Lavorare come archeologo in Italia, tante sfide anche sul web [INTERVISTA]

Lavorare come archeologo in Italia, tante sfide anche sul web
Astrid D’Eredità – Lavorare come archeologo può essere divertente

 

Se pensi che lavorare come archeologo significhi vivere una vita di avventure in pieno stile Indiana Jones, forse dovresti tener conto anche della lunga carriera universitaria e della serie infinita di scavi, anche come volontario, raccogliendo coccio dopo coccio per ricostruire (forse) una delle tante statuette greche o romane custodite nei musei italiani e stranieri, su cui di certo non verrà mai inciso il tuo nome in caratteri antichi.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Lavorare come archeologo è una vocazione[/inlinetweet] insomma e per conoscere meglio la realtà di una professione sempre poco valorizzata (e retribuita), anche se proprio in Italia sorgeva la Magna Grecia e poi, sempre qui, ebbe origine la grande Roma, abbiamo rivolto alcune domande ad Astrid D’Eredità, archeologa impegnata anche nello sviluppo di sinergie tra archeologia e Rete.

Nata a Taranto nel 1979 e si è occupata di archeologia e ceramica romana per almeno dieci anni tra scavi, specializzazione e dottorato di ricerca.
Passata dalla trincea alla rete vive a Roma, dove si occupa di promozione della cultura per musei ed imprese culturali, in particolar modo attraverso i social media.

Ha collaborato ai progetti più innovativi in Italia su questo tema, come #svegliamuseo e Invasioni Digitali, ed è stata per cinque anni digital strategist e responsabile della comunicazione per l’Associazione Nazionale Archeologi.
Dal 2014 cura il portale Civetta di Atena, punto di riferimento per l’informazione sugli eventi e le mostre di settore, e partecipa al progetto #archeoblogger, confluito nel libro Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta.

Oggi segue, fotografa, ascolta e racconta in Italia e all’estero l’Orchestra di Piazza Vittorio, il più grande ensemble multietnico europeo composto da 18 musicisti provenienti da 10 paesi e 4 continenti.

Lavorare come archeologo in Italia significa essere un precario come tutti gli altri?

Quel che è certo è che lavorare come archeologo non significa lanciarsi da un elicottero in volo per recuperare un antico vaso, né combattere i nazisti in un tempio immerso nella giungla! Chiarito questo punto fondamentale, direi che [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]archeologi ed archeologhe sono professionisti specializzati ma da sempre in difficoltà nel contesto italiano[/inlinetweet]. Manca la cultura del nostro lavoro, la società non ne comprende fino in fondo il ruolo sociale ed esprime giudizi superficiali che sconfinano nella macchietta. Anche l’assenza di una legislazione adeguata ha contribuito alla mancanza di tutele per questa e per altre figure legate al patrimonio come archivisti, bibliotecari, storici dell’arte. Fa sperare, però,[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”] il recente riconoscimento dei professionisti dei beni culturali, un passaggio storico per la piena attuazione dell’art. 9 della Costituzione[/inlinetweet]. Una novità di cui beneficeranno davvero le prossime generazioni. La mia ha il merito di aver iniziato la rivoluzione e sono felice di aver dato il mio contributo al successo militando nelle associazioni di categoria negli ultimi otto anni.

Lavorare come archeologo in Italia, tante sfide anche sul web
Lavorare come archeologo in Italia, cioè fare rete

 

Il ministro Poletti ha proposto la riduzione dei tempi di vacanza degli studenti. Che ne pensi?

Ho seguito la vicenda in questi giorni e ammetto con estrema sincerità che non la capisco. C’è chi pensa possa configurarsi come un tentativo di istituzionalizzazione del lavoro minorile e chi invece la ritiene un’opportunità di formazione per i giovani anche d’estate. Posso parlare della mia esperienza: io, come tanti altri, ho vissuto estati lunghissime che iniziavano a metà maggio (quando si cominciava ad andare al mare) e sono comunque venuta su felice e normalissima.

La storia e la cultura greca e romana sono studiati in tutto il mondo. In Italia si discute se eliminare il liceo classico. Qui il punto interrogativo non c’è, va’ pure.

