Le pellicce e il mercato degli orrori [PARTE 2]

Fotogramma che immortala il momento dell'uccisione di una foca - immagine da http://www.ilgiornaledeimarinai.it/wp-content/uploads/2014/06/save-planet-please-chasse-phoque-big.jpg
Fotogramma che immortala il momento dell'uccisione di una foca - immagine da ilgiornaledeimarinai

 

Continuiamo a parlare di green e di una pratica barbara che non rispetta non solo gli animali, ma anche l’ambiente. Il mercato delle pellicce è ancora basato su attività di cattura degli animali o di allevamento che vanno contro qualsiasi buonsenso umano. Ecco perché [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]per i nostri acquisti, se proprio vogliamo seguire la moda, è bene scegliere le pellicce ecologiche[/inlinetweet].

Cattura delle giovani foche

Ogni anno, dal 15 novembre al 15 maggio, avviene un vero e proprio massacro: vengono uccise dalle 400.000 alle 500.000 foche. Il periodo migliore per la caccia è tra l’inizio di marzo e fine maggio, sia per il clima sicuramente più favorevole sia perché in quel periodo nascono i cuccioli. Questi, infatti, sono le vittime preferite dei cacciatori per la morbidezza del loro manto, ma anche perché più facili da catturare rispetto agli esemplari adulti.
I cuccioli non sono ancora in grado di nuotare, quindi non hanno nessuna possibilità di fuggire e le madri difendono i loro figli fino alla morte, facendo da scudo con il proprio corpo.
Vengono uccisi per mezzo di un bastone con un uncino in metallo, percuotendo l’animale sulla testa. La morte è piuttosto violenta: il 42% delle foche vengono scuoiate vive, e un altro 40% viene colpito ripetutamente prima di morire. Altre foche vengono trascinate sul ghiaccio con uncini d’acciaio e vengono lasciate ad agonizzare diversi minuti prima di morire.

Metodi di uccisione degli animali da allevamento

Cina vengono usati anche le pelli di cane per fare le pelliccie - foto da http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/foto/2014/12/19/1418996228-peta6-0.jpg
In Cina vengono usati anche le pelli di cane per fare le pelliccie - foto da ilgiornale

 

Le tecniche adottate per l’uccisioni degli animali da allevamento sono diverse da specie a specie, ma in linea generale tendono a mantenere le condizioni migliori per non rovinare la pelliccia, non curandosi della sofferenza dell’animale.
In italia l’abbattimento è regolato dal Decreto Legislativo n.333 del 1º settembre 1998 di Attuazione della direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento.

I metodi più usati sono:

annegamento. Viene usato per gli animali di piccola taglia, come l’ermellino o zibellino, in quanto più facili da trattenere sott’acqua, con una pelliccia pregiata ma di piccole dimensioni. Questo metodo ha il vantaggio di mantere la pelliccia intatta, e quindi aumentare il suo valore.
Dissanguamento. Viene praticata con un taglio trasversale alla gola che recide faringe, carotide e giugulare, usata per gli animali di taglia media o grande, come la lince o la volpe rossa. Rende semplice uccidere animali di dimensioni maggiori e la morte per l’animale è più rapida rispetto all’annegamento anche se rappresenta un rischio per la pelliccia in quanto un taglio sbagliato può danneggiarla mentre il sangue, scorrendo sul mantello, potrebbe lasciare macchie indelebili sul pelo.
Danno cerebrale. Usato per animali di medie e grandi dimensioni, consiste nello sparare alla testa dell’animale tramite pistole ad aria compressa o con armi da fuoco, portando alla morte istantanea. Questo metodo riduce al minimo i danni alla pelliccia.
– Scuoiamento. Questa pratica è considerata crudele e condannata da tutte le associazioni ambientaliste. Prevede la rimozione della pelliccia dall’animale mentre è ancora in vita. L’animale catturato nel suo habitat viene scuoiato sul posto e poi abbandonato ad un lento e atroce dissanguamento. In Canada tale sistema viene usato sui cuccioli di foca e su alcune specie di lontra.

