La storia del “grand tour” del Sistema Solare [PARTE 2]

La sonda New Horizons Fonte: NASA/JHUAPL/SWRI
La sonda New Horizons Fonte: NASA/JHUAPL/SWRI

 

Proseguiamo il viaggio tra i pianeti sulle orme delle sonde spaziali dedite all’esplorazione di questi mondi lontani. Dopo il sistema solare interno (qui il post) avventuriamoci verso il regno dei grandi pianeti gassosi, primo tra tutti Giove, indiscusso peso massimo e deus ex machina del sistema solare.

Giove

Avere il nome del re degli dei dell’Olimpo non è un caso: Giove è il pianeta più grande (quasi una stella mancata), composto da essenzialmente di idrogeno e con una massa pari a più di 2.200 di quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. Dotato di un forte campo magnetico, la sua caratteristica più misteriosa è la Grande Macchia Rossa, un’enorme tempesta grande più della Terra che persiste da secoli nella sua atmosfera.

Ma, come per Saturno, ancor più intriganti del pianeta stesso sono i suoi satelliti, ben 67, che ne fanno un sistema solare in miniatura; in particolare sono i 4 satelliti più grandi (scoperti da Galileo Galilei) ad essere oggetto di studi approfonditi. Io è un satellite vulcanico, con centinaia di vulcani attivi, Europa un mondo ghiacciato in superficie ma con un oceano sotterraneo possibile serbatoio di vita così come Ganimede (la più grande luna del sistema solare). Callisto, essendo il più lontano dal pianeta madre, è il meno esposto alle radiazioni e il più indicato come possibile avamposto umano nel sistema gioviano.

Giove è stato uno degli obbiettivi di una mitica doppia coppia di missioni della NASA: le Pioneer 10 e 11 e le Voyager 1 e 2; queste sonde permisero di fotografare e studiare i  grandi pianeti gassosi dalla metà degli anni ’70 a tutti gli anni ’80 prima di tuffarsi verso lo spazio interstellare. Attualmente sono gli oggetti fabbricati dall’uomo più lontani dalla Terra e contengono messaggi dell’umanità sotto forma di suoni e schemi incisi su dischi d’oro.

La Galileo (NASA) negli anni ’90 continuò l’esplorazione, lanciando anche una mini-sonda su Giove: durante 48 minuti di attività, prima di essere schiacciata dall’enorme pressione, vennero registrati dati importanti sulla composizione dell’atmosfera. Nel 2003, a fine missione, anche la Galileo finì la sua gloriosa esistenza disintegrandosi tra le nubi gioviane. Le sonde Cassini, New Horizons e Ulysses sfruttarono la gravità di Giove per acquisire velocità verso i loro obbiettivi primari (Saturno, Plutone e il Sole). Attualmente è in viaggio verso il sistema gioviano la sonda Juno (NASA) che arriverà a destinazione nel luglio del prossimo anno.

Saturno

Il pianeta più bello è anch’esso un gigante gassoso composto per lo più da idrogeno. I suoi magnifici anelli sono formati da frammenti di ghiaccio di varie dimensioni e hanno una complessa struttura dovuta all’interazione gravitazionale con il pianeta e con alcuni piccoli satelliti “pastori”, che ne mantengono la stabilità. Forse sono i resti di una cometa disgregata dall’incontro con Saturno e probabilmente hanno un’età di qualche centinaia di milioni di anni.

Tra i molti satelliti Titano è il più grande e il più interessante; unica luna del sistema solare ad avere una densa atmosfera di azoto, metano ed etano. Questi ultimi formano un ciclo equivalente a quello dell’acqua sulla terra. Visto che la temperatura dell’atmosfera è di circa -180 gradi, i due gas possono esser presenti in tutte e tre le fasi – liquida, solida e gassosa – consentendo l’esistenza di laghi e fiumi, di nuvole e di piogge di metano. Queste bizzarre condizioni (per noi terrestri) potrebbero permettere l’esistenza di forme di vita molto particolari così come potrebbero essere ambienti adatti alla vita le sorgenti idrotermali individuate dalla Cassini su un’altra luna, Encelado.

Il sistema Saturno è stato visitato dalle sonde Pioneer 11 e Voyager 1 e, soprattutto dalla navicella Cassini (NASA/ESA/ASI) che dal 2004 studia approfonditamente il pianeta, gli anelli e i suoi principali satelliti. La Cassini trasportava con se il lander Huygens che discese su Titano e trasmise le prime immagini mai ottenute dalla sua superficie (e da quelle di qualsiasi luna del sistema solare, esclusa la nostra).

