Riflessioni sul tempo: occasione, memoria o attesa?

Riflessioni sul tempo: occasione, memoria o attesa?

Oggettivamente e fisicamente parlando, il tempo è senza dubbio un concetto misurabile e la sua unità di misura secondo il Sistema Internazionale è il secondo: da esso poi sono state calcolate misure più ampie come il minuto, l’ora, il giorno, le settimane, i mesi, gli anni e da queste così è scaturita anche la suddivisione tra presente, passato e futuro. Passando per l’osservazione del cielo, la meridiana, la clessidra e gli orologi ad acqua, si è giunti infine allo strumento di misurazione per eccellenza: l’orologio. Ma dal punto di vista soggettivo e psicologico occorre fare alcune riflessioni sul tempo.

Approfondiamo insieme con la nostra consueta rubrica  KEEP C.A.L.M.!

Riflessioni sul tempo: occasione, memoria o attesa?

Riflessioni sul tempo come occasione da non perdere: Non è mai troppo tardi

Il film, dal racconto di Justin Zachman con la regia di Rob Reiner, in cui sono protagonisti Jack Nicholson e Morgan Freeman, racconta la storia di due uomini costretti da una malattia a fare i conti col poco tempo rimasto a disposizione nelle loro vite. Decidono pertanto di non farsi annientare dall’idea della morte, ma di trarre il meglio da questa situazione vivendo al massimo e con dignità, piuttosto che trascorrere gli ultimi momenti di vita senza aver davvero vissuto.

Carter, meccanico per 35 anni si ritrova in un letto d’ospedale a dover fare i conti con il dissolvimento della sua pacata esistenza e, memore di un esercizio suggerito da un suo docente di filosofia, compila la cosiddetta lista del capolinea: una serie di desideri da realizzare prima di morire.

Nel letto accanto, il ricco sfondato Edward Cole, è intento al momento solo a bestemmiare e a lamentarsi. Tuttavia scoprirà ben presto la lista compilata dal suo vicino e decide di renderla un po’ più vivace: lui hai soldi, Carter le idee, perché non metterle in pratica?

Inizia così l’avventura di due persone così diverse eppure così vicine che tra tatuaggi, macchine da corsa, limousine, lanci col paracadute e viaggi riusciranno a rendere entusiasmanti e non vani, gli ultimi momenti della loro esistenza. Ciò che fa riflettere e attrae il pubblico di questo racconto film è la capacità e la ferma volontà di rimanere vivi dentro, non sprecare neanche un attimo per godersi ogni istante.

Non è mai troppo tardi spiega alla perfezione il dualismo tra decadenza fisica e morale e fissa apprezzabili spunti di riflessioni sul tempo al quale è necessario dare un senso per mantener viva la gioia di vivere.

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Time: riflessioni musicali in uno dei tanti capolavori dei Pink Floyd

Riflessioni sul tempo: Time dei Pink Floyd

La celebre storia della band rock inglese inizia a metà degli anni Sessanta, quando tre studenti di architettura e un estroso studente di pittura, Roger Keith Barret, cominciano a suonare nei club della Londra underground per arrivare, attraverso sorprendenti cambiamenti di stile e di formazione, al successo planetario, fino a diventare una leggenda.
Il nome, scelto per il gruppo è Pink Floyd e deriva dai nomi di battesimo di due blues-men americani, Pink Anderson e Floyd Council.

Nel corso di una carriera lunghissima sono stati capaci di andare oltre i limiti del pop e del rock approfondendo l’elettronica e diventando cultori di una meticolosa e sorprendente ricerca sonora di cui David Gilmour, (chitarrista) è il capofila. Un’altra caratteristica dei Pink Floyd è quella di aver prodotto eccezionali rappresentazioni multimediali delle loro produzioni musicali mediante veri e propri spettacoli scenografici e coinvolgenti in cui la componente visiva è diventata parte sinergica di quella sonora.