Sull’argomento si potrebbero scrivere libri, a me quando parlo di queste cose viene sempre in mente l’esempio del vallo di Adriano. Per farla brevissima, il vallo era una fortificazione in pietra che l’imperatore Adriano tirò da una parte all’altra della Britannia per segnare il confine con la Caledonia. Lunghissimo, solido, robusto quanto vuoi, ma praticamente un muro. Ecco, attorno a quel muro gli inglesi hanno costruito un sistema turistico e culturale da fare invidia, sfruttando a loro favore quel che è rimasto delle strutture romane nel loro paese. Un po’ come in Germania, dove i forti militari romani (in larga parte ricostruiti) attraggono visitatori interessatissimi. Forse il nostro problema è proprio quello di dare per scontata l’eredità classica: la nostra cultura ne è totalmente permeata, è lo sfondo della nostra esistenza e tendiamo a darle la stessa importanza che diamo al quadro che sta nel soggiorno di nonna (meno di zero). Ci riempiamo la bocca di tecnologia, innovazione e digitale (ben vengano) ma dove vai se non sai da dove vieni?

Lavorare come archeologo oggi, cioè archeologia e social network. Sembra un ossimoro e invece?

Invece per lavorare come archeologo questi due termini stanno benissimo insieme, e te lo dico come archeologa passata dalla trincea alla Rete! Ho iniziato a lavorare diversi anni fa sulla comunicazione dell’archeologia attraverso il web e le piattaforme social e mi è piaciuto da subito: che c’è di meglio che inventarsi un modo di comunicare il tuo lavoro ad una platea praticamente infinita, misurandosi ogni giorno con le novità, diversi registri espressivi, cura dei contenuti e dinamiche di engagement?
L’impegno più importante, comunque, resta secondo me quello di [inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]sottrarre lo storytelling del patrimonio culturale agli stereotipi: basta con le “meraviglie”, i “tesori svelati”, i misteri misteriosi e la poetica retorica![/inlinetweet] La sfida è quella di raccontare storie di uomini e donne vissuti in epoche passate con un linguaggio semplice e comprensibile, senza le capriole dell’orrendo soprintendenzese e l’abbiamo raccolta in tanti: sai che esiste un gruppo di archeoblogger che da qualche anno ha iniziato a discutere di questi temi e ha da poco pubblicato un volume che contiene le sue Archeostorie? Spero di poterlo presentare presto anche a Taranto, è un esperimento davvero interessante che frantuma letteralmente le barriere tra gli studiosi e il pubblico.

Lavorare come archeologo in Italia, tante sfide anche sul web
Archeostorie – Lavorare come archeologo anche sul web

 

Che ne pensi di Invasioni Digitali?

Che dovrei lavorarci di più! Scherzi a parte, Fabrizio Todisco e Marianna Marcucci sono persone eccezionali che hanno inventato e portano avanti ogni anno con l’anima e il cuore (e l’aiuto di centinaia di invasori) un evento incredibile. Si tratta di un movimento di persone che supporta il patrimonio culturale “invadendo” musei, palazzi storici e siti archeologici e documentando l’esperienza attraverso il web e i social media: una maniera esemplare per avvicinare pubblici in genere distratti e per far scoprire luoghi esclusi dai soliti flussi turistici. Un approccio aperto e diffuso al patrimonio culturale che in Italia proprio manca; già il fatto di poter scattare fotografie liberamente in un sito o museo è una rivoluzione incredibile! Quest’anno l’appuntamento è dal 24 aprile al 3 maggio in tutta Italia… e voi, parteciperete?

E di Massimo Bray?

L’ho amato molto come ministro, lo seguivo già come autore sull’Huffington Post e ho avuto modo di incontrarlo personalmente confermando l’idea molto positiva che mi ero fatta. Ha senza dubbio il merito di aver accolto le richieste che gli arrivavano dagli archeologi di avviare la ratifica della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, che aspettava in un dimenticatoio da oltre vent’anni. Ma ciò che lo rendeva un ministro estremamente innovativo era, oltre ad una visione molto ampia dell’ecosistema culturale italiano dalla scultura antica alla canzone di De Gregori, la sua spiccatissima capacità di comunicare attraverso il web e i social. Ancora oggi è promotore di un dialogo quotidiano, assolutamente disintermediato, soprattutto su Twitter e la scelta recente di lasciare lo scranno parlamentare per tornare ai progetti Treccani gli fa onore.

