Un viaggio in Antartide

Un viaggio è una persona a sé; non ce ne sono due simili. E sono inutili progetti, garanzie, controlli, coercizioni. Dopo anni di lotta scopriamo che non siamo noi a fare il viaggio; è il viaggio che fa noi

John Steinbeck

 

Ho davanti questo calice di vino, seduto in un bar dell’aeroporto di Santiago. Sto aspettando di imbarcare sul volo per tornare a casa, e intanto batto i polpastrelli sul cristallo pensando a come poter dare sfogo a questo tsunami di emozioni che mi porto dentro.

Una volta un conoscente mi ha detto che noi italiani soffriamo di una specie di “dissenteria verbale”: dobbiamo periodicamente scaricare quello che pensiamo, e metterlo per iscritto. Forse aveva ragione, ma io non trovo altro modo per placare questa valanga, se non vomitando questo intruglio di parole su di un file Word, mettendoci assieme delle foto a testimoniare che non sto delirando.

Delirio. È forse la parola che più si addice a ciò che sto provando. Sono uno dei tanti che vive per viaggiare (o viaggia per vivere?), e non ha altra ragione in questa vita. Non mi sento speciale, ripeto di essere uno dei tanti. Forse anche chi mi sta leggendo adesso, soffre della stessa sindrome. Ma ognuno di noi ha la propria storia alle spalle, si porta appresso le sue croci e suoi trionfi. Tutto questo ci rende ciò che siamo oggi, e condiziona le nostre ambizioni. Per quelli così, la propria ossessione diventa il luogo che si sogna di raggiungere. E non ci si dorme la notte, si fanno continuamente ricerche, si controllano i costi dei voli, dei mezzi di terra, delle brande, dei permessi, dei pericoli, e per quanto ci si avvilisca perché neanche questa volta ce la si fa, il cuore continua a martellare il cervello, fino a quando si dice basta a se stessi, e si parte, a costo di indebitarsi, perché la medicina prima o poi, bisogna prenderla, altrimenti non si trova pace.

Una medicina potente, che ci ubriaca di emozioni, di sensazioni, che amplia l’udito e la vista, ci arricchisce, e se siamo virtuosi nel saper assorbire l’immenso arcobaleno di eventi che ci travolgono, può renderci persone diverse e forse migliori. Ricordo un amico carissimo che mi disse «Non sarai tu a tornare indietro, ma un’altra persona». Gli dico grazie ora, perché aveva ragione.

Ho vissuto in Cile 8 anni, di cui gli ultimi 5 con mia moglie. Adesso vivo alle Isole Canarie, e continuo a fare lo stesso lavoro, l’Astronomo. Quando eravamo in Cile, le ho sempre detto che prima di andar via avrei realizzato il mio sogno di una vita: mettere piede in Antartide. Per molte ragioni la nostra partenza dal Cile nel 2014 era stata incompatibile con la realizzazione di questo sogno.

Ho viaggiato in Patagonia tutti gli anni negli ultimi dieci, ho un legame personale con quel Sud del Mondo, ho bisogno di stare a contatto con le cime e i ghiacciai australi. Mi serve. Verso la fine di Maggio del 2015, durante l’ennesima giornata trascorsa a frustrarmi per il troppo tempo passato lontano dai ghiacciai, mi sono gettato di nuovo in una di quelle frenetiche ricerche di cui parlavo prima, e mi sono accorto che usando le miglia premio non spese della compagnia aerea con cui volavo spesso quando vivevo in Cile, per il Novembre successivo avrei potuto volare a Ushuaia in Tierra del Fuego, da Madrid, via Santiago e Buenos Aires. Andata e ritorno. Gratis.

Hanno cominciato a formicolarmi le tempie, il cuore a battere forte. Ricordavo di aver adocchiato qualche nave charter che partiva per un fundraising di beneficenza a prezzi molto più contenuti del normale, proprio in quel periodo di Novembre. Il cuore batte più forte. Era la MV Expedition? No. Era il National Geographic Explorer? No. Dove cavolo lo avevo letto? In un banner pubblicitario messo lì a caso da AdSense? Frustrazione. L’avevo visto. Dove? Ho cercato freneticamente nella cronologia di Google Chrome, “Antarctic Expedition 2015 2016”, e tra le tante pagine visitate, sette giorni prima, finalmente ho ritrovato quella spedizione in date compatibili con quelle dei voli gratis.

Con crescente incredulità ho visto incastrarsi tutti questi tasselli e, complice l’immenso sostegno di mia moglie Sara nel compiere questo passo, ho deciso finalmente che era il momento di prendere la medicina: il 3 Giugno 2015 avevo i biglietti per volare, il 6 Giugno avevo pagato l’anticipo per poter partecipare alla spedizione.

La fase preparatoria del viaggio è stata lunga e complessa, probabilmente la più difficile che ho dovuto affrontare sino ad ora. Ogni aspetto ha presentato sfaccettature completamente nuove e quasi insolite. Mi ci sono volute molte settimane per poter risolvere parecchi dubbi riguardo l’abbigliamento tecnico, l’attrezzatura fotografica, e anche il kit medico da portare con me (dal momento della partenza della nave, ci saremmo ritrovati in uno stato di totale isolamento per dodici giorni). Nulla è stato lasciato al caso, ma proprio nulla. Credo che questi aspetti meritino una discussione completa a margine, per cui aggiungerò delle note alla fine del racconto.

Logistica a parte, le settimane previe la partenza sono state un tumulto di emozioni, momenti di gioia, ansie, riflessioni, e soprattutto espressione di molte paure. Era quasi diventata un’ossessione, quella di stare attento a non ammalarmi in nessun modo, neppure di un raffreddore. E poi controllare e ricontrollare di aver preso tutto, perché una volta salpata la nave, non si poteva più rimediare. E le coincidenze dei voli! Quattro tratte incastrate ad orari assurdi e sbilenchi per arrivare da La Palma a Ushuaia (volo gratis = grande sclero), senza ritardi, senza perdere una coincidenza, in tempo per la partenza della nave. E il clima? E se avesse fatto un tempo di m…. durante il viaggio? Mi sarei perso tutti i paesaggi che agognavo di vedere? E poi… il Passaggio di Drake. Ho fatto l’errore agghiacciante di andare a vedere i clip su Youtube sulle famose “Storm crossing the Drake Passage”.

Ma più di tutto, avevo questa ansia strana di assorbire ogni dettaglio, ogni emozione, di assaporare tutti gli eventi, di non perdermi niente. Sembra irrazionale, eppure era proprio la sensazione che ho provato: non volevo distrazioni, per poter vivere nel modo giusto ogni momento.

E tutto d’un tratto, senza che quasi ci facessi caso, è arrivato il giorno della partenza. Mi sono svegliato al mattino, e quasi con nostalgia ho pensato che quei mesi di sclero per organizzarmi tutto, finivano quel giorno. Quel che era fatto era fatto, come in un esame all’Università: o la va, o la spacca.

Il nostro amico Gianni ci ha portati in aeroporto, e Sara mi ha accompagnato fino a Madrid, poi lei è andata a casa dai genitori, lasciandomi solo nel realizzare questo sogno, con sapiente comprensione. Un bacio prima di separarci in Hotel, lei è rimasta, partendo il giorno successivo, io invece, ho preso il volo intercontinentale notturno per il Cono Sur. Sono entrato in questo Boeing che ho preso tante e tante volte quando vivevamo in Cile, e sono stato assalito da sensazioni note: il colore e l’odore della cabina, le frasi ripetute dall’altoparlante, il sapore della cena. Mi sono addormento con le luci del Portogallo che scorrevano in basso.

E ho riaperto gli occhi di colpo, riconoscendo dal finestrino le forme irregolari di San Juan e di Mendoza, a ridosso delle Ande argentine. Di li a poco la terra si è sollevata bruscamente, solcata da valli e ghiacciai; abbiamo volato tra il Mercedario e il Tupungato, e come un pugno levato al cielo, il Monte Aconcagua svettava tra le nuvole arancioni dell’alba.

