La musica metal rilassa

musica metal

Una musica può fare cantava il buon Max Gazzè nel 1999 e per completare questa frase si possono usare diversi verbi coniugati all’infinito. Sicuramente però quello che più si addice è il verbo rilassare.

La musica infatti è spesso usata come mezzo per riprendersi dai ritmi frenetici che oggi giorno la vita ci impone. Ognuno di noi, in base ai propri gusti, sceglie quale genere di musica sia più adeguata al relax e convenzionalmente si è portati a pensare che la preferenza cada su melodie leggere. È però di questi giorni la pubblicazione dei risultati di uno studio effettuato dall’Università del Queensland, che smentisce questa teoria.

Origini e caratteristiche del metal

Nata a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, la musica metal deriva dal rock e nel corso dei decenni successivi non solo ha incontrato un consenso sempre crescente, ma si è diversificata in tanti sottogeneri che vanno dal trash metal al death metal.

Il metal è un genere musicale da sempre controverso, nei confronti del quale si concentrano molti pregiudizi; si tende infatti a pensare che sia un genere molto rumoroso rispetto al rock generico, visto che una delle caratteristiche principale di questo genere sono suoni molto accentuati, in particolar modo l’uso della distorsione molto elevato, oltre ai ritmi particolarmente veloci.

Alto è anche il volume della voce di chi canta. Ma un pregiudizio molto diffuso è quello che vorrebbe il metal come genere che in qualche modo contribuisca a far tirare fuori un’indole violenta o comunque piuttosto aggressiva.

I maggiori esponenti di questo genere sono i Sepultura, gli Iron Maiden e i Megadeth solo per citarne alcuni.

 

 

Lo studio nel dettaglio

Entrando nel dettaglio dello studio condotto dall’Università del Queensland ecco l’iter seguito: Leah Sharman e la Dott.ssa Genevieve Dingle – questi i nomi dei due ricercatori australiani – sono partiti per la loro ricerca dall’idea che che chi ascolta musica metal riesca a mantenere meglio la calma e ad essere anche più concentrato.

L’indagine è stata suddivisa in due fasi: nella prima fase, i due studiosi hanno preso a campione 39 persone, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, reclutati tra gli abituali ascoltatori di questo genere musicale. Questi sono stati conseguentemente invitati dagli scienziati dell’Università australiana a raccontare, per un tempo massimo di 16 minuti, un evento negativo della propria vita. In questo modo i due scienziati hanno potuto constatare che il ricordo in questione generava nei soggetti analizzati, sensazioni negative.

 

 

La seconda fase dello studio

Successivamente questo campione di persone è stato sottoposto all’ascolto, per dieci minuti, del proprio brano metal preferito; ed è qui che si arriva al fulcro dell’intera indagine. Gli studiosi, infatti, hanno potuto constatare che contrariamente a quanto si possa pensare, la musica metal non ha accentuato le sensazioni negative dei soggetti analizzati, bensì ha contribuito non solo a placare gli animi, ma anche a incrementare le energie positive e pertanto a rilassarsi.

Questo perché nell’ascolto della musica metal le persone coinvolte in questa indagine hanno potuto rivivere tutte le emozioni generate dal ricordo dell’evento negativo vissuto e quindi hanno in un certo senso avuto modo di elaborare queste ultime convertendole in energie positive, maturando inoltre la capacità di sentirsi ispirati.

I risultati della ricerca

I due studiosi sono giunti pertanto alla fase conclusiva del loro studio, durante la quale hanno per l’appunto osservato come nei soggetti analizzati si fosse attenuate la tristezza e come i livelli di ostilità, irritabilità e stress si siano visibilmente ridotti grazie proprio all’ascolto del metal.

I due studiosi hanno potuto inoltre dimostrare che proprio il volume elevato della voce unito all’uso smodato della distorsione viene vissuto dagli ascoltatori come una sorta di valvola di sfogo e quindi di liberazione. I risultati di questo studio sono poi stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience.

Lo studio porta con sé non solo il mero risultato scientifico, che comunque va sottolineato, ma è in un certo senso illuminante sull’effetto che certe esperienze riescono a generare in noi.

Contemporaneamente ci porta a riflettere su come spesso si tende ad essere prevenuti nei confronti di tutto ciò che appare come non convenzionale o anticonformista. Quando si parla di un genere musicale poi, il pregiudizio è piuttosto radicato.

Tuttavia questo studio dimostra come proprio ciò che appare come alieno in realtà sortisce un effetto positivo se non proprio benefico, e quindi così male poi non fa.

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