Hit dei viaggiatori più strani in giro per il mondo

Hit dei viaggiatori più strani in giro per il mondo (4)

Spesso in viaggio ci si accorge che qualcuno, che parte come noi, ha evidentemente idee strane sulla sua destinazione e su quello che andrà a fare. Nella mia “carriera” di viaggiatore ne ho incontrati tanti di “globetrotter” davvero insoliti, ma qui vi racconterò della mia personale hit dei viaggiatori più strani.

I viaggiatori più strani vanno alle Maldive come in montagna

Il primo che mi viene alla memoria è in realtà una coppia, in viaggio di nozze che arrivò alle Maldive (su uno di quei simpatici piccoli atolli tropicali) con zaino da trenta litri, borracce, scarponcini da trekking e bastoncini, praticamente pronti alla scalata. Peccato che l’isola fosse 600 metri di perimetro e che i pile, pur leggeri, mal si addicono alle Maldive. Ma, a precisa domanda, gli era stata garantita la “possibilità di escursioni”, dunque loro erano perfettamente attrezzati.

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Altra perla era infatti la tenuta da mare: tutti i competenti raccomandano scarpe da corallo per fare il bagno nelle lagune e non tagliarsi i piedi. Bene, non sapendo nuotare con adeguata tranquillità, i ragazzi avevano due materassini di plastica(ccia), che sono durati meno di venti minuti, confinandoli tra l’altro sulla spiaggia, rigorosamente soli, perché l’isola era popolata da sub che trascorrevano dodici ore al giorno in barca.

Esiste poi il caso opposto, come quelle persone che arrivano in Oriente, ai Tropici, con abiti formali, scarpe di cuoio e tacchi e restano perplessi.

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Anche in certe isole delle Maldive si preferisce un abbigliamento “non estremo”, ma la giacca o i tacchi 12 sono un po’ eccessivi, soprattutto perché, se nel bungalow c’è l’aria condizionata (non sempre, dato che spesso non è necessario), negli spazi comuni, aperti, si sta alla temperatura naturale.

L’abbigliamento adatto per ogni occasione non è necessariamente un tacco a spillo

Arrivare in Indonesia, con obiettivo quindici giorni itineranti tra isole e giungla, con tacchi alti e ballerine è quasi esilarante. Viaggiare tra caverne con banchi di guano sul fondo, barche piccole, pantani da attraversare richiede vestiti comodi e in cotone. E i bei fisici si vedono anche in pantaloncini di tela e magliette chiare per il sole.

Si rimedia, certo, perdendo un po’ di tempo per procurarsi scarpe da tennis o ciabatte, ma l’approccio non è davvero esaltante. Anche la forma fisica dovrebbe essere confacente al viaggio programmato, scalare un vulcano a 3000 metri e restare a metà strada fa in genere sorridere i compagni di viaggio.

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Il primo viaggio in Irlanda l’ho fatto con una compagnia di amici in cui due ragazze avevano deciso di privilegiare i costumi da bagno piuttosto che le giacche impermeabili e hanno “preteso” di andare al mare con l’acqua a 14°C, per poi riemergere con un colorito sul violetto. Nello stesso viaggio abbiamo apprezzato il diverso approccio alla pioggia da parte dei vari viaggiatori: chi era in parte preparato aveva tenute anti-acqua, mentre i più fantasiosi si riparavano ombrellini più adatti a Capri che alla brughiera e scarpe da tennis che dopo poche ore erano autentiche barche.

Ma con la pioggia il rimedio è semplice, si corregge al volo procurandosi qualcosa di adatto e allora emerge la differenza tra chi si adatta e chi si lamenta.

La solidarietà dei compagni di viaggio per superare gli imprevisti

In alcuni viaggi capita di trovarsi in condizioni del tutto differenti da quelle previste, con temperature che magari vanno dal quasi gelo ai 30°C e qui serve quel minimo di pratica che solo il vero viaggiare può avere e l’aiuto dei compagni di viaggio. Questa solidarietà consente ad esempio di stare senza una intera attrezzatura da sub in Malesia, e costruirla ex-novo con le parti di ricambio gentilmente prestate, o di rimpiazzare giacche impermeabili rotte.

Hit dei viaggiatori più strani in giro per il mondo

Ma la cosa che dà la spinta a risolvere ogni imprevisto è l’essere motivati, in compagnia grande o piccola che sia, e soprattutto capire che si è in ferie.

Certo, dopo sei giorni di cibo scarso e scadente in Malesia eravamo malmessi e sporchi perché anche i servizi erano essenziali, ma abbiamo tenuto il gruppo compatto, corretto un paio di parametri del tour operator e di itinerari con grande soddisfazione. E a quel punto il nostro entrare come stupefatti e increduli in un hotel bello, ma non meraviglioso, deve aver fatto sorridere non poco gli addetti.

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