Qui da me, un singolo per questa estate con The Hangovers [INTERVISTA]

Qui da me, un singolo per questa estate con The Hangovers

Che musica ascolterete questa estate, tra spiagge e serate senza pensieri? Probabilmente farà al caso vostro il “grunge caraibico” della party band bolognese The Hangovers. I quattro componenti del gruppo definiscono la propria musica come “gioioso hooliganismo alcolico e nichilista” e grazie alla capacità di coinvolgere il pubblico dal vivo si sono conquistati una solida reputazione.

Il loro album di debutto uscirà questo autunno con Unhip Records. Nell’attesa, possiamo ascoltare i video finora pubblicati, e soprattutto il loro primo singolo Qui da me. The Hangovers sono: Victor M. de Jonge (voce e chitarra), Tristan Vancini (basso e voce), Filippo Face de Fazio (chitarra e voce) e Michele Mantuano (percussioni e voce).

Sentiamo cosa hanno raccontato al Pinguino, con tutto il brio che li caratterizza.

Qui da me è un pezzo davvero estivo. Come nasce un vostro brano?

Di solito, quando uno di noi ha un giro interessante o ha scritto qualcosa, ci ritroviamo in un ambiente intimo anzichè buttarci dritti in sala prove. Ci sediamo attorno a un tavolo, a casa di uno di noi, si stappa un barricato e con le chitarre proviamo a dare un’anima al brano. Di solito dopo un quarto d’ora si capisce già se c’è qualcosa di buono oppure no. “Qui da me” è nata così. Victor aveva il giro e qualche parola, insieme si aggiusta qualche attacco, si definisce meglio la struttura e poi suonandola a ripetizione si “entra” sempre di più nel pezzo. Il Barricato a volte fa miracoli.

Che significa per voi essere una party band?

Per ora la nostra musica non è fatta per cenette a lume di candela o per nerd della musica, ma è fatta per gente che ha voglia di divertirsi, di cantare e di ballare, se qualcuno si aspetta il classico gruppo folk fatto di pirla con il gilet di pelle e con stivali alla Ligabue ha sbagliato concerto, noi siamo noi stessi in tutto e per tutto: siamo nudi e crudi, a volte anche troppo.

In un’intervista a The Hangovers non si può non parlare anche di alcool.

L’alcool è una componente importante ma non prendeteci per degli alcolizzati, non siamo quattro minchioni come potremmo sembrare, siamo quattro persone normalissime a cui piace bere quando siamo fuori a divertirci con gli amici. Ok, a volte ci diamo dentro più del dovuto ma io direi: “tutto sotto controllo“!

Al di là delle vostre simpatiche definizioni, la vostra musica mi sembra che spesso evochi molto della cultura dei decenni precedenti gli anni novanta, per vari motivi.

Siamo quattro Beatlesiani convinti, non abbiamo strumentazioni “moderne” il che comunque ti porta a suonare un certo tipo di musica. Per anni abbiamo suonato con due chitarre acustiche, un basso acustico e un cembalo, e questo ha inconsapevolmente dato un’imprinting forte al nostro stile. Ora ci stiamo evolvendo lentamente verso qualcosa di più studiato e siamo più attenti ai suoni e ai dettagli, o almeno ci stiamo provando.

Cosa ci si deve aspettare dal vostro album di debutto?

L’album sarà per metà in Italiano e per metà in Inglese. Sarebbe un peccato far sentire solo uno o l’altro. È stata una scelta studiata a tavolino anche se sappiamo che dischi ibridi spesso fanno fatica ad essere catalogati dagli addetti ai lavori. Dentro ci sono brani come Qui da me ma anche brani più introspettivi e “profondi” come Different plots, oppure brani che strizzano l’occhio al reggae come Postumi della viltà. L’album rispecchia molto quello che siamo veramente, non ci sono né trucchi né effetti speciali, abbiamo messo qualche fiato oppure qualche arco in qua e in là, ma in generale l’album rispecchia molto quello che siamo live.

Come si sentono di consigliare per questa estate gli Hangovers ai lettori del Pinguino?

Quest’estate, cari amici del Pinguino, abbandonate in autostrada il vostro fidanzato/fidanzata, mirate dritto a un nostro concerto, ordinate uno spritz e spegnete qualsiasi ansia o preoccupazione, ascoltando The Hangovers e limonando duro con chi avete di fianco.

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