Atterrare a Santiago è stato molto strano. Mi era venuto quasi spontaneo imboccare le vie per l’immigrazione e la dogana, con la convinzione di prendere il solito taxi per tornare a casa. E invece no, quella era un’altra vita. Ho svoltato a sinistra per le connessioni e sono andato al Gate d’imbarco per Buenos Aires. Mentre aspettavo di imbarcare ho guardato il Cerro Plomo svettare su Santiago come per la prima volta, ed è stato bizzarro capire solo in quel momento quanto fosse imponente la sua presenza sulla città.

Ho un rapporto contraddittorio con Buenos Aires. È bellissima, colorata e rumorosa. Ma qui sono stato pesantemente derubato qualche anno fa, e ancora non riesco a perdonarglielo. Sono arrivato a casa di Nelvis, a Recoleta, cinque ore dopo essere atterrato all’aeroporto di Ezeiza, in tempo per fare una doccia e crollare sulla branda della stanzetta che mi aveva messo a disposizione.

Alle 2:00 del mattino successivo il suono della sveglia mi ha strappato ad un sonno nero e senza sogni, e di li a 15 minuti ero in strada ad aspettare il Radiotaxi per Aeroparque. Il volo per Ushuaia è partito con 2 ore di ritardo per via del tipico temporale primaverile sul Rio de la Plata.

Che emozione rivedere dopo così tanti anni le montagne fuegine, l’ultima volta era stato nel 2005! La vista sulla Cordigliera fuegina appena sceso dall’aeromobile, il vento freddo, l’acquaneve sul viso, l’aria pungente nelle narici, il verso dei gabbiani e il volo dei cormorani sulla baia: tutto all’improvviso, tutto assieme, in un benvenuto trionfale nelle ultime terre del Continente Americano.

Fuori dall’aeroporto c’era Eugenio ad aspettarmi. Eugenio ha trasformato la sua casa di una vita in un piccolo e caldo B&B dalla cui cucina riscaldata dal caminetto si vede l’alba sulla Cordigliera e il Glaciar Martial, mentre si fa colazione. In quella fredda mattina del 17 Novembre la primavera aveva ancora dimenticato di presentarsi a Ushuaia, e tra le valli glaciali a U invase dalle foreste di lenga, nirre e coigues, si vedevano imperversare le bufere. Ed io me le sono godute a lungo, in silenzio, sulla sedia a dondolo nel salotto di Eugenio, mentre sorseggiavo il mio mate bollente.

[18 Novembre 2015] Bahia Lapataia, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina). Giorno previo la partenza della spedizione sulla Penisola Antartica.
[18 Novembre 2015] Bahia Lapataia, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina). Giorno previo la partenza della spedizione sulla Penisola Antartica.

[18 Novembre 2015] Bosco di coigues sul sentiero di Lago Roca, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina). Giorno previo la partenza della spedizione sulla Penisola Antartica.
[18 Novembre 2015] Bosco di coigues sul sentiero di Lago Roca, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina). Giorno previo la partenza della spedizione sulla Penisola Antartica.
Il mattino successivo il tempo era grigio, ma non nevicava, c’era poco vento, e le nuvole erano alte. Ho messo il giaccone di Goretex e gli scarponi, e sono andato al Parque Nacional Tierra del Fuego per camminare tra i boschi e i laghi a ridosso del Canale di Beagle. Ho trascorso la giornata tra sporadiche nevicate e intervalli di luce sulle montagne, facendomi bagnare il viso dalla neve e assaporando il silenzio e il fruscio delle foglie.

In serata, ritornato a Ushuaia, con gli scarponi ancora sporchi di fango, ho partecipato alla riunione preparatoria per la spedizione che sarebbe iniziata in giorno dopo.

La MV Sea Adventurer è stata costruita in Yugoslavia nel 1976. Non è una vera e propria rompighiaccio, ma è classificata come “ice-capable” e “ice-strengthened” di Ice Class 1A. Pesa più di 4 tonnellate, è lunga 100 metri e larga 16. Il deck principale, quello superiore e quello ancora più alto, dove c’è il ponte di comando, sono circondati da balconate coperte che permettono di girare attorno alla nave senza mai rientrare all’interno. A prua si trova il bar e la Main Lounge per i seminari scientifici e le riunioni organizzative, mentre a poppa c’è la sala mensa per i pasti a buffet. Le cabine sono distribuite su diversi livelli, e credo che la mia fosse la più sfigata (ho pagato il biglietto più economico che c’era). Era nel deck più basso, praticamente a livello dell’acqua, o anche al di sotto quando le onde erano alte; era più a prua di tutte le altre cabine, tant’è vero che venivo svegliato continuamente dai frammenti di iceberg che sbattevano durante la navigazione (bum, bum, bubum); aveva quattro brande che si potevano ripiegare sulle pareti (così almeno c’era lo spazio per cambiarsi) ed era dotata dal bagno più lillipuziano che io avessi mai visto (per riuscire a chiudere la porta dovevo entrare nella nanodoccia). I miei compagni di cabina erano ragazzi in sostanza coetanei, tutti con la stessa voglia e lo stesso spirito, e che avevano raccolto i soldi come me, in tutti i modi possibili, pur di affrontare la spesa del viaggio. È stata una convivenza piacevole e divertente.

La nave è salpata nel pomeriggio del 19 Novembre dal porto di Ushuaia, e poche ore dopo, durante la navigazione verso Sud-Est nel Canale di Beagle, il tramonto ha acceso le nuvole di rosso fuoco tra i territori argentini della Isla Grande Tierra del Fuego e le terre cilene della Isla Navarino.

[19 Novembre 2015] Durante la navigazione verso Sud-Est nel Canale di Beagle, il tramonto ha acceso le nuvole di rosso fuoco tra i territori argentini della Isla Grande Tierra del Fuego e le terre cilene della Isla Navarino.
[19 Novembre 2015] Durante la navigazione verso Sud-Est nel Canale di Beagle, il tramonto ha acceso le nuvole di rosso fuoco tra i territori argentini della Isla Grande Tierra del Fuego e le terre cilene della Isla Navarino.
[20 Novembre 2015] Albatro Sopracciglio Nero (Thalassarche melanophrys) in volo su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.
[20 Novembre 2015] Albatro Sopracciglio Nero (Thalassarche melanophrys) in volo su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.
[20 Novembre 2015] Albatro Sopracciglio Nero (Thalassarche melanophrys) e Ossifraga di Hall (Macronectes halli) in volo congiunto su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.
[20 Novembre 2015] Albatro Sopracciglio Nero (Thalassarche melanophrys) e Ossifraga di Hall (Macronectes halli) in volo congiunto su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.

[20 Novembre 2015] Procellarie del Capo (Daption capense) in volo congiunto su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.
[20 Novembre 2015] Procellarie del Capo (Daption capense) in volo congiunto su un Passaggio di Drake inusualmente calmo.
Non so cosa sia successo, ma al mattino seguente mi sono svegliato durante l’attraversamento del terribile Passaggio di Drake quasi in bonaccia. Ho temuto quelle acque per mesi, ed in quel momento incredibile, sotto un Sole spendente e neanche una nuvola in cielo, ero li a fotografare l’avifauna delle acque subantartiche che volava inseguendo la poppa della nave. Mi sarei ricordato di quel momento durante il viaggio di ritorno, quando il mare si è fatto ripagare quella calma inusuale con gli interessi e la mora…

L’argentino Santiago De La Vega, ornitologo di bordo, mi ha aiutato a riconoscere le specie in volo, tra cui Ossifraghe, Procellarie del Capo, e il bellissimo Albatro Sopracciglio Nero.

Ma il ricordo più vivido che ho di quel 20 Novembre, sono le luci calde del cielo appena dopo il tramonto del Sole, mentre la nave attraversava la Convergenza Antartica su acque talmente placide da permettere di fermare il treppiedi e scattare una foto con esposizione di 4 secondi da sopra il ponte di comando, nella direzione di navigazione: Sud.

