Filologia, errore, ricerca su Google e SEO

“Non abbiamo originali degli autori greci e romani, a parte, forse, qualche frammento su papiro di semisconosciuti letterati”. Con questo assunto, ne Il copista come autore, Luciano Canfora comincia la sua analisi sulla filologia, su come i testi dell’antichità siano giunti fino a noi, su come cerchiamo di ricostruire quell’originale perduto e su come il copista abbia un ruolo centrale in questo passaggio dal passato alla nostra contemporaneità. 

Filologia, errore, ricerca su Google e SEO

Cos’è la filologia?

Secondo la definizione di Enciclopedia Treccani, la Filologia è quella disciplina che punta alla ricostruzione dell’originale dei testi giunti a noi dal passato, attraverso una analisi critica dei suoi testimoni (cioè dei manoscritti, dei libri, dei documenti in generale, che riportano quel particolare testo), ma anche attraverso l’analisi del contesto culturale e del contesto specifico della sua tradizione (cioè del modo, della storia individuale di quel testo e dei documenti attraverso i quali ci è stato tramandato).

Sarebbe riduttivo limitare a questo una definizione completa di Filologia, ma per il momento tanto ci basti per proseguire nella nostra analisi (forse azzardata!) sul rapporto tra filologia e ricerca su Google oggi.

I testi, dicevamo, sono stati tramandati in modi diversi e spesso sono giunti fino a noi grazie all’opera di pazienti amanuensi, che hanno ricopiato quei testi nel corso dei secoli, almeno fino all’introduzione della stampa a caratteri mobili. Tutti abbiamo a mente le scene del film “Il Nome della Rosa”, in cui questi monaci riversi sui loro banchi, erano intenti a copiare testi al solo lume di una candela.

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Spesso nella loro operazione di copiatura, questi copisti commettevano errori. E commettevano errori per una serie svariata di ragioni. Per questo, per poter ricostruire il testo originale nella sua integrità, privo cioè di quegli errori che non gli appartenevano nella sua versione iniziale, lo studio e la conoscenza dell’errore è uno dei concetti fondamentali della filologia.

Quali sono gli errori in filologia?

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Anche in questo caso, non daremo una definizione esaustiva e precisa degli errori in filologia, ma analizzeremo per grandi linee quali siano le tipologie di errore comuni nei testi, tralasciando per ora la distinzione tra errore (evidentemente scorretto) e variante (un tipo di errore più subdolo, perché può dare adito a dubbi sulla versione corretta del testo).

L’atto manuale della scrittura, così come anche quello della scrittura informatica (attraverso una tastiera) o quello, oggi, della dettatura attraverso sistemi di riconoscimento vocale, è soggetto a diverse forme di imperfezione. Spesso, sopratutto quando stiamo copiando un testo, incorriamo in errori, soprattutto quando si tratta di testi particolarmente lunghi, complessi o lontani dalla nostra piena conoscenza e comprensione come argomento, terminologia e contenuto.

Da questo derivano, in genere, parole scritte in modo impreciso e qui iniziamo a parlare dei vari tipi di errore che è possibile incontrare, tanto nei testi antichi che ci hanno trasmesso i famosi amanuensi, quanto nei testi moderni, nonostante (e a volte proprio a causa dei) correttori automatici e correzioni guidate (come quelle di Google o di Word).

  1. Errori di aplografia: è quell’errore che si commette quando si salta una parte della parola (una o più lettere). Ad esempio sperperare diventa sperare.
  2. Errori di dittografia: è l’errore inverso al precedente e avviene quando ripetiamo una o più lettere della parola. Ad esempio minimo diventa mininimo.
  3. Omissione di segni diacritici: avviene quando non scriviamo accenti, apostrofi o punteggiatura.
  4. Errori di fraintendimento ottico: spesso i testi venivano copiati in condizioni di luce pessima, così come oggi la luce degli schermi può provocare stanchezza nella lettura e una non corretta comprensione, oppure il copista non aveva più una vista perfetta, o ancora si copiavano testi per lunghe ore e la stanchezza interveniva nel processo. Tutte queste variabili influenzavano e influenzano ancora, l’esercizio della copiatura, già di per sé complesso, perché prevede diverse fasi (lettura, memorizzazione, autodettatura, scrittura). Questo tipo di errori, quindi, possono essere di due tipologie: errori paleografici (cioè di scrittura), che consistono nella confusione tra i segni diversi ma simili tra loro, come mia che diventa ima; errori dovuti alla lettura sintetica, cioè quelli che derivano dal fatto di non leggere con attenzione l’intera parola, ma solo le prime lettere, immaginando di aver già compreso l’intero vocabolo. Da qui deriva lo scambio di parole che iniziano allo stesso modo (omeoarchia), come ad esempio traduzione per tradizione. Si parla anche di errori di banalizzazione, perché in genere si tende a sostituire il termine più noto e più comune a quello meno utilizzato e più difficile.
  5. Un altro tipo di errore dovuto all’operazione di trascrizione è il salto dallo stesso allo stesso. Copiando si procede in genere per brevi segmenti di testo e l’occhio, dopo aver copiato un piccolo frammento, torna sul testo ricercando la parola su cui si era fermato. Spesso nel testo, però, le parole sono ripetute più volte e può capitare di saltare una frazione di testo per ricollegarsi ad una successiva che comprenda quella stessa parola. Allo stesso modo, un altro rischio è quello di ripetere la stessa parola o la stessa porzione di testo (capita spesso nella scrittura su tastiera).