Il successo indiscusso non tarda ad arrivare e tutt’oggi rappresentano una pietra miliare della storia del rock inglese. Agli inizi degli anni Settanta la band comincia a lavorare ad un album il cui tema è l’alienazione umana; la suite viene provata e riprovata dal vivo a lungo prima di essere definita in studio con l’inserimento di originali effetti sonori per poi dare luce ad uno dei capolavori del gruppo: l’album The Dark Side of the Moon (1973).

Time, il brano

All’interno di questo capolavoro è contenuta una serie di perle musicali, tra cui Time, brano dall’intenso carattere ed estremamente affascinante nella sua geniale fusione tra la profondità del testo che offre notevoli spunti e riflessioni sul tempo e una musica incisiva valorizzata da un eclatante assolo di Gilmour alla chitarra.

Ticking away the moments that make up a dull day

You fritter and waste the hours in an off hand way

Kicking around on a piece of ground in your home town

Waiting for someone or something to show you the way

Tired of liyng in the sunshine staying home to watch the rain

 

You are youg and life is long and there is time to kill today

And then one day you find ten years have got behind you

No one told you when to run,you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun, but it’s sinking

Every year is getting shorter, never seem to find the time

Plans that either come to naught or half page of scribbled

The time is gone the song is over,

Thought i’d something more to say

Riflessioni sul tempo: Pink Floyd

Il testo, scritto da Roger Waters descrive il modo in cui i giovani il più delle volte permettono al tempo di scivolargli addosso con una calma indifferenza perché esso trascorre in modo noioso «Tu sei giovane e la vita è lunga e c’è ancora tempo da sprecare oggi». La stessa cosa accade nel primo ritornello, al termine del quale tuttavia arriva la consapevolezza che «dieci anni ti sono passati davanti».

Alla parte strumentale seguono altre riflessioni sul tempo che scorre, si comprende che è troppo tardi e non rimane che rincorrere il tempo in ogni modo, senza riuscire inevitabilmente a recuperarlo: «il sole è sempre lo stesso, relativamente parlando, ma tu sei più vecchio, con il fiato più corto e con un giorno in meno da vivere» Stesso concetto nel secondo ritornello, in cui ci si rende conto che «gli anni si stanno accorciando», e che, l’unica via rimasta, è quella di «tirare avanti in una calma disperazione».

Riflessioni sul tempo nella tela La persistenza della memoria di Salvador Dalì

Riflessioni sul tempo e sulla memoria

La scena è ambientata in riva al mare, sulla costa catalana. La spiaggia sembra deserta in quanto non compaiono presenze umane riconoscibili, fatta eccezione per la strana forma stesa a terra al centro dell’opera, che forse riproduce il profilo dell’artista. I protagonisti di questo dipinto sono alcuni orologi molli, che sembrano fatti di materia fluida. Il primo orologio pende dal bordo di un blocco squadrato appoggiato sul terreno. Il secondo è appeso a un ramo d’ulivo. Il terzo è steso sul volto che si trova a terra con l’occhio chiuso e lunghe ciglia.

Vi è anche un quarto orologio, che diversamente dagli altri è chiuso ed è assalito da un gruppo di formiche, insetti per i quali l’artista ha una fobia che risale al periodo infantile. Sullo sfondo, si notano le scogliere della costa catalana, dove Dalì trascorreva gran parte delle sue estati.

L’artista sostiene di aver dipinto il quadro dopo una cena a base di camembert (formaggio). Addormentatosi, dopo cena, tra sonno e veglia ha elaborato l’immagine degli orologi molli, probabilmente suggerita alla sua mente dalla consistenza molle del formaggio che aveva appena mangiato. Perciò, ha inserito gli orologi molli nel paesaggio che stava realizzando in quei giorni. Ma il dipinto si presta anche ad altre interpretazioni di natura psicologica, profonde riflessioni sul tempo.

Dalla descrizione all’analisi

Ma perché proprio gli orologi molli? Perché rappresentano la plasticità temporale. L’autore, mediante questa immagine ribalta le regole fisse che scandiscono la vita di ogni giorno e propone un grande quesito: il tempo è un concetto labile.

