Ora o mai più, l’immediatezza dei MinimAnimalist [INTERVISTA]

Ora o mai più, l'immediatezza dei MinimAnimalist

I MinimAnimalist sono un duo stoner rock che vede Davide Bianco alla chitarra e Fabio Cazzetta a batteria e voce. I due brindisini spiegano che il nome del loro gruppo è una crasi delle parole minimale e animale, un chiaro riferimento al loro modo di essere in musica. E dall’ascolto dei loro brani vi renderete immediatamente conto che le cose non le mandano certo a dire.

Davide e Fabio fecero conoscenza sul palco dello YeahJasì Brindisi Pop Fest, mentre suonavano come musicisti di supporto per Manuel Agnelli (Afterhours), nell’estate del 2013. Un anno dopo hanno invece diviso lo stesso palco con Pierpaolo Capovilla (Teatro degli orrori). Molti li ricorderanno per il Concerto del Primo Maggio a Taranto di poche settimane fa.

Lo scorso Giugno è anche uscito il loro primo disco, autoprodotto, dal titolo Ora o mai più.

Ecco la loro intervista per il Pinguino in occasione di Eufemia, l’evento di Leporano (TA) sul tema autoproduzioni, arte e musica.

 

Ci raccontate un po’ del vostro incontro, sul palco dello YeahJaSì Brindisi Pop Fest, nell’estate di due anni fa?

Nell’estate del 2013 fummo selezionati come musicisti di supporto per lo YeahJasì Brindisi Pop Fest, ci conoscemmo praticamente in sala prove. Da lì capimmo immediatamente che avremmo suonato insieme, lo dimostra il fatto che mentre gli altri facevano pausa durante le prove noi continuavamo a suonare improvvisando.

Quali sono stati i musicisti fondamentali per la vostra formazione?

Sicuramente tutta la scena musicale anni ’70 inglese e anche italiana. Ma anche gli anni 50 americani. Se vogliamo parlare di musicisti in particolare al primo posto mettiamo Hendrix e Miles Davis, Elvis, Beatles, Police, Josh Homme (Queens of the Stone Age) e Jeff Buckley (per Davide).

Sicuramente per Fabio parliamo del grunge americano di Seattle, Pearl Jam, SoundGarden ma pure Led Zeppelin e Deep Purple.

La vostra identità sonora è piuttosto ben definita ora, nel suo essere immediata e minimalista. Ci sono possibilità che esploriate altre direzioni?

Certamente, abbiamo tante idee in cantiere che evolvono continuamente. Poi le influenze sono talmente tante che sicuramente prima o poi si faranno sentire. L’evoluzione e la sperimentazione sono sicuramente parte integrante del nostro modo di vedere la musica.

Come avete spiegato durante il Concerto del Primo Maggio a Taranto, Giovanni non è che una metafora. Oltre che alla politica, a cosa pensavate al momento di scrivere il brano?

Il brano è nato con la voglia di ribellarsi a tutte le situazioni che ti rendono schiavo, che ti chiudono e ti obbligano ad abbassare la testa davanti ad una possibile scelta, sia essa politica, sentimentale o semplicemente lavorativa.

L’indipendenza di poter scegliere e agire secondo ciò che ti rende libero è per noi fondamentale per la crescita dell’uomo e alla sua realizzazione.

Ora o mai più, l'immediatezza dei MinimAnimalist (2)

Qui ad Eufemia si parla di autoproduzione e creatività. Qual è la vostra esperienza in merito?

L’autoproduzione è sicuramente il metodo più facile e veloce per esprimere le proprie idee: siamo reduci da un disco del tutto autoprodotto e pronti a ogni critica, positiva e negativa che sia.

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