Musica dal vivo: questione di numeri

Musica dal vivo questione di numeri

La musica dal vivo spesso innesca meccanismi poco simpatici a causa del modo con cui le band si relazionano ai gestori dei locali che offrono alla propria clientela un servizio aggiuntivo: l’evento live, appunto.

L’empatia e la professionalità sono alla base di un confronto corretto tra chi suona e chi permette di farlo. Molto spesso però il musicista deve affrontare domande in stile quiz, le cui risposte possono determinare, a prescindere dalla propria bravura e serietà, la riuscita o meno dell’ingaggio.

Fans und Scheinwerfer

Quanta gente mi porti?

È questa una delle prime domande che il gestore medio pone alle band nell’interesse di una grande affluenza per il suo locale durante la serata di musica dal vivo. Domanda alla quale, effettivamente, non si può dare risposta precisa, se non quella modesta del “Ho il mio seguito”. Assicurare un numero preciso di partecipanti è una veggenza che nemmeno l’indovino più gettonato al mondo può proferire, figuriamoci un musicista. Ma con la fatidica domanda “Quanta gente mi porti?”  inizia per il musicista l’imbarazzante test, che sfocia spesso in un confronto contabile su chi ha da affrontare più spese.

Scelta è qualità nella musica dal vivo

La musica dal vivo, un po’ come una tovaglia pregiata invece di una a quadroni, un piatto di plastica invece di uno in ceramica, è un investimento dettato da una scelta consapevole. Si dovrebbe scegliere di investire nella qualità che detterà, si spera, la riuscita della serata live. Così si dovrebbe investire nella musica, nel rispetto del lavoro.

Musica dal vivo questione di numeri (3)

Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, lo scorso luglio ha tirato le somme di un quadro effettivamente negativo per il mercato della musica dal vivo, dovuto soprattutto  agli aspetti burocratici nei rapporti con gli enti locali e al diritto d’autore, dato che la SIAE non fa una vera diversificazione tra gli spettacoli e non permette di incentivare i piccoli eventi.

E così, nella fascia alta dei grossi concerti come Rolling Stones, Ligabue, Vasco Rossi si riscontra una crescita, ma negli eventi più piccoli vi è una sostanziale decrescita e una mancanza di investimenti da parte di enti locali e altri soggetti.

“Se non c’è abbastanza gente non suono!”

Accade, poi, che proprio i grandi artisti, e il loro staff di produzione, si rifiutino di salire sul palco e di eseguire la loro performance se non c’è abbastanza pubblico. Si sente spesso di concerti in cui viene a mancare l’affluenza attesa di pubblico e si restituiscono i soldi dei biglietti con l’amarezza dei fans.

Musica dal vivo questione di numeri (2)

Come accaduto, ad esempio, lo scorso 3 Luglio a Roma, precisamente a Villa Ada. Si sarebbe dovuto esibire il rapper Marracash ma, sul fare della mezzanotte, gli altoparlanti hanno annunciato l’annullamento della serata, scatenando l’ira e la delusione degli spettatori.

È evidente che il mercato e la quantità stiano prendendo sempre più piede. Ma non si dovrebbero salvaguardare gli applausi del pubblico pagante? Come canta Niccolò Fabi “la minoranza non è una debolezza, la maggioranza non è una qualità”.

 

Credits foto: rockit.it / ziomusic.it / guitarpraxis.com

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