Fare il veterinario in una clinica per cavalli, la storia di Aida

Fare il veterinario è una scelta, non è un lavoro come tutti gli altri.

Se scordiamo per un attimo le tante fiction sull’argomento, con attrici sempre truccate e con la messa in piega anche in aperta campagna durante un temporale, possiamo avere una visione più chiara di cosa voglia dire fare il veterinario e cosa comporti lavorare in una clinica veterinaria.

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Aida lavora in un ambulatorio veterinario, una clinica per cavalli.

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Lavorare come veterinario? Uno spasso!

Come ti è venuta l’idea di fare il veterinario?

È da quando ho iniziato a parlare, a neppure un anno, che dico di voler fare il dottore degli animali. Non ho mai pensato di fare altro.

Di cosa ti occupi precisamente?

fare la veterinaria versione figa.

Lavoro in una clinica per cavalli. Mi occupo dei ricoverati, della diagnostica per immagine e di laboratorio, dell’anestesia.

Lavorare come veterinaria versione reale.

Faccio tutto quello che c’è da fare dalle lastre alla burocrazia, dalle ecografie alle scorte dei farmaci, dalle terapie alle pulizie dei bagni, ma il mio super potere è riuscire a mantenere la calma quando il nervosismo sale. 

Un atteggiamento sereno è molto importante quando si ha a che fare con gli animali.

Quali sono le difficoltà di fare il veterinario?

Le difficoltà di questa attività sono comuni a molte altre, in primis l’ingresso nel mondo del lavoro. 

I mercati sono cambiato molto, è sotto gli occhi di tutti. Questo non ha fatto eccezione: il mondo dei cavalli, dalle corse alle esibizioni, è sempre stato legato ad ambienti luxury

Se proprio non si può considerare un bene di lusso, dobbiamo ammettere che tutto ciò che ruota intorno al mondo degli equini, ha costi abbastanza elevati: dal mantenimento all’abbigliamento tecnico da cavallerizzo e alle cure mediche, non si può proprio dire che sia una passione adatta alle tasche di tutti.

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Con gli ultimi anni di economia turbolenta, il mercato si è contratto tantissimo e la maggior parte della gente che poteva permettersi di avvicinarsi al fantastico mondo dei cavalli, ora non può più farlo. Ad esempio, il mondo dei cavalli da trotto e la magia che circondava gli ippodromi è stato pesantemente penalizzato dalla nascita dei biglietti gratta&vinci, che ha visto spostare le risorse su altri tipi di scommessa, come è accaduto per la schedina del Totocalcio.

Inutile sottolineare quanto questo abbia condizionato tutto l’indotto intaccando il prestigio dell’allevamento sportivo italiano

Lavorare come veterinario: anche qui possiamo parlare di gender divide o non c’è differenza tra uomo e donna nell’accesso alla professione?

Inutile negarlo: quando qualcuno arriva in studio, spesso crede che io sia l’assistente e il mio collega, uomo, il dottore, ma ultimamente capita sempre più di rado.

Però questo è un lavoro in cui la fisicità ha un ruolo: ci sono cavalli alti più di 1,70 m al garrese! Semplicemente mi sembra di sparire tra le chiappe del cavallo 😅😅😅.

Scherzi a parte, alcune azioni manuali richiedono una certa forza, come quando faccio lastre radiologiche ai cavalli. Il problema, almeno nel mio caso, non è affatto il sesso, ma l’altezza 🙂

Quanto guadagna un veterinario?

La risposta esatta è MAI ABBASTANZA.

Anche noi siamo iscritti a un ente previdenziale che prevede versamenti abbastanza onerosi e anche l’Ordine dei Veterinari è una spesa che si aggiunge alle altre tassazioni.

La mancanza di un guadagno fisso, purtroppo, impedisce di aprire molte prospettive ma è un problema generazionale.

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Fare il veterinario, una scelta di vita

Lavorare come veterinario: si può avere anche una vita normale?

Che domande?!? Certo che no!

Non se ti occupi di i cavalli: non ci sono orari, non ci sono giorni festivi, giorno e notte non fa alcuna differenza.

Diventi un tutt’uno col tuo lavoro: nemmeno ti racconto in che condizioni vado a fare la spesa, tra un intervento e l’altro.

L’altra sera sono riuscita ad andare ad una cena di compleanno perfettamente profumata e truccata.

Non mi hanno riconosciuta!. Tutti a dirmi “dottoressa ma è lei?” “Ma com’è bella!“.

E quindi…ma come cavolo vado in giro di solito?!?

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