Mr. Obama davvero contro il riscaldamento globale?

Il Presidente USA Obama in Alaska - Foto da The Guardian (https://i.guim.co.uk/img/media/458a5b504414296b3f57eff149703a36e1cc5ea2/0_230_3499_2103/master/3499.jpg?w=620&q=85&auto=format&sharp=10&s=57b745bc9b934882b0455f119519b762)
Il Presidente USA Obama in Alaska – Foto da The Guardian

 

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Mr. Obama, ha ultimamente fatto dichiarazioni che possono essere considerate storiche, pronunciate dalla bocca dell’uomo più potente del mondo.

Le sue dichiarazioni hanno fatto il giro del mondo e l’inquilino della Casa Bianca ha scelto la sua visita in Alaska per lanciare, nuovamente, l’allarme contro il riscaldamento globale. Il perché è facile da intuire: [inlinetweet prefix=”#cambiamentoclimatico” tweeter=”” suffix=””]nell’immaginario collettivo, l’Alaska rappresenta la natura incontaminata[/inlinetweet], posti selvaggi e con i ghiacciai eterni che, come tutti ben sappiamo, si stanno ritirando ad una velocità impressionate.

Già nel 2014 dichiarava:

Il cambiamento climatico è un dato di fatto. E quando i figli dei nostri figli ci guarderanno negli occhi e ci chiederanno se abbiamo fatto tutto quello che potevamo per lasciare loro un mondo più sicuro e più stabile, con nuove risorse energetiche, voglio poter dire “sì lo abbiamo fatto”.

(fonte: Wired)

Dichiarazioni che aggiungono poco o nulla a quelle fatte nel 2013:

Possiamo scegliere di credere che la Super tempesta Sandy, la più grave siccità dei passati decenni, e i più devastanti incedi siano frutto di una strana coincidenza. Oppure possiamo credere alle schiaccianti valutazioni della scienza e agire prima che sia troppo tardi.

(fonte: Wired)

 

Nel 2015, quindi, Barack Obama rincara la dose scagliando tutte le sue preoccupazioni contro l’immissione di gas serra nell’atmosfera e lo scioglimento dei ghiacciai antartici, ricordando che ogni anno in Alaska si sciolgono 75 blocchi di ghiaccio della dimensione del National Mall di Washington, ovvero un viale monumentale di 3 chilometri.

Il messaggio del Presidente più potente del mondo è chiaro: bisogna passare ad energie nuove, rinnovabili, pulite e che, quindi, non inquinino il pianeta.

[inlinetweet prefix=”#riscaldamentoglobale #obama” tweeter=”” suffix=””]Tutte belle parole[/inlinetweet].

Cosa è il riscaldamento globale

riscaldamento globale
Foto: Marianocecowski

 

Nel 2013, l‘ex Presidente della Regione Lombardia Formigoni twittava infelicemente: “‘Mai così freddo da due secoli’ dicono le statistiche. E dove sono gli ambientalisti che ci hanno rotto i marroni col riscaldamento globale?” (fonte: L’Espresso).

Un argomento così importante e delicato non merita certo di essere liquidato con un banalissimo tweet, quindi cerchiamo di spiegare nel modo più semplice possibile cosa sia il riscaldamento globale e quali ne siano le cause.

In climatologia, in riferimento alla storia climatica del nostro pianeta, ci si riferisce all’aumento della temperatura media dell’atmosfera e degli oceani per cause naturali, come per esempio i cicli solari e la variazione dei gas atmosferici.

Ai giorni nostri viene, invece, usato come sinonimo di global warning, ovvero il riscaldamento dovuto ad attività umane.

Nel corso della propria storia, il pianeta Terra ha vissuto l’alternarsi di vari cambiamenti climatici, alternando le Ere glaciali con altre più calde, chiamate interglaciali. Questi cambiamenti sono dovuti all’attività solare e ai fenomeni eruttivi, con l’immissione di CO2 nell’atmosfera.

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Nella più recente storia del pianeta, si è avuto il periodo caldo medievale (dal 1100 al 1400) – che permise a Erik il Rosso di arrivare in Groenlandia e ribattezzarla “terra verde” facendo ipotizzare che all’epoca ci fossero zone prive di ghiacci perenni -, susseguito da un periodo più freddo chiamato piccola era glaciale, che è durato dal 1550 al 1800 circa.

Nella seconda accezione (sinonimo di riscaldamento globale), s’intende quindi un incremento delle temperature medie della superficie della Terra a cominciare dalla metà del XX secolo.

Il quarto rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2007 stima che la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di 0.74 ± 0.18 °C durante il XX secolo. La maggior parte degli incrementi di temperatura sono stati osservati a partire dalla metà del XX secolo e sono stati attribuiti all’interno dei report IPCC all’incremento di concentrazione dei gas serra. Questi ultimi sono il risultato dell’attività umana, dovuto ad esempio all’uso di combustibili fossili e alla deforestazione, che potrebbero generare un incremento dell’effetto serra.

L’oscuramento globale, causato dall’incremento della concentrazione in atmosfera di aerosol, blocca i raggi del sole, per cui, in parte, potrebbe mitigare gli effetti del riscaldamento globale. I report dell’IPCC suggeriscono che durante il XXI secolo la temperatura media della Terra potrà aumentare ulteriormente rispetto ai valori attuali, da 1.1 a 6.4 °C in più, a seconda del modello climatico utilizzato.

