Storia dei supporti musicali, dall’analogico al digitale

Guarire con la musica
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Storia dei supporti musicali PublicDomainPictures / Pixabay

Il progresso tecnologico che si è verificato negli ultimi anni ha riguardato diversi settori della nostra quotidianità.

Uno però in particolar modo ha conosciuto uno sviluppo repentino, cambiando – e per certi versi migliorando – le abitudini di chi usufruisce del prodotto, la musica.

La storia dei supporti musicali che si è sviluppata negli ultimi 30-40 anni dall’analogico al digitale ha condizionato alla fine anche i canali di diffusione e di promozione del prodotto musicale.

Supporti musicali anni ’80: la musica “esce” dalle case

In principio nelle nostre case la musica arrivava non solo attraverso i primi impianti hi-fi, ma nello specifico attraverso il disco in vinile a 33 e 45 giri, e l’audiocassetta.

Proprio prendendo spunto dall’audiocassetta in questo stesso decennio la Sony ebbe l’intuizione, rivelatasi poi geniale, di creare un dispositivo che permettesse di ascoltare la propria musica preferita anche al di fuori delle mura domestiche.

Nacque così il Walkman, diventato in poco tempo oggetto di culto per migliaia di giovani.

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Supporti musicali: i videoclip e Mtv: una nuova forma di promozione

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]Le piccole grandi innovazioni della storia dei supporti musicali non sono solo tecnologiche ma anche e soprattutto mediatiche[/inlinetweet].

Fino a quel momento i vari gruppi e cantanti presenti sulla scena musicale potevano contare su pochi mezzi di promozione dei propri lavori discografici, consistenti nella diffusione radiofonica e nei concerti e i supporti musicali erano adeguati alle necessità.

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pixelheart / Pixabay – Supporti musicali

 

Fu nella prima metà del decennio che negli USA vide la luce MTV.

L’intenzione era quella di creare un canale televisivo esclusivamente dedicato alla musica e alla sua promozione, e proprio basandosi su questo elemento quasi parallelamente fecero la loro apparizione i videoclip.

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Inutile dire che anche in questo caso il successo fu garantito.

Le case discografiche da allora investirono molto sia dal punto di vista economico che da quello espressamente pratico nella produzione di video allo scopo di promuovere i brani.

I Queen e i supporti musicali

Un primato in tal senso spetta però ai Queen. La storica band inglese nel 1975 produsse, avvalendosi della regia di Bruce Gowers, un filmato col quale lanciare e supportare il brano.

 

 

Ben presto nella produzione di video musicali la creatività divenne un ingrediente fondamentale arricchendo gli stessi di vere e proprie sceneggiature fornendoli un taglio cinematografico.

Vi sono a tal proposito degli esempi passati per così dire alla storia della videografia; è il caso del video di Thriller, celeberrimo brano di Michael Jackson divenuto famoso per la sua ambientazione in salsa horror/zombie, oltre che per la durata da record della sua versione integrale: ben 13 minuti.

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Storia dei supporti musicali

Di lì in poi, nella storia dei supporti musicali e della musica in generale, il progresso subì una nuova accelerata; dopo studi di laboratorio alla ricerca di un supporto fonografico più ampio in termini di spazio per raccogliere musica, la Philips lanciò sul mercato il compact disc che faceva fronte non solo a questa esigenza ma parallelamente anche alla necessità di fornire un suono più puro all’ascolto, dando così il la al processo di digitalizzazione che di lì a poco avrebbe aperto una nuova frontiera.

 

 

Anni ’90: storia dei supporti musicali verso la digitalizzazione

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Gli anni ’90 si aprono all’insegna del sorpasso nel consumo musicale da parte del compact disc a discapito dell’audiocassetta[/inlinetweet], divenuta nel frattempo un lontano ricordo, visto che i dischi vengono per lo più pubblicati in quell’unico formato.

La musica digitale pertanto si avvia così a trasformarsi da primordiale esperimento a potenziale realtà. Nella seconda metà del decennio, di pari passo, si attua un’opera di miniaturizzazione dei supporti.

