Shale gas, tra crisi del petrolio e impatto ambientale

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Torre di estrazione dello shale gas – immagine da reporternuovo

 

Il crollo dei prezzi al barile del petrolio ha sicuramente avvantaggiato gli utenti, con i prezzi alla pompa di benzina che sono scesi ai livelli di quattro o cinque anni fa. Negli Stati Uniti, invece, è la causa di una catastrofe che è appena iniziata e, per ora, non si sa quanti altri danni farà. Parliamo della crisi dello shale oil e dello shale gas.

L’articolo, piuttosto recente, de La Repubblica traccia un quadro che, per molti aspetti, ricorda la crisi immobiliare che ha interessato gli USA un po’ di anni fa, con i mutui concessi senza opportune garanzie.

Ma [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]lo shale oil e lo shale gas, secondo gli ambientalisti, costituiscono anche un altro problema[/inlinetweet], essendo pratiche di estrazione di petrolio e gas metano altamente inquinanti.

Un disastro annunciato

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Immagine da ilgiornale

 

La shale gas ha contribuito in maniera prorompente alla ripresa economica degli Stati Uniti, garantendo indipendenza dalle importazioni ed energia elettrica in quantità a basso prezzo. Questo tipo di estrazione di gas e petrolio è conveniente quando le quotazioni a barile sono attorno ai 90-100 dollari.
Infatti, con i prezzi precipitati dai 110 dollari ai circa 50 attuali, era inevitabile lo scoppio della bolla.

Un primo segnale c’è stato con il fallimento della prima società, in Texas, che non ha retto al calo prezzi. E oramai si registrano giornalmente fallimenti, licenziamenti, bancarotte e crediti inesigibili.
I costi di estrazione sono stati garantiti da prestiti concessi in grande quantità, con una leva che ha raggiunto anche il 90% del totale.

Il crollo del greggio ha provocato poi l’innalzamento dei costi del 100%, in quanto la produzione è stata fermata e, senza materia prima estratta, non ci sono stati i fondi per coprire le spese del debito.

Crisi e tagli al bilancio delle società di shale oil

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Immagine da midasletter

 

Una cosa è certa: le società di shale oil spendono più soldi di quanto ne guadagnano e per questo sono spinte a chiedere sempre più prestiti.

Warren Hemry, portavoce della Continental, ha dichiarato che i prezzi attuali del petrolio sono “una tendenza insostenibile al lungo termine“.
La Continental Resoucers Inc. (CLR), fondata dal miliardario Harold Hamm si occupa dell’estrazione dello shale oil e su una previsione di guadagno di 80 dollari al barile e una spesa di 4,6 miliardi di dollari nel 2015, ha dovuto tagliare il budget a 2,7 miliardi di dollari per il 2015, a seguito del calo del greggio del 29%.

Il fornitore di servizi di fracking per l’estrazione dello shale oil, la Halliburton Co. (HAL), ha annunciato il licenziamento di mille lavoratori. Solo due mesi prima il presidente e amministratore Dave Lesar aveva dichiarato che il loro settore sarebbe stato al sicuro con i prezzi del petrolio tra gli 80 e i 100 dollari al barile.

Per tutto il 2015 gli investimenti per lo shale oil negli Stati Uniti diminuiranno. Machael Feroli, capo economista della JPMorgan Chase & Co. a New York, ha dichiarato che questa crisi potrebbe spingere il Texas in una dolorosa recessione, dato che lo Stato fornisce da solo il 37% della produzione di petrolio negli USA, corrispondente all’11% dell’economia dell’intero Stato, e questa crisi potrebbe estendersi su tutti i cittadini e le imprese presenti sul territorio.

Troppi barili di petrolio sul mercato

Nonostante il boom dello shale oil abbia ridotto le importazioni statunitensi, l’Opec ha deciso di non tagliare la produzione di greggio allo scopo di salvaguardare la propria quota di mercato. Ciò si traduce in barili di petrolio da piazzare in mercati alternativi.

Il rublo russo, che è sceso a un minimo storico da record, ha influenzato negativamente le valute degli altri produttori di energia come Norvegia, Canada e Messico. Se il petrolio rimane ai livelli attuali, l’economia russa si contrarrà del 4%, in base a quanto dichiarato dal ministro delle Finanze Anton Siluanov. C’è da considerare che il 68% degli introiti della Russa nel 2013 sono stati rappresentati proprio dalle esportazioni di petrolio e gas naturale.

Vantaggi per i consumatori

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Immagine da omniauto

 

Il crollo della benzina ha portato indubbiamente dei benefici per gli utenti. Infatti, gli analisti della Goldman Sachs Group Inc. hanno dichiarato che, nel 2015, un prezzo così basso della benzina farà aumentare la crescita economica degli USA dello 0,5 %.
Mark Zandi, capo economista di Moody Analytics, ha dichiarato che “il vantaggio per i consumatori è molto più grande rispetto a quello dei produttori“.

