Zèugma, storia di un errore voluto

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Un errore voluto, una svista prevista, che nel verso dantesco «Parlare e lagrimar vedrai insieme» trova il suo esempio più alto. Ecco Zèugma, un progetto artistico di Patrizia Emma Scialpi, che prende il nome dalla figura retorica che consiste nel far dipendere due o più membri della frase, fra loro semanticamente eterogenei, da un unico membro reggente, adatto propriamente solo a uno di essi.

L’appuntamento con l’arte contemporanea da poco concluso, tenutosi a partire dal 26 dicembre negli spazi della Domus Armenorum a Taranto, dopo l’esordio milanese di Dimora Artica, si configura come una rassegna a cadenza irregolare che accoglie al suo interno opere sonore e video presentate simultaneamente. Svincolata da uno spazio fisico prestabilito, Zèugma ha una natura fluida, versatile e dal carattere progettuale.

In attesa di una nuova data e di una nuova declinazione del progetto, abbiamo rivolto qualche domanda all’artista Patrizia Emma Scialpi.

Zeugma, una figura retorica associata a un progetto artistico. Perché questo accostamento?

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Zèugma, dal greco, significa legame, unione; mi ha stimolato come questo legame nella figura grammaticale della nostra lingua, a cui faccio riferimento nel mio progetto, divenga contatto.

Lo zèugma consiste nel far dipendere da un solo verbo due o più termini che richiederebbero ognuno un verbo proprio esattamente come accade nella frase «Parlare e lagrimar vedrai insieme» tratta dall’Inferno di Dante e che riporto quasi come monito del mio progetto in quanto errore rinnovato in scelta stilistica. Per questo ha dato nome alla mia idea di una rassegna di opere video e suono dalla ricezione volutamente sbagliata.

Le opere presenti infatti non sono state pensate per vivere insieme, necessiterebbero di un personale spazio di fruizione (come giustamente accade in mostre, rassegne, presentazioni) mentre in Zèugma condividono questo spazio, si intersecano mantenendo al contempo, a mio parere, la loro forza originaria.

Patrizia Emma Scialpi, artista ma in questo caso in parte curatrice. Quale percorso ti ha portata alla creazione di questo progetto artistico?

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Non mi sento propriamente curatrice di questo progetto: fare il curatore prevede dei compiti ben precisi che non mi appartengono; comunque non nego che ultimamente mi piace “testarmi” in questo ruolo un po’ ibrido di artista/curatore valutando spesso nella mia pratica artistica la compresenza di altri autori: la mia ultima personale Ora Serrata da Villa Contemporanea a Monza, per esempio, è stata strutturata come un osservatorio, un sistema dove ogni opera è concepita come un insieme di informazioni e possibilità, a cui si combinavano, come degli ulteriori link, i tre contributi esterni di Alessandro Di Pietro, NASTYNASTY©, Alberto Zanchetta.

Ci presenti gli artisti dell’appuntamento di Taranto?

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I video presenti in questa tappa di Zèugma sono di Lorenzo Casali & Micol Roubini e Rossella Piccinno.

Per Taranto, dei primi ho selezionato Arrange your rocks naturally, un’opera video realizzata su commissione durante una residenza artistica presso The Scottish Sculpture Workshop in Scozia. Il titolo cita ironicamente un manuale inglese di giardinaggio degli anni Cinquanta e si riferisce all’attitudine/ossessione umana di organizzare, ordinare e infine colonizzare ogni sorta di spazio abitato così come il territorio.

Rossella Piccinno, artista e regista salentina, è presente con il suo intenso You Will Always Cherish the Sea (Avrai sempre a cuore il mare), visione in soggettiva di un uomo che nuota nel Canale della Manica. Il mare non solo come elemento ma come luogo, limite e barriera, un terreno dove possono annegare le nostre speranze ma che non possiamo fare a meno di caricare di aspettative, di quel senso di libertà che si ha solo guardando / affrontando l’orizzonte.

Ulteriore corpo a queste visioni, emerge grazie alla presenza di Nicola Ratti, elegante sperimentatore di suoni ed autore di Wrist traccia dai riverberi acquatici che ho selezionato dal suo ultimo album Wounded Boys dove ogni elemento fisico e corporeo diviene luogo.

A circondare questi luoghi, il super-oceano di Mare Grosso, traccia di Donato Epiro, autore tarantino che come sempre ci trascina in viaggi ipnotici, dai ritmi ossessivi e poco rassicuranti come i climi e le temperature che ci fa percepire nelle sue composizioni.

Fortemente voluto l’innesto live di SAMMARTANO, macchina ritmica del duo tarantino Cannibal Movie che per Zèugma ha presentato il suo ultimo album di debutto Low Pitched Italy (Black Moss Records – 2015). SAMMARTANO alias Gaspare Sammartano, da degno figlio della periferia tarantina, con un immaginario per niente umanista e per niente organico ci ricorda che [inlinetweet prefix=”” tweeter=”” suffix=””]“non potremmo essere in nessun luogo se non dove tocchiamo terra” [/inlinetweet]come scritto da Valeria Raho, curatrice che collabora con me nella realizzazione di questo progetto ed autrice dei testi che accompagnano Zèugma.

Dimora Artica a Milano, S. Andrea degli Armeni a Taranto. Come scegli i luoghi ideali per gli artisti coinvolti in questa operazione?

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Non scelgo i luoghi in base agli artisti coinvolti, forse è vero più il contrario; o meglio mi piace trovare delle connessioni sottili tra lo spazio in cui ho pensato di presentare il progetto e i lavori degli autori che seleziono per Zèugma. Successivamente predispongo un tipo di installazione dove inglobare tutti i contributi audio-video che dialoghi con lo spazio in maniera coerente o che ne sovverta l’atmosfera.

Spazi urbani e non convenzionali significa generare un tipo di conversazione diversa con le opere anche per il pubblico?

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Vedo sempre Zèugma come una sorta di errore voluto; non solo per una questione di “stile” ma anche di intenti, per allargare la molteplicità delle possibilità espressive che ci possono essere nella coabitazione temporanea di uno spazio e nella azione congiunta e forzata tra artisti, invitando ad utilizzare modalità che sovvertono le liturgie della fruizione.

A Taranto in particolare è stata quasi simbolica la scelta della Chiesa di Sant’Andrea degli Armeni nel cuore della Città Vecchia: un posto accessibile e situato in una piazza, luogo pubblico di aggregazione ma anche di scambio e attraversamento. È stato determinante l’appoggio di realtà come Labuat e poi molto bello incrociare la partecipazione del laboratorio di serigrafia Ammostro che ha realizzato per l’evento multipli e shopper.

Sono contenta di essere tornata a concretizzare dei progetti artistici in città proprio con Zèugma, che invita alla sovversione, a rivoluzionare non degli aspetti ma delle modalità: può capitare che, viste con sistemi di riferimento diversi – che possono anche apparire erronei inizialmente – realtà e situazioni nate e sviluppatesi in maniera indipendente, possano coesistere, coabitare, creare.

Foto: Simone Losito

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