Urano e Nettuno

Tra i 3 e 5 miliardi di chilometri dal Sole si trova questa coppia di “giganti ghiacciati”: due pianeti quasi simili, composti da idrogeno ed elio insieme ad acqua, ammoniaca e metano congelati. Caratterizzati da 50 sfumature di blu, nel corso della loro storia si sono “scambiati di posto”; una volta infatti era Urano ad essere il pianeta più distante dal Sole.

Urano possiede un sistema di anelli meno appariscenti di quelli di Saturno ma comunque ben più evidenti di quelli di Giove e Nettuno. Quest’ultimo vanta i venti più forti del sistema solare (anche 2100 km/ora) ed un’atmosfera superiore più complessa di quella del suo quasi gemello.

Tritone è il più grande tra i satelliti dei due pianeti e orbita attorno a Nettuno di moto retrogrado. Questo fa pensare che sia un corpo della fascia di Kuiper, simile a Plutone, catturato dal campo gravitazionale nettuniano.

L’unica sonda che ha visitato i due pianeti è la Voyager 2 negli anni ’80. Tutte le immagini più dettagliate che abbiamo le dobbiamo a questa missione.

Comete

Le comete sono, come gli asteroidi (la differenza tra i due tipi di corpi celesti si sta sempre più assottigliando), residui della formazione del sistema solare; in particolare le comete di lungo periodo come la Hale-Bopp e la Hyakutake provengono dalla nube di Oort che, distante quasi un anno luce dal Sole, rappresenta ciò che resta dell’originale nebulosa da cui ha avuto origine tutto il nostro sistema. Sono composte da una superficie secca e polverosa al di sotto della quale si trova materiale ghiacciato che, all’avvicinarsi della cometa al Sole, comincia a sublimare creando la caratteristica coda. Sono state individuate tracce di composti organici e anche di molecole complesse come idrocarburi e amminoacidi: molti studiosi pensano che le comete “fecondino” i pianeti portando questi mattoni necessari allo sviluppo della vita.

Molte sonde hanno avuto come obbiettivo comete, a partire dalla Giotto (ESA) (accompagnata dalla giapponese Sakigake) che nel 1986 fotografo per la prima volta da vicino un nucleo cometario, quello della famosa cometa di Halley. La Deep Space 1 (NASA) era una navicella che per la prima volta sperimentò un motore a ioni come sistema di propulsione nel suo viaggio verso la cometa Borrely. La Sturdust (NASA) riporto sulla Terra dei frammenti della coda della cometa Wild 2. La Deep Impact (NASA) lanciò verso la cometa Temple 1 una specie di proiettile per studiare la composizione al di sotto della crosta superficiale della cometa.

Quest’anno la sonda Rosetta (ESA) oltre a entrare in orbita della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko per seguirne il viaggio verso il Sole è riuscita a farvi atterrare il lander Philae.

Plutone

Siamo arrivati alla star (si fa per dire…) dei nostri giorni: Plutone, o meglio, il sistema Plutone-Caronte. Questo è in pratica un pianeta doppio perché i due corpi, di dimensioni solo leggermente diverse a differenza di tutte le altre coppie pianeta-satellite, orbitano attorno al comune centro di massa che non si trova all’interno di Plutone. Questo è un oggetto transnettuniano, primo esemplare della fascia di Kuiper, che durante la sua orbita di 248 anni assai eccentrica intorno al Sole  si trova per un certo tempo più vicino al sole di Nettuno. Possiede una debole atmosfera, composta di metano, azoto e monossido di carbonio che durante l'”inverno” plutoniano congela e si deposita sulla superficie, per poi sublimare via via che si avvicina al Sole. Oltre a Caronte, Plutone possiede altri 4 piccoli satelliti.

Lanciata nel 2006 e dopo un viaggio di quasi 5 miliardi di chilometri domani, 14 luglio 2015, la sonda New Horizons (NASA) arriverà alla minima distanza da Plutone, circa 12.500 chilometri, scattando centinaia di foto che per decenni saranno le uniche ad alta risoluzione di questo sistema. La sonda ha cominciato a fotografare già a una distanza di qualche decina di milioni di chilometri, facendo emergere sempre più strutture insolite sulla superficie di Plutone e Caronte. Terminato il sorvolo si dirigerà verso la fascia di Kuiper dove è previsto un incontro con un altro piccolo oggetto di questa zona esterna del sistema solare. Infine, come le Pioneer e le Voyager, si tufferà verso lo spazio esterno, continuando il suo viaggio per milioni di anni verso strani, nuovi mondi, piccola messaggera di una civiltà nata ed evolutasi sul terzo pianeta ruotante intorno ad una stella di classe G2 V alla periferia della galassia.

LEGGI ANCORA: La storia del “grand tour” del Sistema Solare [PARTE 1]

Commenta su Facebook


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *