quello che facciamo. Potendo citare Confucio,

Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.

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