La concia delle pelli

Pelliccia ottenuta dal lupo grigio siberiano - immagine da http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d8/Canis_lupus_siberia_fur_skin.jpg
Pelliccia ottenuta dal lupo grigio siberiano - immagine da Wikipedia

 

Una volta ottenuta la pelle, questa deve essere lavorata in quanto, essendo un materiale organico proteico, è soggetto al deterioramento e alla putrefazione.
La concia è probabilmente antica quanto l’uomo, dato che l’uomo preistorico usava le pelli degli animali andati a caccia come protezione dagli agenti atmosferici. Come già detto prima, le pelli andavano in putrefazione ma l’uomo si accorse, sicuramente per puro caso, che la pelle esposta al fumo del fuoco acceso oppure immersa in acqua con foglie o rami durava di più.

Nei secoli questa tecnologia è rimasta praticamente invariata, con l’uso di acqua, calce, tannini vegetali e grassi animali e tanta attività manuale. Nella seconda metà dell’Ottocento fu introdotto il bottale, una macchina costituita da un cilindro ruotante sul proprio asse nella quale venivano introdotte l’acqua, le pelli e i prodotti chimici e che poi veniva fatta girare più o meno velocemente. Con questo sistema il processo venne notevolmente accelerato.
Verso la fine dell’Ottocento venne introdotta la concia al cromo, ovvero il trattamento delle pelli con il cromo trivalente che conferiva la imputriscenza alle pelli. Ancora oggi, le pelli vengono trattate con il cromo trivalente.

Dopo la scuoiatura dell’animale, queste pelli subiscono un processo veloce di deterioramento. Quindi si rende necessaria una procedura di conservazione abbastanza lunga da permettere il trasferimento delle pelli alla conceria.

Ci sono vari sistemi, tra cui:
– la salatura, che consiste nel saturare le pelli con il sale comune, il quale produce una parziale eliminazione di acqua per effetto osmotico mentre l’acqua rimanete diviene satura di sale creando un ambiente inadatto alla vita e allo sviluppo di microorganismi. Di conseguenza i processi putrefattivi restano inibiti.
– L’essiccamento, che prevede di eliminare l’acqua dalla pelle in modo da creare un ambiente inadatto alla vita e allo sviluppo dei microorganismi. Si tratta di un metodo “biologico” in quanto non produce inquinanti in quanto non vi sono scarichi novici o tossici per l’ambiente.

Il processo conciaro è lungo e complesso, sostanzialmente composto da tre microfasi: concia, riconcia e rifinizione. Ogni microfase è a sua volta divisa in altre fasi, ognuna con scopi specifici, che servono ad ottenere un determinato tipo di cuoio.

La preparazione alla concia, che avviene in riva ai fiumi in quanto richiede un enorme quantitativo d’acqua, è raggruppata come segue:
rinverdimento, che ha lo scopo di ridare alla pelle l’acqua che aveva perduto nel processo di conservazione, eliminare lo sporco, sangue, sterco e il sale nel caso di conservazione per salatura.
Scarnatura, operazione meccanica con la quale vengono eliminati i tessuti sottocutanei residui dei tessuti di connessione della pelle alla carcassa dell’animale.
Depilazione e calcinazione, operazioni chimiche con scopi diversi. La prima serve a eliminare pelo ed epidermide (solo nel caso non si richiede una pelliccia) mentre la seconda serve ad allentare l’intreccio fibroso della pelle
Decalcinazione, che serve ad abbassare il pH alcalino a valori di circa 8-9, eliminando il gonfiamento e turgità provocata dalla depilazione e dalla calcinazione, ed eliminando calce e solfuro
Macerazione, operazione enzimatica che ha lo scopo di completare la decalcinazione, eliminando residui di altre sostanze interfibrillari non utili, allentando la struttura fibrosa in modo da favorire l’espulsione dei pigmenti della pelle
Sgrassaggio, operazione che serve a liminare o ridurre il grasso naturale della pelle

Dopo questa operazioni avviene la concia vera e propria, ovvero è una operazione chimica che trasforma la pelle putrescibile in un materiale imputescibile.
Le concie possono essere eseguite col cromo trivalente, un tipo di operazione semplice ed economico, rapido e flessibile.
Un altro tipo di concia può essere fatta usando i tannini vegetali. È la pratica più antica e fino alla fine del XIX tutte le pelli erano conciate al vegetale.
Altri tipi di concie, poco usate, sono: la concia con minerale di ferro, alle aldeidi, tannini sintetici, solfocloruri e resine.

