OGM o non OGM? Effetti sulla salute umana e molto altro

ogm o non ogm

TTIP è l’acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, ovvero un trattato di libero scambio che vede coinvolti Unione Europea e Stati Uniti d’America. Questo trattato serve a creare una “free zone” di merci e servizi, rimuovendo i dazi doganali, e ad armonizzare interi settori economici: sicurezza e sanità, servizi pubblici, agricoltura, proprietà intellettuale, energia e materie prime.

Le trattative sono iniziate un anno fa e fino ad oggi sono coperte dal massimo riserbo. La Senatrice democratica Elizabeth Warren ha aspramente criticato questa poca trasparenza, dichiarando che le aziende farmaceutiche, Wall Street, Telecom e i grandi inquinatori stanno sbavando davanti a questa opportunità. Se i dettagli di tale operazione diventassero pubblici, troverebbero grandissime opposizioni.

Infatti, in Europa, i cittadini sono tutelati (per ora) da leggi che hanno permesso di limitare problemi legati all’uso degli ormoni negli animali da carne e i pesticidi nel cibo.
Inoltre, se prendiamo come esempio i precedenti accordi, molto simili al TTIP, tra Usa, Canada e Messico (1992), si può osservare che tale accordo non gode certo di grande popolarità. In questi anni si sono potuti verificare diversi squilibri venutisi a creare nei paesi coinvolti, come la riduzione degli stipendi per i lavoratori fino al 20% e una maggiore concentrazione della ricchezza.

Qui ci concentreremo sugli squilibri che tale accordo potrebbe portare nel mondo dell’agricoltura, in quanto in America si fa già larghissimo uso di OGM (Organismi Geneticamente Modificati), severamente vietati invece in Europa.

OGM, un po’ di storia

Rappresentazione del DNA
Rappresentazione del DNA

 

Il termine OGM indica un organismo vivente che possiede un patrimonio genetico (ovvero il DNA) modificato tramite l’ingegneria genetica.
La pratica di alterare e modificare il genoma degli esseri viventi può risalire addirittura a 14.000 anni fa con l’addomesticamento del cane. Ovviamente si trattava però di pratiche inconsapevoli; infatti, è solo a partire dalla prima metà del Novecento che l’uomo ha preso coscienza dell’effetto a livello genetico indotto dai propri programmi di selezione.

Il primo OGM della storia è stato ottenuto nel 1973 da Stanley Norman Chen e Herbert Boyer. I due ricercatori riuscirono a clonare un gene di rana all’interno del batterio Escherichia Coli, dimostrando che era possibile trasferire materiale genetico da un organismo ad un altro.
Ovviamente tutto ciò ebbe un grande impatto sulla comunità scientifica tale da auto-imporre una moratoria internazionale sull’uso della tecnica del DNA ricombinante, atta a valutare la nuova tecnologia e i possibili rischi.
Nel giro di pochi anni gli OGM sono passati dallo stato di una mera possibilità tecnologica ad una realtà.
La somatostatina e l’insulina, il farmaco biologico più noto, sono tra i primi ottenuti da OGM ad essere stati commercializzati.

Dopo la commercializzazione dell’insulina ricombinante, nel 1983 si ebbe la prima battaglia sul rilascio nell’ambiente di OGM. Parliamo dei batteri ice-minus, una variante di Pseudomonas syringae incapace di produrre una proteina che facilita la formazione di cristalli di ghiaccio.
La battaglia legale durò tre anni, con forte opposizione degli ambientalisti, e solo nel 1986 i batteri ice-minus furono commercializzati. Si era davanti ad un cambiamento epocale, in quanto furono i primi organismi OGM a essere immessi nell’ambiente. Pochi anni dopo, si scoprì che tali organismi, in realtà, erano già presenti in natura.

La tecnica del DNA ricombinante è stata utilizzata in una miriade di settori oltre a quello farmaceutico. Sono stati prodotti enzimi che riducono l’impatto ambientale dell’industria, animali e vegetali più resistenti a malattie e organismi come l’oncotopo, una variante di ratto usata per la ricerca sul cancro.
E la possibilità di brevettare organismi OGM ha acceso forti dibattiti anche sulla proprietà intellettuale delle risorse genetiche del pianeta.

OGM nell’industria agricola

Pannocchie di mais OGM (MON 810) della Monsanto
Pannocchie di mais OGM (MON 810) della Monsanto

 

Oggi, ci sono quattro tipologie di piante OGM che vengono coltivate e commercializzate in tutto il mondo: Soia (57% della produzione mondiale è da OGM), mais (25%), cotone (13%) e colza (5%).
Vengono coltivate in paesi come USA, Brasile, Argentina, Canada, India, Cina e Sudafrica. Le prime coltivazioni di OGM risalgono al 1994 e, da allora, l’aumento di superfici coltivate è pari al 10% annuo. In effetti, questo tipo di coltivazioni hanno avuto un successo stratosferico.