[20 Novembre 2015] Luci calde del cielo appena dopo il tramonto del Sole, mentre la Sea Adventurer attraversava la Convergenza Antartica su acque talmente placide da permettere di fermare il treppiedi e scattare una foto con esposizione di 4 secondi da sopra il ponte di comando, nella direzione di navigazione: Sud.
[20 Novembre 2015] Luci calde del cielo appena dopo il tramonto del Sole, mentre la Sea Adventurer attraversava la Convergenza Antartica su acque talmente placide da permettere di fermare il treppiedi e scattare una foto con esposizione di 4 secondi da sopra il ponte di comando, nella direzione di navigazione: Sud.
La Convergenza Antartica è una zona di oceano di 30-50 km di ampiezza che circonda il Continente Antartico. Le acque antartiche provenienti da Sud, quasi al punto di congelamento, incontrano quelle più temperate subantartiche provenienti da Nord, e sprofondano al di sotto di queste ultime, senza mai mescolarsi. La differenza di temperatura tra le due correnti, che scorrono parallele, può raggiungere i 5 gradi centigradi. Questa differenza di temperatura crea una sorta di barriera invalicabile che separa le acque oceaniche, creando un ambiente climatico e biologico nettamente differenziato ai due lati della Convergenza. È per questo motivo che a Sud della Convergenza si sono evoluti ecosistemi endemici introvabili in altre parti del pianeta. Questo incontro-scontro avviene tra i 50°S e 60°S circa.

Grazie Wikipedia? Sinceramente, no. Una cosa che ho davvero apprezzato del tempo trascorso a bordo della nave, erano i seminari scientifici tenuti dai membri della spedizione, ricercatori con tanto di PhD, presi in prestito a Università e Istituti di Ricerca. Ogni giorno ci sono stati non meno di due seminari su argomenti di valenza per il viaggio: Ornitologia, Mammiferi polari, Geologia, Glaciologia, Vulcanologia, Storia, Biologia Marina, tecniche di scalata sul ghiaccio etc.

Ad un certo punto è saltato fuori che Nikita, questa persona così umile e amichevole, altri non fosse che il Dr. Nikita Ovsyanikov, biologo russo al quale NatGeo e la BBC hanno dedicato un intero documentario per via dei molti anni spesi in Siberia nello studio degli orsi polari. Si provi a fare una ricerca su Google sul Dr. Ovsyanikov per capire di chi stiamo parlando.

Mi sembra quasi banale dire che questa complementarità tra l’emozione della scoperta di quei paesaggi alienanti, la contemplazione della fauna, e l’apprendimento metodico e di criterio di ciò che ci circondava, ha reso il viaggio un’esperienza davvero al di là di qualsiasi aspettativa avessi prima di partire.

[21 Novembre 2015] Iceberg tabulare avvistato in prossimità delle Isole Shetland Meridionali. Era circondato da decine di albatri e procellarie in volo, e probabilmente era utilizzato come punto d'appoggio intermedio tra il mare e i nidi sulla terraferma. La foto purtroppo è poco nitida per via del vento molto forte.
[21 Novembre 2015] Iceberg tabulare avvistato in prossimità delle Isole Shetland Meridionali. Era circondato da decine di albatri e procellarie in volo, e probabilmente era utilizzato come punto d’appoggio intermedio tra il mare e i nidi sulla terraferma. La foto purtroppo è poco nitida per via del vento molto forte.
Il primo, enorme, iceberg tabulare è stato avvistato il 21 Novembre attorno all’ora di pranzo. Era circondato da decine di albatri e procellarie in volo, e probabilmente era utilizzato come punto d’appoggio intermedio tra il mare e i nidi sulla terraferma. La sua presenza è stata salutata con un tuffo al cuore: si era vicini al Continente.

Il clima è sensibilmente peggiorato di lì a poco tempo dopo, e ci siamo ritrovati immersi nella nebbia mentre raggiungevamo le Isole Shetland Meridionali. La nave ha imboccato English Strait passando in prossimità delle Aitcho Islands e poi navigando tra Greenwich Island e Robert Island. Questo lo so grazie alle mappe, perché la nebbia non lasciava molto ad intendere e non si riusciva a percepire la presenza della terraferma. Dopo aver circumnavigato Greenwich Island da Sud ed aver imboccato McFarlane Strait, l’ancora è stata gettata nella Baia Menguante, di fronte Half Moon Island.

In breve tempo ho avuto un assaggio di quella che si sarebbe poi rivelata una regola nell’incredibile e complesso gioco del clima sulla costa antartica. Come in una bella favola, nel tardo pomeriggio, direi intorno alle 18:00, la nebbia ha cominciato a diradarsi rapidamente, facendo filtrare la luce del Sole tra il vapore e le nuvole più alte, regalando scenari magici sulle insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro, con la luce sempre più radente man mano che si approssimava la sera. Attorno alle 20:00 è stato autorizzato il primo sbarco, e alle 20:35 sono sceso da uno zodiac chiamato col nome della costellazione di Orione, mettendo piede per la prima volta in assoluto sulle terre antartiche. Le coordinate erano 62°35’47’’S 59°54’34’’W.

Half Moon Island ha una superficie di appena 170 ettari, e ospita la Base Estiva Argentina Cámara. È luogo di nidificazione di diverse colonie di Pinguini Gentoo (o Papua), Pinguini Barbuti, Stercorari di McCormick (South Polar Skua) e molte altre specie di volatili, tant’è che l’isola, per quanto molto piccola, è dichiarata Important Bird Area (IBA) da BirdLife International.

Sebbene per me non fosse la prima volta a contatto con i pinguini, l’emozione è stata speciale, perché erano pinguini antartici, nel loro habitat, e sopra la testa avevano le nuvole accese di arancione dal Sole al tramonto. Il ricordo speciale che ancora conservo di Half Moon Island è un Barbuto maschio che faceva avanti e indietro senza sosta dalla riva alla collina, in un andirivieni estenuante, portando col becco una pietra alla volta per costruire il nido per la sua compagna. La nave è risalpata verso Sud intorno alle 23:00.

[21 Novembre 2015] Le insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro. Nella foto si possono notare i membri della spedizione camminare su Half Moon Island.
[21 Novembre 2015] Le insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro. Nella foto si possono notare i membri della spedizione camminare su Half Moon Island.
[21 Novembre 2015] Luci del tramonto sulle insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro.
[21 Novembre 2015] Luci del tramonto sulle insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro.
 

[21 Novembre 2015] Luci del tramonto sulle insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro.
[21 Novembre 2015] Luci del tramonto sulle insenature ancora ricoperte di neve di Half Moon Island e i ghiacciai di Livingston Island subito dietro.
[21 Novembre 2015] Luce radente del Sole su un ghiacciaio di Livingston Island (Isole Shetland Meridionali).
[21 Novembre 2015] Luce radente del Sole su un ghiacciaio di Livingston Island (Isole Shetland Meridionali).
[21 Novembre 2015] Luci del tramonto su una colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Half Moon Island (Isole Shetland Meridionali).
[21 Novembre 2015] Luci del tramonto su una colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Half Moon Island (Isole Shetland Meridionali).

 [21 Novembre 2015] Pinguino Barbuto (Pygoscelis Antarcticus) maschio su Half Moon Island (Isole Shetland Meridionali). Questo esemplare faceva avanti e indietro senza sosta dalla riva alla collina, in un andirivieni estenuante, portando col becco una pietra alla volta per costruire il nido per la sua compagna.
[21 Novembre 2015] Pinguino Barbuto (Pygoscelis Antarcticus) maschio su Half Moon Island (Isole Shetland Meridionali). Questo esemplare faceva avanti e indietro senza sosta dalla riva alla collina, in un andirivieni estenuante, portando col becco una pietra alla volta per costruire il nido per la sua compagna.
Credo valga la pena spendere due parole sugli sbarchi e la loro regolamentazione. Ogni spedizione turistica in Antartide è autorizzata se sottostà alle regole dettate dall’International Association of Antarctica Tour Operators (IAATO), stilate sulla base del trattato redatto nel 1959 e aggiornato l’ultima volta nel 2011 dal XXXIV Antarctic Treaty Consultative Meeting di Buenos Aires. Le attività in Antartide sono regolate dal Trattato Antartico del 1959 e dagli accordi associati, denominati collettivamente come Sistema del Trattato Antartico. Il Trattato ha istituito l’Antartide come zona di pace e di scienza. Nel 1991 il Continente Antartico è stato dichiarato Riserva Naturale. Col fine di evitare impatti negativi sull’ambiente antartico, o sui suoi valori scientifici ed estetici, il protocollo definisce i principi ambientali, le procedure e gli obblighi per la protezione globale dell’ambiente antartico, e dei suoi ecosistemi dipendenti e associati, e si applica al turismo, alle attività governative e non governative.