Oggi un po’ tutti sono social media manager, spesso per auto definizione. Succede qualcosa di simile nel campo dell’archeologia?

Ahia, che tasto dolente! Come ti ho detto lavoro a diversi progetti per la comunicazione della cultura e molti riguardano l’archeologia, così mi capita spesso di avere chiarimenti di idee con colleghi archeologi che pensano di essere espertissimi comunicatori solo perché sanno inserire la password di Facebook nel posto giusto! Ma è la spada di Damocle del social media manager (quello vero), proprio di recente ne ha scritto Tigella meritandosi un applauso di 45 minuti. La presunzione d’onniscienza è un male che affligge a diversi livelli e in tutti i campi (anche io sono convinta di essere guru mondiale circa la sponzatura della frisella, se è per questo!), quindi l’archeologia non può esserne esente. In trincea c’è sempre qualcuno che dice di saperne di più, di aver studiato di più, che ha visto più tombe romane di te anche se si occupa da sempre di preistoria (storia vera, capitata a me), per non parlare dei passanti che seguono lo scavo dalla strada: chiunque si affacci a guardare il tuo cantiere puoi star sicuro che ha in mente un quadro chiarissimo dell’urbanizzazione dell’area in tempi antichi e che farà di tutto per raccontartela. L’importante è avere pazienza, usare molto buonsenso ed evitare di cadere nella tentazione di salire sulla ruspa o prendere il martello pneumatico più vicino per risolvere la situazione!

Sei informata su Taranto Spartana? Che ne pensi?

Non ho ben capito il progetto e quando non so bene di cosa sto parlando evito di esprimere giudizi superficiali. Sono comunque e sempre a favore di qualcosa che possa aiutare Taranto a rialzarsi, purché sia un’esperienza valida.

Un archeologo, tendenzialmente, è di destra o di sinistra?

Gli archeologi sono persone normalissime e come tali hanno inclinazioni politiche, lavorare come archeologo non le condiziona. Sono tendenze soggettive, direi esattamente come preferire una pizza margherita o una capricciosa.

E tu chi voterai alle prossime elezioni? (Se mai ci saranno)

Io sono di sinistra e non è un “mistero misterioso”.

Turismo digitale, l’innovazione porta l’Italia verso il futuro?

Turismo digitale, l'innovazione porta l'Italia verso il futuro?
Foto: condesign / Pixabay

 

La prossima settimana prenderà il via uno dei più importanti appuntamenti per il turismo italiano, la Borsa Internazionale del Turismo, quest’anno al 35° appuntamento. Dal 14 al 16 febbraio un’area della manifestazione sarà dedicata anche al turismo digitale, per favorire l’incontro tra i principali operatori del mondo tecnologico-digitale e i più innovativi servizi di business & networking.

Innovazione nel turismo digitale, i dati

Un elemento da non sottovalutare dato che, secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano, “la spesa digitale degli italiani per il turismo si attesta attorno ai 7 miliardi e ammonta al 22% della spesa totale (31,5 miliardi, escluso l’incoming e cioè la spesa di turisti stranieri in viaggio in Italia)”.

Turismo digitale, l'innovazione porta l'Italia verso il futuro
Infografica da: anat.ro

 

È soprattutto il mobile commerce dei turisti italiani ad essere aumentato, per un valore di circa 340 milioni nel 2014, con un aumento del 40% rispetto a un anno fa. Sebbene gli acquisti 2014 per turismo e viaggi in Italia e all’estero siano quasi stazionari rispetto all’anno precedente, è proprio

“il peso della componente digitale sul totale sia in valore, passando dal 16% del 2013 al 18% del 2014, sia a livello di importanza attuale e prospettica nelle considerazioni strategiche delle aziende di settore. Se guardiamo alla spesa digitale complessiva, il 46% della spesa turistica digitale è riconducibile a viaggi domestici, in crescita dell’11% rispetto al 2013. Il 34% è generato dai viaggi di italiani all’estero (outgoing), in crescita del +9% rispetto al 2013. Il rimanente 20% è la spesa degli stranieri in Italia (incoming), in crescita del 6% rispetto al 2013”.