Il Minidisc, storia di un supporto musicale e di un fallimento annunciato

Nel 1995 la Sony decide di tentare nuovamente l’exploit ottenuto anni prima dal Walkman, e lo fa con la creazione del famigerato Minidisc, un lettore musicale digitale consistente in un dischetto quadrato che nelle intenzioni doveva fornire un suono qualitativamente migliore rispetto al compact disc.

Il risultato però non fu lo stesso.

Supporti musicali, qual è la storia del Minidisc?

Il Minidisc  si rivelò un vero e proprio flop per diversi motivi, sia per la difficile reperibilità dei dischetti in questione che per la poca fiducia riposta dalle case discografiche nei confronti di questa tecnologia, al punto tale che pochi furono i casi di produzione di album in questo formato.

Il progetto pertanto nella storia dei supporti musicali si rivelò fallimentare e naufragò in poco tempo.

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FirmBee / Pixabay

La sfida del terzo millennio: mp3 e internet

Si arriva così al terzo millennio, il Duemila, che porta con sé l’ennesimo cambiamento storico.

In questo decennio, infatti, la musica s’incontra e in un certo senso si fonde con un altro grande campo, quello dell’informatica.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Con l’avvento di Internet sui computer di mezzo mondo la digitalizzazione della musica trova un terreno ancora più fertile[/inlinetweet] che in precedenza.

Se il Minidisc aveva avuto come unico merito quello di dare inizio ad una certa miniaturizzazione dei supporti, con internet si apre l’era della smaterializzazione della musica che culmina con la diffusione del formato mp3.

La musica quindi non è più un prodotto fisico e per così dire tangibile, ma diventa in questo modo un file, un prodotto informatico al pari di un documento di word o un foglio di calcolo di Excel, più facile da far circolare.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]In ogni rivoluzione, si sa, ci sono dei pro e dei contro[/inlinetweet].

Se da un lato il consumatore finale della musica gode di questa innovazione, dall’altro dilaga un fenomeno che già negli anni ’80 aveva emesso, seppur in forma diversa, i suoi primi vagiti: la pirateria audiovisiva.

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pixelheart / Pixabay

 

Facendo un piccolo passo indietro proprio agli anni ’80, infatti, era un’abitudine consolidata quella di ottenere delle copie di un disco  servendosi del disco in vinile e dell’audiocassetta.

Tutto però si manteneva sui binari della legalità e della praticità, visto che l’audiocassetta, come detto, era più facile da utilizzare fuori casa.

Con l’mp3 invece attraverso il fenomeno del file sharing, il consumatore si trova di fronte alla possibilità di avere una vasta gamma di contenuti musicali, spendendo poco o nulla, e questo ha fatto in modo che la pirateria avesse per certi versi un’impennata, il tutto a danno delle case discografiche e di conseguenza degli artisti.

L’era di YouTube e l’autopromozione, la fine dei supporti musicali?

Non tutti i mali vengono, però, per nuocere.

Con internet è cambiato anche il modo di promuovere da parte di un artista il proprio lavoro discografico.

L’mp3 si è rivelato senz’altro un ottimo canale di diffusione della musica facilitando il raggiungimento del pubblico senza dover necessariamente passare attraverso la proposta ad una casa discografica, ma lo è altrettanto YouTube, il noto portale attraverso il quale ormai la musica per immagini circola e grazie al quale chiunque può raggiungere il successo in brevissimo tempo.

 

 

Un caso eclatante è quello del rapper italiano Fedez, che, grazie ai suoi video autoprodotti diffusi proprio su YouTube, ha intrapreso la strada che, partendo dal web, lo ha portato alla ribalta nazionale ottenendo un consenso crescente e contribuendo così al successo di un genere musicale quale il rap fino ad oggi relegato ad un ruolo di nicchia nel panorama musicale italiano.

Quello che oggi si presenta ai nostri occhi in questa fase di storia dei supporti musicali è uno scenario nel quale la musica intesa come espressione artistica, sebbene soggetta a continue e frequenti trasformazioni che hanno modificato le nostre abitudini in realtà non ha mutato negli anni la propria “mission”: la musica riempe ancora piacevolmente la nostra vita, qualsiasi sia il mezzo attraverso il quale si diffonde.

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