TTIP, storia e conseguenze dell’accordo di libero scambio [PARTE 3]

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Per essere più consapevoli di ciò che accadrà se il TTIP diventerà applicabile è bene conoscere la storia dell’accordo di scambio USA-Europa. Nella stessa puntata di Report da cui siamo partiti per approfondire questo spinoso argomento, Lori Wallach del Global Trade Watch Public Citizen, traccia un po’ la storia del TTIP.

Dal Transatlantic Business Dialogue al TTIP

Nel 1995 alcune delle più grande aziende europee ed americane diedero vita al Transatlantic Business Dialogue, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di contatti ad alto livello con i rappresentanti dei governi americani ed europei. Negli anni questo organismo si è trasformato nel Transatlantic Business Council, vero motore del TTIP (fatto esposto e confermato da Marco Bersani di ATTAC, ndr).

La Transatlantic Policy Network e la Transatlantic Business Council sono composte dalle lobby più potenti del pianeta. Ne fanno parte giganti della chimica, industria alimentare, biotecnologia, banche europee e americane, colossi della farmaceutica e della new economy. Per l’Italia, ci sono Telecom, Eni e la sessione italiana della Aspen Institute, il think tank presieduto da Giulio Tremonti e di cui fanno parte Enrico Letta, Giuliano Amato e Romano Prodi, oltre ad imprenditori come John Elkann ed Emma Marcegaglia.
In questi anni le lobby hanno pagato viaggi e alberghi di lusso a decine di parlamentari con lo scopo di favorire il dialogo tra Europa e Usa. In un documento interno si legge che

finora abbiamo provato la strategia del dialogo, ma ora è arrivato il momento di accelerare calando le scelte dall’alto.

 

Carlo Calenda, Viceministro dello sviluppo economico, intervistato da Roberto Pozzan, afferma che il TTIP è un accordo che ha a che fare con le tariffe e con le barriere non tariffarie. Secondo il Viceministro la parte più succosa dell’accordo sono le automobili, in quanto un’auto prodotta in Italia deve essere fabbricata con le stesse normative vigenti in America.
Ma come sono esattamente le macchine americane? Massimo Carradori, operatore import-export auto, mostra che le macchine americane non hanno frecce laterali; hanno i fari, i fanali e si illuminano per intensità. Quando accendi le luci, si accende tutto il faro. Se freni, aumenta l’intensità del faro. Se metti la freccia, lampeggia tutto il faro. Quindi, una macchina europea per poter essere commercializzata in America deve essere prodotta con tutte queste modifiche.
Oltre a queste differenze, se vogliamo molto semplici da risolvere, ci sono problemi più tecnici, come per esempio nella differente intelaiatura dell’auto e il sistema anti-inquinamento molto più avanzato rispetto a quelli delle macchine europee.

Ma uniformare il mercato dell’auto sarà tutto sommato semplice se messo a paragone con la sicurezza degli alimenti e la pericolosità dei prodotti chimici.

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A tal proposito, Giorgio Squinzi, presidente Confindustria, ci dice che in Europa abbiamo un regolamento che è il più avanzato del mondo: il REACH. Ogni prodotto chimico, cioè, viene registrato, valutato e approvato. Gli Stati Uniti, al contrario, hanno un sistema molto più leggero e arrivare a un’omogeneizzazione non sarà per niente semplice. Alla fine del servizio di Report Squinzi dichiara che su queste regole Europee “si può ragionare, eh“.

Il Public Citizen, l’unica organizzazione americana dei consumatori che non accetta per statuto finanziamenti da lobby e dal governo, ha al suo interno Lori Wallach, dottorato in legge alla Harvard University e direttore dell’Osservatorio sul Commercio Globale.
Wallach dichiara che i lobbisti sono entusiasti della crisi che batte sull’Europa. Infatti ora gli Europei sono disperati e accetterebbero condizioni che nel 1998, o nel 2000 e addirittura nel 2005, non avrebbero mai accettato. Ecco perchè oggi si discute del TTIP.