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Questo elenco riassuntivo – basato sulla lezione di Introduzione agli studi di filologia italiana di Alfredo Stussi, edito da il Mulino – ci serve solo a capire il punto di partenza di un’analisi che da ora in poi abbandonerà il campo scientifico, serio ed accademico dello studio filologico in senso stretto, per avventurarsi nella sperimentazione del mondo attuale.

Cosa hanno a che fare la SEO, la ricerca su Google e la filologia?

Hai mai notato che quando cerchi su Google una parola commettendo un errore nella sua scrittura Google è già pronto lì a correggerti, domandandoti “Forse cercavi…”?

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Ebbene, ciò che abbiamo notato nella nostra esperienza di internauti innanzitutto e di SEO copywriter poi, è che a volte Google si comporta proprio come un copista. Il suo suggerimento, cioè, non è sempre la risposta corretta, ma un vero e proprio errore, che deriva dal non trovare risultati corrispondenti alla ricerca o dal non valutare correttamente la ricerca dell’utente in una determinata lingua.

E ancora, Google è in grado di sostituirsi alla nostra ricerca, quando è certo della correttezza del suo risultato, eliminando dalle proprie SERP quella che sarebbe la risposta perfettamente rispondente alla nostra ricerca. Su questo aspetto ci tornerà presto utile un’analisi su base sperimentale svolta da Fabio Casciabanca, attraverso un articolo presente proprio qui sulle pagine di Pinguino Mag.

Infine, in che modo Google sta condizionando anche la scrittura, l’ortografia e la grammatica italiana? Chi non ha mai cercato conferma ad un proprio dubbio, per evitare l’errore, sul motore di ricerca più utilizzato in Italia?

Filologia, errore, ricerca su Google e SEO

Immaginiamo che oggi quell’amanuense copista del Medioevo abbia a sua disposizione tutta questa tecnologia e che la sua operazione di copiatura possa avvenire con il supporto della ricerca su Google e magari della SEO: come si sarebbero trasformati quei testi? Quali nuovi errori sarebbero intervenuti? E nell’ottica del machine learning, possiamo lasciare che siano le macchine a dirci dove sta l’errore e quale sia invece la variante corretta?

Immaginiamo Google come una sconfinata biblioteca, composta di testi e immagini e contenuti, che gli utenti stessi, proprio come gli antichi copisti, scrivono e pubblicano di proprio pugno. Chi ci tiene al riparo dall’errore? E se l’errore diventa tanto importante da dare vita a verità nuove e diverse, può essere qui la chiave di lettura per il fenomeno delle fake news?

Cercheremo di dare risposta a questi e ad altri interrogativi in una serie di post sull’argomento, che si baseranno innanzitutto sull’esperienza pratica di ricerca online, di scrittura e di analisi dei dati, per poi passare ad ipotesi teoriche da prendere in considerazione in questo nuovo universo in cui sempre più contenuti vengono immessi in rete e in cui sempre più Google ne determina priorità e ranking, fino a quello che sarà presto il punto di rottura, abbandonando la filologia, nel quale cominceremo a produrre più contenuti di quelli che siamo realmente in grado di fruire.

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Fonti: L. Canfora, Il copista come autore, seconda edizione, Sellerio editore, Palermo 2006
A. Stussi, Introduzione agli studi di filologia italiana, il Mulino, Bologna 1994
A. Stussi (a cura di), Fondamenti di critica testuale, il Mulino, Bologna 2006

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