In particolare, in Italia è permessa la commercializzazione ma non la coltivazione di piante OGM. Un prodotto OGM può essere immesso nel mercato europeo, e quindi anche italiano, solo dopo che ne è stata provata la non pericolosità per la salute umana e per l’ambiente.

Opposizioni agli OGM

Utilizzo dell'erbicida Roundup della Monsanto
Utilizzo dell’erbicida Roundup della Monsanto

 

L’associazione ambientalista Greenpeace si è da sempre opposta all’uso di OGM su scala industriale.
Contestano infatti l’affermazione che vede l’agricoltura OGM come il rimedio per la fame del mondo e il rispetto per l’ambiente. In questi tipi di coltivazioni si fa largo uso di pesticidi ed erbicidi e, inoltre, secondo Greenpeace ci sarebbero una serie di pericoli come la perdita della biodiversità e altri imprevedibili. Gli attivisti affermano inoltre che sono un pericolo per la salute umana e minacciano gli equilibri sociali ed economici, sollevando questioni etiche che non sono state ancora sufficientemente discusse.

La politica di Greenpeace non è di chiusura nei confronti della totalità delle coltivazioni di OGM, ma soltanto di quelle in campo aperto, in quanto creano inquinamento genetico, minacciando la biodiversità, e contaminano le coltivazioni tradizionali e biologiche.
Infatti, Greenpeace non si oppone alle ricerche in laboratorio di OGM, che servono in particolari campi come quello medico.

Accusano però che tali coltivazioni arricchiscono le grandi aziende come Monsanto e Bayer, impoverendo di fatto le piccole aziende agricole.

Contaminazione da OGM

Foto da http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2012/4/17/0d89305d012dec56cebb1b5133b82b1a_137098.jpg
Foto da Ansa

 

I fautori dell’agricoltura OGM affermano che le coltivazioni OGM e quelle biologiche possono tranquillamente coesistere, in quanto prive di rischi di contaminazione.
Greenpeace ha dimostrato il contrario. Nel 2009 furono analizzate 22 varietà di miele vendute in svizzera, e più di un quarto conteneva tracce di polline OGM. La motivazione è piuttosto semplice: vento, api, uccelli e acque sotterranee contribuiscono alla contaminazione delle colture biologiche. Oltre agli elementi naturali, bisogna tenere conto anche delle macchine agricole, dei silos, delle operazioni di trasporto e della trasformazione dei prodotti. Tutto ciò dimostra che la coesistenza di tali coltivazioni diventa impossibile.

Utilizzo dei pesticidi ed erbicidi

Una specie di erba infestante

I fautori dell’agricoltura OGM asseriscono che questa riduce l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi. Greenpeace sostiene, al contrario, che le aziende stesse hanno aumentato la loro capacità di produrre erbicidi. D’altra parte anche le richieste di aumentare il livello ammissibile di residui di questi prodotti negli alimenti OGM sono sempre accolte.

Per fare un esempio, la soia OGM della Monsanto è stata creata per resistere a dosi massicce di Roundup, un erbicida prodotto dalla stessa Monsanto. In generale, le piante OGM possono essere trattate con erbicidi molto potenti, a dosi elevate, che uccidono le piante infestanti. La conseguenza sarà che il suolo e le acque sotterranee saranno infestate e inquinate da questi veleni.
Come se non bastasse, queste pratiche stanno portando alla creazione di generazioni di erbe infestanti resistenti all’erbicida, comportando la necessità di creare erbicidi ancora più potenti.
Stesso discorso vale ovviamente per gli insetticidi.

Barriere fra le specie

Creare un OGM significa prendere un gene da un vegetale o un animale e inserirlo nel DNA di un altro vegetale o animale. Di fatto, si stanno oltrepassando le barriere fra le specie. Una volta immesso nell’ambiente, le conseguenze diventano non controllabili, in quanto non si sa come si comporterà questo nuovo organismo che potrà interagire con altre forme di vita, riprodursi e trasferire le sue caratteristiche e mutare in risposta alle sollecitazioni ambientali.

Facendo un esempio, nelle coltivazioni di colza OGM resistenti all’erbicida glufosinato si è notato che questa particolare caratteristica è stata trasferita ad una specie di rafano selvatico. In generale, il gene per la resistenza al glufosinato può trasferirsi grazie al polline in piante distanti fino a 200 metri. Ulteriori ricerche hanno evidenziato che, in realtà, l’inquinamento genetivo può avvenire anche a distanze maggiori.

