Consigli utili per realizzare un progetto informatico in azienda

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Qualsiasi progetto informatico in azienda deve servire a migliorare o automatizzare in maniera semplice l’esistente o a creare nuovi prodotti o servizi (obiettivi) per l’impresa.

Se non rispetta questo imperativo è di dubbia utilità.

Il prodotto finale deve fare esattamente quello che chiediamo (esigenze), nel modo in cui lo chiediamo, e non nel modo più semplice per chi programma (vantaggi che devono poi essere misurabili).

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]Il requisito base di un progetto informatico in azienda è conoscere approfonditamente il problema[/inlinetweet]: lo stato di fatto e cosa vorremmo. Ricordando che il software tocca sempre l’organizzazione del lavoro.

Si dovrebbero considerare tutti questi dettagli:

  • tempo di analisi dettagliata
  • denaro in investimento e poi in manutenzione, ma anche in modifiche in caso di analisi non adeguate
  • tempo per sviluppare il progetto
  • tempo di test
Consigli utili per realizzare un progetto informatico in azienda
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Quando un progetto informatico in azienda non può funzionare

Un progetto in informatica non può davvero funzionare quando si introduce un software o una attività e si cambia nel contempo pesantemente la struttura organizzativa. A meno che non si tratti di organizzazioni granitiche nel perseguire l’obiettivo. Si sbaglia anche se si parte da idee confuse o, peggio, se queste sono anche poche. Altro errore irreparabile è cercare di adattare al nostro scopo un prodotto “simile”. Mai fidarsi troppo del fornitore o della sua fama, dobbiamo pretendere che il prodotto che acquistiamo sia rispondente in tutto e per tutto alle nostre esigenze.

L’errore degli errori, resta comunque uno: non voler investire tempo e intelligenza in un progetto informatico.

Il caso reale

Un progetto di questo tipo può cominciare solo se si sa bene cosa si vuole, quindi sarà necessario partire da una buona conoscenza del problema, conoscendone lo stato dell’arte informatico e organizzativo. Diversamente, è meglio ripensare tutto.

Consigli utili per realizzare un progetto informatico in azienda
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Altro passo indispensabile è definire un capitolato, quanto più dettagliato possibile, da inviare a più aziende, per poi valutare attentamente le offerte ricevute. Se non si possiedono risorse adeguate, conviene rinunciare.

Il terzo passo sarà quello di contattare il fornitore in pole position per fare dettagliare al massimo le voci di preventivo (anche oltre il capitolato), includendovi le penali per ritardi, l’elenco di ciò che serve (hardware, software, collegamenti, interfacce con altri software) e l’indicazione di chi deve fornirli e in quali tempi. Ricordando di aggiungere anche le indicazioni di massima per il collaudo finale. Riusciremo in questo modo ad avere tempi certi, da rispettare.

Sarà bene definire anche la data di inizio del progetto: da questa data si spendono tempo e soldi che non sono più recuperabili. Per questo è bene controllare a cadenze programmate il progetto per quanto riguarda tempi, specifiche, soddisfazione e investimenti.

Dopo i controlli, arrivati alla fine del progetto, va fissato il collaudo, magari adattandolo, relazionando ancora su tempi, specifiche, soddisfazione e investimenti.

Il collaudo è basilare. L’ideale è che sia svolto da parti terze, di certo non lo deve fare il fornitore! Meglio che lo faccia il committente, ovviamente, in assenza di collaudo di terzi esperti nel settore.

Se il collaudo è positivo il progetto si accetta, se negativo si contesta o si impongono modifiche o prescrizioni, negoziando sui costi prima di adire alle vie legali, e riprogrammando ulteriore collaudo successivo. Se il collaudo invece è passato, si prospetta l’installazione, cui sarebbe bene seguisse un altro piccolo collaudo operativo prima dell’avvio in uso.

Consigli utili per realizzare un progetto informatico in azienda
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Qualunque progetto deve avere una garanzia, scaduta la quale si passa alla gestione e manutenzione del progetto. La manutenzione copre in genere esclusivamente gli errori e non nuove esigenze, dunque attenzione a non avanzare pretese illegittime.

La vita utile di un software è in genere di qualche anno, fino a sette o dieci, dopo di che economicamente conviene svilupparne un altro, salvo esigenze diverse o manutenzioni migliorative continue.

I peggiori disastri capitano quando non è chiaro e percepito che servono pc, server, comunicazioni che vanno gestiti da lì in avanti, in proprio o in hosting. Se questi non arrivano o non sono gestiti fanno naufragare anche i migliori progetti.

Che fare quindi, se non si è più che certi di avere tutte le competenze? Affidarsi a un professionista che ci supporti per il tempo necessario.

Sono questi i costi in più che non rimpiangeremo.

Il sistema dell’IT italiano letto con il rapporto Assintel 2014

Credits: en.wikipedia.org
Credits: en.wikipedia.org

 

Secondo il rapporto annuale di Assintel 2014, l’associazione nazionale delle imprese ICT di Confocommercio, il sistema dell’IT italiano è inesorabilmente in declino, arroccato su vecchie posizioni conservative e incalzato da una crisi dei consumi dei prodotti software e hardware.

Il volume generale del mercato dell’ITC italiano vale 24.300 milioni di euro, sostanzialmente statico fermo a un +0,7%, mentre in altri Paesi extra EU come Cina e USA è un settore trainante dell’economia o nella Germania e nei Paesi Nordeuropei.

Facendo una disamina più attenta dei dati aggregati che il rapporto fornisce,  si vede che va malissimo la vendita di pc (-20%) che trascinano verso il basso tutto il compartimento “hardware”, nonostante la crescita del settore tablet (+5%) e smartphone (+9,3%).

 

 

Disastrosa è anche la voce servizi It,  (-1,7%) questo dato subisce il sostanziale aumento delle tariffe professionali; vanno bene di contraltare i servizi di consulenza manageriale (+2,1%) e dei servizi datacenter (+3,3%), compensati però nuovamente  dai cali dei servizi di system integration e sviluppo software (-3,2%), di infrastruttura (-6,3%) e la formazione (-5,2%).

Le note positive provengono dal software

Questo compartimento è quello trainante dell’ecosistema ITC italiano con un poco incoraggiante (+1,1%), sebbene sia rallentato dai vecchi software di sistema (-4,4%) e dai gestionali (-8,3%), ma le vere soddisfazioni arrivano dal  digital marketing (+29,1%), l’internet of things (+13,6%), business intelligence, analytics e big data (+6,2%), ambiti legati alla trasformazione del consumatore digitale, che diventa prosumer più che semplice consumer. In fortissima crescita il cloud computing(+22%), sia nella componente classica (+33%) sia in quella di business process as a service (+13%).

Il settore della spesa pubblica per IT

In questo quadro dalla doppia immagine, è evidente anche il ruolo della spesa pubblica in It, che oltre a calare in tutti i segmenti di mercato innesca forti dinamiche di downpricing (calo dei prezzi) a svantaggio delle aziende: PA centrale -4,1%, enti locali -3,9%, sanità -3,1%. Negativi anche il commercio (-1,6%) e l’industria (-0,2%), mentre si registrano gli aumenti di banche (+3,2%), assicurazioni (+3,1), tlc (+3,3%) e utility (+4,4%). In lieve ripresa gli investimenti in It delle grandi aziende (+0,8%), contro i dati sempre negativi delle piccole (-3,4%) e micro imprese (-2,3%).

Intervento del presidente Assintel Giorgio Rapari

 

 

 

Per maggiori info Assintel e Nextovalue srl