Sherlock Holmes, storia di un investigatore privato

Il più famoso investigatore privato della storia è in realtà un personaggio letterario. Ideato da sir Arthur Conan Doyle, che gli attribuì intelligenza straordinaria, grande astuzia, ottima memoria ed eccezionali capacità deduttive e analitiche, Sherlock Holmes nacque alla fine del XIX secolo e apparve per la prima volta nel romanzo Uno studio in rosso nel 1887, divenendo nel tempo l’investigatore privato per antonomasia.

sherlock holmes investigatore privato

Le doti di Sherlock Holmes e l’amico Watson

Maestro nei travestimenti, esperto di spionaggio, schermidore e criminologo, abilissimo negli scontri corpo a corpo (lato messo bene in luce dall’ultima serie di film che vede come protagonista Robert Downey Jr.), ma anche abile violinista e con ottime conoscenze in ambito scientifico, Sherlock Holmes è sempre accompagnato nelle sue investigazioni dal suo amico e biografo, il dottor John Watson, che Holmes conosce nel 1881 quando cerca un coinquilino con cui dividere l’appartamento al 221B di Baker Street.

Watson è una sorta di alter ego dello stesso Conan Doyle, anch’egli laureato in medicina.

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Le teorie di Sherlock Holmes e la sua origine

Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità.

In questa sua tipica frase Sherlock Holmes spiega che in pratica anche se ciò che rimane in un’indagine svolta per esclusione può sembrare assurdo, se è l’unica spiegazione logica deve per forza essere quella corretta e solo accurate verifiche possono accertare quello che è stato dedotto.

Con Sherlock Holmes le tecniche di deduzione, si trasformano in vera e propria scienza: l’investigatore privato, che vive con l’amico in Baker Street, al numero 221B, è in parte ricalcato sulla figura reale di Joseph Bell, un brillante medico che Doyle conobbe veramente e per il quale dimostrava grande ammirazione a causa delle sue eccezionali capacità deduttive.

Doyle conobbe Bell durante gli studi universitari e ne fu assistente per circa un anno, prima di laurearsi. Bell aveva effettivamente aiutato la polizia nella risoluzione di alcuni casi, anche molto celebri, come quello di Jack lo squartatore, e aveva dato il suo importante contributo alla nascita della medicina legale

Sherlock Holmes è invece in genere molto scettico sul paranormale e l’irrazionale (nonostante Conan Doyle fosse un appassionato di spiritismo), ma dai romanzi non si riesce ad evincere quali siano le sue credenze religiose e se ne abbia.

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Gli amori di Sherlock Holmes e la sua fine

Solo con Watson Sherlock Holmes riesce a mantenere un buon rapporto, mentre è sempre molto distaccato e disinteressato agli altri. Anche con le donne è sempre emotivamente freddo.

L’amore è un’emozione, e tutto ciò che è emozione contrasta con la fredda logica che io pongo al di sopra di tutto.

Nel racconto Uno scandalo in Boemia Holmes, però, dimostra grande ammirazione per Irene Adler, l’unica donna che sia mai riuscita a ingannarlo. Un sentimento però molto lontano dall’amore.

Holmes ha anche un altro grande difetto, che viene però cancellato dall’autore man mano che i romanzi si susseguono: per combattere la depressione quando non è impegnato in qualche indagine come investigatore privato, Sherlock Holmes fa uso di cocaina o di morfina.

Sherlock Holmes segnò davvero in modo irrevocabile la carriera di Doyle, che a un certo punto volle liberarsi del peso della propria creazione, decidendo di far morire Holmes nel racconto L’ultima avventura.

A causa delle insistenze dei lettori, però, l’autore fu costretto a scrivere un nuovo romanzo, Il mastino dei Baskerville, ambientato prima della morte dell’investigatore, facendolo tornare vivo e vegeto e in attività ne L’avventura della casa vuota.

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“Elementare Watson!”, cosa significa la celebre frase di Sherlock Holmes

La più celebre frase attribuita a Sherlock Holmes, “Elementare, Watson!”, quando spiega con una certa sufficienza la soluzione del caso all’amico, in realtà non è mai stata pronunciata in questa esatta formula da Homes.

Elementary, my dear Watson!

L’investigatore usa l’espressione “Elementare!” solo nel racconto L’uomo deforme; mentre nel primo capitolo de Il mastino dei Baskerville, afferma “interessante, anche se elementare”. Anche in Un caso di identità, pronuncia la parola, dicendo “Tutto ciò è divertente, anche se piuttosto elementare”; infine in L’avventura del soldato sbiancato afferma che “per quanto fosse elementare, [il problema] presentava alcuni punti di interesse e novità”.

La frase “Elementare, mio caro Watson!” è stata resa popolare dal cinema e appare per la prima volta in un film del 1907, The Return of Sherlock Holmes.

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