Pellicce, il mercato dell’orrore [PARTE 1]

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Pelliccia di Visone. Immagine da Gyster

 

Nel mondo dell’alta moda sono molto apprezzate le pellicce. I prezzi per questi capi sono a dir poco stellari. Basta fare una ricerca su Google Shopping per trovare capi del valore di € 12.600,00 o addirittura di 17.900,00 €. Ma [inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]oltre all’enorme business, dietro questo sfoggio di vanità umana c’è un mondo fatto di sofferenza[/inlinetweet] e di grave inquinamento per l’ambiente.

Utile conoscere quali sono le varie tecniche di soppressione dell’animale e le sostanze chimiche utilizzate per la conciatura delle pelli, per capire la gravità delle conseguenze nascoste dietro quello che molti ancora ritengono un semplice lusso.
Nell’articolo che segue sono inserite anche immagini piuttosto forti, quindi se siete deboli di cuore e di stomaco, vi sconsiglio la lettura.

Pellicce, un mercato in crisi

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Immagine da rossipierangelo

 

Il 13 agosto 2014 il sito cavaliero.it riporta la notizia del crollo dei prezzi alle aste delle pelli. Quella tenutasi a Toronto a fine maggio, tra le più importanti al mondo, ha visto un calo dei prezzi del 70% rispetto all’anno precedente. Risultati simili, anche se leggermente migliori, si sono visti in altre aste, come quella di Copenhagen.
Le pelli migliori vengono prodotte in Europa e negli Stati Uniti ma, grazie a una enorme attività di sensibilizzazione e soprattutto ad una crescente sensibilità degli acquirenti, vengono vendute soprattutto sul mercato asiatico. Infatti, in ogni asta o fiera occidentale più della metà degli acquirenti sono russi o asiatici.

Questi mercati hanno trascinato l’intero settore del commercio delle pelli d’animale, tant’è che, in barba alla enorme crisi che attanaglia l’intero globo, si è vista una crescita della produzione e dei prezzi, che sono saliti alle stelle. Alle aste è giunta, quindi, una quantità di pelli elevatissima, che ha sfiorato i 90 milioni di pezzi l’anno. Sono stati aperti nuovi allevamenti e i cacciatori hanno catturato più animali. Di fatto si è saturato il mercato, moltissime pelli sono rimaste invendute e di conseguenza i prezzi sono crollati, insieme alle vendite.
L’inverno piuttosto mite in Russia e Cina non ha di certo aiutato questo settore, scoraggiando gli acquisti.

Definizione di pelliccia

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Immagine da quagga

 

Chiamata anche mantello o vello, la pelliccia è la pelle esterna di alcune specie di mammiferi. Si presenta fittamente coperta di peli a seconda della specie. Può essere separata con relativa facilità dai sottostanti strati carnosi dei muscoli grazie alle caratteristiche della fascia profonda e della tela sottocutanea.
Generalmente si parla di pelli ventrali e pelli dorsali che hanno funzioni diverse: la prima protegge da pioggia e neve, la seconda, molto morbida, protegge dal caldo e dal freddo.
Nel dettaglio, è composta da tre distinti strati principali:
epidermide, composta da tessuto epiteliale pavimentoso pluristratificato e corneificato
derma, composto da tessutto connettivo
ipoderma (o tela sottocutanea) composta da tessuto connettivo e tessuto muscolare striato

Inoltre, presenta tutti gli annessi cutanei dell’apparato tegumentario, come per esempio le ghiandole sebacee, mammarie, sudoripare e i peli. Sono tutte proprietà di grande importanza in quanto rendono una pelliccia più o meno ricercata. Infatti, i peli degli animali sono più fitti di quelli umani, e hanno una dispersione del calore molto più lenta e ridotta. Inoltre, hanno diverso colore, lucentezza e morbidezza, a seconda della specie.

Allevamenti

Visoni in gabbia in un allevamento - immagine da https://unfurettoinfamiglia.files.wordpress.com/2013/03/8472712473_9c4d3983c0_z.jpg
Visoni in gabbia in un allevamento – immagine da unfurettoinfamiglia

 

Le specie più usate nel mondo del commercio delle pellicce sono l’ondatra, il cinchillà, lo scoiattolo, la volpe rossa, il coniglio, la lince, il visone, il castorino, l’opossum e il zibellino. Il coniglio della razza rex viene allevato, inoltre, appositamente per il confezionamento di bordure e inserti.

In Europa la maggior parte degli allevamenti si concentrano in Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi. La Cina è il leader mondiale nella produzione ed esportazione di pellicce, di cui il 75% da animali da allevamento. La Russia, il Canada e gli Stati Uniti sono grandi produttori di pellicce, provenienti sia da animali d’allevamento che selvatici.

Ma come sono trattati gli animali all’interno degli allevamenti?
Negli allevamenti di conigli bianchi d’angora, dal pelo soffice apprezzato nel campo dei capi di alta moda, questi animali vengono appesi su assi di legno, coscienti, e qui gli viene strappata la pelliccia senza alcuna esitazione di fronte agli altri animali, tra grida di dolore.
Questo trattamento avviene ciclicamente ogni tre mesi, e si protrae dai 2 ai 5 anni. Coloro che riescono a sopravvivere, vengono sgozzati per essere venduti. Come se non bastasse, durante la loro breve e tormentata vita subiscono maltrattamenti psicologici. Si tratta di animali sociali, che hanno bisogno di stare con altri individui. Negli allevamenti intensivi, invece, sono costretti in piccole gabbie e non possono dedicarsi all’attività loro preferita, ovvero il foraggiamento.

