Jurij Gagarin, quella prima volta dell’uomo nello spazio

Gagarin 12 aprile 1961

Erano le 9.07 del 12 aprile 1961, ora di Mosca, quando Jurij Gagarin disse: “Pojechali!” (Si va!), il segnale del decollo. E iniziava così un viaggio straordinario intorno alla Terra, un viaggio straordinario per il genere umano.

Alla velocità di 27.400 chilometri all’ora, con un’altitudine massima raggiunta di 302 chilometri e in poco più di un’ora di volo, Gagarin ebbe il tempo di osservare il nostro pianeta dall’alto e non poté che esclamare che la Terra era blu e meravigliosa.

Dopo un volo spericolato per l’epoca, senza nessuna possibilità di intervenire per correggere la traiettoria, l’astronauta rientrò nell’atmosfera e tornò a terra, ormai come eroe nazionale e simbolo per l’intero genere umano.

Le curiosità sul volo di Gagarin intorno alla Terra

Il cosiddetto Cristoforo Colombo dei cieli inaugurò una serie di riti diventati poi scaramantici per tutti gli astronauti russi. Secondo quanto descritto da Focus, a distanza di 55 anni da quel fatidico viaggio intorno alla Terra:

Durante il tragitto verso la rampa di lancio, Gagarin si fermò a far pipì sulla ruota posteriore dell’autobus che lo trasportava. Da allora questo è diventato un rito obbligato e propiziatorio per tutti gli astronauti del Soyuz. Altre tradizioni perpetuate in memoria di Gagarin sono: tagliarsi i capelli due giorni prima del lancio, non assistere al trasporto e al posizionamento dei razzi e della navicella, bere un bicchiere di Champagne la mattina della partenza e firmare la porta della camera dell’hotel prima di uscire per raggiungere la rampa.

55 anni fa il primo uomo nello spazio

Jurij Gagarin, quella prima volta dell'uomo nello spazio
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Senza nessuna scelta scaramantica fu invece la data del 12 aprile 1961: probabilmente si trattò della prima data utile per battere sul tempo l’Agenzia Spaziale Statunitense nella corsa alla conquista dello spazio. In piena Guerra Fredda, infatti, Alan Shepard, il primo americano nello spazio, avrebbe tentato l’impresa il 5 maggio dello stesso anno. La missione americana non ebbe, però, la stessa fortuna, dal momento che la navicella non raggiunse l’orbita terrestre e il volo durò appena 15 minuti.

Un’altra curiosità riguarda poi la radio. Per permettere a Gagarin di comunicare con la base a Terra, quattro stazioni radio trasmisero musica intervallata da un messaggio di chiamata in codice morse per tutta la durata della missione.

Parole di fratellanza e umanità

Anche se la figura di Gagarin venne ampiamente utilizzata dalla propaganda sovietica per affermare la supremazia dell’URSS nella corsa allo spazio e in favore dell’ateismo di Stato, la sua esclamazione dalla spazio ci riporta ad una dimensione decisamente più alta dell’uomo. A Gagarin infatti è stata attribuita la celebre frase “Non vedo nessun Dio quassù”, ma l’attribuzione della frase è controversa e non esiste alcuna registrazione delle comunicazioni che la riporti. 

Decisamente più significativa, invece, in piena Guarra Fredda l’esclamazione:

[inlinetweet prefix=”#Gagarin” tweeter=”” suffix=””]Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.[/inlinetweet]

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