Le tradizioni di Natale, il gusto di una volta

Ci siamo! Inutile negarlo, le tradizioni di Natale irrompono con incredibile fascino ogni anno.

Anche i più cinici e disillusi non possono che constatare la magia dorata che permea le fresche mattinate di Dicembre e le rende magiche.

Le città rumorose si illuminano di luci e colori, addobbandosi a festa per presentarsi splendenti, nel migliore dei modi, all’appuntamento della mezzanotte; nei paesi più solitari, Inverno sprigiona il suo odore muschiato dai camini accesi nella fredda aria delle viuzze fatte di vicoli accatastati come legna da ardere.

Tradizioni natalizie

Tradizioni di Natale in Italia

Come la tradizione natalizia vuole, le strade (e le persone) si vestono di magici colori, rossi, dorati, fantastiche varietà cromatiche troppo impegnative per il resto dell’anno, ma scintillantemente gradite quando si avvicina la vigilia di Natale.

In tutta Italia compaiono presepi e alberelli: le tradizioni di Natale sono forti e, al sud, si mischiano con quel modo di vivere la vita, più lentamente e un poco più alla giornata, che riveste di importanza le festività natalizie, tanto che, proprio la Puglia ha visto i natali di tanti maestri cartapestai, custodi di una tradizione unica, tramandata di padre in figlio da mano a mano.

 

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Le tradizioni di Natale: i dolci artigianali

 

Nascono vere e proprie competizioni: nel mio paese, a Tricase in pieno Salento, ogni anno viene allestito uno dei presepi viventi tra i più belli e apprezzati in Italia.

Quando eravamo piccoli, ricordo, letteralmente in brodo di giuggiole per l’arrivo del Natale e dei doni, sgambettavamo furiosamente intorno al fuoco, senza pensieri, uniti nel calore delle fiamme dei sentimenti per i nostri cari.

Perché, quindi, amiamo tanto il Natale e le tradizioni natalizie?

Perché noi, qui del sud, siamo sempre partiti, andati fuori, come si diceva: “Vai fuori, qui non c’è molto per i giovani“. E siamo partiti, tanti anche all’estero, lontanissimo dai profumi delle onde e dai sapori della nostra terra.

Ma ecco, il Natale, per noi, per qualcuno dei nostri padri e parecchi dei nostri nonni, era soprattutto questo: il ritorno a casa, al focolare domestico, alle gioie di una famiglia semplice, povera, felice.

Il Natale, che ballando intorno al fuoco assomigliava tanto ad un rito pagano, o un gioco, diventava improvvisamente serio e importante. Più vicino alla Pasqua, il ritorno a casa, dopo la lunga passione del duro lavoro in fabbrica (quanti in Germania e Svizzera?) era risorgere, sbocciare nel sapore del salame affettato e nel calore dell’abbraccio dei parenti, vicini e lontani.

Le tradizioni di Natale, oggi oggetto di propagandistico fine politico, di battaglie senza senso civico e morale, non erano rispettate perché religiose. Erano necessarie!

Necessarie a garantire l’unità familiare. Una sorta di pellegrinaggio annuale, un ritorno alle origini, non solo genetiche, ma spirituali: il ritorno alla madre terra in cui siamo stati concepiti, dove abbiamo pronunciato le prime parole e sognato i primi sogni.

Non era la messa di mezzanotte o il menu ricercato del cenone, la tradizione.

Era che, se non andavi a letto presto a dormire e a fare il bravo, Babbo Natale ti avrebbe portato nulla. Alla meglio carbone e quello di zucchero manco esisteva.

 

E poteva succedere, credimi, che un papà determinato lasciasse qualche ora senza regali i marmocchi disobbedienti, perché le lezioni si imparano solo se vengono impartite.

Certo, sicuramente erano diversi anche i papà, oltre alle tradizioni di Natale.

La tradizione di scartare i doni a Natale

Nonostante questo pericolo, si facevano i salti mortali (sui letti, letteralmente) per riuscire a rimanere svegli. Missione impossibile, per un bambino che ha bruciato migliaia di calorie di energia tutto il giorno, tra nascondino e 1,2,3 stella; gli occhi, lentamente si serravano inesorabili.

Sprofondavamo in un sonno dolce, come i baci della nonna, col sorriso stampato sul viso e avvolti in una nuvola di coperte. Tutto era possibile, in quel sogno facile e impossibile che è essere bambini.

Tradizioni di Natale
Gilmanshin / Pixabay

 

Poi c’era lui, Babbo Natale. Quello vero eh, mica quel panzone con la barba finta e il cuscino del centro commerciale. Noi avevamo il Vero Babbo Natale, come tutti: papà!