Consumo medio di pelli

Esempio di pelliccia di visone - immagine da http://www.gyster.co.uk/2726-6290-thickbox/pelliccia-visone-selvaggio-con-martora.jpg
Esempio di pelliccia di visone - immagine da gyster

 

Le dimensioni della pelle di un animale non sono sufficienti alla produzione di un’unica pelliccia. Inoltre, il mantello di uno stesso animale può presentare diverse caratteristiche, ovvero se si tratta di pelliccia ventrale o dorsale. Di conseguenza, servono pelli di più esemplari.

Quanti animali servono per confezionare, mediamente, una pelliccia?
Ondatra, 46 esemplari
Cinchillà, 64 esemplari
Scoiattolo, 80 esemplari
Volpe rossa, 10 esemplari
Coniglio, 38 esemplari
Lince, 9 esemplari
Visone femmina, 28 esemplari
Visone maschio, 20 esemplari
Castorino, 30 esemplari
Opossum, 32 esemplari
Zibellino, 58 esemplari

Insomma, un vero e proprio genocidio.

Inquinamento da allevamento

Esempio di inquinamento da Cromo nell'acqua - immagine http://www.fabbricaambiente.com/wp-content/uploads/2014/01/Inquinamento-da-Cromo-nellacqua-immagine-Sanana-Singh.jpg
Esempio di inquinamento da Cromo nell'acqua - immagine fabbricaambiente

 

Oltre a provocare dolori atroci agli animali cacciati e allevati, l’allevamento di animali da pelliccia provoca anche un grossissimo danno ambientale.
Come qualsiasi altro allevamento intensivo, i reflui degli animali vanno ad inquinare aria e acque della zona. Le deiezioni degli animali, riversate in grande quantità nell’ambiente, sono ricche di composti azotati, provocando un grande impatto ambientale.
Facendo un esempio, un visone d’allevamento produce circa 22 kg di escrementi durante la sua breve vita, e se facciamo un calcolo sul numero totale di visoni scuoiati negli USA, per esempio nel 1999 erano 2,81 milioni, otteniamo circa 62 mila tonnellate di letame l’anno. Ciò significa che circa 1.000 tonnellate di fosforo l’anno immesse nell’ambiente (e parliamo solo per gli USA).
Il settore conciario è uno di quelli a maggior impatto ambientali. Come visto prima, questo tipo di trattamento richiede un elevato consumo idrico e l’impiego di sostante chimiche che sono tossiche e cancerogene, che vengono poi immesse nell’ambiente circostante. La concentrazione delle industrie conciarie in aree delimitate ha avuto un impatto devastante sull’ambiente, tale da creare disagi alle popolazioni locali, che in prima persona vivono i problemi dell’inquinamento da conceria.
Inoltre, la concia provoca un alto spreco energetico. Gregory H. Smith, ingegnere della Ford USA, ha rilevato che per produrre una pelliccia sintetica ci vogliono meno di 5 litri di benzina mentre per una pelliccia ottenuta da animali d’allevamento ne servano invece 280.

Pellicce ecologiche

Esempio di pelliccia ecologica - immagine da http://www.agoprime.it/wp-content/uploads/2014/01/pelliccia-ecologica-4.jpg
Esempio di pelliccia ecologica - immagine da agoprime

 

Per evitare queste atroci sofferenze a tutti gli animali sono state inventate le pellicce ecologiche. Sono composte da fibre naturali, artificiali e sintetiche. Vengono colorate e stampate a somiglianza dei manti naturali oppure a fantasia seguendo i dettami della moda.
Sono nate negli anni ’60 come surrogato delle pellicce animali per diversi motivi tra cui un’attenzione animalista, a causa delle condizioni in cui vengono allevati gli animali e per la caccia alle specie selvatiche; una preoccupazione ambientalista, per ridurre l’inquinamento dovuto al processo di lavorazione delle pellicce di origine animale; una osservazione economica, per il minor costo rispetto a quelle allevate, ma anche perché alcune specie di animali vengono messe sotto protezione.

Quindi, se indossare una pelliccia è di vitale importanza, prima di comprare accertatevi che sia una pelliccia ecologica. Farete un favore agli animali, all’ambiente e a voi stessi.

LEGGI ANCHE: Pellicce, il mercato dell’orrore [PARTE 1]

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