 

Gli obiettivi del TDLAB

I risultati del TDLAB, il laboratorio del turismo digitale del MiBACT istituito per definire e favorire l’attuazione della strategia digitale per il turismo in Italia, lasciavano ben sperare, anche grazie all’individuazione degli ambiti di intervento sui quali concentrare le risorse: interoperabilità e big data, sviluppo digitale, promozione e commercializzazione.

E tuttavia le critiche al MiBACT non sono tardate ad arrivare dopo lo scivolone di verybello.it, macroscopico digital flop della vigilia dell’inaugurazione di uno degli eventi che più apriranno l’Italia all’accoglienza dei turisti stranieri.

Turismo digitale, l'innovazione porta l'Italia verso il futuro

Verso l’Internet of everything

Anche al BTO 2014 di Firenze c’è stato spazio per il tema “Turismo e innovazione digitale”. Gli scenari tecnologici e di mercato illustrati durante l’appuntamento vertono (senza troppe sorprese) su app per smartphone, ma anche sull’adozione dell’IPv6, ossia il nuovo protocollo Internet in grado di introdurre nuovi servizi semplificando la configurazione e la gestione delle reti IP, consentendo di collegare un’infinità di oggetti (Internet of everything).

Ma [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]il turismo del futuro per l’Italia prevede anche una Carta dei diritti di internet, l’accesso universale, una identità digitale per persone e imprese[/inlinetweet], un progetto banda larga e uno per il wifi aperto e facile, la trasformazione della scuola in digitale e in cloud. Almeno nella visione di Paolo Barberis, consulente per l’innovazione del governo Renzi.

Forse però non basta questo a dare una scossa al turismo italiano, che nonostante si esprima nella bellezza e nella ricchezza culturale dei siti storico-artistico-archeologici presenti praticamente su tutto il territorio nazionale, in molti casi non ha mai conosciuto servizi ormai sorpassati come una carta del turista che integrasse patrimonio culturale, eventi e mobilità.

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Sempre di più la visita turistica non è solo cultura, ma anche esperienza e intrattenimento[/inlinetweet]. Appuntamenti fissi potrebbero diventare ad esempio, le bellissime installazioni di 3d mapping, in grado di calamitare l’attenzione di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, e che probabilmente grande senso avrebbe soprattutto per fornire ricostruzioni curate di tanti siti archeologici che, invece, attualmente, per i numeri di ingressi, non hanno purtroppo senso di esistere, se non in ottica di conservazione.

Turismo digitale, l'innovazione porta l'Italia verso il futuro
Foto: SplitShire / Pixabay

 

Modelli ed esempi già in atto

Se tante restano le idee, alcune realtà già esistono, come l’esempio virtuoso della Regione Puglia, che per il secondo anno, con il suo MyPugliaExperience ha ospitato ragazzi provenienti da tutta Italia per permettere di scoprire e soprattutto raccontare, attraverso foto, video, blogging e social network, le varie declinazioni di una vacanza nella terra delle orecchiette e della taranta.

Un altro bellissimo esempio, quello di Bologna, che ha candidato i suoi portici (praticamente l’intero centro storico) a bene tutelato dall’UNESCO. E per sostenere la candidatura, ecco un progetto 3D dei portici di Bologna: un modello virtuale nato non senza difficoltà, vista la particolare configurazione architettonica e la sua estensione.

L’archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE
GiorcesBardo56” di Giorces – Licenza Creative Commons Attribution 2.5 tramite Wikimedia Commons

 

Finiti i tempi in cui discipline umanistiche e digitale erano due mondi separati, campo di indagine di studiosi dipinti nell’immaginario con tratti completamente opposti, oggi sono tanti gli esempi di valorizzazione del patrimonio culturale mondiale attraverso il web e le nuove tecnologie. Tra questi il progetto ARIADNE (Advanced Research Infrastructure for Archaeological Dataset Networking in Europe).
Dalle biblioteche collettive digitalizzate, al video mapping dei beni monumentali, le applicazioni del mondo digital ai beni culturali in senso ampio, sono numerosissime. Senza dimenticare il lavoro di associazioni e fondazioni che si impegnano per la diffusione delle conoscenze e delle ricchezze culturali in rete, come Wiki Loves Monuments o Invasioni Digitali.
Le operazioni di catalogazione e diffusione delle conoscenze si sono moltiplicate negli ultimi anni, a partire dal più semplice lavoro di immissione in rete del patrimonio librario di moltissime biblioteche nel mondo, fino alla costruzione di vere e proprie collezioni digitalizzate.