Rischi per la salute umana

Immagine presa da: http://cdn4.www.greenstyle.it/wp-content/uploads/2013/07/mais_OGM1.jpg
Foto da Greenstyle

 

Studi sul rischio a lungo termine per la salute umana non sono mai stati fatti e di fatto la sicurezza per l’uomo non è mai stata dimostrata.
Al contrario, esistono almeno due rischi potenziali:

  • le allergie alimentari sono causate dalle proteine, a loro volta codificate dai geni del DNA. Di conseguenza, manipolare il DNA di un organismo vivente vuol dire permettergli di produrre proteine che, in passato, non era in grado produrre. Ciò comporterà un aumento di rischio di allergie.
  • molti organismi OGM vengono creati con un gene per la resistenza agli antibiotici. Questo gene viene usato come marcatore, permettendo di identificare le cellule in cui è riuscito il trapianto dei geni. Successivamente, il marcatore non svolge più alcuna funzione ma non viene eliminato in quanto è un procedimento costoso e difficile. Questa resistenza agli antibiotici porta ad una sorta di “selezione”, ossia sopravviveranno i batteri che contengono i geni che permettono loro di sopravvivere a questi veleni. Il problema è che i batteri non solo possono scambiarsi questi geni, ma possono anche acquisirli da organismi superiori. Se uno di questi batteri dovesse passare il sistema digestivo umano o animale, ciò potrebbe portare all’inefficacia degli antibiotici che servono a curare malattie per esseri umani e animali.

Rischio di tossicità

La Criigen (Comitato per la ricerca e l’informazione indipendente sull’ingegneria genetica) ha condotto nel 2007 una serie di studi sui topi nutriti per 90 giorni con mais OGM della Monsanto, evidenziando anomalie in fegato, reni e sangue.
Un ulteriore studio condotto nelle università francesi di Caen e Rouen, confrontando tre mais OGM della Monsanto, ha evidenziato possibili rischi per la salute, in particolare in alcuni parametri del sangue associati a funzioni epatiche e renali.

Rischi socio-economici

Manifestazione di protesta contro la Monsanto in Argentina
Manifestazione di protesta contro la Monsanto in Argentina

 

Le aziende biotech affermano che l’agricoltura OGM è la soluzione alla fame del mondo. Secondo l’associazione ambientalista Greenpeace, le cifre dimostrano tutto il contrario. Non solo non si osservano aumenti significativi nei raccolti, ma addirittura in alcuni casi si sono ottenuti rendimenti inferiori rispetto a quelle biologiche per alcune varietà di soia.

Secondo Greenpeace la fame nel mondo non si combatte con l’agricoltura OGM, ma attraverso una distribuzione più equa, sviluppando infrastrutture adeguate in tutte le regioni del pianeta, permettendo ai piccoli agricoltori del sud, i quali soffrono più degli altri di malnutrizione, di attuare pratiche agricole adatte al loro ambiente e sostenibili nel lungo periodo, rendendoli indipendenti da aziende agro-chimiche.

Le multinazionali degli OGM offrirebbero, invece, l’esatto opposto, cioè la standardizzazione delle pratiche agricole in tutto il mondo, la totale dipendenza dei piccoli agricoltori, obbligandoli di fatto a comprare ogni anno sementi e pesticidi.

Etica

Cercare di tener separate le coltivazione di OGM da quelle biologiche comporta costi molto elevati. E dato che in realtà a pagare non è il coltivatore OGM bensì l’agricoltore che non li vuole, ne consegue che il prezzo finale lieviterà in quanto appesantito da queste pratiche di contrasto. Tutto ciò viola il principio europeo del “chi inquina, paga”.

L’ente europeo per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha la sua sede a Parma, si è sempre mostrato pro-OGM, con una serie di pareri che, secondo Greenpeace, sono molto lacunosi. L’istituto, che dovrebbe informare obiettivamente i decisori politici sulla materia, in realtà si mostrerebbe di parte.
Al contrario, l’opinione pubblica si è sempre mostrata contraria agli organismi OGM, e più i cittadini sono informati, tanto più li rifiutano.

Etichette e mangimi

Nel 2004 l’Europa ha adottato nuove tecniche sulla etichettatura dei prodotti alimentari. Tutto ciò è stato possibile grazie a una incredibile mobilitazione dei consumatori, in quanto a partire dagli anni ’90 tutti abbiamo consumato prodotti OGM senza volerlo.

