Metal d’autunno, tre nuovi album da ascoltare

Sólstafir

Il mercato musicale del metal propone quotidianamente produzioni di altissimo livello e sembra ormai essere quasi saturo, dato che i prodotti si presentano sempre con qualità sonora altissima, anche grazie al contributo delle nuove tecnologie. Ciò che sembra mancare è in qualche caso il talento, quella capacità di suscitare emozioni anche nel primo freddo di questo autunno che sembra essere finalmente arrivato. Nell’enorme scelta disponibile al momento tra le ultime uscite, ho selezionato tre album direttamente dal Nord Europa che, invece, vale davvero la pena di ascoltare, per la loro originalità e il richiamo alle tonalità cromatiche della stagione.

Sólstafir, l’ultima parte della notte

Come prima proposta, gli islandesi Sólstafir con l’album Ótta che, nella loro lingua natìa, indica l’ultima parte della notte. Si tratta di un lavoro venuto alla luce a fine agosto che ha già riscosso un buon successo presso il pubblico nordeuropeo. I toni sono melanconici e crepuscolari anche nella distorsione, i suoni ruvidi ma non taglienti. I brani sono spesso di lunga durata e caratterizzati da un crescendo che li trasforma ogni volta, un po’ come il mare che compare nella copertina e nei video del gruppo. I Sólstafir non sono facilmente etichettabili, neppure eccessivamente violenti: si può, perciò, consigliarne l’ascolto anche a chi è abituato a musica più “leggera”. A meritare un ascolto è soprattutto la toccante title-track con i suoi violini.

Electric Wizard, doom tra classici e modernità

Gli Electric Wizard sono invece una band inglese di doom metal; il loro ultimo lavoro, Time to die, ha anch’esso riscontrato un buon gradimento in Europa. L’album non si discosta da quanto proposto in passato dalla band, che vede il ritorno in formazione del batterista originale, Mark Greening. Le recensioni insistono nel paragonarli ai Black Sabbath; d’altra parte, il nome della band deriva da due brani tratti dai due primi album dello storico gruppo: Electric Funeral e The Wizard. Le sensazioni sonore sono decisamente retrò e il gusto da jam psichedelica potrà pure attirare l’ascoltatore hipster. L’album è vario e inaspettato, al punto da disorientare anche nel bel mezzo dei pezzi. E proprio quando vi verrà da pensare di aver già sentito qualcosa di simile, magari la band cambierà completamente rotta. Difficile perciò consigliare una traccia in particolare, e non perché regni l’indistinzione: i brani sono tutti molto caratterizzati e riusciti. I testi sono in linea con la musica, improntati al nichilismo e alla ribellione, senza spiccare però per originalità o per la costruzione di una qualche storia. Vi è anche un primo singolo con Sadiowitch: una palude maligna di fuzz dalla quale emergono, dopo la metà del secondo minuto, acuti simili a quelli di un animale morente.

 

Sivyj Yar, un tesoro nascosto dalla Russia

Infine i Sivyj Yar, una band di pagan black metal dalla Russia, che con From the Dead Villages’ Darkness sembra richiamare una giusta attenzione. Anche qui lo stile è sinfonico e atmosferico: i pezzi sono però perfettamente legati tra loro, a formare una suite coerente e armoniosa secondo i migliori canoni del genere prog black. Dopo meno di un minuto di introduzione leggerissima (che costituisce il primo brano), già con Now Only Abyss Hears Us si può apprezzare il carattere progressive ed epico del gruppo, che prosegue nella traccia successiva, From the Dead Villages’ Darkness. Le atmosfere sono tetre ma non oppressive, coi violini che si alternano alle chitarre per creare un immaginario fantastico. Così, in Distant Haze Was Arising giungono a compimento i brani precedenti, con un climax e una outro che non possono non smuovere. Sicuramente da provare, se amate il genere.

 

 

Credits foto: wikipedia.org

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