Oggettivamente il suo scorrere è scandito dalla misurazione di secondi, minuti, ore, giorni, settimane, ossia dati tangibili, concreti ed oggettivi che sono fissati in modo preciso, calcolabile e puntuale da strumenti fisici come orologi e calendari. Ma a questi strumenti tecnici sfugge un dato fondamentale, non percepibile, non delineabile e non quantificabile: la visione soggettiva dell’uomo.

La trasposizione su scala soggettiva porta inevitabilmente a riflettere sul concetto della relatività; il tempo tutto ad un tratto diventa flessibile e individualmente percepibile. I dieci minuti d’attesa dal medico non sono gli stessi trascorsi a divertirsi, perché anche se i minuti sono gli stessi è la percezione emotiva a cambiare: i primi appaiono interminabili e tediosi, i secondi piacevoli ma brevi.

Questa soggettiva elasticità della percezione temporale conduce ad un punto fermo ed indiscutibilmente vero:[inlinetweet prefix=”#filosofia #philosophy #time” tweeter=”” suffix=””] il tempo non è sempre uguale e non lo è per tutti.[/inlinetweet]

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Il tempo come attesa: l’importanza della lievitazione

Riflessioni sul tempo dell'attesa
Couleur / Pixabay

La lievitazione è un processo fondamentale per ottenere ottimi impasti, sia che si tratti di pane, pizza o dolci. L’agente chimico che entra in gioco, oltre ad una buona manualità, è il lievito.

Quest’ultimo è formato da funghi e decompone l’amido della farina e gli zuccheri per poi trasformarli in etanolo e anidride carbonica. Grazie all’azione del calore l’anidride carbonica aumenta di volume e rimanendo intrappolata nella maglia glutinica dell’impasto, forma le bolle e fa lievitare il pane dopo un considerevole tempo d’attesa.

La famosa alveolatura nei prodotti lievitati è racchiusa consiste in questi piccoli accorgimenti:

  • la forza della farina;
  • impasto;
  • gabbia del glutine;
  • manipolazione della pasta;
  • temperatura e tempo di lievitazione.

La temperatura di lievitazione è importante affinché il lievito e i batteri si trovino in un ambiente ideale per stimolare la produzione di anidride carbonica, che è il processo base della lievitazione.

Per la maggior parte delle ricette la temperatura ideale è tra i 30° ed i 38°: in questo caso i panifici professionali sono avvantaggiati rispetto ad una realizzazione casalinga, in quanto hanno una cella di lievitazione dove umidità e temperatura rimangono costanti.

La farina

Un altro fattore da considerare è la cosiddetta forza della farina; quest’ultima è determinata dalla quantità di glutine contenuta al suo interno. Durante l’impasto entra in atto il processo glutinico creando una specie di tela elastica che intrappola l’anidride carbonica che ne fa aumentare il volume.

Più alto è il contenuto di glutine nella farina, più questa si dice forte. Se invece è debole, l’anidride carbonica rompe la gabbia glutinica e il pane perde il suo volume e le bolle tendono ad essere più piccole. Per questo motivo che per pane e dolci a lievitazione più lunga si usa la farina di forza o Manitoba, mentre nelle lievitazioni più veloci vengono impiegate farine deboli.

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Come si sviluppa la maglia del glutine?

  • lavorando energicamente e con costanza l’impasto iniziale;
  • ripiegando e lavorando il pane dopo la lievitazione iniziale secondo i tempi indicati dalla ricetta;
  • lasciar riposare (lievitare) la pasta.

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Nota bene: la fretta è un’acerrima nemica della lievitazione, in quando impedisce al glutine di svilupparsi, rovinando l’esito finale.

Purtroppo nelle lavorazioni fatte in casa non esiste una formula magica per ottenere un impasto ben lievitato dotato di un’ottima alveolatura. Il segreto è quello di partire da una ricetta corretta e ben spiegata in tutti i passaggi riprovandoci più volte, ma più di ogni altra cosa ci vuole pazienza, costanza e passione.

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