Nel caso specifico del turismo, esiste un ampio numero di regole da rispettare insindacabilmente. Tanto per fare qualche esempio, col fine non alterare il comportamento naturale degli animali, a terra è proibito l’uso di mezzi di trasporto di qualsiasi genere, così come è proibito fare rumori che possano spaventarli. Non è permesso avvicinarsi agli animali a meno di 10 metri, e nel caso essi si avvicinino alla persona, questa deve rimanere ferma o indietreggiare lentamente per non spaventarli. I turisti non devono bloccare il passaggio durante il loro cammino, per cui non possono sostare in luoghi di transito degli animali, sia pur si tratti di transito momentaneo. Inoltre, è ovviamente vietato dar loro da mangiare o cercare di richiamarli affinché si girino per guardare dritti in camera.

Dal punto di vista dell’inquinamento, le regole basilari di “non sporcare” e “non lasciare immondizia” non sono sufficienti. Naturalmente, è proibita l’introduzione di qualsiasi specie animale e vegetale aliena a quelle endemiche. È vietato portare con sé a terra tracce di piante, semi, ed elementi di origine animale. La pedanteria con cui dovevamo pulire scarpe e qualsiasi elemento venisse con noi a terra era quasi ossessiva, ed assolutamente giustificata. Inoltre, ogni isola o zona di terra in Antartide è un mondo a sé, con enormi barriere naturali ad evitarne la massiva contaminazione incrociata. Dovevamo tutti stare attenti a non portare elementi estranei in luoghi diversi in differenti sbarchi, ad esempio le pietrine che potevano infilarsi nella suola degli stivaloni, o altro materiale organico che potesse attaccarvisi (licheni, escrementi, foglie). Per questo, prima e dopo ogni sbarco, gli stivali erano immersi all’interno di una soluzione chimica per la pulizia completa. Era inoltre assolutamente vietato portare dalla nave a terra qualsiasi tipo di cibo o bevanda, fatta eccezione di una borraccia con l’acqua e delle proprie medicine d’emergenza.

Dal punto di vista della conservazione dell’ambiente antartico, col fine di evitare il danneggiamento della flora, dei siti storici, e per non condizionare il comportamento naturale degli animali, ogni trekking o camminata, ed anche il campeggio sui campi di ghiaccio, devono avvenire in aree delimitate e ben tracciate, al di fuori delle quali non è possibile spingersi. Inoltre, esiste un numero massimo di persone a terra dipendendo dalla superficie del luogo di sbarco. Infine, non è permesso rimuovere nessun elemento da terra per portarlo con sé (ad esempio rocce, ossa, fossili, uova, gusci etc.).

Nonostante si possa ribattere che è impossibile rispettare tutte queste regole senza falli, mi sento di dire che tutte le persone che erano con me durante gli sbarchi erano sinceramente attentissime a rispettarle, e i membri a capo della spedizione erano più che rigorosi nella vigilanza. In più, a chi sostiene che per prevenire la contaminazione si dovrebbero vietare le crociere in Antartide, personalmente ritengo non sia né saggio, né risolutivo. Innanzitutto, le aree accessibili al turismo in Antartide sono ben definite, e sono solamente quelle, quindi gli sbarchi non avvengono in modo indiscriminato, o “dove capita”. Poi, che l’Antartide vada incontro ad uno sfruttamento miniero, estrattivo e industriale, è purtroppo una realtà. Uno dei modi per sensibilizzare l’opinione pubblica a contrastare questa lugubre prospettiva, è quello di rendere la gente consapevole del valore della conservazione del Continente, esattamente come avviene per i Parchi Nazionali di tutto il Mondo: conoscenza genera coscienza.

[22 Novembre 2015] Solvay Mountains su Brabant Island nell'Arcipelago di Palmer (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Solvay Mountains su Brabant Island nell’Arcipelago di Palmer (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] La Penisola di Arctowski vista dallo Stretto di Gerlache, tra Andvord Bay e Wilhelmina Bay, sulla costa occidentale delle Terre di Graham (Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] La Penisola di Arctowski vista dallo Stretto di Gerlache, tra Andvord Bay e Wilhelmina Bay, sulla costa occidentale delle Terre di Graham (Penisola Antartica).

[22 Novembre 2015] La Penisola Antartica vista dallo Stretto di Gerlache.
[22 Novembre 2015] La Penisola Antartica vista dallo Stretto di Gerlache.
La mattina del 22 Novembre il cielo era azzurro e le nuvole alte erano stirate dal vento in quota. Abbiamo navigato lungo lo Stretto di Gerlache accompagnati a Ovest dalle montagne imponenti dell’Arcipelago di Palmer, e a Est da quelle delle Terre di Graham sulla Penisola Antartica. I ghiacciai erano smisuratamente più grandi di quelli cui mi aveva abituato la Patagonia. Lo scenario era davvero monumentale, marcato dall’asprezza delle cime nere sagomate dai ghiacci. In mare una famiglia di Orche Antartiche nuotava non troppo lontano dalla nostra nave, mentre dall’altro lato i pinguini saltavano in mare a pelo d’acqua in direzione opposta in una corsa sfrenata, forse per sfuggire proprio a quei predatori. Non riesco a descrivere a parole come mi sentissi in quel momento. Avevo sognato questa scena troppe volte e probabilmente la mia testa non riusciva ad elaborare in maniera completamente lucida ciò che stava accadendo. Ricordo, però, il gelo alle mani, era quasi insopportabile nonostante le due paia di guanti.

Di fronte a queste montagne, coi giochi di luci e ombre del Sole che filtrava tra le nuvole, il suono dell’acqua del mare spostata dalla nave in andamento lento, nessuna macchina fotografica avrebbe mai potuto rendere giustizia di quel trionfo di felicità. Di quel momento, non esiste alcuna foto.

Al primo pomeriggio la Sea Adventurer ha gettato l’ancora di fronte Cuverville Island dove siamo sbarcati di li a poco attraversando una fascia di mare costellata di centinaia di iceberg di forme impensabili. Cuverville Island è simultaneamente dichiarata in territorio antartico argentino, cileno e britannico, e le tre reclamazioni sono soggette alle disposizioni del Trattato Antartico.

Una volta a terra ero circondato da migliaia di Pinguini Gentoo urlanti. La colonia era illuminata da una specie di luce divina, i raggi del Sole filtravano a picco dall’alto tra nubi che iniziavano ad addensarsi sempre di più.

I pinguini sono tanto carini, ma puzzano da morire. Naturalmente defecano dove capita, e il guano si accumula, e loro ci sguazzano dentro. Si riesce a capire di essere vicini a colonie di pinguini dall’odore nauseante che c’è nell’aria. Il guano dei pinguini si congela sulla neve, ed è poi ricoperto dalle nevicate successive. Ed allora capita che tu che cerchi di fotografarli a distanza col tele, ti stendi sulla neve ignaro della sorpresa, e ti riporti sulla nave i vestiti belli farciti, e ti tocca ripulirli immediatamente, perché altrimenti l’aria all’interno della cabina diventa insopportabilmente pestilente. Ecco, ci tenevo a rimarcare questa cosa.

[22 Novembre 2015] Raggi di Sole illuminano a picco la rumorosa colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Raggi di Sole illuminano a picco la rumorosa colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island. Il ghiacciaio alle spalle cadeva a mare direttamente dalla Penisola di Arctowski (Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island. Il ghiacciaio alle spalle cadeva a mare direttamente dalla Penisola di Arctowski (Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) su Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).

