Vanz, tra psichedelia e realtà dura e cruda [INTERVISTA]

VANZ

In occasione dell’uscita del loro ultimo lavoro, abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Vanz, gruppo rock, alternative, punk toscano attivo dal 2002. Il nuovo disco sintetizza musica di protesta ed emozioni umane in quaranta minuti d’ascolto, e si spinge in territori musicali ancora inesplorati per la band, fondendo combat rock e sperimentazione.

Qual è il vostro background artistico, da quali esperienze viene ciascuno di voi e come vi siete conosciuti per poi collaborare?

Siamo cresciuti nello stesso posto e nello stesso ambiente musicale anche se proveniamo da due diversi gruppi punk rock, questo caratterizza molto il nostro sound e nonostante le diverse contaminazioni presenti nella nostra musica abbiamo mantenuto quel modo di affrontare la vita. Il nostro incontro è stato inevitabile!

Da quali gruppi vi siete lasciati influenzare nella creazione della vostra musica?

Come detto in precedenza, siamo cresciuti con il sound californiano nelle orecchie, anche se in questo disco si può notare come siamo sempre riusciti ad appassionarci a diversi tipi di musica che molti definirebbero incompatibili. Per noi è indispensabile ispirarci a diversi stili musicali e soprattutto in questo album abbiamo voluto dare sfogo a tutte le nostre influenze più contrastanti, il risultato è abbastanza evidente.
 

 

Siete arrivati al vostro quarto album: com’è nato e soprattutto come va inteso? C’è una particolare chiave di lettura o è una semplice raccolta di brani da gustare singolarmente?

Il disco è nato come un pezzo unico, l’idea era quello di sviluppare una forma canzone di 30 minuti circa in cui i ritornelli e le varie parti potessero essere riproposte sotto forma di arrangiamenti diversi. La scommessa è stata costruire l’album come se fosse un film, in cui è presente un introduzione descrittiva, uno sviluppo della trama con vari flashback e poi un finale. Le atmosfere dei pezzi vanno di pari passo con quelle della storia, come se ne fossero la sua colonna sonora, esso va inteso quindi come un unico racconto da vivere dall’inizio alla fine. La divisione delle tracce è stata inserita solo per dare all’ascoltatore la possibilità di “muoversi” avanti e indietro nell’album senza doverlo ascoltare sempre per intero, ma il senso è quello di un’opera non di una raccolta di brani.

Un album sicuramente da un forte impatto “teatrale” e scenografico che diventerà un vero e proprio corto animato. Da cosa è stata dettata questa scelta e quali sono state le collaborazioni?

Questa scelta è stata fatta dopo essersi resi conto di avere per le mani molto più di un semplice disco musicale, la volontà era quella di valorizzare il più possibile questa nostra creazione accostandola a diverse espressioni artistiche, in modo da sfruttare il maggior numero possibile di vie per far arrivare questo progetto alla gente e renderlo il più fruibile possibile. Per questo abbiamo deciso di allegare al disco un libretto contente i testi e delle opere di arte moderna di Samantha Passaniti e uno con le illustrazioni del fumettista di livello nazionale Daniele Marotta contenente la storia narrata nell’album, il tutto in un bellissimo digipack. Collaborando con questi artisti, il nostro progetto è stato una via per far emergere diversi tipi di arte ed espressione e questo ci rende molto orgogliosi.

vanz album

Qual è il vostro rapporto con il mercato discografico attuale? E con il merchandising? Ha ancora valenza la vendita di una maglietta o del supporto fisico del “cd” durante i concerti soprattutto?

Assolutamente sì. Abbiamo puntato molto sull’idea di dover realizzare un prodotto che fosse un oggetto bello da possedere. Oggi se vuoi che il tuo ascoltatore scelga un supporto fisico per ascoltare musica, devi dargli qualcosa in più rispetto alla comodità del supporto digitale. Per il lancio dell’album abbiamo realizzato un box edizione limitata contente degli adesivi e delle spille da vendere esclusivamente ai concerti. La maglia poi, sarà sempre un simbolo di appartenenza a un determinato ambiente e per questo è intramontabile.

La musica è ancora, per voi, un inno di protesta? Si riesce ancora a segnare e a tracciare ideali piuttosto che lasciare che la musica rimanga solo ed esclusivamente un allietare orecchie frustrate?

Per noi è un inno di protesta, lo è ancora di più quando riesce ad esserlo sotto forma di buona musica piuttosto che di un semplice slogan. La musica di protesta di nicchia contiene spesso slogan che sono ascoltati solo da chi è già cosciente di quella realtà, per far male al sistema devi essere ascoltato anche da chi non vuole ascoltarti.

Che impatto e influenza ha su di voi la dimensione live, quindi il concerto vissuto in tutti i suoi minimi dettagli? Ci sono piccole curiosità o atti scaramantici tipici della band prima di calpestare un palco?

Il live per noi è una parte fondamentale del nostro progetto, siamo cresciuti con l’idea che i gruppi che non hanno un grande impatto dal vivo non siano composti da veri musicisti e questo ci porta, musicalmente parlando, ad avere una cura maniacale dei dettagli dei nostri live. Per il lato scenografico ci affidiamo al nostro carisma piuttosto che alla teatralità.

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I vostri progetti futuri?

Ad inizio 2015 uscirà il nostro video che darà il via al corto illustrato da Daniele Marotta sul nostro album, continueremo a suonare in giro ( si possono trovare le nuove date sul nostro sito) e a febbraio saremo ospiti a Rock n Roll radio a Milano.

Prima di salutarci, un piccolo fuori programma, o meglio “fuori-intervista”: se vi dico “Pinguino” a cosa pensate?

Penso al simpatico rumore che fa un condizionatore con cui ho dormito per intere estati, ed è più o meno quello di un camion in salita.

 

Grazie ai Vanz e ad maiora.

 

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