Shale gas, cosa è e come si estrae

Schema di estrazione dello shale gas - immagine da http://www.soldionline.it/pictures/20131106/estrazione-gas.gif
Schema di estrazione dello shale gas – immagine da soldionline

 

Lo shale gas è un gas metano estratto da giacimenti non convenzionali in argille parzialmente diagenizzate, derivate dalla decomposizione anaerobica di materia organica contenuta in argille durante la diagenesi.
Detto in poche parole, il gas è contenuto in microporosità della roccia. L’argilla, essendo scarsamente permeabile, necessita di trattamenti altamente inquinanti, attuati allo scopo di aumentare artificialmente la permeabilità in prossimità dei pozzi di produzione.

Questi tipi di giacimenti si trovano solitamente tra i 2.000 e 4.000 metri di profondità, quindi si procede a una perforazione verticale nel terreno per poter raggiungere lo strato di rocce e, successivamente, una perforazione orizzontale, alla quale segue una fratturazione idraulica, al fine di migliorare la permeabilità e permettere la produzione del gas.

Si stima che il recupero di gas da questa tecnica si aggira intorno al 30% del totale del gas presente nel sito, contro il 70% del recuperato nei giacimenti convenzionali. Ciò si traduce in un numero di perforazioni elevate per poter ottenere quantità di gas naturale che permetta la continuità produttiva.

Shale Oil, cosa è e come si estrae

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Immagine da ilfattoquotidiano

 

Trattasi di un petrolio non convenzionale, ricavato dai frammenti di rocce di scisto bituminoso tramite i processi di pirolisi, idrogenazione e dissoluzione termica, che trasformano la materia organica all’interno della roccia, il cherogene, in petrolio e gas sintetico.
Il petrolio ricavato può essere usato immediatamente come combustibile oppure, se arricchito, può essere inviato alle raffinerie aggiungendo idrogeno e eliminando impurezze come zolfo e azoto.

La pirolisi della roccia si esegue in una storta situata al di sopra del terreno o all’interno della stessa formazione rocciosa. Questo processo viene eseguito subito dopo che la roccia è stata minata, frantumata e trasportata all’impianto dotato di storta, anche se esistono tecnologie sperimentali che permettono il processo in loco.
L’idrogenazione e la dissoluzione termica, invece, estraggono l’olio usando donatori di idrogeno, ovvero i solventi, o una combinazione di questi. La dissoluzione termica implica l’uso di solventi a temperature e pressioni elevate.

Inquinamento ambientale

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Immagine da greenreport

 

Se da una parte i produttori di shale oil e shale gas piangono lacrime di sangue, dall’altra gli ambientalisti esultano.

Questo tipo di estrazione, infatti, ha creato un dibattito sui possibili effetti sul clima mondiale e sul riscaldamento globale. Il problema è nelle prime fasi di estrazione del gas, quando si libera in atmosfera una piccola quantità di gas metano, notoriamente responsabile dell’effetto serra. Purtroppo, è difficile quantificare l’impatto sull’ambiente rispetto ad altri combustibili fossili, come il carbone, in quanto non esistono ancora dati storici a lungo periodo.
Inoltre, durante la fratturazione idraulica viene utilizzata acqua addizionata con agenti chimici, allo scopo di ridurre l’attrito o eliminare eventuali microrganismi. Considerando che ne vengono usati milioni di litri e che le sostanze chimiche usate sono nell’ordine dello 0,5%, vengono quindi introdotti nel sottosuolo migliaia di litri di agenti chimici. Questa acqua viene recuperata, ma solo per il 50% e il 70%. L’acqua rimanete diventa un potenziale inquinante.

Teoricamente, le falde acquifere non dovrebbero essere interessate in quanto si trovano ben al di sopra della zona di pompaggio. Tali falde sono protette dall’EPA, agenzia governativa.
Purtroppo le compagnie petrolifere, con la complicità dell’EPA, hanno pompato acque di scarto nelle falde acquifere, contaminandole, tant’è che Hollin Kretzmann del Centro per la Diversità Biologica di San Francisco ha dichiarato che

In un momento in cui la California sta vivendo una delle peggiori siccità della storia, stanno consentendo alle compagnie petrolifere di contaminare quelle che sono risorse idriche molto utili per l’irrigazione del terreno e per bere. È possibile che le riserve d’acqua siano state contaminate irrimediabilmente.

Teoricamente le compagnie petrolifere e del gas dovrebbero ri-pompare le acque di scarto nel sottosuolo, in profondità, dove ha avuto luogo l’estrazione del petrolio o del gas. Ma è successo che tali acque inquinate siano state pompate in falde acquifere vicine alla superficie. Tali falde dovrebbero essere “esenti“, ovvero non pulite abbastanza da poter essere utilizzate in sicurezza dall’uomo.