Emma Marcegaglia, come prevedibile, si dichiara favorevole ed entusiasta del TTIP, affermando che ci sarà un impatto positivo su economia, crescita del PIL, creazione dell’occupazione. Tutto questo senza aumento della spesa pubblica e del debito pubblico.

Grande catena di supermercati americana
Grande catena di supermercati americana

 

Cosa significa uniformare i regolamenti di Stati Uniti ed Unione Europea?

Per renderci conto di cosa potrebbe significare uniformare i regolamenti Europei a quelli Americani per noi utenti finali, Report ci mostra l’etichettatura come la troviamo sui prodotti venduti in Italia.

Iniziamo dalla carne. In Italia, sulle fettine di prima scelta c’è un codice di tracciabilità. Inoltre troviamo l’indicazione di dove è nato il bovino, dove l’hanno macellato e la sua età. Stesse informazioni le troviamo sul macinato.
Sul pane in cassetta troviamo gli ingredienti: semola di macinato di grano duro, acqua, olio extravergine, lievito naturale, sale, zucchero, glutine di frumento, farina di orzo maltato, farina di grano tenero tipo ‘0’, trattato con alcol etilico in superficie. Quindi: nove ingredienti, di cui quattro cereali.
Sul formaggio troviamo: Latte, sale, fermenti lattici selezionati, caglio.

Cosa troviamo invece in America? Al supermercato, vicino alle bistecche c’è la carne macinata, contenuta in una confezione che non permette di vedere la carne. Il regolamento americano impone i valori nutrizionali ma non la provenienza. Durante l’indagine per un caso di intossicazione alimentare in un fast food si scoprì che il macinato di quell’hamburger conteneva carne proveniente da 443 manzi, provenienti da sei diversi stati attraverso cinque macelli diversi.

Il governo americano calcola che almeno un americano su sei si intossica per il cibo. 128.000 finiscono all’ospedale e 3.000 addirittura decedono. Senza tracciabilità, anche un singolo pezzo di carne contaminata infetterebbe tonnellate di carne.
Anche per il pollo non troviamo nessuna informazione sulla provenienza. I prezzi sono, al contrario, molto convenienti: una dozzina di uova 1,40 euro, il petto di pollo 3,20 euro al chilo, il macinato a 4,90 euro al chilo e le bistecche di prima scelta a 14,50 euro.
Il pane con la bandiera italiana sulla confezione ha tra gli ingredienti: farina di grano arricchita, farina di malto, ferro ridotto, tiamina-mononitrato, riboflavina, acido folico, alcool e acqua, lievito, sciroppobdi mais ad alto fruttosio, calcio propionato, sodio stearyl lattato, solfato di calcio,lecitina di soia, acido citrico.

L’etichettatura adottata in Europa è un grande vantaggio per il consumatore, per permettergli di fare una scelta consapevole su cosa finisce nel suo stomaco. Ebbene, buona parte dell’Europa ha lavorato per eliminare gran parte delle informazioni della carne. Si chiamava etichettatura facoltativa, e indicava: razza del bovino, l’alimentazione “non ogm” e altri dati molti utili al consumatore. Tutto ciò è accaduto due anni fa.

Giuliano Marchesin, direttore di UNICARVE, ci informa che l’Unione Europea ha accosentito, in un accordo firmato a gennaio 2014, che le carni importate dagli Stati Uniti possano avere sull’etichetta la dicitura “carne di alta qualità”, quando in Italia, al contrario, non si può neanche indicare la razza, per esempio chianina, marchigiana o romagnola, delle razze allevate secondo una disciplinare di produzione di indicazione geografica protetta.
Insomma, non è possibile per noi utenti sapere, per esempio, cosa ha mangiato il bovino. Mangimi o erba fresca? Sono informazioni e dettagli che possono portare il consumatore ad una scelta consapevole.
Ciò significa che l’utente finale sarà più attratto dalla confezione carina da vedere che dal colore della carne. Tutto ciò ha portato un grande vantaggio per l’industria dell’anonimato.

