Smart city e mobilità sostenibile, idee dall’Europa

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I progetti su smart city e mobilità sostenibile si moltiplicano, spesso in modo fin troppo velleitario e visionario. Si trovano però anche grandissimi spunti di buon senso per le città del futuro.
Obiettivamente c’è un po’ di confusione fra traffico, inquinamento, trasporto pubblico, sharing e piste ciclabili, ma emergono molte idee semplici che se integrate costerebbero poco e renderebbero tanto.
Analizziamo insieme questa classifica europea della mobilità sostenibile, che è poi una classifica di smart city orientata all’ecologia.

Lubiana è smart city e mobilità sostenibile

280.000 abitanti, punta ad aumentare gli spostamenti in bici del 40% , a piedi del 30% e sui bus del 50%.
Ottimi obiettivi, ma anche se ha vinto il premio 2013 è difficile da credere.
Per il 2020 punta a un terzo di spostamenti a piedi e in bici, un terzo con i mezzi pubblici e un terzo con veicoli privati, non cita però la strategia.

Budapest

Tra 2.500.00 e 3.000.000 di abitanti, restaura la metropolitana. Ha comprato 150 nuovi bus, realizzato 300 km di piste ciclabili e possiede 1100 bici in 76 stazioni per il bike sharing.

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Helsinki

600.000 abitanti, punta per il 2025 ad eliminare l’auto privata, puntando sull’infomobilità e i trasporti integrati, pagabili con smartphone.
Un progetto molto ambizioso per una città già adesso con poco traffico, guidata da una idea “speciale” nel paese dell’ex colosso Nokia che tanto ha già sperimentato e realizzato su questo fronte.

Oslo

600.000 abitanti, di cui 400.000 nell’area metropolitana, punta sulla mobilità elettrica.
In che modo? Con grandi incentivi e grande disponibilità di energia, con 4.000 colonnine già installate e incentivi veri alla circolazione elettrica, ovvero con disincentivi e tariffe per chi circola a motore termico.

Rivas Vaciamadrid

Cittadina della cintura di Madrid, 70.000-100.000 abitanti, punta a dimezzare le sue emissioni di CO2 entro il 2030.
Il suo piano di mobilità è stato premiato nel 2013 dalla Commissione Europea.
Punta a ridurre il traffico che vale l’80% dei consumi di energia.

Malmo

300.000 abitanti, edilizia ecocompatibile, ottima gestione dei rifiuti, quasi 500 km di piste ciclabili, infomobility spinta.
Ha una zona in cui non possono entrare veicoli inquinanti e tutti i bus sono a bassa emissione.

Milano

1.4000.000 abitanti, ha realizzato l’area C, che non riduce l’inquinamento, ma fa pagare chi accede. Un grande incentivo è stato dato al bike sharing, con più di 200 stazioni, e si è assistito a una vera e propria esplosione dei servizi di car sharing.
Interessanti incentivazioni anche per i dipendenti delle aziende che hanno un mobility manager.

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Amburgo

1.800.000 abitanti, è stata premiata nel  2011 per ecologia e sostenibilità.

Nei prossimi 20 anni punta a diventare, ambiziosamente, una città senz’auto, basandosi su un’area o meglio una cintura verde che sia percorribile soltanto in bicicletta o a piedi. Il 45% della rete stradale ha il limite di velocità di 30km/h, con 1.700 chilometri di piste ciclabili e una fermata di autobus ogni 300 metri.

Copenaghen

500.000 abitanti, è la città delle biciclette, con un primo servizio di bike sharing attivo dal 1995 .

Ogni danese percorre in media qualche chilometro in bici e una persona su due si reca al lavoro in bicicletta. Un risultato raggiunto con politiche intelligenti  e servizi mirati alla mobilità ciclistica: piste ciclabili sempre in aumento, onde verdi per i cicli, ampi parcheggi disseminati in tutta l’area cittadina e facilità nei trasferimenti intermodali.

Ginevra

200.000 abitanti, la seconda città svizzera ha molte  iniziative dedicate alla mobilità sostenibile, in particolar modo ciclabile e pedonale. Quest’ultima è oggetto di investimenti ideali e pratici quali vie dedicate alla mobilità a piedi, agli incroci la precedenza è data ai pedoni, le aree attorno a scuole o case di riposo sono congegnate per la favorire la mobilità sotto i 30km/h.

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Smart city e mobilità sostenibile, questione di investimenti?

Triste dirlo ma sono tutte (o quasi) città molto ricche, in paesi ricchi e maturi, con ingenti capitali da investire.
Non a caso in Italia emerge solo Milano (complice l’Expo?) e, salvo Budapest e una spagnola, si tratta per lo più di città piccole nel nord Europa.
Nulla da imparare? No, al contrario emergono idee comuni:

  • supporto alle bici e parcheggi sicuri
  • bike sharing
  • car sharing
  • infomobilità
  • integrazuìione tra i trasporti (intermodalità)
  • aree a 30km/h (magari con vie a grande scorrimento)
  • integrazione del mobility management
  • zone a emissioni ridotte
  • mobilità elettrica

Se finalmente si uscisse dalla crisi e si avessero i soldi per incrementare i servizi per smart city e mobilità sostenibile, queste idee sarebbero applicabili ovunque. I parcheggi per bici e la mobilità ciclabile, ad esempio, non costano un prezzo inaccettabile; bike e car sharing si possono fare in joint venture con i privati; l’infomobilità è reale oggi in tanti posti, a costi sostenibili; creare aree ad hoc a bassa velocità è semplice (anche se queste zone vanno controllate), così come realizzare aree ad emissioni ridotte.

Si può dimostrare che il mobility management rende ben più di quel che costa, sia che il costo sia pubblico che privato, e che predispone ad un uso consapevole della mobilità e quindi alla nascita di nuove smart city, che integrino tecnologie ed esperienze.

In realtà serve poco: più buona volontà che soldi, più intelligenza che lavoro.

E qui inizia spesso il difficile, purtroppo.

Nel mondo reale, [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]nel 2015 non si dovrebbero contare le smart city ma le città che ancora non lo sono[/inlinetweet].

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