Il latte in polvere e l’imposizione dell’Unione europea

Pastore Abruzzese a Campo Imperatore, nella creazione di formaggi tipici locali - Foto di Gianluca Lombardi

Correva l’anno 2013. Percorrevo insieme ad alcuni compagni d’avventura le lande meravigliose di Campo Imperatore, in Abruzzo, quando notammo una casetta nei pressi del lago Racollo. Pecore e mucche pascolavano oziose in quella mattinata di luglio. Un cartello riportava “Formaggi tipici locali”, con una grande freccia rossa che indicava una strada sterrata che portava proprio lì. Decidemmo di fermarci e di andare a curiosare.

Alcune galline vagavano libere nei pressi di questa abitazione, che era senza corrente elettrica e senza fornitura di gas. Conoscemmo il pastore che, in quel momento, in un grande pentolone riscaldato da una bomboletta di gas e con l’ausilio di un lungo bastone di legno rimestava un composto ottenuto dal latte fresco delle sue mucche che sarebbe stato successivamente trasformato in formaggi stagionati.

Ci fece assaggiare i suoi prodotti e quindi ne comprammo in grandi quantità. [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]Vi assicuro che un sapore così non l’ho mai più ritrovato[/inlinetweet]. Prima di andarcene, ci disse: “Fate attenzione quando vi recate nei supermercati. Il formaggio che troverete lì è fatto con la farina di latte, non certo con il latte fresco!”. Dopo aver assaporato i suoi formaggi, non ho esitato a credergli.

Recentemente l’Unione Europea ha mandato una formale lettera di messa in mora all’Italia. Viene contestata una vecchia legge del 1974 che impedisce, di fatto, l’uso di latte in polvere in prodotti come mozzarelle, scamorze e formaggi. Ovviamente l’eco di tale intimazione è stata forte in tutta Italia, dove [inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]i prodotti caseari sono considerati il fiore all’occhiello della produzione di prodotti tipici[/inlinetweet].

Quel che è certo è che c’è una grandissima confusione in merito, spesso arrivando a conclusioni sbagliate. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di fare un po’ di chiarezza.

Cosa è il latte in polvere

Latte in Polvere - Foto da http://www.neolatte.it/public/articoli/latte-in-polvere(1).jpg
Latte in Polvere – Foto da neolatte

 

Si ricava tramite la disidratazione del latte vaccino a mezzo calore. È, al contrario di quanto si possa pensare, una pratica molto antica che risale al XIII secolo anche se il metodo di produzione moderno è stato brevettato nel 1847.

Le tecniche per l’estrazione della polvere di latte sono due:

1) Roller-dry, in cui il latte viene introdotto in due contenitori che ruotano in senso inverso riscaldati a temperature che vanno dai 130 ai 150°. L’acqua evapora in tempo breve e la polvere viene letteralmente raschiata dai contenitori. Si è appurata una alterazione delle proteine e la polvere ha un sapore di cotto.

2) Spray-dry, che si basa sull’atomizzazione del latte pastorizzato. Il latte viene spruzzato tramite ugelli che formano piccolissime gocce le quali vengono fatte passare in una camera con aria riscaldata a 150°.

Uso del latte in polvere in Italia

Prodotti caseari ottenuti con latte fresco - Foto da http://blog.edoapp.it/wp-content/uploads/2015/06/6.jpg
Prodotti caseari ottenuti con latte fresco – Foto da edoapp

 

L’uso del latte in polvere è, attualmente, severamente vietato in Italia. Infatti, la legge n. 138 del 1974, vieta l’uso di latte in polvere sia per l’uso diretto che alla preparazione di prodotti caseari. È altresì vietato detenere in magazzini o in stabilimenti o in locali interconnessi nei quali si lavorano latti volti al consumo alimentare.

Il “nemico” che viene dall’estero

Yogurt, prodotti ottenuti dal latte - Foto da http://media.ilfattoalimentare.it/assets/images/LATTE/91098257.jpg
Yogurt, prodotti ottenuti dal latte – Foto da ilfattoalimentare

 

Ciò che molti cittadini ignorano è che in Italia consumiamo regolarmente, da anni, latte in polvere senza saperlo. La legge n. 138/1974 vieta l’uso del latte in polvere in Italia, ma non esiste nessuna legge che proibisce l’importazione e la conseguente commercializzazione di prodotti contenente questo prodotto.

Inoltre, le aziende non sono obbligate ad indicare nelle etichette l’uso della farina di latte che viene indicato con il generico “latte”. Quindi, negli scaffali dei super mercati italiani vengono regolarmente venduti prodotti stranieri che contengono al loro interno tale prodotto, il tutto nella totale inconsapevolezza del consumatore italiano.

Formaggio “senza latte”?