[22 Novembre 2015] Iceberg nello specchio di mare di fronte Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[22 Novembre 2015] Iceberg nello specchio di mare di fronte Cuverville Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
Verso la sera del 22 Novembre la nave si è diretta verso Danco Island, e dopo la cena siamo sbarcati sull’isola con le attrezzature per il campeggio. Così come per Cuverville Island, anche Danco Island è reclamata da Argentina, Cile e Regno Unito.

Nonostante fossimo di notte, la luce del crepuscolo era forte e illuminava le montagne della Costa di Danco sulla Penisola Antartica. Per fortuna, inizialmente i venti hanno dato tregua, permettendo di montare le tende senza troppe difficoltà. La normativa IAATO vieta agli umani di lasciare le proprie deiezioni durante gli sbarchi, per cui ad un centinaio di metri dall’accampamento avevamo allestito la latrina portatile da campo (in realtà null’altro che un bidone denominato Mr. Yum-Yum, ricoperto da un telone di plastica rinforzata, ed infilato per metà in un buco nella neve). Viene da ridere a pensare di fare la pipì da seduti su Mr. Yum-Yum con la temperatura a -15 gradi? A farla davvero la pipì, poi la voglia di ridere passava. Anche perché il barometro stava scendendo rapidamente, il vento cominciava ad aumentare in modo consistente, e la sensazione termica era notevolmente più fredda che durante la giornata.

Attorno eravamo accompagnati da una nutrita colonia di rumorosissimi Pinguini Gentoo e da alcuni cuccioli svezzati di Foche di Weddell. I pinguini erano molto incuriositi dalla nostra presenza, e si sono avvicinati parecchio alle tende. Un cucciolo svezzato di Foca di Weddell invece, ha dapprima cominciato a rotolarsi nella neve e venirci incontro incuriosito, poi ha improvvisamente perso interesse e si è addormentato di colpo. Io ero su di giri per via dell’emozione di dormire sulla terraferma (in Antartide!) circondato dai ghiacciai. E tutta quell’emozione aveva avuto l’effetto di eliminare qualsiasi traccia della stanchezza accumulata durante la giornata, per cui di dormire proprio non ne avevo voglia, e sono rimasto seduto molto tempo sulla neve gelida, almeno sino alle 2:00 del mattino, a contemplare il crepuscolo infinito, dove l’unico rumore era quello del vento e dei pinguini che nuotavano nel canale di mare tra l’isola e la Penisola di fronte.

Attorno alle 06:00 il vento era diventato così impetuoso da sradicare parte delle tende dai picchetti infilati nella neve: avevano iniziato a soffiare i venti catabatici. Richiudere le tende è stato un inferno, si faceva difficoltà a mantenersi in piedi, e l’aria incredibilmente gelida si infilava attraverso qualsiasi singola e minuscola fessura all’interno dei vestiti.

[22 Novembre 2015] Cucciolo svezzato di Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) su Danco Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Questa foto è stata scattata intorno alla mezzanotte tra il 22 e il 23 Novembre 2015. La luce del crepuscolo era sufficiente per scattare a mano libera.
[22 Novembre 2015] Cucciolo svezzato di Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) su Danco Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Questa foto è stata scattata intorno alla mezzanotte tra il 22 e il 23 Novembre 2015. La luce del crepuscolo era sufficiente per scattare a mano libera.

[22 Novembre 2015] Crepuscolo senza fine. Autoscatto con la mia tenda su Danco Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Questa foto è stata scattata intorno alla mezzanotte tra il 22 e il 23 Novembre 2015.
[22 Novembre 2015] Crepuscolo senza fine. Autoscatto con la mia tenda su Danco Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Questa foto è stata scattata intorno alla mezzanotte tra il 22 e il 23 Novembre 2015.
Rientrati con difficoltà sulla nave, attorno alle 8:00 del mattino del 23 Novembre ci siamo diretti verso Neko Harbor per il primo sbarco sulla Penisola Antartica, cosa che siamo riusciti a fare durante un breve intervallo in cui i venti catabatici avevano smesso di soffiare.

I venti catabatici sono detti anche venti di caduta. Nel caso dei catabatici antartici, si generano dal raffreddamento dell’aria sulla sommità delle montagne, delle colline e dei campi di ghiaccio continentali, ovvero sulla Penisola Antartica. L’aria raffreddata e secca scende verso il basso per effetto della gravità ad una velocità che può raggiungere i 200 km/h. Nel caso della tempesta del 23 Novembre, il picco di velocità misurato è stato di 65 nodi, circa 120 km/h. Sotto la tempesta di neve e vento, abbiamo camminato sul campo di ghiaccio che sovrasta la baia, a volte procedendo carponi, fin dove si è potuto. Sulla costa i pinguini continuavano le loro attività quotidiane, incuranti delle urla del vento, continuando a litigare tra di loro come se niente fosse, mentre nei brevissimi momenti di calma del vento, le procellarie e gli stercorari attaccavano i nidi dall’alto cercando di rubare le uova alla cova delle madri.

[23 Novembre 2015] Autoscatto durante un breve momento di calma relativa del vento a Neko Harbor (Penisola Antartica).
[23 Novembre 2015] Autoscatto durante un breve momento di calma relativa del vento a Neko Harbor (Penisola Antartica).
[23 Novembre 2015] Colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) a Neko Harbor (Penisola Antartica). I venti catabatici soffiavano impetuosi con raffiche misurate a 65 nodi (circa 120 km/h).
[23 Novembre 2015] Colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) a Neko Harbor (Penisola Antartica). I venti catabatici soffiavano impetuosi con raffiche misurate a 65 nodi (circa 120 km/h).
[23 Novembre 2015] Iceberg di ghiaccio antichissimo a Paradise Harbor (Penisola Antartica).
[23 Novembre 2015] Iceberg di ghiaccio antichissimo a Paradise Harbor (Penisola Antartica).
[23 Novembre 2015] Atmosfera e silenzio indescrivibili a Paradise Harbor (Penisola Antartica). Si nota a malapena un Cormorano imperiale (Phalacrocorax atriceps) su un iceberg a destra.
[23 Novembre 2015] Atmosfera e silenzio indescrivibili a Paradise Harbor (Penisola Antartica). Si nota a malapena un Cormorano imperiale (Phalacrocorax atriceps) su un iceberg a destra.

[23 Novembre 2015] La mia amica Donna cammina verso il promontorio sulla Stazione Scientifica Argentina Almirante Brown a Paradise Harbor (Penisola Antartica).
[23 Novembre 2015] La mia amica Donna cammina verso il promontorio sulla Stazione Scientifica Argentina Almirante Brown a Paradise Harbor (Penisola Antartica).
Ripartiti da Neko Harbor, nel primo pomeriggio il vento si è calmato improvvisamente, e la nave è entrata nell’area bucolica di Paradise Harbor, un nome che è tutto un programma. Paradise Harbor è una grande baia a Sud-Ovest di Andvord Bay, protetta da un arco formato dalle isole Lemaire, Cramer e Bryde. Lungo la costa si trova la piccola penisola Sanavirón, un promontorio roccioso coronato da un capo chiamato Punta Proa, dove si trovano le strutture della Stazione Scientifica Argentina Almirante Brown. L’ambiente era all’estremo opposto rispetto all’inferno trovato poco prima a Neko Harbor. La quiete era tale da rendere le acque come uno specchio piano. Lo sbarco è avvenuto presso la Stazione Scientifica. Una breve e ripida camminata portava in cima ad un promontorio di un centinaio di metri da cui si aveva una vista a 360 gradi di tutta la baia. Di lì a poco i catabatici hanno cominciato a soffiare di nuovo pesantemente.

[24 Novembre 2015] Famiglia di Orche Antartiche (Orcinus Orca) naviga verso Nord nel Canale di Lemaire (Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Famiglia di Orche Antartiche (Orcinus Orca) naviga verso Nord nel Canale di Lemaire (Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) e Pinguini Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island. Sullo sfondo il Canale di Lemaire e la Penisola Antartica.
[24 Novembre 2015] Colonia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) e Pinguini Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island. Sullo sfondo il Canale di Lemaire e la Penisola Antartica.
[24 Novembre 2015] Colonie di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) e Pinguini Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island. Sullo sfondo le montagne della Penisola Antartica.
[24 Novembre 2015] Colonie di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) e Pinguini Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island. Sullo sfondo le montagne della Penisola Antartica.