Quello era il momento giusto, mentre costruivamo castelli e smontavamo universi nel buio notturno, Babbo Natale, in punta di piedi, arrivava.

Sistemava, con l’astuzia di un ninja e la naturale goffaggine di un uomo adulto in un ambiente preparato per i bambini, i doni sotto l’albero luccicante di luci e aspettative.

I doni della tradizione di Natale in Italia

Anche i doni erano diversi, molto diversi rispetto ad oggi, tutto era molto più semplice, intimamente bello. Ci si alzava correndo e urlando, scalpitando come imbizzarriti alla disperata rincorsa del dono da scartare, come se dovesse volare via!

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Noi eravamo “quelli fortunati”, che a Natale potevano permettersi il lusso di ricevere e scambiarsi dei doni.

La genuina innocenza dell’età, non ce lo faceva capire.

Ma in quei momenti si sognava e tutto, davvero, era possibile, con le faville dei tizzoni ardenti che si riflettevano negli occhi di mamma e papà.

Le occasioni importanti venivano celebrate nei posti importanti: la casa dei nonni, depositari di saggezza, rispetto assoluto, devozione e ammirazione, erano l’ambiente ideale per riunire generazioni diverse, dallo stesso identico.

Il menu tradizionale a Natale in Italia

E come non ricordare il menu della tradizione natalizia? Immancabili erano gli spaghetti con le cozze, tanti frutti di mare rigorosamente crudi, il baccalà fritto, le rape ‘nfucate

E i dolci, poi? Purcedduzzi, cartellate il pesce di pasta di mandorla.

Anche il pranzo era un momento molto sentito e allora via con pasta al forno, orecchiette e minchiareddi al sugo preparati a mano dalle nonne, pasta in brodo, agnello al forno con patate, polpette fritte e tante altre prelibatezze della tradizione di Natale.

Tradizioni di Natale

Mupfel80 / Pixabay - Il cenone nella tradizione di Natale

 

 

Sarò onesto: questo splendore di portate semplici e ricche, cotte nei tegami di coccio e terracotta, mi hanno ispirato, affascinato, ed è anche per questo che ho scelto di vivere la mia vita facendo il cuoco, perché conosco la gioia del buon cibo nella festa della tavola, tra le risate.

Quando cresci le cose un po’ cambiano, inutile negarlo.

Ci si confronta col lavoro, le difficoltà della vita; mamma e papà sono lontani e un po’ più acciaccati: la carezza di conforto nel momento triste manca e le parole di papà, sicure e profonde, suonano sbiadite attraverso i soli ricordi.

Passare il Natale da soli

Hai mai passato il natale da solo? Magari all’estero, in una città fredda?

Io sì. E tra i fornelli ho trovato una nuova famiglia, solidale, in cui lo Chef fa da nonno saggio e severo e ricrea quell’atmosfera patriarcale tanto cara a noi felicemente terroni.

Come in un focolare domestico, tra i fornelli delle cucine si crea calore, le ore passano veloci preparando la festa per i tanti commensali impazienti di accomodarsi.

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Irritati, già stanchi, aspettano da noi il regalo di un gusto all’altezza delle loro aspettative.

Tradizioni delle feste, Tradizioni di Natale il pandoro

E allora, come deluderli?

Il 24 mattina tutto è già in moto, sveglia presto e, percorsi percorsi tortuosi tra strade silenziose, deserte e imbiancate con gli occhi gonfi di sonno, ti riunisci alla tua squadra, la tua famiglia.

Come elfi e folletti di Babbo Natale, piccoli Umpa Lumpa laboriosi (mai notato che anche noi indossiamo strani cappelli?), con le mani in pasta impastiamo gli ingredienti del Bianco Natale, con tanto amorevole impegna, una buona dose di genuino entusiasmo.

Il menù perfetto per Natale

Una bella fetta di gioia, qualche spruzzata di sogni, una spolverata di ambizione e via, il menù perfetto è servito!

Alla fine della festa, a luci spente, dopo ore tra i fuochi c’eravamo solo noi: rumorose chiacchiere, qualche bicchiere e tutti a orecchie tese, ansiosi di ascoltare i racconti dei cuochi più grandi, forse un po’ gonfiati, romanzati un pizzico di più ad ogni portata, speziati, al punto giusto, per accontentare ogni palato.

La stessa atmosfera di quando, vicino al camino, ascoltavamo le storie dei nonni sui temibili tedeschi o le avventure di caccia. Ero in famiglia.

 

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