Oggi, se nel cibo è presente un organismo OGM, questo deve essere espressamente indicato nell’etichetta. Questa regola vale solo se è presente OGM in una misura percentuale uguale o superiore all’1%.
Con l’applicazione di questo sistema dagli scaffali dei negozi sono praticamente scomparsi alimenti OGM, che rimanevano invenduti.

ogm o non ogm
Diverso il discorso sui mangimi. Il 90% degli OGM importati in Europa diventano mangimi per i nostri allevamenti. Ciò vuol dire che le nostre mucche, maiali e galline (parliamo ovviamente di quelli allevati in stalla e non all’aria aperta) sono alimentati con mangimi transgenici.
In poche parole, gli OGM tramite i mangimi entrano comunque nella nostra catena alimentare.

Oggi oltre il 50% della produzione di cereali è destinato alla mangimistica animale, creando di fatto un problema di carenza di scorte alimentari mondiali.

Brevetti

Foto da Greenpeace

 

Attualmente circa il 90% delle colture OGM è in mano alla Monsanto. Negli Stati Uniti gli agricoltori che vogliono utilizzare la coltura OGM della Monsanto devono firmare un apposito contratto nel quale acconsentono a ispezioni a sorpresa, si impegnano a non conservare parte del raccolto per l’anno successivo, a usare pesticidi ed erbicidi prodotti dalla Monsanto. Ciò vuol dire che la multinazionale controlla il mercato delle sementi, potendo decidere quali semi sono disponibili, a quale prezzo e a quali condizioni.
Secondo Greenpeace, tutto ciò costituisce una grave minaccia per agricoltori, produttori di cibo e consumatori.

Riso

Il riso OGM viene coltivato solo in campi sperimentali. La cattiva notizia però è che le aziende agro-chimiche ed alcuni governi stanno premendo per la loro commercializzazione.

Infatti, la Bayer ha brevettato un riso (chiamato LL62) geneticamente modificato per essere resistente al glufosinato, l’erbicida che elimina varie piante infestanti. Questo erbicida viene prodotto dalla stessa Bayer. Questo tipo di riso, oltre ad essere differente al riso naturale dal punto di vista nutrizionale, potrebbe creare una specie di erbe super-infestanti, trasferendo il suo nuovo gene.
Per di più il glufosinato è un erbicida particolarmente aggressivo e pericoloso per la salute umana, tanto che in Europa verrà presto vietato, in base a quanto stabilito dalla legislazione.

Il tema degli OGM, insomma, resta ancora apertissimo e legato ad interessi economici sovranazionali di cui è necessario tenere conto in ogni discussione.

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2 thoughts on “OGM o non OGM? Effetti sulla salute umana e molto altro

  1. Nono sono favorevole alla demonizzazione degli OGM, il cui uso può garantire benefici per milioni di persone nel mondo. Sono per un controllo molto attento su quanto esce fuori dalle grandi multinazionali del settore (e sul limitare il loro oligopolio). Ci sono un’infinità di dati e pubblicazioni scientifiche (spero non si pensi tutte pagate dalle multinazionali di cui sopra, altrimenti) che sfatano la maggior parte delle accuse agli OGM, basta cercare in rete. Sul sito de “Le Scienze” – per esempio – si trovano argomentati e documentati post a riguardo. Ne linko solo uno http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/30/perche-non-possiamo-non-dirvi-antiscientifici/

    1. Ciao, qui non si vuole fare nessuna demonizzazione nè sono una persona che crede nelle teorie complottistiche 😉 . Le voci e le teorie intorno all’OGM sono tante, sia a favore che contro. Però ci sono alcuni fatti innegabili: nella trasmissione di Report, dedicata al TTIP e agli OGM e alle carni agli ormoni (da cui ho preso spunto per questo articolo), in una intervista alcuni agricolturi americani hanno ammesso candidamente che, a ogni nuovo raccolto, hanno dovuto usare dosi sempre più massiccie di erbicidi in quanto le erbe infestanti si dimostravano sempre più resistenti. In Colombia (se non erro) alla stipula dell’accordo di libero scambio con gli USA, ci sono state delle vere e proprie sommosse in quanto la polizia ha cominciato a distruggere interi raccolti di prodotti biologici. Fare agricoltura OGM significa comprare le sementi dalla azienda, non ti puoi permettere d fare agricoltura biologica, sei soggetto a controlli etc. Non è questo, forse, la standardizzazione e la brevettazione della natura? Tant’è che in america alcuni agricoltori molto coraggiosi fanno agricoltura biologica cercando di allontanare animali e piante infestanti tramite metodi solamente naturali, per contrastare il sempre più forte mercato degli OGM. Non mi dilungo perchè ci sono troppe cose, ma sono fortemente contragli alla coltivazione di OGM in campo aperto. Poi ovviamente ognuno la pensa e la crede come meglio ritiene 😉

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