Negli allevamenti di visoni, presenti anche in Italia, i trattamenti non sono certo migliori. Questi animali sono collocati nelle gabbie, all’interno di grandi capannoni che di solito sono posti in aperta campagna. Infatti, un tasso di umidità alto conferisce al pelo una maggiore morbidezza. In questo caso, i visoni sono animali solitari e negli allevamenti intensivi sono costretti a dividere la loro gabbia, già troppo piccola per un solo esemplare, con altri visoni, con i quali sono costretti a lottare.
Questa convivenza forzata causa stress, producendo comportamenti stereotipati, come casi di aggressione e automutilazione. A questi animali viene tolta la possibilità di annusare l’erba e nuotare. L’unico contatto che hanno con l’acqua sono le gocce erogate dal beverino.
In questo modo vengono inibiti i loro istinti, esigenze e necessità. Pur essendo animali amanti delle lunghe nuotate e capaci di percorrere anche molti chilometri in un giorno solo, sono invece costretti in gabbie di dimensioni piccolissime e affollate, lontani dall’acqua e dalla libertà.

Cattura degli animali selvatici

Un esemplare di lince catturata da una trappola - immagine da http://www.lav.it/includes/resize.php?q=20&url=http://www.lav.it/uploads/home/1533e9be509c13.jpg&size=800xc0
Un esemplare di lince catturata da una trappola – immagine da lav

 

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]Il 15% della produzione mondiale di pellicce viene da animali selvatici[/inlinetweet]. Gli animali più cacciati per la pelliccia sono: Castoro canadese (Castor canadensis); coyote (Canis latrans); ermellino (Mustela erminea); volpe grigia (Urocyon cinereoargenteus e Pseudalopex griseus); volpe rossa (Vulpes vulpes); kolinski (Mustela sibirica); martora americana (Martes americana); visone (Mustela vison); ratmosque (Ondatra zibethica); nutria (Myocastor coypus); opossum (Trichosurus vulpecula); procione (Procyon lotor); zibellino (Martes zibellina); scoiattolo (Sciurus sp.); donnola (Mustela nivalis), tasso americano (Taxidea taxus); linci (Lynx sp.), lontra (Lutra lutra), cane procione (Nyctereutes procyonoides).
Catturati per mezzo di trappole, vietate in Italia, ma permesse e anche molto diffuse in altri paesi come quelli dell’America Settentrionale e dell’Europa settentrionale e centrale. Le pellicce che vengono ricavate da questo tipo di cattura sono commercializzate in tutto il mondo, Italia compresa.

Esistono vari tipi di trappole, ognuna in base all’animale che si vuole catturare, che infliggono tipi di sofferenze diverse. La trappola di tipo “Conibear” è un tipo a scatto., usata anche in immersione (posizionata lungo i corsi d’acqua), è studiata per rompere le ossa cervicali o il cranio, portando alla morte in tempo rapido. Nella realtà, però, succede che la morsa si chiuda dove capita (ventre, torace, zampe), causando spesso e volentieri una morte lenta e molto dolorosa. Nel caso di trappole poste sott’acqua, gli animali muoiono annegati. Ed essendo animali con una maggior resistenza all’ipossia, la loro morte per annegamento può richiedere anche più di 20 minuti.

La trappola di tipo “Leg-hold” scatta intrappolando gli arti degli animali, i quali, colti dal panico e cercando di liberarsi, si procurano traumi a tendini, legamenti, ossa e denti.

La trappola di tipo “Snare” è fuori legge in Italia ma legale in USA e Canada. L’animale viene intrappolato in un filo metallico che si stringe intorno al collo o all’addome. I vari tentativi di liberarsi fanno sì che il cappio si stringa sempre di più provocando la morte per strangolamento.

Un altro tipo di trappola è rappresentata dalla tagliola, costituita da due ganasce di metallo, dentellate o piatte. La trappola è tenuta aperta e viene attivata con la pressione dell’animale, provocando la chiusura della trappola che si chiude scattando violentemente.
Questo tipo di trappola può essere utilizzata con o senza esca. Nel primo caso un pezzo di lardo o carne viene inchiodato su un pezzo di legno che agisce sul meccanismo di scatto. L’animale rimane intrappolato col muso mentre cerca di mangiare l’esca.
Nel secondo caso, invece, la preda rimane intrappolata per la zampa che ha calpestato il meccanismo a pressione tra le ganasce. Provoca danni a tendini, muscoli, legamenti ed ossa e le lacerazioni provocate sono profonde e l’animale arriva spesso ad amputarsi l’arto a morsi nel tentativo di fuggire, se non muore prima dissanguato.

Quale che sia il tipo di trappola usata, è bene considerare che in ogni caso non è selettiva. Vengono cioè catturati anche animali non utilizzabili nel commercio della pelliccia. Questi animali, dagli addetti ai lavori vengono chiamati “spazzatura”.
Quindi capita che vengano catturati animali domestici come cani e gatti, o addirittura aquile. Spesso e volentieri, questi animali “spazzatura” non vengono curati, se trovati vivi, ma anzi vengono uccisi.
Questo tipo di attività crea un grave squilibrio ecologico in quanto vengono catturati spesso e volentieri animali sani e molto raramente quelli malati.

LEGGI ANCHE: Le pellicce e il mercato degli orrori [PARTE 2]

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