In una lettera dello Stato della California all’EPA si scopre, però, che da almeno nove cantieri l’acqua di scarico è stata pompata in falde acquifere “non esenti“, ovvero utilizzabili per scopi umani.
E secondo i registri di stato ci sono ben 40 pozzi di approvvigionamento idrici posizionati in un raggio di un chilometro e mezzo da un pozzo dichiarato “letalmente inquinato“.

Anche dal punto di vista paesaggistico, le numerose perforazioni necessarie per produrre quantità economiche di shale gas comportano, per tutto il periodo di estrazione, la presenza delle torri metalliche di perforazione.

Un altro aspetto, che è molto controverso circa la possibilità ed entità del danno, è dovuto all’incremento del rischio sismico in zone tradizionalmente non interessate, proprio a causa della fratturazione idraulica.

Contestazioni sull’impatto ambientale

immagine da ibtimes http://d.ibtimes.co.uk/en/full/1413939/obama-says-racism-deeply-rooted-us.jpg
Immagine da ibtimes

 

Il mondo accademico e l’opinione pubblica si sono divisi tra i favorevoli e i contrari allo shale gas. Sulla rivista on line Tempi, in un articolo datato 21 agosto 2013, Matteo Rigamonti cerca di smontare le accuse rivolte allo shale gas. Il giornalista cita l’Istituto Bruno Leoni che ospita un articolo del mensile liberale Reason, per spiegare come lo shale gas e lo shale oil sono ricavati da “rocce formatesi per sedimentazione in seguito alla decomposizione di materiale organico” e che “comporta il pompaggio di acqua ad alta pressione insieme a sabbia e a modeste quantità di prodotti chimici al fine di aprire fessure negli strati di rocce scistose e liberare così il gas naturale lì intrappolato“.

Rigamonti cita anche il Presidente Obama, il quale durante un discorso a Georgetown ha dichiarato:

Talvolta vi sono dispute in merito al gas naturale ma lasciatemi dire una cosa: dobbiamo rafforzare la nostra posizione di principale produttore di gas naturale perché, almeno nel medio periodo, non solo il gas può offrire energia sicura e a buon mercato, ma può anche contribuire a ridurre le nostre emissioni di carbonio.

In generale, questo articolo cita almeno cinque inesattezze sullo shale gas, tra cui il fatto che il fracking comporta fuoriuscite di gas non controllabili ed esplosioni che hanno coinvolto case e persone.

Scott Anderson, consulente dell’Environmental Defense Fund: “i casi di inquinamento della falda acquifera venuti alla luce fino ad oggi sono stati immancabilmente causati da problemi nella costruzione dei pozzi”. Al crescere del numero di trivellazioni, spiega Reason, aumenta necessariamente la possibilità che alcuni di essi non vengano adeguatamente sigillati con cemento; ma questo non è un problema connaturato al fracking. Inoltre, la maggioranza di esplosioni di gas naturale non coinvolge in alcuna misura le trivellazioni.

 

 

La seconda menzogna riguarda i liquidi utilizzati nel fracking, che potrebbero infiltrarsi nelle falde acquifere e avvelenare l’acqua.

Come lo sono peraltro i detersivi nella cucina di casa, fa notare Reason, che spiega come la cosa più importante per la salute dell’uomo sia il livello di esposizione ad un composto chimico tossico, non il semplice fatto della sua esistenza e dimostrano come la presenza di livelli di metano più elevati non dipenda tanto dal fracking in sé, bensì da difetti dei rivestimenti d’acciaio dei pozzi di trivellazione e dall’inadeguata sigillatura degli stessi per mezzo di cemento.

E per concludere:

Smentite da Reason, infine, anche le bugie secondo cui il fracking aumenterebbe l’inquinamento dell’aria, causerebbe il cancro e, ultima menzogna, il gas naturale sarebbe peggiore del carbone, nonostante le sue emissioni relativamente all’elettricità generata siano molto simili a quelle del gas naturale convenzionale e meno della metà della produzione di elettricità tramite combustione di carbone. Anche per quanto riguarda l’impatto sul riscaldamento globale, la produzione e la combustione di gas naturale estratto con tecniche di fracking è decisamente preferibile al ricorso al carbone.

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3 thoughts on “Shale gas, tra crisi del petrolio e impatto ambientale

  1. Il tema più rovente adesso è il debito. C’è una montagna di debiti generata dagli operatori americani impegnati nell’avventura shale gas / oil. La quasi totalità delle aziende non ha fatto altro che produrre buchi di bilancio durante tutta la propria storia operativa. Adesso dobbiamo vedere in quali tasche si materializzeranno le perdite.

    1. C’è chi sostiene anche questo abbassamento dei prezzi del petrolio sia stata una manovra voluta proprio per mettere in difficoltà e mandare in bancarotta le imprese americane produttrici di Shale Gas…

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