[24 Novembre 2015] Pinguino Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island (Penisola Antartica). Lo sporco sul ventre è guano.
[24 Novembre 2015] Pinguino Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island (Penisola Antartica). Lo sporco sul ventre è guano.
La mattina del 24 Novembre la Sea Adventurer ha attraversato lo stretto Canale di Lemaire. Le pareti nere vulcaniche ricoperte dalla neve erano davvero verticali, cadendo a picco sul mare. I due lati del canale erano talmente ravvicinati che sembrava di poterli toccare, e la sensazione di imponenza del paesaggio era grandiosa, da rimanere ammutoliti. Sul lato sinistro della nave una famiglia di Orche Antartiche ha attraversato il canale in direzione opposta a quella di navigazione, e il nostro incrocio è avvenuto proprio nel momento in cui passavano di fronte un alto ghiacciaio, permettendomi di scattare una foto suggestiva a cui sono particolarmente affezionato.

In tarda mattinata siamo sbarcati su Petermann Island. Quest’isola è per metà ricoperta da un campo di ghiaccio permanente, mentre nelle aree libere dal ghiaccio ospita una grande colonia di nidificazione di circa 3000 coppie di Pinguini Gentoo, Pinguini Adelia, Cormorani Imperiali, Uccelli delle Tempeste di Wilson e Stercorari di McCormick. Per tali presenze, l’isola è stata dichiarata Important Bird Area da BirdLife International.

Da Petermann Island gli zodiac sono partiti uno alla volta per un’escursione marittima nella Waddington Bay dove la nostra spedizione ha raggiunto il suo punto più meridionale, alle coordinate 65°11’05’’S 64°05’28’’W, praticamente sul limitare di una banchisa spessa e dura, impossibile per la Sea Adventurer. La nave ha virato la prua verso Nord ed è ripartita, lasciandosi alle spalle il rumore fragoroso delle rotture dei ghiacciai nella baia.

[24 Novembre 2015] Un Pinguino Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island (Penisola Antartica) che si è girato a guardarmi incuriosito, credo fosse una femmina.
[24 Novembre 2015] Un Pinguino Adelia (Pygoscelis Adeliae) su Petermann Island (Penisola Antartica) che si è girato a guardarmi incuriosito, credo fosse una femmina.
[24 Novembre 2015] Una Pinguina Adelia (Pygoscelis Adeliae) si prende cura del suo uovo su Petermann Island (Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Una Pinguina Adelia (Pygoscelis Adeliae) si prende cura del suo uovo su Petermann Island (Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Coppia di Cormorani imperiali (Phalacrocorax atriceps) nel loro nido su Petermann Island (Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Coppia di Cormorani imperiali (Phalacrocorax atriceps) nel loro nido su Petermann Island (Penisola Antartica).

[24 Novembre 2015] Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) su un iceberg a Waddington Bay (Penisola Antartica). Si notano delle ferite sul corpo. Foto scattata a 400mm da zodiac in movimento.
[24 Novembre 2015] Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) su un iceberg a Waddington Bay (Penisola Antartica). Si notano delle ferite sul corpo. Foto scattata a 400mm da zodiac in movimento.
Poche volte si lascia un pezzo di cuore in un posto. Durante questo viaggio credevo di averlo lasciato già altrove nei giorni precedenti, in almeno altri tre o quattro luoghi. Ma non ero preparato al tramonto del 24 Novembre a Wiencke Island. Dopo aver lasciato Waddington Bay, la nave ha ripercorso a ritroso il Canale di Lemaire, facendo rotta verso Port Lockroy. Wiencke Island è la più meridionale delle isole dell’Arcipelago di Palmer, tra Anverse Island e la costa occidentale della Penisola Antartica. Col passare dei giorni ho imparato la mutevolezza estrema del clima sulla costa, dai venti catabatici alla calma piatta, dal Sole splendente alle nuvole a piombo, tutto in questione di pochi minuti. All’ingresso del Canale Neumayer le nuvole compatte hanno iniziato a lasciar passare qualche timido raggio di Sole. Il vento ha istantaneamente smesso di soffiare al livello del mare, ma probabilmente ha iniziato a soffiare fortemente in quota, cominciando a spazzare le nubi e lasciando un misto di nuvole lenticolari sulle montagne del Fief Range dell’isola, mentre il mare era totalmente immobile, creando una superficie a specchio sulla quale sembrava di essere sospesi nel vuoto, in un silenzio surreale. Il Sole era radente, e le nuvole lenticolari hanno cominciato ad accendersi dei colori del tramonto. Sembra pazzesco, ma eravamo solo in quattro o cinque persone in quel momento sulla prua della nave, non ho idea di dove fossero gli altri. In un silenzio assoluto, questa scena sconvolgente è durata quasi un’ora, dal tramonto all’ora blu, in uno scompiglio di incredulità, una cartolina oltre ogni possibile fantasia o immaginazione, dipinta da Madre Natura in persona.

[24 Novembre 2015] Canale Neumayer nei pressi di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica)
[24 Novembre 2015] Canale Neumayer nei pressi di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica)
[24 Novembre 2015] Il Fief Range di Wiencke Island si specchia nel mare piatto (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Il Fief Range di Wiencke Island si specchia nel mare piatto (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Questo è il tramonto che ho sognato tutta la vita. Fief Range di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Questo è il tramonto che ho sognato tutta la vita. Fief Range di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).

[24 Novembre 2015] Composizione di 3 fotografie durante l'ora blu. Fief Range di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[24 Novembre 2015] Composizione di 3 fotografie durante l’ora blu. Fief Range di Wiencke Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
Mi ero illuso di replicare poche ore dopo con l’alba, dalla stessa posizione, ma lo stesso scherzo del clima che mi aveva regalato quel momento di magia al tramonto, ha riportato la tormenta durante le poche ore di crepuscolo che avevano preceduto il sorgere del Sole.

Durante la mattina del 25 Novembre abbiamo visitato il sito storico di Port Lockroy sull’isolotto Goudier, di fronte Wiencke Island. La base è stata usata come punto di appoggio per le baleniere sino al 1931, mentre nel 1944 è stata denominata Base A per le operazioni militari britanniche durante l’Operazione Tabarin nella seconda guerra mondiale, rimanendo occupata sino al 1947. Dopo la fine della guerra, la base fu trasformata in un centro di ricerca scientifica dal governo britannico, mentre nel 1995, dopo diverse opere di manutenzione, è stata dichiarata Sito Storico n. 61 dal Trattato Antartico ed è stata resa visitabile come museo. Dal 2006 è amministrata dal United Kingdom Antarctic Heritage Trust ed è aperta ai turisti durante la stagione estiva ogni anno. I fondi del piccolo negozio di souvenir sono utilizzati per la conservazione del sito. Attualmente, uno dei principali esperimenti scientifici sull’isola è quello di testare gli effetti del turismo sui pinguini. Metà dell’isola è aperta ai turisti ed ospita una colonia di pinguini, mentre l’altra metà è riservata solo ai pinguini di altre colonie. Finora, i risultati hanno mostrato che il turismo non ha condizionato la vita dei pinguini.

[25 Novembre 2015] Coppia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) a Port Lockroy (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Coppia di Pinguini Gentoo (Pygoscelis Papua) a Port Lockroy (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).

[25 Novembre 2015] La luce filtra tra le nuvole su Anverse Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] La luce filtra tra le nuvole su Anverse Island (Arcipelago di Palmer, Penisola Antartica).
Nel pomeriggio, la Sea Adventurer ha continuato la navigazione lungo il Canale Neumayer ed ha imboccato nuovamente lo Stretto di Gerlache. Montagne alte e imponenti con ghiacciai a picco sul mare circondavano la nave, e come ormai il clima ci aveva abituato, nel gioco di luci e ombre dei raggi radenti del Sole che filtravano tra nuvole in continua genesi. Sapevo che quelli sarebbero stati gli ultimi paesaggi della Penisola Antartica che avrei visto, e già provavo una specie di nostalgia.

