Il sognante esordio di armaud [INTERVISTA]

Il sognante esordio di armaud

Il trio armaud nasce dal progetto solista di Paola Fecarotta, trombettista, cantante e chitarrista cresciuta in un mondo ricco di musica, che l’ha vista spostarsi assai spesso nel continente europeo. Il nome della band trova origine nel cognome della nonna paterna di Paola, “Armò”, che originariamente si scriveva “armaud”, una parola di valore affettivo per lei. Il trio è così composto: Paola Fecarotta (voce, chitarra, tromba), Marco Bonini (chitarra e drum machine), Federico Leo (batteria).

Il disco d’esordio della band, How to erase a plot, è in uscita il 23 Ottobre per Lady Sometimes Records. Dopo il singolo Patterns di alcuni mesi fa, armaud ne propone ora un secondo, Ablaze. Le atmosfere sono sognanti, morbide, lente, tanto che li si riferisce al genere dream pop. Il titolo dell’album (“come cancellare una trama”) prende il via da momenti realmente vissuti, dalla fine di una storia da cancellare con tutti gli errori commessi, per poter ricominciare.

La scelta dell’Inglese come lingua è una diretta conseguenza delle tue esperienze in Europa, o ci sono altri motivi?

Ho cominciato a scrivere in Inglese poiché vivevo ad Amsterdam, parlavo quasi esclusivamente in Inglese anche con gli amici, poiché studiando al Conservatorio stringevo rapporti con gente che proveniva da tutto il mondo. Ovviamente l’Inglese era l’unica lingua comune, quasi nessuno parlava Olandese. In realtà ho scritto anche cose in Italiano e qualche volta le ho anche suonate dal vivo. Non ne faccio una questione tecnico-musicale, è semplicemente andata così: mi sono venute delle canzoni in Inglese e le ho incise. Senza pensarci troppo.

Il sognante esordio di armaud (3)

Hai girato a lungo per il continente: quali sono i luoghi ai quali sei maggiormente legata?

L’Olanda è un posto molto importante per me perché è il luogo dove tutto ha avuto inizio. L’esperienza in Latvia è stata molto bella, ho trovato ascoltatori attenti e curiosi. E poi c’è l’Italia, un posto che nonostante tutto rimane ancora Casa.

Foto di Simona Maria Cannone
Foto di Simona Maria Cannone

Il tuo genere è stato definito dream pop, e se le atmosfere sognanti, intimiste ed eteree dei tuoi brani fanno intuire facilmente i motivi, viene da chiedersi come e perché tu ti sia spinta su questi sentieri.

I pezzi sono nati in principio con voce e chitarra ed erano forse più vicini al folk inizialmente, per quanto un folk elettrico e armonicamente più movimentato. Poi, iniziando a suonare con Marco abbiamo cominciato a sviluppare dapprima delle trame chitarristiche più movimentate e poi la parte elettronica. Non sono particolarmente legata a un genere, non saprei neanche dire se è giusto chiamarlo dream pop, però sì, mi piacciono i timbri espansi, i suoni caldi e avvolgenti, e tendo per mia natura personale alla lentezza e alla morbidezza.

Foto di Fabio Bernardo
Foto di Fabio Bernardo

Quali sono le influenze che hanno segnato maggiormente la tua formazione musicale?

A casa mia si è sempre respirata molta musica. Mio padre in particolare ha sempre ascoltato moltissima musica classica (i miei nonni erano entrambi musicisti). Da piccola poi ho cominciato a suonare la chitarra, mi piacevano il pop e il rock che andavano un po’ in quello scorcio di fine anni ’90. Poi crescendo mi sono avvicinata al jazz e ho deciso di studiare la tromba, ora mi ritrovo di nuovo la chitarra in braccio… Insomma le influenze sono tante: direi da Debussy a Chet Baker, passando per Vasco Rossi e i Nirvana. Ora ovviamente ascolto e mi influenzano anche cose più recenti.

Quali strumenti hai utilizzato nell’album?

Nel disco ci sono tante chitarre, voci, batteria in qualche brano (Federico Leo), pochissime tastiere e un bel po’ di elettronica: abbiamo praticamente suonato tutto io, Marco e Federico, con l’immenso aiuto in studio di Matteo Portelli.

Ho inciso e scritto parti di tromba nel disco, che si trovano sia in How to Erase a Plot che in Common Prayer: sono parti di sezione, quindi in background, molto riverberate. Dal vivo sono parti difficilmente riproducibili visto che è tutto molto basato sugli intrecci di chitarra che realizziamo io e Marco. Senza le mie parti di chitarra i brani si svuotano troppo, visto che sono nati da me, dalla mia voce e dal mio accompagnamento. Magari in futuro per dei brani nuovi arrangeremo in modo da far entrare sicuramente la tromba anche dal vivo.

Il sognante esordio di armaud (2)

Cosa si aspetta per il futuro, armaud?

Sto già scrivendo il secondo disco, vorrei non perdere il ritmo e poi spero di suonare molto dal vivo. Però diciamo che cerco di non pensare molto al futuro per adesso, cerco di vivermi il presente, che devo dire mi sta piacendo molto!

Foto di Fabio Bernardo
Foto di Fabio Bernardo
Commenta su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *