Blues Screen of Death, rock blues a velocità massima [INTERVISTA]

Alessandro Peana, voce e chitarre
Alessandro Peana, voce e chitarre

 

Si chiama Blues Screen of Death la seconda prova discografica dei romani Super Dog Party, dopo The Big Show del 2010 (entrambi usciti per Goodfellas). Siamo di fronte a rock & roll, blues e punk condensati in quattro tracce, e capaci di stupire per velocità e grinta: c’è una carica tale che potrebbe quasi sembrare un live. Non manca neppure quel lato “oscuro”, incendiario e malsano che talvolta caratterizza il genere.

Il disco si può richiedere come vinile in formato 10 pollici, che grazie al Codice QR permette di procedere al download dei brani: la band però invita a condividerli, e li si può comunque trovare sul loro sito. Non si può quindi che invitare i lettori ad ascoltare subito, magari durante la lettura della divertente intervista che hanno rilasciato a Pinguino Mag.

Blues Screen of Death, rock blues a velocità massima (2)

Al di là del sottile gioco di parole, c’è un motivo particolare per il quale avete scelto questo titolo, Blues Screen of Death?

Il disco è auto-prodotto, quindi abbiamo curato in prima persona ogni fase della registrazione.

Il tutto è stato realizzato con una versione dimostrativa di Windows 8 che, in ogni momento, mostrava una blue screen of death che ci invitava, in maniera abbastanza molesta, ad acquistare una copia completa del sistema operativo con un codice di attivazione valido.

La rogna di dover trovare la pazienza di chiudere questa schermata ogni minuto ci ha accompagnato per tutto il lavoro, e ha anche condizionato il titolo del disco, oltre che la nostra sanità mentale!

Quanto è importante per voi suonare live, il contatto col pubblico?

È importantissimo! Suonare live rappresenta il nostro attesissimo momento di divertimento, necessario per smorzare gli effetti destabilizzanti della nostra settimana incandescente.

Da alcuni anni abbiamo anche smesso di portare gli strumenti a casa dopo le prove, di studiarli, e di suonarli dal mattino alla sera come facevamo in passato. Inaspettatamente questo ha dato un enorme valore aggiunto al momento in cui li indossiamo e saliamo sul palco, una carica maggiore durante i nostri show e, per assurdo, questo ci ha anche reso musicisti migliori.

Il concerto non è solo uno svago ma una vera e propria esigenza. Il pubblico è parte integrante di tutto questo, probabilmente perché viene a sentirci per gli stessi motivi che ci spingono ad intrattenerlo.

Massimiliano Di Santo alla batteria
Massimiliano Di Santo alla batteria

 

Raccontateci la scena rock & roll e blues italiana, come la vivete?

Fare tante esibizioni ci dà la possibilità di conoscere e ascoltare i tanti gruppi che suonano durante i nostri eventi. È sicuramente uno degli aspetti divertenti.

Per citarne alcuni, tra i primi che mi vengono in mente, siamo contenti di aver condiviso il palco con i The Dirty Jobs e con i Metropolitan Ratto Sweet che, al momento, sono sicuramente tra i gruppi rock più forti della capitale.

Dalle parti di Verona abbiamo apprezzato molto la performance dei Quiet Confusion che speriamo di incontrare nuovamente il prossimo mese a Chieti in occasione delle selezioni del Pistoia Blues 2015.

Il 19 giugno invece suoneremo insieme agli Helligators all’Alpheus di Roma, data in cui presenteranno il loro nuovo disco Road Roller Machine… Non vediamo l’ora di sentirli dal vivo!

Insomma, [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=”null”]in giro c’è tanta buona musica.[/inlinetweet]

Quando si parla di power trio per questo genere musicale, il primo nome che viene in mente è probabilmente quello degli ZZ Top. E in effetti, pur in modo diverso e originale, riuscite a convogliare la stessa sensazione di grinta e velocità della band texana. Quali sono le vostre influenze?

I mitici ZZ Top fanno indubbiamente parte della lista. E sono certamente accompagnati da una schiera infinita di altre formazioni incredibili.

Tuttavia la maggior parte delle nostre influenze sono strettamente legate a gruppi e a musicisti con cui condividiamo la scena.

Valerio Scialanca al basso
Valerio Scialanca al basso

 

L’album è dedicato al grande Jack Bruce (noto ai più per la partecipazione nei Cream). Vi sentite molto legati alla sua musica?

[inlinetweet prefix=”null” tweeter=”null” suffix=”null”]Personalmente ho vissuto la scoperta dei Cream come un’epifania[/inlinetweet]. Sicuramente, per un diciassettenne la cui massima esperienza del rock era stata quella di scaricare da Napster la compilation ufficiale di Fifa 99, non c’è tanto da stupirsi.

Tuttavia, stiamo comunque parlando di uno dei power trio più influenti in assoluto in quanto, anche se oggi hanno perso molta notorietà rispetto ad altri artisti a loro contemporanei, i Cream hanno influenzato la storia del rock direttamente alla fonte, creando un pubblico per i nomi più altisonanti degli anni ’60 e ’70 che, nell’ascolto di Fresh Cream e Disraeli Gears, affermano di aver trovato l’illuminazione.

Dato che poi queste band continuano tutt’oggi a tramandare lo stile dei loro precursori alle generazioni di band successive, i conti dell’impatto dei Cream sul rock blues sono presto fatti e dunque, anche il nostro nuovo disco ne subisce felicemente le conseguenze.

Cosa volevate assolutamente comunicare con questo disco?

Blues Scren of Death è un disco di blues e, nonostante l’indole gioiosa e spensierata, mira a trasmettere una forte empatia verso il lato oscuro di personaggi diabolici come Walter White e Dexter Morgan.