L’eventuale aumento delle temperature potrebbe causare un aumento del livello del mare e cambiare anche il modello di precipitazioni attuale, modificando di conseguenza posizione e dimensioni dei deserti subtropicali.

La maggioranza dei modelli previsionali prevede che il riscaldamento sarà maggiore nella zona artica e comporterà una riduzione dei ghiacciai, del permafrost e dei mari ghiacciati, con possibili modifiche alla rete biologica e all’agricoltura. Il riscaldamento climatico avrà effetti diversi da regione a regione e le sue influenze a livello locale sono molto difficili da prevedere. Come risultato dell’incremento in atmosfera del diossido di carbonio, gli oceani potrebbero diventare più acidi.

La comunità scientifica è sostanzialmente concorde nel ritenere che la causa del riscaldamento globale sia di origine antropica. Ciò nonostante è in essere un ampio dibattito scientifico e politico che coinvolge anche l’opinione pubblica.

Cause del riscaldamento globale

ILVA TARANTO - Foto da ANSA http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2012/7/26/036daa4b635f0234fb60340a85c4e8c0.jpg
ILVA TARANTO – Foto da ANSA 

 

I cambiamenti recenti del clima sono stati analizzati più in dettaglio solo a partire dagli ultimi 50 anni, cioè da quando le attività umane sono cresciute esponenzialmente ed è diventata possibile l’osservazione dell’alta troposfera. Tutti i principali fattori ai quali è attribuito il cambiamento climatico sono legati alle attività dell’uomo.

In particolare questi sono:

  • incremento della concentrazione di gas serra in atmosfera
  • cambiamenti sulla superficie terrestre come la deforestazione
  • incremento di aerosol

 

Un rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) conclude che la maggior parte degli incrementi di temperatura osservati dalla metà del XX secolo è, con molta probabilità, da imputare all’incremento di gas serra prodotti dall’uomo; mentre è molto improbabile (si stima sotto il 5%) che gli aumenti climatici possano essere spiegati ricorrendo solo a cause naturali. Il riscaldamento, inoltre, interessa sia l’oceano sia l’atmosfera.

Un’immagine dice più di tante parole

Glacier Bay National Park - Lizenziert unter CC BY 2.0 über Wikimedia Commons
Glacier Bay National Park – CC BY 2.0 Wikimedia Commons

 

Obama, la difesa dell’Artico e le trivellazioni

Attivisti Greenpeace contro Obama e la Shell - Foto da secolo-trentino http://www.secolo-trentino.com/wp-content/themes/_stylebook/timthumb.php?src=http%3A%2F%2Fwww.secolo-trentino.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F600x400xHelp-Save-the-Arctic.jpg.pagespeed.ic_.PhF3vPeiTqKnzfg7u4is.jpg&q=90&w=795&zc=1
Attivisti Greenpeace contro Obama e la Shell – Foto da secolo-trentino

 

Dopo la difesa, molto appassionata, da parte dell’inquilino della Casa Bianca della Terra contro il riscaldamento globale – riconoscendo il ruolo centrale degli Stati Uniti d’America, non può non far storcere il naso il recente via libera da parte dello stesso Obama alle trivelle della Shell nell’Artico. Le sue dichiarazioni ambientaliste stridono non poco con questa decisione.

Partiamo dal presupposto che andare a trivellare l’Artico è alquanto complesso, in zone estremamente difficili e dove, nel caso di errori e/o tragedie, nessuno sa ancora come comportarsi considerando, inoltre, che sono zone di difficile accesso. Ma anche presupponendo che vada tutto per il verso giusto, tutto ciò aprirebbe le porte ad una trivellazione a larga scala: ovvero un disastro per l’intero pianeta.

Sono passati ormai 25 anni da quando gli studiosi del clima annunciarono che l’uso continuato di combustibili fossili avrebbero portato alla scomparsa dell’Artico. Come sempre succede, tali avvertimenti sono stati ignorati un po’ da tutti, a partire dalla politica. Il tempo ha dato ampiamente ragione a questo studio. Infatti lo scioglimento dei ghiacci procede a un ritmo a dir poco impressionante.

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Poche settimane fa il Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), ha annunciato che [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]a questo ritmo l’intero Artico sarà privo di ghiacci entro 25 anni[/inlinetweet]. Una vera tragedia mondiale, che andrà ad influire sull’ecosistema del pianeta in modo ancor più incisivo e probabilmente catastrofico.

Personalmente, da ambientalista convinto, sono rimasto a dir poco scioccato da questo evidente contrasto di intenti. Ho esultato nel leggere, sulle maggiori testate nazionali, le dichiarazioni e i moniti di Barack Obama, ma l’entusiasmo è stato subito annientato.

Un po’ di tempo fa, il titolo di un interessantissimo documentario su Focus era pressappoco questo: “L’uomo deve preoccuparsi del pianeta terra?”. Il video mostrava come la Terra abbia vissuto varie Ere, tra periodi glaciali e periodi caldi. La vita si è adattata, man mano, alle nuove condizioni climatiche, con l’estinzione di alcune specie animali e la prosperità di altre. Il documentario si concludeva annunciando che il genere umano non deve preoccuparsi del pianeta, ma di se stesso, in quanto sta, poco a poco, firmando la propria condanna a morte.

Dopo di noi, ci saranno altre forme di vita che si adatteranno a un nuovo ambiente e [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]la vita sul pianeta Terra continuerà, senza di noi[/inlinetweet].

Incrociamo le dita, e prepariamoci al peggio.

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