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Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti, afferma che il rischio è che, proprio per incrementare le esportazioni, si arrivi all’abbassamento delle regole.
In tutto questo, mentre il nostro Presidente del consiglio a Palazzo Corona dichiarava che “è un trattato
strategico e dobbiamo raggiungere l’accordo in fretta”, a Montecitorio nessuno sapeva di cosa si stava parlando.

Rispettare le regole attuali “non conviene”

Report ci mostra come allevare mucche in modo naturale facendole pascolare all’aria aperta non conviene.
Lorella Frigo, allevatrice, ci dice che il latte viene pagato in base alla quantità di grassi e proteine. Le mucche che mangiano l’erba fresca producono un latte con meno quantità di grassi e proteine, di conseguenza il prezzo di vendita cala rispetto a quello prodotto in stalla.

Negli Stati Uniti il 96% dell’agricoltura è OGM, il bestiame viene allevato con ormoni e antibiotici (il tutto a norma di legge) e questi prodotti rischiano di finire sulle nostre tavole.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, afferma che il TTIP è l’occasione per le aziende americane di importare in Europa un modello alimentare che, di fatto, sta danneggiando una intera popolazione.
Jeff Moyer, ex direttore National Organic Standard Board, dichiara che negli Stati Uniti se non c’è la scritta “privo di OGM”, vuol dire che in quell’alimento ci sono. Stesso discorso per la carne: se non c’è la dicitura “privo di antibiotici”, allora vuol dire che ci sono.
In Europa è obbligatoria l’indicazione della presenza di OGM, e a questo sistema si è opposta la Monsanto, multinazionale leader nella produzione di OGM. La spiegazione vera di tale opposizione la si trova in uno studio della Colorado State University, che riassunto in poche parole dice: se un prodotto è indicato come OGM nessuno lo compera, nè qui nè in America.

Il Rodale Institute, fondato dal magnate dell’editoria J.I. Rodale, è un antico centro di ricerca applicata per l’agricoltura biologica, nel quale si sperimentano e applicano le invenzioni all’agricoltura, per dimostrare che l’alternativa biologica può sfamare il mondo.
I ricercatori qui evitano di somministrare antibiotici e usano l’argilla al posto dei pesticidi, spruzzandola su alberi e foglie così quando gli insetti arrivano per mangiare le foglie azzannano una porzione di creta. Nastri rossi imbevuti di feromoni di femmina di carpocapsa del melo sono posizionati nel frutteto prima del ciclo produttivo. I maschi sono attratti dall’odore ma non trovano le femmine, e se ne vanno.

Nel 2008 hanno iniziato a coltivare OGM in via sperimentale, facendo esattamente ciò che fanno gli altri agricoltori, usando sementi e diserbanti della Monsanto.
Dopo un anno, sono spuntate piante infestanti resistenti al Roundup. Quindi il secondo anno hanno dovuto spruzzare un secondo pesticida. Al terzo anno sono spuntate erbe infestanti resistenti ad entrambi i pesticidi. Quindi si è passati a tre erbicidi diversi.

Quindi, chi dichiara che l’uso degli OGM diminuisce la quantità di erbicidi usati e che è un tipo di agricoltura rispettosa dell’ambiente è mal informato o in totale malafede.

La Forbes Magazine, la rivista stampata “per i leader del business mondiale” dichiara che “coltivare OGM significa più erbicidi, non meno“. L’articolo riporta dati del Ministero dell’Agricoltura americano e si nota che all’inizio della diffusione degli OGM ci è stata effettivamente una decrescita nell’uso dei diserbanti, ma poi questa è aumentata sempre di più.

