L’archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE
GiorcesBardo56” di Giorces – Licenza Creative Commons Attribution 2.5 tramite Wikimedia Commons

 

Finiti i tempi in cui discipline umanistiche e digitale erano due mondi separati, campo di indagine di studiosi dipinti nell’immaginario con tratti completamente opposti, oggi sono tanti gli esempi di valorizzazione del patrimonio culturale mondiale attraverso il web e le nuove tecnologie. Tra questi il progetto ARIADNE (Advanced Research Infrastructure for Archaeological Dataset Networking in Europe).
Dalle biblioteche collettive digitalizzate, al video mapping dei beni monumentali, le applicazioni del mondo digital ai beni culturali in senso ampio, sono numerosissime. Senza dimenticare il lavoro di associazioni e fondazioni che si impegnano per la diffusione delle conoscenze e delle ricchezze culturali in rete, come Wiki Loves Monuments o Invasioni Digitali.
Le operazioni di catalogazione e diffusione delle conoscenze si sono moltiplicate negli ultimi anni, a partire dal più semplice lavoro di immissione in rete del patrimonio librario di moltissime biblioteche nel mondo, fino alla costruzione di vere e proprie collezioni digitalizzate.

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE

Ciò che rende differente e per certi versi forse più ambizioso il progetto ARIADNE, è la struttura dell’iniziativa: un’impresa voluta e finanziata direttamente dall’Europa.
Con una durata di quattro anni e un finanziamento di circa 8 milioni di euro, il progetto ARIADNE è coordinato dal Polo Universitario Città di Prato dell’Università di Firenze. Vi partecipa il CNR con vari istituti, il MIBAC, che ha il ruolo chiave di fornitore di dati, di utente privilegiato e di esperto nel campo delle biblioteche digitali, anche grazie all’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico), anch’esso partner del progetto e già promotore della Digital Cultural Heritage Roadmap for Preservation (Dch-Rp), cioè del coordinamento, dell’integrazione e della tutela delle grandi masse di dati prodotti dalle istituzioni culturali.
Se per l’archeologia l’Italia dimostra di essere davvero all’avanguardia, fanno parte del consorzio anche altri 23 partner, rappresentanti 19 paesi europei: le Accademie delle Scienze di Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia e Olanda e l’Istituto Archeologico Germanico; centri nazionali di ricerca sui beni culturali di Francia, Grecia, Irlanda e Spagna e altre istituzioni culturali, accademiche e di ricerca da Cipro, Regno Unito, Romania, Svezia e Ungheria. Infine il progetto collabora con l’Associazione Europea degli Archeologi (European Association of Archaeologists – EAA).

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Credits foto: museoarcheologicovenezia

 

Secondo il Prof. Niccolucci, coordinatore scientifico del progetto, alla fine i reperti esposti in rete saranno circa sei milioni
Un immenso bacino di conoscenza, insomma, da mettere insieme, per dirla con parole semplici. Coordinare e porre in comunicazione i dati di ricerca dei vari istituti, significa fornire all’archeologia nuove possibilità di approfondimento e conoscenza, permettendo magari di mettere in relazione informazioni che prima, diversamente, non avrebbero mai potuto incontrarsi per dare vita a nuove scoperte e fornire magari maggiori certezze in uno dei campi di indagine più affascinanti, ma anche più complicati della storia dell’uomo.

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ARIADNE, attraverso la creazione di questa infrastruttura europea di dati archeologici per la ricerca, si propone di consentire ad archeologi e studiosi del mondo antico di accedere online agli archivi digitali dei vari paesi europei e di poter usare le nuove tecnologie come elemento della metodologia della ricerca archeologica. In pratica, si sta cercando di creare un’unica interfaccia virtuale per consentire agli utenti un accesso simultaneo a molteplici banche dati contenenti i risultati dei ricercatori europei. Il “filo di ARIADNE” dovrà occuparsi di mettere in rete tra loro ed ampliare le enormi banche dati per le scienze umanistiche già esistenti, come DARIAH (The Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities), CENDARI (Collaborative European Digital Archival Infrastructure) ed EHRI (European Holocaust Research Infrastructure).
La biblioteca digitale così creata si aggiungerà, a livello scientifico, ad altre iniziative come Europeana, la biblioteca digitale europea con cui è prevista una collaborazione, per rendere sempre più accessibile il grande patrimonio di documentazione prodotto dalla ricerca archeologica nei vari paesi.

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Con il progetto ARIADNE anche l’archeologia si sta “modernizzando”, entrando nel mondo dell’e-science, cioè la scienza virtuale basata sull’analisi integrata dei dati ottenuti sperimentalmente, sul campo e di quelli digitali.
Ma per ottenere i risultati sperati, il progetto dovrà prevedere innanzitutto la creazione di reti di ricercatori, oltre all’individuazione di nuovi strumenti tecnologici in grado di massimizzare i potenziali risultati e semplificare le operazioni di scambio di dati.

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