Rooms, l’app di Facebook che ricorda le vecchie community

Rooms, l'app di Facebook che ricorda le vecchie community

Zuckerberg non finisce mai di sorprendere. Dopo il confronto in lingua cinese con gli studenti della Tsinghua University a Pechino dei giorni scorsi, continua a stupire lanciando sul mercato l’app Rooms, sviluppata dal 24enne Josh Miller, passato a Facebook dopo l’acquisizione di Branch, la startup incentrata sui gruppi di discussione online. Dopo What’s App, Instgram, Messenger, Slingshot, Paper e Hyperlapse quello di Rooms è un altro colpo ben assestato da parte del colosso di Menlo Park. Rooms, che concettualmente ricorda Snapchat, segna un cambio di tendenza per Facebook verso l’anonimato e il modo d’intendere le relazioni tra gli utenti della rete con il proprio smartphone.

Con Rooms un ritorno alle origini

Rooms rimanda allo spazio digitale 1.0 tipico degli anni ’90 delle board tematiche, delle chat e dei forum in cui poter creare luoghi di discussione tematici in cui scambiarsi opinioni, usando pseudonimi e pubblicare foto e video. L’app, scollegata completamente da Facebook, è disponibile sull’ AppStore al momento solo per Inghilterra e Stati Uniti. L’intento di questo nuovo progetto dei Facebook Creative Labs è stato quello di fondere i principi delle prime comunità web e le funzionalità degli smartphone moderni. Afferma Josh Miller sul blog di Rooms:“Una delle cose magiche sui primi giorni del web è che vi stava collegando a persone che non avreste mai incontrato in altri modi nella vostra vita quotidiana. Forum, bacheche e chat sono stati luoghi d’ incontro per le persone che non necessariamente condividevano aree geografiche o connessioni sociali, ma avevano qualcosa in comune. Luoghi in cui quello che contava di più era ciò che dicevi e non chi eri o chi conoscevi. Oggi invece, passiamo più tempo sui nostri telefoni, principalmente per comunicare con amici e familiari e quindi il ruolo di Internet come un “terzo posto”, è iniziato a svanire”.

Rooms, l'app di Facebook che ricorda le vecchie community

Caratteristiche

Come Instagram o Facebook l’app contiene un feed di foto, video e testi attorno ad un argomento specifico deciso dal creatore della stanza. Ad ogni stanza viene attribuita una propria url indipendente per potervi arrivare anche tramite i motori di ricerca e le conversazioni sono pubbliche. Rooms appare uno strumento flessibile che consente ai creatori /moderatori di personalizzare il layout della pagina,fissare argomenti, le regole e i limiti di età, decidere chi inserire nelle discussioni e bannare, modificare a proprio piacimento emojii e il tasto “Mi piace”che appare sotto ogni post. Ogni utente potrà scegliere uno pseudonimo diverso per ogni stanza, personalizzare il proprio profilo, pubblicare testi, foto e video, senza condividere dati sensibili e informazioni personali.

Rooms, l'app di Facebook che ricorda le vecchie community

Come si accede

L’accesso non è legato ad una libera iscrizione ma da un invito generato dal gestore del gruppo che ha le fattezze di un QR Code che può essere inviato tramite e-mail, sms, pubblicato sui social network o riprodotto in forma stampata. Come abbiamo già detto una volta entrati in una “stanza” è possibile scegliere uno pseudonimo che può variare per ogni stanza in cui si entra a far parte. Questo perché come afferma Miller: “Non importa dove vivi, quello che sembri o quanti anni hai, siamo tutti della stessa dimensione e forma on-line. Questo può essere liberatorio, ma solo se abbiamo posti che ci permettono di rompere con i vincoli a cui siamo soggetti tutti i giorni. Vogliamo che le camere siano perciò un modo per liberarsi da tutto questo e lo si potrà fare parlando delle proprie ossessioni o dei propri hobby, svelando dei lati di sé ignoti persino alle conoscenze più strette.”

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Rooms, Ello e le sottoculture

Certo fa riflettere l’apparizione di Rooms in questi giorni dopo l’uscita del social network Ello che è riuscito ad accaparrarsi le simpatie della comunità LGBTQ americana. Il social in blu si era scagliato contro gli account di drag queen poiché celavano la loro vera identità dietro a degli pseudonimi. Ciò è stato un fattore ambientale importante per Ello che ha colto l’opportunità, data la libertà identitaria che contraddistingue la piattaforma, di farsi conoscere anche dal grande pubblico e di far crescere la curiosità grazie all’accesso con invito.
Ciò che contraddistingue Rooms è l’attenzione verso il contenuto, verso la necessità di riunire le persone in funzione dei propri interessi e di poter parlare di questi. Vuol dire rispettare l’idea che ci possano essere delle sottoculture che in ogni momento della giornata vogliano condividere con persone affini delle notizie, dei video, delle foto, senza di preoccuparsi di come lo fanno, dove lo fanno e se qualcuno può scoprirli o giudicarli. Questo diventa fondamentale per il marketing: anche se al momento non vi è nessun meccanismo pubblicitario legato a Rooms, in prospettiva futura quest’ app, meglio di Facebook, potrà dare la contezza di ciò che interessa e ama la gente e per assurdo sarà la gente stessa ad indicare i propri gradimenti parlandone in una stanza tematica.

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