Nell’estate del 2013, in Colombia, dopo la ratifica del trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, ai contadini fu vietato l’uso delle sementi tradizionali. Ci furono 19 giorni di sciopero, 660 casi di violazione dei diritti umani, 485 feriti, 12 contadini uccisi, 262 arresti e distruzione di decine di tonnellate di riso “non certificate”.

Lori Wallach, del Global Trade Watch Public Citizen, sostiene che [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]gli atti dei negoziati del TTIP rimangono segreti in quanto non supererebbero mai l’esame dell’opinione pubblica[/inlinetweet].

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Non solo economia: i pericoli per la salute umana

Il pericolo dell’utilizzo della carne con ormoni lo si ha davanti agli occhi, o meglio è utile sapere che “a qualche ragazzino, dopo un consumo sistematico di carne agli ormoni, è cresciuto il seno”.
Un secondo pericolo è rappresentato nella somministrazione degli antibiotici agli animali da allevamento. Infatti, mangiando la carne di tale bestiame assumiamo anche l’antibiotico, e ci sono sempre più casi di decessi da patologie antibiotico-resistenza. Tali decessi sono addirittura 28.000.

A conferma di quanto riporta Marco Bersani, membro di ATTAC, nelle sue conferenze, Emma Marcegaglia, Presidente di Business Europe, dichiara:

L’ISDS che cosa vuol dire? Vuol dire che se c’è un accordo internazionale e se c’è uno stato che legifera in contrapposizione con un accordo internazionale, l’azienda, un’azienda deve essere compensata da questa cosa.

 

Insomma, si tratta di un tribunale privato al quale le multinazionali possono rivolgersi se ritengono di essere state lese da un accordo nazionale di un qualsiasi governo.

Giorgio Sacedoti, del Dipartimento Studi Giuridici dell’Università Bocconi, dichiara:

Ecco, allora i membri del tribunale vengono nominati così: uno un investitore, uno lo stato e il presidente, o di comune accordo o da parte di istituzioni internazionali che gestiscono questo arbitrato. Possono giudicare, sulla base di trattati – poi vediamo – nel caso in cui un investitore straniero consideri che i suoi investimenti siano stati, diciamo, maltrattati, non sono stati trattati in modo giusto e equo… […] Diventa un’alternativa che è aperta solo agli investitori stranieri per certe questioni. Quindi quello che lo rende un po’ sgradito, come io dicevo, penso che nei rapporti transatlantici non sia necessaria, perché la giustizia interna funziona anche con qualche sua magagna, come la lunghezza.

Lori Wallach del Global Trade Watch Public Citizen, dichiara:

Un’azienda alimentare italiana, in Italia, è tenuta a rispettare gli standard europei. Ora, se dopo l’introduzione del TTIP, l’Unione Europea decidesse di introdurre norme igieniche più rigorose, l’azienda italiana dovrebbe rispettare questi nuovi criteri. Ma un’azienda americana che operi nel mercato italiano può chiedere un risarcimento miliardario alle autorità italiane per tutelare i propri investimenti, perché la nuova legge avrebbe violato i suoi diritti di investitore costringendola a migliorare gli standard igienici. Tutto questo rappresenta una minaccia per la sovranità di un paese. Di tutti i procedimenti aperti presso i tribunali ISDS nel mondo, ci sono solo 15 avvocati che gestiscono la risoluzione del 55% di casi. E non rispondono ad alcun regolamento in materia di conflitto di interessi. Per cui ruotano liberamente dal ruolo di giudice in un determinato procedimento, a quello dell’accusa contro lo stato, in un altro. E in più non sono previsti ricorsi. E una volta che hanno stabilito che uno stato debba pagare una penale, lo stato dovrà pagarla.

 

LEGGI ANCHE: TTIP, l’accordo delle multinazionali [PARTE 1]

Accordo di libero scambio Europa-USA, l’inchiesta di Report [PARTE 2]

Pro e contro dell’accordo di libero scambio tra USA e UE [PARTE 4]

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