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE

Ciò che rende differente e per certi versi forse più ambizioso il progetto ARIADNE, è la struttura dell’iniziativa: un’impresa voluta e finanziata direttamente dall’Europa.
Con una durata di quattro anni e un finanziamento di circa 8 milioni di euro, il progetto ARIADNE è coordinato dal Polo Universitario Città di Prato dell’Università di Firenze. Vi partecipa il CNR con vari istituti, il MIBAC, che ha il ruolo chiave di fornitore di dati, di utente privilegiato e di esperto nel campo delle biblioteche digitali, anche grazie all’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico), anch’esso partner del progetto e già promotore della Digital Cultural Heritage Roadmap for Preservation (Dch-Rp), cioè del coordinamento, dell’integrazione e della tutela delle grandi masse di dati prodotti dalle istituzioni culturali.
Se per l’archeologia l’Italia dimostra di essere davvero all’avanguardia, fanno parte del consorzio anche altri 23 partner, rappresentanti 19 paesi europei: le Accademie delle Scienze di Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia e Olanda e l’Istituto Archeologico Germanico; centri nazionali di ricerca sui beni culturali di Francia, Grecia, Irlanda e Spagna e altre istituzioni culturali, accademiche e di ricerca da Cipro, Regno Unito, Romania, Svezia e Ungheria. Infine il progetto collabora con l’Associazione Europea degli Archeologi (European Association of Archaeologists – EAA).

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE
Credits foto: museoarcheologicovenezia

 

Secondo il Prof. Niccolucci, coordinatore scientifico del progetto, alla fine i reperti esposti in rete saranno circa sei milioni
Un immenso bacino di conoscenza, insomma, da mettere insieme, per dirla con parole semplici. Coordinare e porre in comunicazione i dati di ricerca dei vari istituti, significa fornire all’archeologia nuove possibilità di approfondimento e conoscenza, permettendo magari di mettere in relazione informazioni che prima, diversamente, non avrebbero mai potuto incontrarsi per dare vita a nuove scoperte e fornire magari maggiori certezze in uno dei campi di indagine più affascinanti, ma anche più complicati della storia dell’uomo.

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE (5)
ARIADNE, attraverso la creazione di questa infrastruttura europea di dati archeologici per la ricerca, si propone di consentire ad archeologi e studiosi del mondo antico di accedere online agli archivi digitali dei vari paesi europei e di poter usare le nuove tecnologie come elemento della metodologia della ricerca archeologica. In pratica, si sta cercando di creare un’unica interfaccia virtuale per consentire agli utenti un accesso simultaneo a molteplici banche dati contenenti i risultati dei ricercatori europei. Il “filo di ARIADNE” dovrà occuparsi di mettere in rete tra loro ed ampliare le enormi banche dati per le scienze umanistiche già esistenti, come DARIAH (The Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities), CENDARI (Collaborative European Digital Archival Infrastructure) ed EHRI (European Holocaust Research Infrastructure).
La biblioteca digitale così creata si aggiungerà, a livello scientifico, ad altre iniziative come Europeana, la biblioteca digitale europea con cui è prevista una collaborazione, per rendere sempre più accessibile il grande patrimonio di documentazione prodotto dalla ricerca archeologica nei vari paesi.

L'archeologia diventa moderna con il progetto ARIADNE (4)
Con il progetto ARIADNE anche l’archeologia si sta “modernizzando”, entrando nel mondo dell’e-science, cioè la scienza virtuale basata sull’analisi integrata dei dati ottenuti sperimentalmente, sul campo e di quelli digitali.
Ma per ottenere i risultati sperati, il progetto dovrà prevedere innanzitutto la creazione di reti di ricercatori, oltre all’individuazione di nuovi strumenti tecnologici in grado di massimizzare i potenziali risultati e semplificare le operazioni di scambio di dati.