Siamo sbarcati sulla piccola Useful Island nello Stretto di Gerlache intorno alle 19:00, e con un trekking di circa un’ora sono salito sino alla parte più alta dell’isola, da cui si dominava lo Stretto. In fondo, bellissime, emergevano le montagne di Paradise Harbor. La nave è ripartita intorno alle 21:30 con la luce del tramonto a colorare i monti dell’Arcipelago di Palmer e delle Terre di Graham, l’ultimo tramonto antartico di questo viaggio così speciale.

[25 Novembre 2015] Il panorama dal punto piu' alto di Useful Island verso lo Stretto di Gerlache e Paradise Harbor (Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Il panorama dal punto piu’ alto di Useful Island verso lo Stretto di Gerlache e Paradise Harbor (Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) a Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) a Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Stercoraro di McCormick (Stercorarius maccormicki) a Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).
[25 Novembre 2015] Stercoraro di McCormick (Stercorarius maccormicki) a Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica).

 [25 Novembre 2015] Un enorme iceberg appena al largo di Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Composizione di 6 fotografie.
[25 Novembre 2015] Un enorme iceberg appena al largo di Useful Island (Stretto di Gerlache, Penisola Antartica). Composizione di 6 fotografie.
La mattina del 26 Novembre la nave ha raggiunto la baia interna di Deception Island, nelle Isole Shetland Meridionali. L’isola ha una forma ad anello ed un unico punto di ingresso alla baia interna, formatasi nella caldera vulcanica ancora attiva. Durante il 1900 l’isola era usata per processare le balene catturate dalle baleniere, mentre al giorno d’oggi sono presenti basi scientifiche di diversi paesi. Non è stato possibile raggiungere nessuna di queste basi per via della spessa banchisa all’interno della baia. La Sea Adventurer si è inoltrata nella banchisa per qualche decina di metri, dopodiché si è fermata e il Capitano ha permesso a tutti di scendere sul pack per godersi un’inusuale passeggiata sul mare ghiacciato.

Poche ore dopo siamo ripartiti per tentare lo sbarco su Livingston Island, dove avremmo trovato una nutrita colonia di elefanti marini. Purtroppo questo sbarco non è stato possibile, il mare era troppo grosso sulla costa, per cui l’avvistamento è avvenuto dagli zodiac, ad una decina di metri dalla costa. La nave è ripartita poco dopo, a sera già inoltrata, per superare le Shetland e riprendere il mare lungo la via del ritorno attraverso il Passaggio di Drake.

[26 Novembre 2015] La MV Sea Adventurer nella banchisa all'interno della caldera di Deception Island (Isole Shetland Meridionali).
[26 Novembre 2015] La MV Sea Adventurer nella banchisa all’interno della caldera di Deception Island (Isole Shetland Meridionali).

[26 Novembre 2015] Elefantesse marine (Mirounga leonina) a Livingston Island (Isole Shetland Meridionali). Foto scattata a 400mm da uno zodiac in movimento sul mare grosso.
[26 Novembre 2015] Elefantesse marine (Mirounga leonina) a Livingston Island (Isole Shetland Meridionali). Foto scattata a 400mm da uno zodiac in movimento sul mare grosso.
Durante la notte il barometro è sceso in maniera precipitosa, una tempesta era in arrivo da Ovest. Il Capitano ha annunciato che avrebbe portato al massimo la potenza dei motori per mettersi al riparo il prima possibile nel Canale di Beagle. Il 27 Novembre è stato il giorno in cui abbiamo pagato gli interessi e la mora sulla calma del Passaggio di Drake durante il tragitto di andata. Non sono uomo di mare, anzi, temo di aver scoperto mio malgrado di soffrirlo terribilmente. La tempesta ha colpito la nave quando era ancora classificata di livello moderato, con venti sui 60 nodi (circa 110 km/h) e onde di 8-9 metri. Ho preso una pastiglia contro il mal di mare, che mi ha stordito e fatto dormire quasi diciotto ore.

Mi sono risvegliato il 28 Novembre in tarda mattinata e completamente rintronato. La nave navigava nelle acque calme del Canale di Beagle. La giornata è trascorsa con gli ultimi seminari scientifici ed una lezione accademica di Nikita Ovsyanikov. La Sea Adventurer ha approcciato il porto di Ushuaia nella tarda serata, con un tramonto glorioso di fronte a noi a sancire la fine di questa avventura per me senza precedenti. Di quel tramonto esiste una fotografia che è una composizione di sei scatti, per ricordare la drammaticità dei raggi del Sole a illuminare Isla Navarino, e le montagne tinte di blu dal maltempo in territorio argentino.

La notte del 28 Novembre siamo rimasti sulla Sea Adventurer per festeggiare la fine della spedizione. Lo sbarco è avvenuto la mattina del 29 Novembre.

[28 Novembre 2015] La luce del tramonto sul Monte Olivia di 1326 m.s.l.m. (Ushuaia, Tierra del Fuego, Argentina).
[28 Novembre 2015] La luce del tramonto sul Monte Olivia di 1326 m.s.l.m. (Ushuaia, Tierra del Fuego, Argentina).
[28 Novembre 2015] Composizione di 6 fotografie. Tramonto drammatico sul Canale di Beagle. Le montagne a sinistra sono su Isla Navarino (Cile), mentre a destra sono su Isla Grande Tierra del Fuego (Argentina).
[28 Novembre 2015] Composizione di 6 fotografie. Tramonto drammatico sul Canale di Beagle. Le montagne a sinistra sono su Isla Navarino (Cile), mentre a destra sono su Isla Grande Tierra del Fuego (Argentina).
La vita fa del nostro destino ciò che vuole, e raramente ci dona delle occasioni, sta a noi capirle e coglierle. Durante la spedizione ho avuto nella testa una lampadina che si è accesa e spenta ad intermittenza più volte, e che mi ha quasi assillato incessantemente. Cosa ci rimane quando abbiamo esaudito un sogno così grande e così difficile da conquistare? Ognuno ha la sua risposta, ed io la mia. Io bramo un altro sogno, perché quando riesci a ragionare lucidamente, ti si aprono sempre prospettive più ampie.

La sera del 28 Novembre ho avuto lunghi colloqui col capo spedizione e con il dirigente della travel agency australiana che aveva organizzato la nostra spedizione. Eravamo diventati amici durante i giorni precedenti, e avevo acquisito una buona confidenza con loro. Avevano anche visto qualche foto che avevo scattato durante la spedizione, ed erano piaciute. Quella sera si chiacchierava di Astronomia, della ricerca astronomica in Antartide, dei cieli del Desierto de Atacama e delle Isole Canarie, e di tanti argomenti che affascinano chi non è del mio campo. «Sarebbe ideale avere delle nozioni di questo tipo durante uno dei nostri seminari», si sono detti tra loro. Lampadina. «Certamente, potrei fare parte dei membri delle vostre spedizioni a partire dalla prossima stagione.», ho risposto. Così, subito. Che avevo da perdere? Sono un astronomo, ho un PhD, ho una profonda conoscenza della climatologia, della ricerca astronomica in Antartide e della sua storia, e forse so scattare anche qualche fotografia decente. È iniziato una specie di interrogatorio da parte di entrambi, mi sembrava una vera e propria di intervista di lavoro. L’ho sparata grossa, senza preavviso, e forse è andata. Sono in contatto con entrambi, qualcosa si muove, stiamo collaborando, e intanto le mie fotografie sono usate per le brochure 2017-2018.

Ho un nuovo sogno, che è quello di tornare in Antartide, ma non come turista. Mai dire mai.

Il 29 Novembre sono sceso dalla nave pervaso da una sensazione di delirio. Troppa adrenalina da smaltire. Sono andato a casa di Eugenio, ho gettato i bagagli sul letto alla rinfusa e sono subito andato a camminare di nuovo nel Parque Nacional Tierra del Fuego, raggiungendo il confine con Cile lungo il sentiero della sponda settentrionale del Lago Roca. Ciao, foreste. Forse ci rivedremo.

