La mobilità sostenibile si può importare?

La mobilità sostenibile si può importare (3)

Ho avuto l’occasione di viaggiare sia per piacere che per lavoro e sapete dove ho visto la massima mobilità in bici? Nel Nord Europa, con climi assurdi, come in Olanda dove mi stavano spuntando quasi le branchie.

E dove la gente va a piedi o usa il trasporto pubblico anche quando non è eccellente? Sempre nel Nord Europa.

Ed è facile dire che per muoversi a Londra la scelta più ovvia è la metro, ma anche dove questa non arriva, c’è quel che manca in Italia: la responsabilità verso l’ambiente.

Mi piace poter partire per questa riflessione da un articolo che sollecita molto la fantasia, e per questo ne dividerei i focus in due parti:

  • le notizie europee
  • la petizione sul codice della strada (e in generale le petizioni a favore della mobilità sostenibile)

La mobilità sostenibile si può importare (2)

I casi europei di mobilità sostenibile

Londra e Colonia hanno ottimi trasporti pubblici e la capitale inglese possiede il sommo “disincentivatore” del traffico privato: la tassa di accesso.

A Friburgo, presumibilmente con un bellissimo progetto, hanno, in ordine di tempo, progettato le strade e il trasporto pubblico, realizzato le strade e il trasporto pubblico, solo infine costruito le case. Non esattamente come capita da noi, dove purtroppo si fanno le case nel nulla, poi si rabberciano le strade e, se rimangono risorse, vi si porta il trasporto pubblico.

Non ho un’opinione personale sull’Ungheria, in cui cresce l’uso della bicicletta è vero, ma partendo dallo 0% è facile che il dato sia vero.

La mobilità sostenibile si può importare

Su Berlino, con le aree residenziali a 30km/h, si deve fare un plauso. Questa è l’unica capitale con nuovi spazi per le strade e se ha scelto questa via è conforme a quanto detto prima sulla sensibilità ecologica del Nord Europa e sull’intelligenza di queste decisioni.

Se si hanno grandi viali, anche veloci come scorrimento, non posso progettare ciclabili, ma prevedendo le aree a 30km/h, che sono molto amiche della bicicletta, sì, soprattutto se controllate e non dubito che il controllo lì esista.

Su Parigi ho un po’ di dubbi, ma che ci riesca Helsinki, che non è congestionata, è banale. Certo, da qui a pensare a città senza auto, mi dispiace ma è una utopia. Per di più 213 chilometri quadrati senza auto, non credo neppure abbiano senso.

Allo stesso modo penso che credere che Amburgo, con  755 chilometri quadrati di estensione e 1.800.000 persone senza auto, sia un’esagerazione.

Che credano di rendere (e ci riusciranno) ecocompatibili le città, invece è del tutto probabile.

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La situazione in Italia

Anche l’idea, che sottende l’articolo di Alternativa Sostenibile, di creare un car sharing tra privati temo non abbia  cittadinanza in un paese complesso come l’Italia, ma se ne potrà parlare nel merito in modo più approfondito. Così come delle mozioni di Trento e Monza, in cui parti politiche chiedono di istituire questo o quel servizio ignorando, a mio giudizio, il principio fondamentale della mobilità.

La mobilità sostenibile non si esporta, esattamente come la democrazia

E nemmeno si istituisce per decreto, a fronte di tre o quattro casi di successo, infatti, vi sono decine o centinaia di piccoli servizi che falliscono perché non hanno utenza, o la dimensione minima, e neppure l’interesse dei cittadini.

Dove c’è l’interesse dei cittadini (vedi i casi del Nord Europa), invece, non serve il pubblico o una forza politica per avviare un servizio.

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