Foto da http://www.vinigiaccai.it/public/pecorino_tartufa_web.jpg
Foto da vinagiaccai

 

Sui social network è, ovviamente, esplosa la protesta. Tutto ciò è abbastanza naturale in quanto si a va a colpire una delle tante eccellenze italiane. Articoli e post, che denunciano come l’UE voglia imporre i “formaggi senza latte”, sono spuntati come funghi. Ma tutto questo è vero?

In realtà, no. L’Unione Europea non ha di certo imposto all’Italia la produzione esclusiva di “formaggi senza latte” e, tecnicamente, non potrebbe neanche farlo. In realtà, l’UE ha contestato la legge 139/1974 in quanto andrebbe in contrasto con il libero scambio di merci. Quindi, consentire la produzione di prodotti caseari con il latte in polvere non vuol dire, automaticamente, vietare la produzione di prodotti caseari con latte fresco.

Inoltre, c’è da chiarire che prodotti a marchio Igp, Dop o Stg possono essere prodotti solo con il latte fresco. In caso contrario, si compirebbe una frode in commercio.

Il formaggio “senza latte” non esiste

Produzione formaggi - Foto da http://www.palazzoroccabruna.it/SiteCollectionImages/Osservatorio/formaggio%20Malga_01.jpg
Produzione formaggi – Foto da palazzoroccabruna

 

Andrea Galli, direttore del Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero-casearie del Crea, spiega, in un articolo de “L’Espresso”, che il formaggio senza latte non esiste. Ciò vuol dire che il latte in polvere viene usato nei processi industriali ma in aggiunta al latte fresco.

Teoricamente si potrebbero creare formaggi e derivati con il latte in polvere, ma solo a condizione di ripensare l’intero processo produttivo, che comporterebbe un costo elevato di rifacimento del processo industriale con un vantaggio economico modesto. Motivo per cui nessuno lo fa.

Latte in polvere vuol dire minore qualità?

Foto da http://www.noelife.it/articoli/img/9241.jpg
Foto da noelife

 

Marco Silano, in una intervista a “L’Espresso”, chiarisce che dal punto di vista della sicurezza alimentare non esiste alcun pericolo. Spiega infatti che, come per i prodotti sottovuoto o surgelati, il latte in polvere elimina la componente dell’acqua che è il maggior veicolo di proliferazione dei batteri. La presenza di grassi, proteine e zuccheri è la stessa sia nel latte fresco che in quello in polvere. Chiarisce poi che il latte disidratato (o in polvere) non è nient’altro che del normalissimo latte privato dell’acqua.

Dal punto di vista nutrizionale, al contrario, la differenza c’è. Il processo di riscaldamento del latte comporta una variazione strutturale di vitamine e proteine. In parole povere: più è alta la temperatura, più si impoverisce la frazione proteica e minerale.

Spariranno i nostri formaggi tipici?

Formaggio DOP Asiago pressato - Foto da http://www.formaggio.it/wp-content/uploads/2013/07/Asiago-Pressato-43.jpg
Formaggio DOP Asiago pressato – Foto da formaggio.it

 

Come già detto in precedenza, se l’Italia dovesse accogliere la direttiva europea e, di conseguenza, permettere l’utilizzo della farina di latte i produttori nostrani potranno continuare ad usare il latte fresco.

Bisogna però indirizzare la propria attenzione su un altro tipo di problema. Come già detto, l’UE non obbliga a specificare se un determinato prodotto contiene latte in polvere o meno. Quindi sullo scaffale del supermercato avremo due prodotti e non sapremo mai cosa contengono al loro interno. Ma vedremo, eccome, la differenza di prezzo.

Il latte in polvere ha un prezzo di gran lunga inferiore rispetto al latte fresco e, di conseguenza, tutto ciò porterà a una riduzione graduale dell’utilizzo del latte fresco (esclusi i prodotti a marchio Igp, Dop o Stg).

La reazione dell’Italia

Il Ministro Maurizio Martina - Foto da http://www.mauriziomartina.it/wp-content/uploads/2014/11/hero1.jpg
Il Ministro Maurizio Martina – Foto da mauriziomartina.it

 

Il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha già annunciato di voler difendere “fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori”.

“Ribadiremo alla Commissione europea la necessità di un intervento più approfondito sull’etichettatura del latte” ha continuato il ministro, facendo intendere che l’Italia si batterà perché l’indicazione del latte in polvere diventi obbligatoria in etichetta.

Molto deciso anche Michele Bordo, il presidente della commissione Politiche Europee alla Camera, secondo il quale “la qualità e l’eccellenza dei prodotti caseari italiani sono riconosciute in tutto il mondo e non possono certo essere messe in discussione in nome della libera circolazione delle merci. Per questo – ha concluso Bordo – ci opporremo a eventuali iniziative di adeguamento dell’ordinamento nazionale alle contestazioni mosse dall’Europa all’Italia”.

La comunità scientifica ha deciso, nel frattempo, di voler studiare a fondo il problema e quindi capire [inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]le differenze a livello nutrizionale tra formaggi fatti con latte in polvere e quelli fatti con il latte fresco[/inlinetweet].

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