[29 Novembre 2015] Confine Argentina-Cile sulle sponde del Lago Roca, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina).
[29 Novembre 2015] Confine Argentina-Cile sulle sponde del Lago Roca, Parque Nacional Tierra del Fuego (Ushuaia, Argentina).
Il 30 Novembre ero a Buenos Aires, di nuovo a casa di Nelvis. Mi sono finalmente rimesso in contatto con Sara e la mia famiglia dopo due settimane di black-out. Troppe cose da raccontare, troppo eccitamento ancora da smaltire. Com’è difficile parlare e farsi capire!

Ed ora, seduto in questo bar dell’aeroporto di Santiago, sono finalmente riuscito a dare un piccolo sfogo al delirio che mi pervade. Ma adesso basta. Scusate la prolissità. Finisco il vino e vado ad imbarcare per tornare a casa. Buona luce a tutti.E se avete voglia di visitare le mie gallerie:
https://www.facebook.com/GLPhoto.it
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Ho redatto un video del viaggio, poche scene che servono per dare un’idea di questa avventura. Niente di speciale, niente di professionale.

Viaggio in Antartide: NOTE ORGANIZZATIVE E TECNICHE

Credo di non essere l’unico ad aver sognato questo viaggio, e nonostante non sia esattamente a buon mercato, confido nel fatto che alcuni tra noi possano avere voglia di provare a cimentarsi nell’organizzazione. Pertanto, ritengo valga la pena di spendere qualche parola sulla fase preparatoria.

Gli organizzatori della spedizione, ChimuAdventures e Quark Expeditions, hanno provveduto ad inoltrare diverse note informative durante l’estate, ma le informazioni erano molto generali, lasciando ampio margine di scelta personale soprattutto per l’attrezzatura fotografica.

Durante l’estate ho passato giornate intere a documentarmi non solo sull’aspetto fotografico, ma anche sull’abbigliamento, poiché erano previsti diversi trekking e notti in tenda durante la spedizione.

Consultando blog di viaggiatori e fotografi, ho capito che avrei avuto bisogno di un ampio range di focali per fotografare tutto ciò che la spedizione avrebbe offerto, dal grandangolo spinto, al tele. Inoltre, il comune denominatore di tutti era mettere in guardia circa la possibilità – tutt’altro che remota – di provocare per diverse ragioni guasti al corpo macchina, alle memorie, ed alle batterie.

Per ovviare a possibili “disastri”, è altamente raccomandato portare un corpo macchina di riserva, schede di memoria in abbondanza, un PC, e un hard disk esterno per il back-up giornaliero. Questi consigli si sono rivelati essere vitali.

La causa principale di malfunzionamenti dei corpi macchina è lo shock termico dovuto all’escursione di temperatura tra l’ambiente esterno e l’interno della nave che può produrre condensa sulle superfici fredde all’interno dello zaino, quali lenti e corpo macchina. Per ovviare a questo problema è raccomandabile porre dei sacchetti di silicio dentro lo zaino: io ne ho messo uno per scomparto. Inoltre, ho deciso di usare una sacca stagna per isolare lo zaino contenente l’attrezzatura durante l’acclimatazione dopo il ritorno in nave da ogni escursione; tipicamente aprivo la sacca stagna per estrarre lo zaino solo dopo un’ora dal ritorno in nave. La sacca stagna ha aiutato anche ad evitare che gli schizzi abbondanti di acqua marina bagnassero lo zaino durante il trasporto dalla nave alla terraferma e durante le escursioni via mare; in entrambi i casi il trasporto avveniva per mezzo di zodiac rinforzati.

L’effetto corrosivo della salsedine, assieme alle bufere di neve associate ai venti catabatici, sono altre cause frequenti di problemi per chi fotografa. Ho deciso quindi di portare un rain-sleeve ed un eccellente kit di pulizia per le lenti e i corpi macchina, e confermo di averli usati frequentemente anche durante la stessa escursione.

Il rapido battery drain dovuto al freddo ha determinato più di un cambio di batteria durante la stessa giornata, per cui ho seguito alla lettera i consigli di chi ha viaggiato prima di me ed ho portato tre batterie per corpo macchina.

Inoltre, la secchezza estrema dell’ambiente (ebbene si), mi ha spesso dato problemi di scariche elettrostatiche, soprattutto quando indossavo un certo tipo di abbigliamento, con il rischio conseguente di distruggere l’elettronica. Onde evitare questo problema, quando ero in nave sono stato attentissimo a “scaricarmi” prima di toccare tutti gli elementi sensibili (ho avuto lo stesso problema durante viaggi passati nel Desierto de Atacama e sulla Puna).

Alla fine ho portato la seguente attrezzatura: zaino F-Stop Loka, Canon 5D Mark III, Canon 7D, Tamron SP 15-30mm f/2.8 VC, Tamron 24-70mm f/2.8 Di VC USD + Marumi SuperDHG Circ.Pol. 82mm, Canon EF 70-200mm f/2.8L IS II USM + Marumi SuperDHG Circ.Pol. 77mm, Canon Extender EF 2x III, treppiedi Sirui N-1204 con testa a sfera K-20X, 3 batterie per fotocamera (4 originali e 2 Patona), due caricatori per le batterie, 4 CF card, 2 SD card, scatto remoto, kit di pulizia, rain-sleeve, MacBook Pro, Hard Disk esterno da 1 Tbyte, lettore multicard.

Come note per gli scatti, ogni volta che il Sole filtrava tra le nuvole, i bianchi schizzavano alle stelle e la gestione di luci e ombre era uno sclero. Ho sempre scattato in Manuale, sottoesponendo non meno di 2/3, e poi ho recuperato in post-produzione quello che c’era da recuperare.

L’abbigliamento è stato il seguente aspetto della fase preparatoria alla spedizione. Chiaramente, il vestiario doveva essere conseguente alle previsioni sul clima che avrei trovato. Da questo punto di vista, il supporto degli organizzatori della spedizione è stato essenziale.

Innanzitutto, c’è da rilevare che l’attrezzatura per il camping e per i trekking sul ghiaccio è stata fornita da Quark Expeditions, alleggerendo in modo conveniente il carico “di lavoro” da questo punto di vista. Rimaneva il nodo del vestirsi nel modo giusto per affrontare neve, freddo e vento.

Al contrario di ciò che si può immaginare, secondo quanto riportato dalle statistiche, sulla Penisola Antartica nel periodo tardo primaverile le temperature difficilmente si abbassano al di sotto dei -15/-20 gradi centigradi. Le accortezze vitali consistono nel ripararsi dall’impeto dei venti catabatici e nel rimanere asciutti durante le bufere di neve. Quindi, è stato sufficiente essere provvisti di un eccellente guscio esterno traspirante, impermeabile e antivento (soprattutto per testa e mani!), e poi regolarsi col tipico metodo a strati interni per tenersi caldi. In generale, è stato rimarcato più volte di avere a disposizione moltissime paia di calze per poter fare più ricambi durante la stessa giornate (si bagnavano con molta facilità) ed anche per poter avere più strati in caso di freddo estremo, e un paio di ricambi anche per i guanti (per gli stessi motivi).

Dato lo stato di totale isolamento in cui ogni partecipante alla spedizione si sarebbe ritrovato, è stato necessario stilare una lista di medicine essenziali da portare con sé, più ampia del solito pack da viaggio. Il buco nell’ozono sull’Antartide è ancora molto rilevante durante la tarda primavera australe, per cui si sono rivelati indispensabili gli occhiali da Sole con protezione da raggi UV e crema solare da 50+ SPF.

Dove ho trovato i soldi? Eh. Nonostante i voli gratis, e per quanto più accessibile rispetto alle spedizioni standard in Antartide, questo charter è stato comunque oscenamente costoso. I soldi li ho presi dalla vendita del mio Canon EF 300mm f/2.8 L IS II USM. Ho posseduto questa lente per due anni, comprata con molti sacrifici. Ma nel momento in cui ho dovuto scegliere tra l’oggetto e il sogno, non ci sono stati dubbi. Ai soldi ricavati dall’obiettivo, si sono aggiunti gli aiuti dei miei genitori e di mio fratello, che mi hanno supportato non poco. È grazie a queste persone, Sara, mamma, papà, Marcello, che ho potuto realizzare il mio sogno. Questo viaggio, e tutto ciò che ne è scaturito, è dedicato a loro.

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